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Matteo Bartocci
Il Lingotto di Vendola
Un discorso di sinistra che parla al resto dell'opposizione (Udc inclusa) e soprattutto all'Italia. La relazione con cui Nichi Vendola apre il primo congresso di Sinistra e libertà si srotola attorno ad alcune parole chiave: guerra, libertà, fabbrica, curiosità, diritti umani, fondamentalismo, lavoro, precarietà, scuola, bellezza. I punti cardine della nuova «narrazione», di una nuova «ontologia delle libertà» che è necessaria, nientemeno, che per «salvare l'Italia». Un discorso che anche nella forma parte da lontano, quasi dalla «fase internazionale» - l'11 settembre, la guerra prima giusta, poi umanitaria e infinita, la Cina, l'India - ai «nostri compiti». Come leggere uno spartito familiare, ma con una musica nuova.
Prima di intevenire, emozionatissimo, Vendola raccoglie i consigli di Fausto Bertinotti, che elogia la scelta dell'intervento a braccio: «Così si vede che non è concordato con gli stati maggiori e dialoghi con la platea, com'è giusto». E incassa l'apprezzamento pubblico di Matteo Renzi, anche lui un prodotto doc delle primarie, che si mette in scia del leader pugliese e cita una figura a lui assai cara come quella di Don Tonino Bello: «Siamo angeli con un'ala soltanto, possiamo volare soltanto abbracciati».
Il congresso inizia con un ricordo commosso di Rina Gagliardi. Vendola non elude i problemi. Anzi, lancia messaggi molto chiari sia all'ala più «partitista» di Sel che al resto del centrosinistra fino a Grillo. «Compagni e compagne di tutte le compagnie - dice in un passaggio della sua ora e mezza di relazione - noi non parliamo a una minoranza di sfigati o a nobili avanguardie».
Il leader di Sel è in modalità iper-buonista, ecumenica e perfino non violenta. Toni concilitanti su tutto e verso tutti. Di fatto si apre oggi la campagna per le primarie. Conferma il nulla osta al «governo di scopo» per cambiare il porcellum. Incassa il sì del Pd ai gazebo anche se sa che i tentativi per condizionarne l'esito saranno fortissimi. E quando coniuga la sicurezza per Israele con il diritto della Palestina a uno stato esce fuori una concezione precisa della politica: «Non abbiamo il compito di fare i tifosi e allineare i torti o le ragioni, abbiamo il compito politico di costruire il futuro e la pace». Pragmatismo, cultura, innovazione. Sinistra anno zero. Lo ripete spesso: «Dobbiamo essere più curiosi», cos'è questo? Cos'è la crisi? Cos'è il lavoro? «Per me è la centralità delle relazioni sociali e la libertà di se stessi, la fine della guerra tra maschi e femmine». Senza dirlo esplicitamente indica però la sua «base sociale»: le donne, i giovani, i ricercatori. Soprattutto i lavoratori («il lavoro è la pietra angolare della modernità. Su questo non faremo mai nessun passo indietro») e il mondo della scuola («i maestri e i professori sono i veri costruttori della democrazia»).
Non si dilunga tanto su Berlusconi. Ma ne contesta la lettura come «anomalia italiana» tanto cara per esempio a Repubblica o al Fatto: «Quanti erano i conflitti di interesse nel governo Bush?». Berlusconi, più correttamente, è «l'autobiografia della nazione, ha cominciato a vincere già vent'anni fa con le sue tv». Contro la Lega insiste sul legame tra locus e globus, dal territorio al cosmopolitismo. Individua i solchi finali del long playing berlusconiano: «Chi è Berlusconi? Se ne sono accorti i pastori sardi, i cittadini di Terzigno, i terremotati dell'Aquila. Andiamo a chiedere alle famiglie del family day se sono mai state così povere. O alle partite Iva se trovano lavoro». Il berlusconismo è la politica che «di fronte all'Italia dei frammenti impone il paradigma emergenziale, il ghe pensi mi dotato di potere assoluto. Un'Italia che a forza di demolire cultura sta bruciando perfino la sua cartolina illustrata».
Come andare avanti, allora? Sel deve dire no al leaderismo («non dimentico di venire da Terlizzi»), ma anche no al «trasformismo» di chi accorre ora perché si può tornare in parlamento e al «basismo» dei duri e puri. Cos'è Sel? «Per qualcuno sarà un pugno nello stomaco - premette il futuro presidente del partito - ma Sel è un seme di buona politica, non è una piantina (cioè un cespuglio del nuovo ulivo, ndr), è uno strumento. L'obiettivo è la sinistra, l'Italia, il cambiamento». Deve cioè essere all'altezza della diagnosi che offre all'Italia e deve realizzare una «grande terapia d'urto». Di sinistra. La platea applaude ma stavolta non è del tutto convinta. La maggioranza degli interventi successivi, al contrario, insiste sul partito, su come farlo bene, meglio. Ma un partito. E invece la sfida per Vendola è posta a un livello più alto: ricostruire una sinistra, costruire un'egemonia nel Pd prima e nel paese poi. Fino ai gruppi unici in parlamento? Il governatore non lo dice. Ma sottotraccia il tema corre.
La vocazione maggioritaria «non è lo splendido suicidio del passato ma il contrasto alla vocazione minoritaria. Compagni, dobbiamo smettere di perdere bene tutte le battaglie. Dobbiamo vincere, e vincere bene. E la prima parola per farlo, per tenere insieme tutto, sarà bellezza. Bellezza nelle relazioni, bellezza nello scoprirsi gay e nel riuscire a dirlo rompendo il silenzio che ti fa paura». La voce trema un po'. Per una volta, sotto i riflettori c'è un uomo. E non è un limite.
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quello velleitario e pazzesco di concorrere per la Presidenza del Consiglio. 24-10-2010 09:00 - Giacomo Casarino
Queste cose accadono dove ci sono guerre per bande. In più vendola parla di SEL come progetto a termine...
Condivido la maggior parte dei commenti che si sono dimostrati severi sia con Vendola che col Manifesto 24-10-2010 02:48 - vedraivedrai
Quando diverrà chiaro lo scenario nel quale Vendola colloca la propria proposta, i sognatori si sveglieranno con il mal di testa 24-10-2010 00:33 - garry