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FUORIPAGINA
18/10/2010
  •   |   Adriana Pollice
    Beni comuni, Napoli non cede

    Il 31 dicembre prossimo la legge Ronchi presenta il conto ai comuni italiani in fatto di gestione dei servizi pubblici a partire dall'acqua, così gli affidi anomali cadranno. È solo la prima scadenza di una norma che cerca di imporre la privatizzazione delle risorse idriche. Ma c'è chi si oppone. A Baiano, un comune dell'avellinese, l'acqua è sempre stata pubblica, sorgenti e servizio inclusi, con una manciata di municipi vicini la prossima settimana hanno in calendario un seminario per attrezzarsi in termini legali a difendere la gestione comunitaria. A Caivano, nel napoletano, le bollette le prepara un impiegato comunale, a Grumo Nevano fino al 2007 era tutto in mano al municipio poi è arrivata la privatizzazione. Quest'anno l'amministrazione Pdl aveva avviato un percorso con i comitati campani per l'acqua pubblica per tornare al 2007, venerdì è caduta la maggioranza ma non la voglia di sottrarre le risorse idriche al mercato: «La Otto gas - spiega l'avvocato Maurizio Montaldo - è entrata nella gestione con 50mila euro, una cifra ridicola che poteva mettere chiunque abbia una casa di proprietà. L'amministrazione di Grumo ha il 51% delle quote ma per deliberare ci vuole il 52% così il privato condiziona ogni decisione. Non solo, il comune è obbligato a rivolgersi alla Otto gas per tutti i lavori e gli appalti in zona. Naturalmente tutte queste società locali, attraverso un sistema di scatole cinesi, riconducono sempre a qualche multinazionale del settore».
    E a Napoli? Il sindaco Rosa Russo Iervolino, in scadenza di mandato, ha firmato i referendum ma a giugno, dopo un primo tentativo di procedere con la privatizzazione, tentativo bloccato da un ricorso al Tar dei comitati, ha dichiarato che si doveva fermare tutto e studiare le vie verso la ripubblicizzazione del servizio, oggi affidato all'Arin spa, 100% del comune di Napoli. Molte forze in città spingono invece per un colpo di mano a fine consigliatura, quello che non era riuscito nel 2006 grazie al movimento in piazza ogni giorno. Così domani all'assemblea dell'Ambito territoriale ottimale 2 si parlerà di nuovo di affidamento ai privati. Il servizio idrico integrato partenopeo è diviso in due: «L'adduzione, con la conseguente emissione delle bollette, cioè l'attivo, è affidato all'Arin - spiega Montaldo - cioè una società di diritto privato che si sta sempre più configurando come una multiutility in cerca nuovi mercati, come le energie e i rifiuti, e dal 2008 fa parte dell'Unione industriali della provincia di Napoli. All'Azienda speciale consortile invece la gestione degli impianti per il trattamento di liquami, fognature, insomma il passivo del servizio, tutto a carico delle casse pubbliche». Quello che chiedono i comitati campani - che da mesi fanno di Napoli la capitale della battaglia per l'acqua pubblica - è di convertire l'Arin in azienda speciale fino all'ultimo step, affidare il servizio alle comunità. In Italia ci sono già 100 aziende speciali, di cui sei si occupano di risorse idriche. A inizio ottobre hanno depositato a Palazzo San Giacomo, gratis, lo studio di fattibilità giuridica, incluse le bozze di delibera di giunta e di consiglio e atto notarile. «Come risposta avremo invece l'istituzione della quarta commissione di studio in due anni, una presa in giro fatta per prendere tempo».
    La privatizzazione è un affare che conta molti supporter in città. Maurizio Barracco, presidente del Consiglio di amministrazione Arin, secondo molte voci sarebbe pronto a guidare una cordata di imprese, che potrebbero arrivare con la cessione di quote pubbliche e, ad attendere dietro l'angolo, ci sono le solite Hera, A2A, Impregilo. Sulla stessa linea sembrerebbe anche il presidente del cda, Giuseppe Bruno, e molti delegati del sindaco Iervolino, che vengono proprio dall'Arin, mentre la Sel cittadina più volte ha ribadito che la legge Ronchi obbliga ad affidare il servizio alla Spa. «Norma alla mano, non è così - ribatte l'avvocato Montalto - Se si affida il servizio idrico integrato a una Aocietà per azioni allora la legge Ronchi ti obbliga a un processo che porta alla privatizzazione cioè, entro quest'anno, gli affidamenti fatti senza gara pubblica cadranno e le società a capitale pubblico dovranno progressivamente cedere quote, fino al 70% entro il 2015. Tutto questo se il servizio è affidato a una Spa. Ma se resta in mano pubblica allora il meccanismo non scatta. La legge Galli del '94 ha introdotto la privatizzazione, però era una privatizzazione di centrosinistra, si facevano affari con i beni e i soldi pubblici, la legge Ronchi è la versione di destra, con il mercato che divora tutto. Naturalmente si tratta di un settore in cui i colossi economici sono gli unici a reggere e, dietro di loro, ci sono le banche che prestano i capitali».
    Le scadenze della legge possono essere un'occasione per invertire la rotta, quindi, prima che diventi molti difficile. La norma va a incidere sugli Ambiti territoriali, prima disegnati in base alle caratteristiche idrografiche, per spezzettare i territori in base provinciale, ad esempio con la separazione di Napoli da Caserta. Questo per introdurre tipologie di investimenti che sono vantaggiose per il privato ma ingestibili per il pubblico, efficiente solo su una diversa scala. Avviata la macchina degli investimenti, sarà difficile per i comuni ripubblicizzare senza indebitarsi con le banche fino alla cessione del servizio. Che i comuni possano scegliere è stato ribadito, da ultimo, anche dal Consiglio di stato: la gestione può essere pubblica o privata, è una decisione politica affidata a ogni amministrazione.


I COMMENTI:
  • Mentre Berlusconi si fa costruire un supercastello ad Antigua,nei Caraibi,il popolo italiano sta perdendo anche il diritto all'acqua pubblica.Bel paese il nostro.mentre si parla del mostro e della figlia del mostro,un altro mostro si sta pappando il paese.Altro che l'orco di Avetrana,questo ci rubba anche l'acqua.
    Ma quante ville si vuol costruire quel nanetto?
    Ma quanto vuol mangiare.Cento volte meglio Andreotti,almeno lui si accontentava di qualche centinaio di migliardi di euro.Questo ingordone invece ha intenzione di sparecchiare tutta la tavola.
    A me di dispiace che il mio popolo, che è stato molto attento,negli anni passati e ha sempre combattuto contro le ingiustizie,oggi accetti che una famiglia di nanetti,si mangi il paese.
    Addormentati dalle televioni e dai suonatori di flauto i poveri italiani si troveranno a breve con le fontanelle a gettone.
    Io ce la metto tutta a svegliarvi,ma un pò ci dovete mettere anche del vostro.
    Guardate che questi sono talmente ingordi che non si accontenteranno mai! 18-10-2010 10:10 - mariani maurizio
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