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FUORIPAGINA
30/09/2010
  •   |   Alessandra Fava
    Disneyland al pesto

    L'inchiesta sul Parco delle Cinque Terre è appena partita. Partorirà altri mostri. Anche perché l'incastro di conti bancari, delibere comunali, concessioni arbitrarie, intercettazioni in cui gli indagati ritoccano dal vivo documenti pubblici è letale e i documenti parlano in maniera chiara come parlava liberamente al telefonino il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini con l'ex capo della Procura di La Spezia oppure con i tecnici del Comune di Riomaggiore negli uffici comunali attigui a quelli del parco. 
    Ma a guardar bene, le carte c'erano già da anni. Il manifesto fece un'inchiesta a cavallo tra 2005 e 2006. Una prima puntata («Disneyland al pesto», 6 gennaio 2006) s'incentrava sulle lamentele degli abitanti delle Cinque Terre circa la poca trasparenza della gestione di fondi europei, nazionali e regionali da parte del parco, la mancanza di un bilancio pubblico, il rischio di speculazioni edilizie come la ventilata costruzione del Villaggio Europa e l'avvenuto sbancamento di un bosco a Pianca per costruire una scuola. Nei mesi successivi sembrava tutto fermo, nessuno indagava e i ricorsi in tribunale relativi a denunce di cittadini della zona venivano affossate e finivano nel nulla, fra minacce dirette o indirette a chi si ribellava allo stato di fatto. La rete intanto riverberava le accuse: mancanza di bilanci, il numero degli assunti, la gestione del ricavato dal ticket per i sentieri e altri introiti. Oggi il cuore delle indagini sono i fondi per l'alluvione 2003, il ripristino della stazione ferroviaria di Manarola e altri soldi pubblici ricevuti per greti, muretti a secco e strade, gestiti in maniera totalmente arbitraria e quasi sempre senza che venissero fatte le opere promesse. Ad esempio di 328 mila euro chiesti nel novembre del 2006, quando nel 2010 fu redatto il saldo ne erano stati spesi solo 78 mila, in pratica non si facevano né appalti né lavori e il restante, centinaia di migliaia di euro, venivano usati per altri lavori, per rifare l'illuminazione, per blandire qualche voce critica (un marciapiede qui, uno là) o beneficiare qualche protetto.
    Tra i protetti rientravano ovviamente anche i familiari: infatti il reato di abuso edilizio deriva da pratiche retrodatate di permessi a costruire scaduti per la cantina della moglie di Bonanini. In questo ed altri casi gli inquirenti hanno potuto seguire i lavori in diretta grazie alle intercettazioni ambientali. Anzi, il sistema era così rodato che c'erano dei protocolli con parti a matita che si potevano poi riscrivere a penna, come ha scoperto un consulente tecnico della Procura. È per quello che una segretaria oggi agli arresti dopo una perquisizione negli uffici regionali nel giugno scorso dice: «Se hanno i protocolli siamo rovinati».
    Non è andata altrettanto bene con un altro finanziamento regionale di 500 mila euro perché la Regione cominciò a fare dei controlli sulle spese fatte effettivamente (ecco perché in questo caso si è ipotizzata la tentata truffa ai danni dello stato).
    Dall'ordinanza emerge anche un Bonanini faraonico che scindeva amici e nemici senza sfumature e nei nemici metteva tutti quelli che non apprezzavano il suo operato. Infatti l'inchiesta parte dalle denunce di tre persone di una giunta civica, più volte minacciati dallo stesso Bonanini. Era successo qualcosa di simile a un uomo nel 2004 e le sue accuse gli costarono 14 processi tra civile e penale. Anche una donna venne perseguitata perché osò mandare una lettera a un quotidiano locale dicendo che «alle Cinque Terre non c'è democrazia», che non c'erano bandi di gara per le cooperative e che le attività dell'ente venivano date agli amici degli amici. Il parco la costrinse a ritrattare ma si beccò lo stesso la querela per diffamazione e la storia finì malamente. 
    Molto è emerso nella distrazione di altri fondi destinati al Comune di Riomaggiore, gestito da Bonanini «come fosse un sindaco occulto anzi di più», come commentano in Procura, per esempio spese di anni precedenti venivano messe a bilancio molti anni dopo. La stessa cosa era già stata rilevata dalla sezione ligure della Corte dei conti nel 2007 quando in una relazione spiegava di aver trovato che le spese per il personale dal 2004 al 2007 erano lievitate da 711 mila euro a oltre 800 mila; che per far stare in piedi i bilanci venivano usate entrate straordinarie come quelle di 450 mila euro per violazioni del codice della stradale, fino a scrivere quanto segue, in una pronuncia del 2007 riferita a un bilancio del 2005: «Gli equilibri finanziari del Comune risultano significativamente influenzati dalla patologica mole di residui attivi e passivi. I residui attivi al 31 dicembre 2005 ammontano, infatti, a 12.987.472 euro pari al 151,90 % del totale delle entrate dell'ente e quelli passivi ammontano ad 15.335.119 euro, pari al 182,57 % del totale della spesa». (...) La vetustà di tali residui - conclude il rapporto - rende evidente una difficoltà di incasso degli stessi e fa sorgere dubbi sulla loro effettiva esigibilità con intuibili ripercussioni sulla reale entità del risultato di amministrazione».
    Poi ci sono le cooperative, gestite con un intreccio di parentele e amicizie rodate. Quasi dei patti di sangue, che portavano tutti ad lavorare «per il bene del parco» anche quando ci fosse da ritoccare la quantità di uva o di olive portate ai frantoi o alle cantine. Negli anni al parco ha lavorato un assessore del Comune di Spezia, fratello di uno degli arrestati, quel Luca Natale vicepresidente della cooperativa Sentieri e terrazzi. Un vicepresidente della cantina sociale delle Cinque Terre aveva il figlio che si occupava del portale internet del parco. La moglie e il figlio di Bonanini hanno ricoperto almeno fino al 2007 incarichi nelle cooperative operanti nel parco. Insomma la gestione dei fondi portava di fatto al controllo del territorio, quel «sistema feudale» che descrive il gip Brusacà nell'ordinanza. 
    Molto ha fatto anche la captatio benevolentiae nei confronti dei politici: le Cinque Terre sono diventate grandi anche grazie all'amicizia col presidente regionale di turno, che fosse Sandro Biasotti del centro-destra o Claudio Burlando e poi dei ministri del governo Prodi e di quello Berlusconi. A Riomaggiore Ermete Realacci ed Edo Ronchi sono di casa. Il senatore del Pdl Luigi Grillo dal 2006 ha messo su casa: un'azienda che fa Sciacchetrà. Così Bonanini ha scovato un rustico per il ministro Brunetta e altri personaggi della sinistra e le abitazioni sono state rimesse a posto con concessioni comunali lampo. L'unica forza politica a chiedere le dimissioni del presidente del parco è Rifondazione comunista.
    La forza di Bonanini era nella comunicazione: non c'era ripristino delle facciate con i colori storici, pannelli fotovoltaici, raccolta dei rifiuti, bus ecologici che non avessero la massima risonanza sulla stampa. Questo ha creato in ambito nazionale e internazionale un mito di perfezione, di buona gestione, di tutela del territorio che purtroppo non ha mai trovato una completa realizzazione nella pratica. Il neo maggiore sono i muretti a secco, architettura che tiene in piedi la montagna e il collegamento fra le Cinque terre. In 12 anni ne sono stati restaurati pochi tratti. Il resto cade a pezzi. Così oggi nonostante si paghi il ticket il sentiero non è totalmente percorribile come in passato e alcuni tratti vengono chiusi se piove. 
    Tuttavia come si è detto le carte c'erano tutte anni fa. A parte i cambi di potere alla Procura di Spezia, non è ancora del tutto chiaro come mai i magistrati si scatenano ora. Forse qualcuno interno al sistema si è stancato del sistema, forse ha pesato anche la mancata elezione di Bonanini a parlamentare europeo nel 2009 e i veleni e le critiche al partito del presidente sconfitto.


I COMMENTI:
  • complimenti ad alessandra fava che ci ha ascoltato, tra i pochissimi, fin dall'inizio. grazie e speriamo di averla di nuovo tra noi ad approfondire questa saga di corruzione che noi residenti vedevamo e tutti voi, onorevoli vacanzieri, illustri intellettuali e illuminati giornalisti invitati dal faraone, volevate ignorare. bonanini era, nei fatti e nei comportamenti, il riflesso a sinistra dei comportamenti dei berlusconi di destra. per di più omaggiato da destra e da sinistra.lo abbiamo sempre detto ma passavamo per pazzi. ora leggetevi le 881 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare e fate ammenda. 01-10-2010 18:38 - dora faro
  • Vorrei ricordare al manifesto il suo entusiastico articolo sul parco delle 5 terre, mese di luglio credo. memoria corta, non vi pare? io a monterosso ci vado ogni estate e c'è un'atmosfera di opacità, nessuno fa gli contrini fiscali, i ragazzi in sacco a pelo e gli zingari sono perseguitati. un notabilato simile alla mafia. basterebbe poco per tenere il mare un po' più pulito, visto che il posto è stupendo, eppure nessuno lo fa. 30-09-2010 18:18 - Alessandra
  • COME SEMPRE DOVE TUTTO E' PERFETTO, NULLA E' PERFETTO. Ilconsenso che il BONANINI ebbe nello gestire la cosa pubblica, a RIO MAGGIORE , fu bipartisan , da destra a sinistra. Fu esaltato anche all'estero per aver rivalutato il parco delle 5 terre con il massimo riconoscimento internazionale. Ma tutto questo si tradusse in una gestione totalitaria della cosa pubblica che offriva doni agli amici e bastonate ai nemici .Tutto questo ai politici locali e nazionali di destra e di sinistra ,si comportarono come gli struzzi, nascosero, la testa sotto la sabbia.Per convenienza??. Ad ogni scoperta di corruzione, concussione e altro, chi sono gli imputati??: i politici di vari partiti. Gli unici che possono vantare onesta' e correttezza in questo intrallazzo sono i comunisti di Rifondazione Comunista, che chiesero, le dimissioni, del presidente del parco 5 terre: Bonanini. Ossequio, a questi compagni comunisti . 30-09-2010 17:43 - pasquino
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