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FUORIPAGINA
23/10/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    Il Lingotto di Vendola

    Un discorso di sinistra che parla al resto dell'opposizione (Udc inclusa) e soprattutto all'Italia. La relazione con cui Nichi Vendola apre il primo congresso di Sinistra e libertà si srotola attorno ad alcune parole chiave: guerra, libertà, fabbrica, curiosità, diritti umani, fondamentalismo, lavoro, precarietà, scuola, bellezza. I punti cardine della nuova «narrazione», di una nuova «ontologia delle libertà» che è necessaria, nientemeno, che per «salvare l'Italia». Un discorso che anche nella forma parte da lontano, quasi dalla «fase internazionale» - l'11 settembre, la guerra prima giusta, poi umanitaria e infinita, la Cina, l'India - ai «nostri compiti». Come leggere uno spartito familiare, ma con una musica nuova.
    Prima di intevenire, emozionatissimo, Vendola raccoglie i consigli di Fausto Bertinotti, che elogia la scelta dell'intervento a braccio: «Così si vede che non è concordato con gli stati maggiori e dialoghi con la platea, com'è giusto». E incassa l'apprezzamento pubblico di Matteo Renzi, anche lui un prodotto doc delle primarie, che si mette in scia del leader pugliese e cita una figura a lui assai cara come quella di Don Tonino Bello: «Siamo angeli con un'ala soltanto, possiamo volare soltanto abbracciati».
    Il congresso inizia con un ricordo commosso di Rina Gagliardi. Vendola non elude i problemi. Anzi, lancia messaggi molto chiari sia all'ala più «partitista» di Sel che al resto del centrosinistra fino a Grillo. «Compagni e compagne di tutte le compagnie - dice in un passaggio della sua ora e mezza di relazione - noi non parliamo a una minoranza di sfigati o a nobili avanguardie».
    Il leader di Sel è in modalità iper-buonista, ecumenica e perfino non violenta. Toni concilitanti su tutto e verso tutti. Di fatto si apre oggi la campagna per le primarie. Conferma il nulla osta al «governo di scopo» per cambiare il porcellum. Incassa il sì del Pd ai gazebo anche se sa che i tentativi per condizionarne l'esito saranno fortissimi. E quando coniuga la sicurezza per Israele con il diritto della Palestina a uno stato esce fuori una concezione precisa della politica: «Non abbiamo il compito di fare i tifosi e allineare i torti o le ragioni, abbiamo il compito politico di costruire il futuro e la pace». Pragmatismo, cultura, innovazione. Sinistra anno zero. Lo ripete spesso: «Dobbiamo essere più curiosi», cos'è questo? Cos'è la crisi? Cos'è il lavoro? «Per me è la centralità delle relazioni sociali e la libertà di se stessi, la fine della guerra tra maschi e femmine». Senza dirlo esplicitamente indica però la sua «base sociale»: le donne, i giovani, i ricercatori. Soprattutto i lavoratori («il lavoro è la pietra angolare della modernità. Su questo non faremo mai nessun passo indietro») e il mondo della scuola («i maestri e i professori sono i veri costruttori della democrazia»).
    Non si dilunga tanto su Berlusconi. Ma ne contesta la lettura come «anomalia italiana» tanto cara per esempio a
    Repubblica o al Fatto: «Quanti erano i conflitti di interesse nel governo Bush?». Berlusconi, più correttamente, è «l'autobiografia della nazione, ha cominciato a vincere già vent'anni fa con le sue tv». Contro la Lega insiste sul legame tra locus e globus, dal territorio al cosmopolitismo. Individua i solchi finali del long playing berlusconiano: «Chi è Berlusconi? Se ne sono accorti i pastori sardi, i cittadini di Terzigno, i terremotati dell'Aquila. Andiamo a chiedere alle famiglie del family day se sono mai state così povere. O alle partite Iva se trovano lavoro». Il berlusconismo è la politica che «di fronte all'Italia dei frammenti impone il paradigma emergenziale, il ghe pensi mi dotato di potere assoluto. Un'Italia che a forza di demolire cultura sta bruciando perfino la sua cartolina illustrata».
    Come andare avanti, allora? Sel deve dire no al leaderismo («non dimentico di venire da Terlizzi»), ma anche no al «trasformismo» di chi accorre ora perché si può tornare in parlamento e al «basismo» dei duri e puri. Cos'è Sel? «Per qualcuno sarà un pugno nello stomaco - premette il futuro presidente del partito - ma Sel è un seme di buona politica, non è una piantina (cioè un cespuglio del nuovo ulivo, ndr), è uno strumento. L'obiettivo è la sinistra, l'Italia, il cambiamento». Deve cioè essere all'altezza della diagnosi che offre all'Italia e deve realizzare una «grande terapia d'urto». Di sinistra. La platea applaude ma stavolta non è del tutto convinta. La maggioranza degli interventi successivi, al contrario, insiste sul partito, su come farlo bene, meglio. Ma un partito. E invece la sfida per Vendola è posta a un livello più alto: ricostruire una sinistra, costruire un'egemonia nel Pd prima e nel paese poi. Fino ai gruppi unici in parlamento? Il governatore non lo dice. Ma sottotraccia il tema corre.
    La vocazione maggioritaria «non è lo splendido suicidio del passato ma il contrasto alla vocazione minoritaria. Compagni, dobbiamo smettere di perdere bene tutte le battaglie. Dobbiamo vincere, e vincere bene. E la prima parola per farlo, per tenere insieme tutto, sarà bellezza. Bellezza nelle relazioni, bellezza nello scoprirsi gay e nel riuscire a dirlo rompendo il silenzio che ti fa paura». La voce trema un po'. Per una volta, sotto i riflettori c'è un uomo. E non è un limite.


I COMMENTI:
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  • E' una visione furbastra mutuata dalla scaltrezza comunicativa di Obama che evoca a parole i grandi ideali e le speranze del popolo di sinistra ma nello stesso tempo sfugge a qualsiasi scelta che potrebbe davvero essere dirimente.... 23-10-2010 16:30 - pietro ancona
  • Cosi' Bertinotti si vergogna ormai tanto a presentarsi in pubblico che utilizza Vendola come burattino. Ma non potrebbe una volta per tutte ritirarsi a vita privata? In ogni caso Vendola si é consegnato completamente al PD nell'illusione di diventare premier. La frase sulla Palestina é significativa di come ormai abbia iniziato gli studi da "statista". 23-10-2010 15:02 - Franco
  • Il mio commento prende spunto unicamente da quanto letto e non dall'avere sentito l'intervento del responsabile di SEL.
    Mi sembra di rivivere gli anni del Bertinottismo. Una valanga di frasi ad effetto, alcune cose giuste ma che vanno a parare in un vicolo cieco, quel vicolo che ha portato alla sconfitta della Sinistra di alternativa. Discorsi interessanti da portare nei salotti ma che non danno risposte concrete a chi sta subendo la crisi e gli strali del neoliberismo.
    Sicuramente una sinistra unita è imprescindibile, ma è anche imprescindibile la nascita di una sinistra che sappia essere alternativa, che indichi una via di uscita dal capitalismo e che non continui a contaminarsi con l'ideologia socialdemocratica, quanto mai antica e finita. Sono d'accordo di ripartire dal 16 ottobre, ma quel 16 ottobre ha visto l'assenza del PD, ha visto la negazione della piazza da parte dell'UDC (che per il portavoce di SEL sono invece due interlocutori). Costruiamo una sinistra unita, sicuramente, non ripetiamo la politica che ha causato la distruzione della sinistra italiana, quella che ci ha visto impegnati in quel disastro storico che è stato il governo Prodi. Io amo la poesia, ma deve essere viacina ai ceti sociali deboli e non ad un revisionismo dei compiti dei comunisti. 23-10-2010 14:54 - Francesco Porta
  • A mali estremi, estremi rimedi. Oltre a Vendola non vedo al momento nessuna figura con un carisma tale da portare alla vittoria il gruppo progressista. Uso questo termine invece dell'ormai svuotato termine"sinistra". Quello che non mi piace e' l'UDC che sicuramente farebbe il doppio gioco, come ha sempre fatto, vedi i voltagabbana tipo Bottiglione e mastella per non parlare dell'innominabile e fortunetamente scomparso ex Presidente. 23-10-2010 14:28 - Murmillus
  • Per restare sullo stesso piano del governatore, mi pare un personaggio di quelli tanto seducenti quanto incapaci di costruire mai qualcosa di serio. Come fate a prendere una cotta per gente simile sperando che siano l'amore della vita? La sinistra si meriterebbe più sostanza e meno turba menti. Che tristezza :-( 23-10-2010 13:54 - livia
  • Con Vendola siamo veramente sprofondati in basso.
    E con lui è sprofondato in basso Il Manifesto, chissà come mai vendete oramai pochissime copie? Vi ho sempre difeso ma ora è giusto che chiudiate perchè non avete più senso di esistere, mi ricordate Liberazione di Sansonetti (è una enorme offesa). Discpiace solo per Vauro e qualche, pochissimi, buon giornalista. 23-10-2010 12:50 - Mirko Parasole
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