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FUORIPAGINA
10/10/2010
  •   |   Andrea Fabozzi
    Tagli alla sicurezza ma la Difesa tace

    È di circa 850 euro al mese lo stipendio di un caporale degli alpini, uno qualsiasi dei quattro uccisi ieri in Afghanistan. La missione garantisce invece tra i 25 e i 30mila euro di guadagno supplementare, in sei mesi. Soldi indispensabili per convincere un soldato in ferma prolungata - che non ha alcuna garanzia di mantenere il lavoro alla scadenza dei quattro anni e che anche in caso venisse confermato si troverebbe per i prossimi tre anni con lo stipendio bloccato - a rischiare la vita.
    Servirebbero soldi anche per garantire la sicurezza dei soldati in Afghanistan ma le ultime due manovre economiche hanno tagliato un miliardo l'anno alla difesa. Non agli investimenti per l'acquisto di sofisticati sistemi d'arma, ma alle spese generali e al reclutamento. Ragione per cui il ministro La Russa ha cominciato ad annunciare l'invio in Afghanistan dei veicoli blindati Freccia due anni fa - il 28 ottobre 2008, hanno ricostruito il deputato radicale Maurizio Turco e il segretario del partito per i diritti dei militari Luca Comellini - ed è effettivamente riuscito a spostarne 17 nella zona di Shindand solo a luglio scorso. Non i 250 previsti dal programma di acquisto, non i 54 effettivamente ordinati, ma solo i 17 realmente pagati. Risultato: ieri gli alpini italiani erano ancora a bordo del veicolo tattico leggero Lince che non ha resistito all'esplosione.
    La Russa ha persino cominciato a mettere in dubbio il programma di sostituzione dei Lince. «Dobbiamo valutare - ha detto -, il Freccia ha meno mobilità e velocità». Raggiunge i 105 Km/h com'è stato spiegato alla parata delle forze armate a Roma, dove il Freccia era in bella mostra. Più che sufficienti per un'operazione come quella che ieri è costata la vita ai soldati italiani, la scorta a una colonna di settanta camion.
    Il governo ha trovato i fondi per la mini naja che stava a cuore a La Russa e alla ministra Meloni (20 milioni di euro in tre anni), e ha trovato i fondi per mandare i militari a fare lezione nelle scuole lombarde per «avvicinare gli studenti alle forze armate» (parte delle spese a carico degli studenti). Ma a marzo per risparmiare ha dimezzato la durata dei corsi di indottrinamento propedeutici alle missioni all'estero. Da due settimane a una. Racconta un sottufficiale dell'aeronautica che ha frequentato uno di questi corsi nella sede del Terzo Stormo, l'aeroporto di Villafranca a Verona (dobbiamo concedergli l'anonimato): «In una settimana ci hanno "insegnato" di tutto, dal diritto umanitario alle regole d'ingaggio a nozioni sull'Islam. Alla sicurezza sono stati dedicati due giorni». E in uno di questi giorni, uno soltanto, si è parlato proprio degli ordigni improvvisati: i micidiali Ied che hanno colpito ancora ieri.
    «Il corso - racconta il sottufficiale - si basa su una simulazione estrema. Si tratta di trovare uno di questi ordigni lungo un percorso di 2,5 chilometri, sapendo in partenza che effettivamente c'è, è lì nascosto. Nella pratica in Afghanistan si affrontano spostamenti di 300 Km senza nessuna certezza. In più, non avendo mezzi Lince né tanto meno Freccia, il nostro finto convoglio procedeva a bordo di semplici veicoli militari che permettono una perfetta visibilità del suolo. Ovviamente uscendo da quel corso nessuno di noi si sentiva più sicuro - continua il sottufficiale - e in effetti i colleghi che sono già in Afghanistan mi hanno raccontato che in pratica si comportano diversamente. Se si avverte un pericolo la prassi non è più quella di fermarsi e recintare l'area ma semplicemente si torna indietro». Così ai militari in partenza per Herat, Kabul e Shindand è capitato di ricevere consigli molto banali: «Se durante uno spostamento vi accorgete che una strada in genere affollata, magari dove si tiene un mercato, resta invece deserta, state allerta perché potrebbe trattarsi di un agguato».
    La situazione è questa, dunque non c'è da stupirsi che per la difesa sia diventato difficile riuscire a coprire i turni della missione in Afghanistan. La disoccupazione resta il miglior alleato dei reclutatori che ultimamente sono stati costretti a spedire in guerra anche i volontari senza esperienza, quelli arruolati per solo due o tre anni. Ma il sistema più sicuro per coprire i buchi è quello di considerare disponibili per le missione in Afghanistan tutti quelli che in passato si erano offerti per una missione all'estero, magari molto meno pericolosa come in Kosovo o in Bosnia. Una volta data la disponibilità a partire non si può più recedere, a meno di non voler rischiare un procedimento disciplinare. E visto che non ci sono i soldi per garantire la sicurezza e la paura aumenta, il governo si è preoccupato di impedire ogni possibile manifestazione di dissenso, vietando ai soldati qualsiasi dichiarazione pubblica su qualsiasi argomento «collegato al servizio», praticamente su tutto. È una disposizione entrata in vigore con il nuovo codice militare giusto ieri, mentre morivano altri quattro caporali


I COMMENTI:
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  • Tranquilli ragazzi. Pare che Sallusti abbia già pronto un bel dossier sul mullah Omar e sulla sua villa di Montecarlo. 10-10-2010 18:01 - vittorio
  • @GIOVANNI L: Il manifesto, quotidiano comunista e' alle prese con una grave crisi economica dovuta alla eliminazione del diritto soggettivo, voluto dal suo mentore Silvio Berlusconi. Il manifesto non e' un quotidiano che si vende al basileus capo del piu' incasinato governo di destra che l'Italia abbia mai sopportato. Come noi comunisti non sopportiamo le sue infantili battute da anticomunista viscerale e la invito ad essere piu' serio a meno che non abbia la consapevolezza , di appartenere alla corte del barzellettiere: il faceto SILVIO BERLUSCONI. 10-10-2010 17:50 - euclide
  • badi chi vuole la guerra civile,che poi se ne becca le conseguenze,e queste fanno male,anzi malissimo! 10-10-2010 17:47 - claudio
  • La nostra presenza in Afghanistan è anticostituzionale, e fino a prova contraria l'Italia ripudia la guerra. E basta con i funerali di stato a chi è pagato e volontario per andare ad AMMAZZARE. Visto i tagli all'istruzione pubblica di quest'anno mi sembra d'obbligo ridurre le spese militari. 10-10-2010 17:47 - Marco
  • Voglio aggiungere a tutti quei compagni che storcono il naso quando sentono che i nostri giovani vanno a fare le gerre,che anche le guerre le fanno i proletari.
    Noi possiamo prendere il potere perche sappiamo fare tutto.
    Anche la guerra!
    Il figlio di Berlusconi con i suoi muscoletti finti,nati da estroggeni e palestre guidate,non potrebbe mai affrontare un figlio di contadino in divisa, che per una vita a tagliato legna con l'accetta.
    Noi dobbiamo stare al fronte,per sobbillare tutti gli altri soldati.Dobbiamo costruire all'interno della forza dello stato,le cellule per una nuova crescita di popolo.
    Io credo molto alla rivoluzione.
    Ma quella vera,quella che nasce dal popolo,per il popolo!
    Che diano più soldi ai soldati e al fronte,dove ci sono i nostri ragazzi!
    Impiccheremo il nostro nemico,con la corda che lui ci fornirà! 10-10-2010 17:38 - mariani maurizio
  • Mi correggo riconoscendo l'esagerazione di aver parlato di rivoluzione e di armi. Questo non si deve mai fare. La storia e le persone sanno giudicare le cose. Ci sono comunque troppe cose brutte e ristagnanti in Italia da troppo tempo. Sarebbe ora che qualcuno se ne occupasse. Per il resto, l'unica rivoluzione che avviene è in cabina elettorale. Oltretutto è da tempo che dico che un'alternativa politica al momento non esiste. Saluti e scusate. 10-10-2010 16:50 - marco cerioni
  • Da quanti anni leggiamo sempre gli stessi slogans "pacifisti"?
    Io non so quanti soldati, finito il periodo di ferma che hanno sottoscritto poi fanno il concorso per la PS o i Carabinieri.
    Per parteciparvi è necessario per legge aver servito sotto le armi.
    Forse non è solo per i soldi, ma anche una possibile carriera nell'amminstrazione statale, che si prendono i rischio che voi lamentate.

    E poi scusate, ma come credete si crei lo spirito di una Nazione se non nell'esercito. Dove credete sia stato battuto il razzismo USA se non a partire dalla Forze Armate ?
    Come pensate di affrontare i "secessionisti" se rimanete attaccati a slogans e visioni "anti-militariste" che appartengono ad altri decenni ?
    Lina 10-10-2010 16:39 - lina
  • Caro manifesto, ecco perché c'è bisogno di te: ho appena sentito il ministro (!) La Russa concordemente con l'ex ministro Fassino parlare della missione di pace in Afghanistan dei nostri ragazzi-eroi che donano la propria vita per la patria e della necessità di armare i bombardieri. In barba all'articolo 11! Ecco perché c'è un infinito bisogno di te e delle tue prime pagine e che tu ritorni a graffiare... 10-10-2010 15:53 - lorenzo
  • Per quel che ne so la potenza di un Ied è, per definizione, imprevedibile. Può trattarsi di un proietto di artiglieria con un detonatore collegato.
    Ma se chi lo usa stima che la potenza dell' esplosione non sia sufficiente per un certo bersaglio, allora può collegare due proietti invece di uno solo!

    Non si tratta quindi di un problema tecnico, di mezzi: se i leggeri Lince vengono distrutti la stessa fine può toccare ai ben più pesanti Freccia.

    Ironia della storia: è verissimo che i tagli alla Difesa in questi anni li abbia fatti il centrodestra, sollevando proteste dal PD.
    Non li ha fatti certo per "riempire i granai"... ma è comunque una contraddizione che trovo giusto sottolineare. 10-10-2010 15:30 - Fausto
  • Mi trovo d'accordo sopratutto con Giada. Chi sceglie di fare il soldato e di andare in missione, sa benissimo che potrà anche essere costretto a uccidere qualcuno. Quindi questa gente che fa il militare per scelta a me non piace. La Costituzione italiana vieta alla nazione di partecipare a conflitti per attacco, consentendo soltanto la difesa. All'Italia l'Iraq e l'Afghanistan non hanno fatto nulla, pertanto non è costituzionale la nostra presenza militare in quei Paesi. Al di là del fatto che siamo in una cosiddetta missione di pace e che apparteniamo alla NATO. La nostra Costituzione non lo giustifica ugualmente. Se poi in Italia non si riesce a far rispettare le leggi neanche a chi è premesso per crearle (governo e parlamento) allora siamo in una piena anarchia, ed è necessaria una guerra civile. E se parliamo di disoccupazione, che è vero che attrae molti giovani alla vita militare, dovrebbe essere lo stesso governo a risolvere il problema a partire dalle Multinazionali che fanno quello che gli pare, e dovrebbe essere lo stesso governo a trovare un lavoro ai giovani, sconsigliandogli di entrare nelle forze armate. Questi giovani che sono costretti ad arruolarsi perché le loro famiglie non hanno di che vivere, farebbero bene a fare una guerra civile contro le destre e contro Berlusconi e La Russa, alla quale anch'io parteciperei volentieri, anziché abbassare la testa alla volontà dei padroni e del sistema, che peggio che in Italia oggi non va da nessun'altra parte del Mondo.
    E' tempo di prendere le armi! 10-10-2010 14:22 - marco cerioni
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