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Anna Maria Merlo
Resistenza francese
La protesta non cede. 3,5 milioni in piazza in tutta la Francia, secondo la Cgt. Un'enorme manifestazione, divisa in due cortei partiti da place d'Italie e che si sono poi ritrovati agli Invalides, ha attraversato Parigi ieri pomeriggio, con più di 330 mila persone. Molto forte la partecipazione dei liceali, che già pensano a una nuova mobilitazione giovedì, alla vigilia della chiusura delle scuole per le vacanze dei Santi. È tornato in forza lo slogan delle manifestazioni - vittoriose - contro il Cpe: «resistenza».
In tutta la Francia ci sono state ieri più di 270 manifestazioni. Ma il governo ha scelto la linea dura. A cominciare dalla reazione a due fattori che più preoccupano Sarkozy: il blocco delle raffinerie e la protesta dei liceali. Ieri, c'è stata una riunione a Matignon, per far fronte all'emergenza carburanti. L'Eliseo potrebbe decidere l'intervento della polizia contro gli operai della petrolchimica. «L'ordine pubblico deve essere garantito» ha affermato Sarkozy, che vuole riportare alla normalità i rifornimenti di benzina «in tre o quattro giorni». Il primo ministro, François Fillon, afferma che «l'intimidazione, il blocco e la violenza sono la negazione della democrazia» e che «nessuno ha il diritto di prendere in ostaggio un intero paese». Affermazioni che fanno temere l'intervento delle forze dell'ordine contro chi sciopera. Il governo, che continua del resto a negare che ci sia penuria di benzina malgrado le pompe a secco e le lunghe code di auto, è messo sotto pressione dal Medef, la Confindustria francese, che denuncia il ricorso forzato alla cassa integrazione, perché molte piccole e medie imprese non possono più lavorare per mancanza di carburante. Contro i liceali, gli interventi della polizia ci sono già stati. Ci sono stati ancora scontri a Nanterre, dove già lunedì la situazione era molto tesa. Incidenti anche a Lione, con qualche fermo, dopo alcune ore di guerriglia urbana. A Parigi, in mattinata, la polizia ha sgomberato qualche centinaia di liceali che facevano un sit in in place de la République.
Nel corteo parigino, i liceali sono venuti in forza, al grido di «resistenza», lo slogan della lotta contro il Cpe. Durante la marcia, il servizio d'ordine della Cgt è stato molto attivo, per evitare incidenti. I sindacati prima della partenza del corteo hanno lanciato un nuovo appello ai giovani a «non cedere alle provocazioni». Agli Invalides, i manifestanti hanno invitato i Crs (poliziotti), che bloccavano il ponte Alexandre III ad unirsi alla manifestazione: «tutti assieme, tutti assieme».
François Chérèque della Cfdt e Bernard Thibault della Cgt erano di nuovo in testa al corteo, dove uno striscione spiegava le ragioni della protesta: «servizi pubblici, occupazione, salari, pensioni, non tocca a noi pagare la crisi». L'opinione pubblica continua a sostenere la protesta: il 71% appoggia le manifestazioni, due punti in più rispetto al 12 ottobre, secondo un ultimo sondaggio dell'istituto Csa.
La gente, anche se non si fa illusioni sulla linea dura del governo, vuole continuare a battersi. «Continueremo fino al ritiro della riforma delle pensioni», dicono in tanti, una legge ritenuta ingiusta, che innalza per tutti l'età pensionabile a 62 e a 67 anni (per avere la pensione completa). «Quello che mi piace in questo popolo è l'ostinazione» dice Doucha, una militante di lungo corso. La fantasia fa fiorire gli slogan. Tra i più gettonati ieri quello degli Alternatifs, un semplice Le gouverneMENT (un gioco di parole tra «governo» e «il governo MENTE»).
Ironia sulla battaglia delle cifre della partecipazione alla mobilitazione tra organizzatori e polizia: «62 anni per la polizia, 60 anni per i manifestanti».
La questione dell'ingiustizia sociale, non solo della riforma delle pensioni, torna con insistenza. Un cartello riassume la situazione: «7.835.000 francesi devono vivere con meno di 950 euro al mese e più della metà con meno di 775 euro», dati rivelati da una statistica recente sulla povertà nel paese. Accanto un altro cartello ricorda «Chirac: 31mila euro di pensione al mese». I riferimenti agli scandali sono numerosi, il nome della Bettencourt torna sovente.
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o schiattare appena un minuto dopo avere preso la pensione? 21-10-2010 22:42 - alabastigliglie!
Vedere 17enni scioperare perchè finalmente lo Stato vuole non sprecare più soldi preziosi e scarsi per mandare in pensione le persone 5 anni prima che nel resto d'Europa. Non capisco, qualcuno mi spiega perchè in Germania e Danimarca non hanno fatto tutte queste moine? 21-10-2010 11:07 - Gianni
Si è portata molto tardi l'attenzione all'ottobre francese. E sistenta ancora a valutarne l'importanza, la rilevanza non solo per la Francia, ma per l'Europae anche più in là. Il movimento francese ha una forza sintetica, sono in movimento vari segmenti anticapitalisti che si sono mossi negli anni scorsi. L'interessante poi è che la sintesi (ancora parziale è innescata da vecchi, storici settori di classe. Non sono da sottovalutare neanche i passaggi di destrutturazione e ricomposizione della sinistra politica. In particolare l'ipotesi di un nuovo blocco anticapitalista eleborato dai trosk come superamento della vecchia union de gauche. Ce n'è ancora strada da fare!! Ma è 'pure interessante che oramai la violenza appare all'inizio del movimento. Vuol dire che i tempi cominciano a essere maturi, come maturano le parole d'ordine. Graziosa quella che dice (Sarkosy?Borghese? Banchiere? ) Guarda il tuo rolex: è l'ora della rivolta! Insomma in Italia siamo ancora distanti.... 21-10-2010 00:42 - fausto.schiavetto
Noto anche che i nostro media danno poco spazio agli scioperi francesi. Sarà che hanno paura che accada lo stesso? In fondo, noi in italia forse ne abbiamo passate di peggio che in francia... 20-10-2010 20:29 - alabastigliglie!
Pensavo male del popolo francese,perche se aveva preferito questo nanetto con la faccia da cattivo,a quella splendida signora,il mio gradimento alla Francia e alla sua idea di democrazia e di giustizia,mi era sceso al livello padano.
Ma quando ho sentito il popolo gridare e rifiutare le scelte del nano,subito mi sono accorto che un francese è sempre un francese.Eccetto quel nanetto che assomiglia tanto a un milanese che abbiamo quì.
I francesi hanno fatto un bel pò di rivoluzioni e hanno tagliato abbastanza teste per scivolare nel fascismo.
Viva la Francia!
Viva il popolo francese che ci indica la strada da percorrere.
Ancora una volta i nostri cugini d'oltre alpe,ci indicano l'unica strada che abbiamo per impedire alla nuova tirannia di imporsi su di noi!
Viva la Francia e viva tutti quei lavoratori che stanno per le strade a manifestare. 20-10-2010 17:28 - mariani maurizio