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FUORIPAGINA
22/10/2010
  •   |   ***
    "Carta" esce dalle edicole

    Dal 29 ottobre Carta non sarà più in edicola. La tipografia che stampa il settimanale ci ha comunicato che non può più far fronte al ritardo dei pagamenti. La nostra sola banca, quella popolare ed etica, è già abbastanza esposta sui crediti che vantiamo, soprattutto nei confronti degli enti locali e dello stato. Spediremo ancora un giornale, ridotto, agli abbonati, almeno fino al nuovo anno, poi si vedrà.
    È questo, forse, il primo frutto all'arsenico dell'ostinata determinazione di Tremonti e del suo governo: cancellare il pluralismo dell'informazione, dissanguare quella indipendente e, di conseguenza, colpire in profondità la formazione di pensiero critico, cioè la capacità di analizzare e interpretare le informazioni. Ci auguriamo, ovviamente, che altre testate, in particolare il manifesto, dentro il quale Carta è stata fondata dodici anni fa, riescano a vivere ancora a lungo in edicola. Il disegno del governo, quello attuale - sarà bene ricordarlo - è soltanto più perfido e ostinato di quelli che lo hanno preceduto. Certo, oltre al letale gioco delle parti che Tremonti e Bonaiuti hanno inscenato per rimpallarsi la responsabilità della scomparsa dei contributi pubblici, ci sono la crisi planetaria della stampa; quella dei consumi, la crisi «culturale»; il ruolo devastante delle tv onnivore; l'impreparazione delle nostre redazioni alle trasformazioni tecnologiche nell'ecosistema dell'informazione. Ci sono poi l'eclissi della sinistra politica e la scarsa propensione dei movimenti sociali a tutelare in modo non episodico i mezzi d'informazione che sentono più vicini, le proprietà cooperative e associate. E ci sono i tanti errori che abbiamo commesso in questi anni, non solo e non sempre per la cronica impossibilità di investire qualche soldo. La pressione congiunta di questi elementi ha piegato via via una resistenza che non ha saputo coltivare con amore il germe che essa stessa conteneva: resistere è creare, secondo la felice espressione di Miguel Benasayag. Ecco, a voler essere generosi, diciamo che non sempre abbiamo considerato quel nesso una variabile indipendente del racconto sociale che abbiamo provato a fare.
    E adesso? Per le dodici persone che resistono nella nostra redazione senza alcuna retribuzione da marzo, l'uscita dalle edicole segna l'avvio di quella che nel pezzo che apre il giornale di questa settimana abbiamo chiamato la «traversata del deserto». Impegnati ad arginare l'assalto delle scadenze economiche e a conquistare giorno dopo giorno la possibilità di stampare ed essere distribuiti, non abbiamo avuto né il tempo né la lucidità di definire un nuovo progetto di comunicazione. Vorremmo farlo adesso, e non da soli. Quel che per ora ci siamo detti è che continueremo a camminare, con molte domande aperte, come dicono tra le montagne del sud-est messicano. Lo faremo con i numeri che riusciremo a stampare di qui in avanti, con il restyling di Carta web cui stiamo già lavorando e provando a raccogliere le idee e le proposte delle centinaia di amici e lettori. Tra le più suggestive c'è quella di Ascanio Celestini: «Sarebbe straordinario che invece di chiudere Carta la si potesse riciclare. Carta che diventa letteratura e cinema, musica e teatro, movimento e sindacato, ma anche trattoria e parco giochi, fontanella nell'isola pedonale e orto in una scuola elementare. Riciclare Carta e rifare l'impasto una volta a settimana invece di buttarla nel secchio». Interessante, no? Fateci sapere che ne pensate: carta@carta.org.
    *** La redazione di Carta


I COMMENTI:
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  • Quando ero a Roma con i metalmeccani sabato 16 ottobre 2010 ho comprato Carta, Falce e Martello, Lotta Comunista, Alias, Le Monde Diplomatique, Lotta di Classe, Bandiera Rossa, Germinal, Umanità Nova, L'internazionale, ecc, ecc, ecc, oltre natualmente a Liberazione, L'Unità e Il Manifesto, come faccio sempre pure a casa mia. Tutte testate in contrasto ed in contraddizione fra loro. Il problema è che ho sempre comprato Carta, ma non ho quasi mai letto un articolo ivi pubblicato. La vita è troppo breve per sprecarla a leggre simili mattonate politiche. Il contributo economico non si nega a nessuno, ma per le mie letture, preferisco Topolino e Paperino. 22-10-2010 17:48 - gianni
  • Al di là di quelle che siano considerazioni tecnico finanziarie sulle manovre politiche di questo bel governo, la sopravvivenza di una testata “d’opinione” dipende molto dall’onestà intellettuale che dimostra e dalla capacità di stimolare in chi legge la voglia di approfondire, di riflettere. Si tratta di qualità impegnative da mantenere. Non vedo però un’altra ragione se non questa nell’esistenza di una testata come Il manifesto (o di radio come RP…). Oggi la sinistra soffoca nelle sue contraddizioni e nella trappola del berlusconismo, è chiaro. Un pò di analisi autocritica mi sembra già presente ne Il manifesto. Buon lavoro. Con stima. Un assiduo (e abbonato!) lettore. Abbonatevi!!! 22-10-2010 16:01 - Stefano
  • Dal 2001 non più comprato un numero di Carta. 22-10-2010 15:39 - Michele
  • Sono dell'avviso che,al di là di questioni tutte da verificare sull'obbligatorietà teorica di simili finanziamenti,questa sia una causa,forse la maggiore,del legame per me nefasto tra il manifesto e certi partiti.(Prc)Questo legame andava tagliato,visto il peso che esercita sulla reale indipendenza del giornale.Ma voi permanete in una ambiguità che è francamente irritante.E io non sono disposto a subire nessuna ragione di partito,pur di avere il Manifesto.Scusate la sincerità. 22-10-2010 15:32 - Stefano
  • Mi dispiace infinitamente che il Manifesto abbia problemi economici (sono un assiduo lettore) ma rimango dell'opinione che i finanziamenti pubblici a giornali e tv vadano aboliti. Se non si è in grado di farsi seguire e di suscitare interesse, è duro dirlo, ma si chiude. Altro discorso è invece il monopolio dell'informazione nella RAI che lascia pochissimo spazio ad altri (non ho mai sentito di questa questione del manifesto se non sul Manifesto e mai in TV o su altri quotidiani come sarebbe logico aspettarsi riguardo ad un giornale "storico" come questo)
    Auguri 22-10-2010 12:44 - Carlo
  • Scusate, ma non possiamo inventarci presunti complotti governativi contro la libertà di stampa, se il popolo di sinistra non riesce a far altro che a dividersi e disperdersi in mille pubblicazioni, quotidiani, settimanali, ognuna con pochi lettori non disponibili a pagare di più. Dobbiamo fare un elenco di tutte le pubblicazioni? Come può un medio militante interessato (sempre che ce ne siano molti) acquistarli tutti? 22-10-2010 12:32 - Gianni
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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