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FUORIPAGINA
12/10/2010
  •   |   Michele Giorgio
    L'Iran entra in scena

    Lancerà sassi verso il territorio israeliano o rinuncerà al suo proposito? Ci sarebbe ben altro di cui riferire a proposito della visita ufficiale in Libano di Mahmud Ahmadi Nejad, domani e giovedì, ma a fare notizia è ancora una volta il confronto, questa volta a «distanza ravvicinata», tra il presidente iraniano e Israele. Sassolini che, con ogni probabilità, Ahmadi Nejad non scaglierà durante il tour che farà nel sud del Libano, a ridosso della «Linea blu» con Israele. E non tanto per gli avvertimenti lanciati da Tel Aviv e Washington, ma per non imbarazzare il governo di Beirut. Un portavoce del ministero degli esteri iraniano, citato un paio di giorni fa dal quotidiano libanese an Nahar, ha definito le voci sul lancio dei sassi «frutto di una campagna mediatica israeliana tesa a impedire la visita del presidente Ahmadi Nejad in Libano».
    Al presidente iraniano forse stanno più a cuore l'abbraccio che gli daranno centinaia di migliaia di sciiti libanesi, rappresentati dall'alleato movimento Hezbollah, e il poter affermare lo status di assoluto rilievo di Tehran sullo scacchiere regionale, piuttosto che acuire con un suo gesto le tensioni in un Libano diviso e di nuovo preso nel vortice della tensione interconfessionale.
    Il clima politico infatti è torrido. Se è vero che alla periferia meridionale di Beirut e lungo le strade nel sud del paese, storiche roccaforti sciite, sono apparsi poster giganteschi con il volto del presidente della Repubblica islamica - domani è in programma anche «un'apparizione di fronte alla folla» di Ahmadi Nejad e del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah -, è altrettanto vero che la visita è criticata dalla maggioranza parlamentare libanese, guidata dal premier Hariri. A Tripoli, storica roccaforte dell'Islam sunnita più radicale, sono stati affissi manifesti con la foto del presidente iraniano coperta da una grande «X». 
    Ad Ahmadi Nejad verrà dedicata una strada nella Valle di Hjeir, nota come il «Cimitero dei Merkava», nell'estremo sud del Libano, dove durante la guerra dell'estate 2006 i combattenti di Hezbollah distrussero una quindicina dei carri armati israeliani. La cerimonia sarà il culmine di due giorni che il presidente iraniano trascorrerà in colloqui con il premier libanese Saad Hariri, il presidente del Parlamento Nabih Berri, il capo dello stato Michel Suleiman oltre che con gli studenti all'università di Beirut e con numerose personalità politiche, anche cristiane e sunnite. A Maroun al Ras, a poche centinaia di metri dal confine con Israele, proseguono in queste ore i lavori di completamento dell'«Iran Garden», costruito con donazioni iraniane dopo la distruzione del villaggio nell'estate 2006. AhmadNejad lo visiterà, come anche le cittadine di Bint Jbeil e Qana, anch'esse duramente colpite dai cannoneggiamenti e dai raid aerei israeliani di quattro anni fa. Infine raggiungerà la Porta di Fatima da dove potrebbe lanciare verso Israele i sassi dei quali si parla da settimane.
    L'aspetto di questa visita trascurato dai media è quello economico, che pure dimostra il ruolo sempre più strategico che l'Iran, non solo militarmente, gioca nella regione. Le sanzioni internazionali e il boicottaggio occidentale del programma nucleare iraniano non hanno ridimensionato il peso di Tehran, a maggior ragione se si parla del Libano. «L'Iran è sempre stato dalla parte del Libano, soprattutto per quanto concerne la ricostruzione e lo sviluppo del paese», ha sottolineato Michel Aoun, ex generale cristiano-maronita e leader della Corrente libera patriottica. Aoun ha aggiunto il suo elogio a quello di Nasrallah che nei giorni scorsi aveva ricordato che l'Iran è stato generoso non solo nei confronti «della resistenza libanese e palestinese», perché ha aiutato la ricostruzione di circa 20mila case distrutte dai bombardamenti israeliani del 2006 e contribuito alla riparazione 129mila abitazioni danneggiate e assistito direttamente 34mila famiglie libanesi. Un aiuto giunto dove mancava o appariva insufficiente quello dello Stato libanese. 
    Libano e Iran, ha comunicato con enfasi l'ambasciata iraniana a Beirut, firmeranno 15 accordi, il più importante nel settore dell'energia visto che il Paese dei Cedri da anni è alle prese con una grave carenza di energia, causa di continui blackout che colpiscono la popolazione e penalizzano l'industria. La Repubblica islamica esporterà gas naturale verso il Libano, dove costruirà una raffineria di petrolio. A Tehran peraltro si terrà presto un incontro con i rappresentanti di Siria, Libano e Iraq per stabilire i termini dell'esportazione di gas iraniano nei tre Paesi arabi. L'Iran infine concederà un prestito da 450 milioni di dollari a Beirut, aggiungendosi alla sunnita Arabia saudita nel ruolo di assistente finanziario del Libano, afflitto un pesante deficit pubblico. 


I COMMENTI:
  • in effetti, a leggere qualche commento, sembra che Israele abbia sempre esportato fiori e opere di bene in Libano. A me sembra la preoccupante conclusione di decenni di politica sbagliata. 13-10-2010 13:10 - riccione
  • Il presidente iraniano amato da tutti porterà sicuramente i doni giusti ai suoi amici libanesi e in particolare al partito della pace libanese alias Hezbollah (e molto amato dal nostro ex-presidente di consiglio Massimo Baffino) ha preparato qualchè dozzina delle sue prime bombe atomiche in versione valigia da provare subito lanciandoli su qualche kibbuz vicino alla frontiera tra i due paesi perchè i razzi che hanno lanciato sempre fanno soltanto fumo e non sono più aggiornati. Buon divertimento a tutti! 12-10-2010 22:28 - herby49
  • Il titolo di quest' articolo recita l'Iran entra in scena e aggiungo Unifil ne esce avendo completamente fallito l'obbiettivo di disarmare Hezbollah.
    Altro che piagnistei sull' Afganistan, dobbiamo andare via subito dal Libano. 12-10-2010 16:13 - tiny tove
  • Prima di dire la mia,voglio punteggiare alcune cose in cui credo, prima ancora di quello che sto per dire.
    La prima cosa è che io sono un cristiano,fedele al mio mondo e alla mia educazione.
    Sono un occidentale e tra tutti i sistemi, preferisco cento volte il mio a ogni altro.Ma sono anche un essere umano civile, che crede che anche gli altri che non la pensano come me, hanno il diritto di vivere come meglio vogliono.Ci sono migliaia di uomini che amano la loro società,il loro DIO e rispettano le leggi dell'Islam o di qualsiasi altro.
    Proprio per questo,non voglio ingerenze su altri popoli.
    La presunzione dei miei governanti,non mi deve impedire di amare il mio paese.
    Non voglio mettermi a combattere un altro paese perchè della gente presuntuosa,si è messa al comando del mio paese.Amo l'Italia.
    La amo così tanto, che capisco un bombarolo Afgano o un Pasdaram iraniano.
    Anche io, saprei morire per il mio paese.Il primo bombarolo della storia fu un certo CIRO MENOTTI, che si fece saltare con tutta la polveriera dei nostri invasori.
    Capisco e sò quello che passa per la testa di ogni patriota.
    I patrioti non sono solo italiani.Mio nonno mi raccontava di un mio avo che combattè sul Giannicolo con Garibaldi.
    Ecco perche dico,non date fastidio agli altri popoli.Anche loro hanno una bella riserva di patrioti!
    Viva l'Italia.Rispetto per tutti i popoli e soprattutto onore a tutti i fedeli patrioti nel mondo! 12-10-2010 14:22 - maurizio mariani
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