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FUORIPAGINA
08/10/2010
  •   |   Massimo Congiu
    I fanghi tossici ormai al Danubio

    Alle 12 di ieri, come riferito dall'agenzia di stampa ungherese Mti, le sostanze inquinanti fuoriuscite da un impianto di lavorazione di alluminio della Mal a Ajka, Ungheria occidentale, hanno raggiunto il ramo principale del Danubio dopo essersi riversate nei fiumi Rába e Marcal provocando danni ingenti alla flora e alla fauna. Sembra che nell'ultimo dei tre fiumi menzionati i fanghi velenosi abbiano cancellato ogni forma di vita animale e vegetale. Secondo tecnici citati dal Mti, per evitare lo stesso fenomeno nel Rába e nel Danubio dove, peraltro, gli agenti tossici hanno già ucciso quantità rilevanti di pesci, è necessario far scendere al di sotto delle 9 unità l'indice di acidità delle loro acque. Le autorità tengono precisare che non ci sono pericoli di inquinamento a carico dei bacini di acqua potabile delle zone settentrionali, del Transdanubio e della capitale. I fiumi menzionati sono oggetto di un costante monitoraggio da parte dei tecnici che con gesso e acido acetico portano avanti le operazioni di neutralizzazione delle sostanze tossiche in circolo.
    Le località direttamente interessate dall'incidente recano segni di devastazione. Dopo aver visitato la cittadina di Kolontár, Zoltán Illés, segretario di stato alla tutela dell'ambiente, ha ammesso di non aver mai visto una catastrofe ecologica di tali dimensioni. Stando al primo ministro Orbán non è più possibile recuperare il piccolo centro abitato sommerso dai fanghi rossi, è più realistico costruirne un altro dove possano trovare posto le popolazioni delle zone distrutte.
    L'incidente è avvenuto lunedì scorso: la rottura di un argine di un contenitore situato all'esterno dello stabilimento ha provocato la fuoriuscita di circa 1 milione di metri cubi di fango chimico altamente corrosivo e contenente metalli pesanti, tra i quali il piombo. Lo stato d'emergenza coinvolge un'area di 40 kmq, circa 400 le persone interessate, più di 100 le famiglie evacuate. Un bilancio reso ancora più pesante dai 4 morti e dagli oltre 120 feriti. Le autorità assicurano che non c'è stata emissione di sostanze radioattive e tendono a pensare che il disastro non sia avvenuto per cause naturali ma per un errore umano. I vertici della Mal sostengono in un comunicato ufficiale che il maltempo ha danneggiato le pareti del serbatoio le quali hanno ceduto sotto la pressione di vento e pioggia forti. Illés ipotizza, però, che la società abbia immagazzinato più fango del dovuto nel deposito provocandone lo sfondamento. In ogni caso l'esatta dinamica dell'incidente dovrà essere chiarita dall'inchiesta che la procura ha avviato. Sono in corso anche i lavori di riparazione del contenitore che impegneranno i tecnici per diversi giorni. È stata fatta anche una prima stima dei danni verificatisi che ammonterebbero a 10 miliardi di fiorini (circa 38 milioni di euro). Le opere di bonifica delle zone inquinate potrebbero durare anche degli anni.
    I fanghi fuoriusciti dall'impianto di lavorazione dell'alluminio sono alcalini e fortemente urticanti; a contatto con gli occhi, ha detto il ministro dell'interno Pintér nella conferenza stampa di martedì, possono provocare la cecità. Gli ambientalisti sottolineano, inoltre, il carattere cancerogeno di questi fanghi che, una volta secchi, possono essere spinti dal vento nelle zone situate entro un raggio di 15 km, e provocare danni duraturi all'ambiente e all'agricoltura con ulteriori ricadute sull'economia delle località interessate. Il governo ribadisce il suo impegno a favore degli sfollati e delle vittime del grave incidente e assicura che i sinistrati riceveranno ogni genere di assistenza, in due giorni 340.000 persone hanno risposto agli appelli di solidarietà. Nei luoghi colpiti dal disastro arrivano in continuazione attrezzature per rimuovere i fanghi e generi alimentari. Gli invii sono iniziati lunedì scorso; ieri a Kolontár e Devecser è arrivato il quinto carico contenente acqua minerale e alimenti a lunga conservazione a beneficio delle popolazioni locali e delle circa 600 persone impegnate nei lavori di soccorso e di rimozione del materiale inquinante.


I COMMENTI:
  • Questo e` uno stabilimento che esisteva dei tempi del comunismo. Nessun giornalista ci ha saputo dire finora se l'azienda avesse tutti i permessi in regola, avesse un piano d'emergenza e se fosse messo in regola con la direttiva Seveso.

    L'altro capitolo e` l'UE: a cosa serve? Ha verificato questi impianti prima di far entrare l'Ungheria e altri paesi dell'unione o si e` solo preoccupata di un'operazione di facciata? E le ispezioni? 08-10-2010 09:43 - Vito A.
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