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FUORIPAGINA
13/10/2010
  •   |   Daniela Preziosi
    La scelta di Bersani

    Un Bersani rilassato, un Nichi Vendola più teso che via via si scioglie, infervorandosi sul tremontismo, i tagli alle regioni, il berlusconismo e i suoi pericolosi colpi di coda. La 'pace' fra il leader del Pd e il presidente della Puglia si stipula davanti a un piatto di pesce crudo, menù mediterraneo che però concede gioie misurate. Non c'è molto da festeggiare, la strada della prossima coalizione è tutta salita, figuriamoci quella della vittoria. Ma Bersani - lo dicono più i suoi avversari che i suoi amici - è tipo da affrontare la strada un passo alla volta.
    E stavolta il passo l'ha fatto. Accentando l'incontro con il leader di Sinistra ecologia e libertà, pazientemente costruito da Francesco 'Ciccio' Ferrara, già responsabile dell'organizzazione del Prc e ora di Sel, ma che l'entourage di Bersani definisce «il più bersaniano dei vendoliani e il più vendoliano dei bersaniani». La richiesta era datata settimane, ma si era resa urgente dopo quel paragone del Pd come «anime morte», in un'intervista a Oggi, che poi Vendola ha più volte smentito. A Bersani non è piaciuto. E da Varese ha avvertito: «Chi tratta male noi si terrà Berlusconi».
    Invece si sono trovati d'accordo, soprattutto sul metodo, che è quasi tutto. Sulla necessità di chiudere col tremontismo, sul fare qualcosa per «salvare il paese», e cioè costruire una «grande piattaforma di alternativa». Vendola incassa un impegno sulle primarie di coalizione, che si faranno «quando avremo pronta una proposta per il paese» non necessariamente a crisi di governo aperta. E un «patto di consultazione» che in sostanza è l'abbozzo di una discussione programmatica.
    Bersani incassa il via libera su un «governo di scopo», dove lo scopo è la legge elettorale e solo quella, visto che Vendola di governi tecnici non vuole sentire parlare. Pareggiano sul Nuovo Ulivo: Bersani lo vuole costruire con le forze del centrosinistra, Idv, socialisti, verdi, presumibilmente anche radicali, con i quali - i primi tre - si incontrerà nei prossimi giorni. Ma anche in rapporto con le parti sociali, sindacati, Confindustria, associazioni, alle quali presto spiegherà il senso della «svolta» programmatica del Pd. Vendola invece di entrare nel Nuovo Ulivo non ci pensa: «Non mi interessa la replica di formule del passato, mi interessa tessere la tela del cambiamento». Ma sostanza è quella: un nucleo di forze unite da un programma riformista.
    Poi c'è la delicata partita dell'Udc. E qui sta il senso politico dell'incontro di ieri. Bersani si rivolge prima ai suoi alleati di centrosinistra, ai quali chiede di non mettere veti (ma Sel non ne mette, tranne che su Fini). Poi, da leader, si rivolgerà all'Udc. Ma è un accordo difficile, a cui «lavorare con pazienza». E che in gran parte dipende dall'offerta politica a cui l'Udc si troverà davanti al momento del voto. Per ora i punti di contatto sono i fondamentali: legge elettorale, difesa del parlamento e della democrazia. Un rapporto si può costruire, ma anche no. E dopo gli inviti lanciati da Varese lo scorso week end, e gli ammonimenti a non replicare le divisioni del '94, ieri Bersani ha scelto di non restare appeso alle trame centriste, né dare l'idea di essere «l'utile idiota di qualcuno» (ancora Varese).
    Non è un caso che le reazioni dall'Udc siano state agre: «Bersani e Vendola pranzano insieme a Roma. Vogliono rifare il Pci?», dice Rocco Buttiglione, veterano di accordi a pranzo. L'Udc guarda altrove: «Dobbiamo lavorare a una nuova forza. Fini potrebbe unirsi se crede, Rutelli penso che verrà. Certo sono fuori dai nostri schemi l'Idv e la Sinistra Alternativa».
    E invece, e non è un caso, i centristi Pd accolgono benone l'incontro che consolida loro un ruolo nel partito, nel lato opposto della sinistra. Per Beppe Fioroni «l'incontro sancisce il principio delle primarie», per Paolo Gentiloni è stato utile anche se «il rapporto con il centro è fondamentale». No comment da Marco Follini, ma l'ex Udc Stefano Graziano: «La nostra battaglia per un centro forte nel Pd è appena iniziata». Fra gli alleati, freddini i verdi e l'Idv. E invece Paolo Ferrero, Prc, incalza. Vendola, più che Bersani: «Proponiamo alle forze di sinistra che saranno presenti al corteo del 16 ottobre, di concordare le proposte con cui aprire in confronto col Pd: dal ritiro delle truppe dall'Afganistan ad un intervento pubblico che tuteli i posti di lavoro e sconfigga la precarietà».


I COMMENTI:
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  • sono un elettore del pdci all´epoca si fece la scissione per stare al governo sono del parere che la sinistra deve essere unita se lasciano fuori i comunisti io non li voto. e voto i comunisti,e i grillini.
    cosi si fa un po di casino. 14-10-2010 00:30 - franco
  • Che delusione Ferrero e Diliberto: con l'ennesimo cambio di strategia si propongono come ruota di scorta di una coalizione che non li vuole e che, si sa già, sarà comunque fallimentare. Fanno di tutto per rendersi indistinguibili e inutili. Io per il mio voto cercherò ancora un partito alternativo. 13-10-2010 22:46 - Stefano
  • Un ex comunista si allea con un ex di rifondazione comunista, ma chiude fuori i comunisti.
    io sarò anche confusa, ma non sono la sola.. 13-10-2010 22:11 - susanna
  • non si può partire sempre dal ceto politico. Esiste un paese vero del quale nessuno se ne accorge 13-10-2010 21:42 - ilario
  • faranno fuori rifondazione, faranno un accordo pasticcio,e litigheranno peggio del governo prodi.
    non ci scordiamo che dentro il pd c'è l'ala destra che non concederà nulla a vendola e quindi vendola che farà?
    e comunque io voto sempre rifondazione se presente altrimenti campagna elettorale per l'astensione alla faccia di vendola e bersani . 13-10-2010 21:21 - angelo
  • ma tutti questi consiglieri che sanno di stantio fascismo antico ,tutti questi strateghi di alleanze politiche di trasfughi sanno di vecchio ,di già visto ,di gente che conosce bene l'undicesimo comandamento quello di farsi i cazzi propri solo se le conviene ,il nano pazzo insegna , il partito di gente come voi ne fa volentieri meno , oggi le necessità inperative sono allearsi per sconfiggere lo sfacelo fascista di questo governo di merda .modificare la legge elettorale , il popolo deve potere eleggere il suo rappresentante di fiducia ,ripristinare la legalità , mettere in galera tutti coloro che hanno commesso reati patrimoniali con l'obbligo della restituzione netta.legiferare in favore del lavoro, studio ,sanità,ricerca,rientrare i contingenti militari e ridurre le spese dei sudetti finanziamenti inerenti.ridare alla giustizzia la sua reale funzionalità operativa ,con Vendola il solco e tracciato .ulisse 13-10-2010 21:20 - ulisse rossi
  • Finalmente una buona notizia, da mesi si sente parlare solo della casa di Montecarlo e di Fini.
    Il disgelo tra PD e SEL può fare partire la discussione su quale centrosinistra e su quale programma di governo si vuole presentare, io dico di governo e non di opposizione, l'opposizione sempre e comunque lasciamola fare a Ferrero, al quale a mio modesto parere SEL non dovrebbe lanciare nessuna scialuppa di salvataggio (sotto forma di posti nel futuro parlamento), visto che hanno deciso di continuare a sventolare la bandiera con i loro simboli, che lo facciano, magari assieme al PCL, a Sinistra Critica, al PDCI, al nuovo partito di Marco Rizzo, etc, etc. 13-10-2010 21:07 - umberto
  • Per le primarie mi va bene (anche se trovo che siano un metodo che ha molto di personalistico più che di politico), ma alle politiche voterò solo e solo se ci sarà anche Rifondazione. Se pensano di escludere prc-pdci, quel finesettimana andrò sulla costa. 13-10-2010 19:38 - antonella
  • i mille volti di SeL? 13-10-2010 19:25 - giorgio
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