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FUORIPAGINA
17/10/2010
  •   |   Rocco Di Michele
    La piazza grida, "Sciopero generale"

    Una giornata liberatoria. Ha distrutto pacificamente seminatori di paura, ministri con la poltrona in liquidazione e media senza dignità che han fatto loro il coro.
    La prima megamanifestazione di Maurizio Landini è coincisa con l'ultima di Guglielmo Epifani. Ma non è stato un passaggio di consegne. Nella Cgil attuale si usano magari le stesse parole, ma i significati sembrano molto differenti. E i metalmeccanici sono per storia, numero, ruolo e modo di ragionare «costretti alla concretezza». Si è visto subito che questa era la piazza di chi si è già accorto che non si può più arretrare, e Andrea Rivera, con il suo monologo in musica, ha saputo cogliere molte sfumature di questo sentimento. Non si può più fare un passo indietro perché non c'è più terreno alle spalle; margini salariali e diritti esigibili sono ormai ridotti ai minimi termini (neanche le sentenze dei giudici, come a Melfi, riescono a ottenere immediata esecuzione). La cassa integrazione, in tutte le sue varianti, ha toccato cifre record; ma soprattutto comincia a scadere per fette molto consistenti di lavoratori. Non c'è più molto tempo, insomma, per «attendere» che accada qualche miracolo (la caduta di Berlusconi, la ripresa, ecc).
    A questa doppia esigenza - decisione e tempestività - Maurizio Landini ha dato risposte chiare e nette, sottolineate più volte da applausi o autentiche ovazioni. La crisi è il discrimine su cui decide tutto. «Per 20 anni ci hanno detto che bastava lasciar fare al mercato, ora abbiamo una finanza senza regole, il record di evasione fiscale, una precarietà senza precedenti e una ridistribuzione della ricchezza a danno di chi lavora». Una «società così è inaccettabile, bisogna ribellarsi per cambiarla». Davanti a un governo e un'imprenditoria che vorrebbero «uscire dalla crisi» cancellando un secolo di conquiste e diritti, cambiando solo gli assetti di potere, c'è invece una proposta che suggerisce di uscirne con un cambiamento radicale: «un altro modello di sviluppo, dove si decide cosa e come produrre, i beni comuni da difendere, cancellare la precarietà, aumentare i salari». 
    Una visione generale, non limitata ai metalmeccanici. Ma qui è stata giocata la partita per ridurre le relazioni industriali tra impresa e lavoro a una mera formalità. Qui il conflitto vede «mettere in gioco la stessa democrazia», che «non si può fermare davanti ai cancelli della fabbrica». Qui è scattata - con l'imprevisto 36% di «no» contro il «modello Pomigliano» e l'orgoglio dei «tre di Melfi» - la reazione della dignità contro chi voleva costringere a scegliere tra lavoro o diritti. Qui il voto dei lavoratori su ogni piattaforma o accordo è diventata una rivendicazione da affrontare con una legge. Dai metalmeccanici è partita l'unica risposta di massa che ha assunto un peso anche politico.
    È forte l'attacco alla Fiom e alla Cgil, basta leggere gli allarmi di Maroni o i desideri di morte di Sacconi. «Ma non vogliono soltanto far fuori noi; vogliono cancellare il diritto delle persone a contrattare, a esser liberi». Di fronte a chi ti dice, come Marchionne, «se vuoi sapere qual è il piano industriale, devi prima firmare un accordo che generalizza il modello Pomigliano e magari lo peggiora anche», non basta più una vertenza di categoria, per quanto seria e dura. «Bisogna riunificare i diritti, fare contratti nazionali che mettono insieme più categorie». C'è insomma da vincere una battaglia generale, sindacale e politica, e quindi la Cgil dovrebbe proclamare un «sciopero generale».
    Non è semplice per Epifani iniziare a parlare. La piazza invoca «sciopero, sciopero». La segreteria della Fiom al completo gli si mette al fianco, intorno al microfono. È regola antica, in Cgil: il segretario generale si rispetta. La folla che è rimasta capisce e fa silenzio, tranne una cinquantina di persone che sventolano un paio di bandiere di un ignoto «Red bloc» e fischiano per un po'. Epifani attacca il governo, la sua «politica industriale» inesistente, ma non affonda più di tanto su Confindustria; difende il ruolo del contratto nazionale, ma come se - proprio su questo - non si fosse consumata una rottura da cui le imprese non sembrano intenzionate a tornare indietro. Delinea un iter di mobilitazioni che vede al centro la manifestazione confederale del 27 novembre e solo dopo - come se questa giornata non avesse già un significato e una portata generali, e «se non avremo risposte» - si andrà avanti «anche con lo sciopero generale». Tempi lunghi, mosse caute, rinvii a quando avrà lasciato il timone della Cgil nelle mani di Susanna Camusso. E magari lo scenario politico sarà più dialogante dell'attuale. Due visioni diverse, con molte parole in comune. Ma la giornata di ieri, questo è chiaro, segna un giro di boa nella consapevolezza di sé di un'opposizione sociale che sembra ora aver ritrovato un baricentro solido. «Andiamo avanti, rispettiamo le vostre posizioni, manifestate», dice la leader di Confindustria Emma Marcegaglia alla Fiom. Ma avverte: bisogna «guardare avanti». Perchè se si guarda a «un modello di relazioni sindacali che non ci sono più si ha un solo risultato, uccidere i lavoratori. Se si inneggia a qualcosa che non esiste più questo condanna il Paese». Secondo il segretario dei meccanici Uil, la manifestazione della Fiom «parte da motivazioni che non riguardano il merito, ma sono politiche e si alimentano del contrasto con le altre sigle metalmeccaniche».

    (Sul manifesto in edicola altri articoli e commenti sulla manifestazione)


I COMMENTI:
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  • fischiare Epifani o non fischiare , ma che importanza ha ? Si cerca sempre di indebolire quello che invece è un punto di forza. Ci aspettano , molto probabilmente, tempi durissimi , si deve essere uniti. 17-10-2010 16:22 - riccione
  • io ero in una posizione tale in piazza san giovanni da aver potuto vedere tutto....quando è salito epifani sul palco i fischi erano davvero tanti e durante il discorso la cosa è andata anche peggiorando con il pcl(se non ricordo male) che ha lasciato la piazza in segno di protesta e la piazza che alla fien del discorso di epifani era praticaemnte dimezzata... 17-10-2010 15:32 - phoenix
  • @Lucky, ristabiliamo la verità. Io c'ero. E' vero ci sono stati i fischi, ma quei fischi sono durati veramente poco. Dopo un po' Epifani ha iniziato a parlare la lingua che si parla in Fiom e i fischi si sono interrotti improvvisamente.
    p.s.: io non riesco a seguirli, sia epifani, sia Landini. Forse è colpa del fatto che il sindacalese è ancor più retorico e soporifero del politichese, ma non dopo un po' mi devo disconnettere. 17-10-2010 13:49 - Massimiliano
  • Grande manifestazione:brava Cgil ed epifani,meravigliosa la Fiom con landini,ora verso la sciopero generale.Dai ci state riuscendo a far scappare dall'Italia gli industriali che sono rimasti qui(sempre meno sono),ma non succede che anche MARCHIONNI CI RIPENSI.Gli altri industriali leader mondiali sono pazzi a venire nella nostra bella penisola(per ferie sì)ad investire.Oltre a questo sindacato-politico costoro non si fidano nemmeno della magistratura,che giornalmente scoraggia tutti,con sentenze assurde e incomprensibili sempre contro chi lavora e a favore di sabotatori e parassiti.Vai landini e tutta la fiom continuate così,sognate una nazione dove tutti sono impiegati statali e precari(iscritti alla cgil),fatevi sostenere dagli studenti fuori corso,pensionati ,centri sociali,centinaia di movimenti(che lavoro fanno?),popolo viola con di pietro che partecipa a tutte le manifestazioni,cortei,scioperi,riunioni di condominio,dove cerca sempre di appendere il cappello,poi pacifisti a senso unico,funzionari cgil a migliaia,politici perdenti,comici,vignettisti,giornalisti rai(tutti con il torcicollo a sx,e gli OPERAI dov'erano ma un particolare secondario.MA A PRODURRE CHI CI PENSA?Ma!!!Chissà!!!.Una domanda:ma uno sciopero al giorno toglie la crisi di torno?Ad epifani e landini l'ardua sentenza,ci ripenseranno come hanno fatto durante il governo Prodi,allora erano in letargo(un lungo letargo durato due anni). 17-10-2010 13:30 - enzo
  • La CGIL non raccoglie l'invito ad unificare le lotte che si svolgono in tutto il Paese e dare loro la carica cava che hanno in Francia. Neppure il PD che corteggia la base di destra del PDL vorrà darne rappresentazione politica in Parlamento. Già la settimana entrante spezzeranno le reni ai lavoratori con il collegato lavoro che sarà approvato con il tacito consenso dei deputati del PD. 17-10-2010 13:20 - pietro ancona
  • Landini mi pare abbia parlato di "patto intergenerazionale", e nuove soluzioni per il welfare, per garantire anche chi garantito non è (precari) Non ho sentito Epifani. Comunque mi pare che non sia uscito nulla sulle dichiarazioni del presidente Mastrapasqua sulla non-pensione ai parasubordinati. Sarebbe stato un bel segnale 17-10-2010 12:57 - fra
  • Nonostante abbiale fatto l'articolo molto dopo mezzanotte, non dite la verità, erano moltissimo a fischiare Epifani, lo si sente anche dalla diretta di Repubblica, senza contare i filtri x arrivare in piazza san giovanni. " a buon intenditore poche parole" 17-10-2010 10:30 - lucky
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