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Silvio Messinetti
«L'altra Italia siamo noi»
A Terzigno e Boscoreale le bandiere tricolori, non senza ragioni, le bruciano per rabbia e disperazione. Qui, a 70 km, si prova a ridare senso all'unità nazionale lesionata da leghe e partiti del sud.
La solidarietà alle popolazioni vesuviane è unanime. «Vengo da Terzigno - attacca un commosso Alex Zanotelli - e lì ci stanno schiacciando, umiliando. Una campagna di disinformazione di massa e l'apparato repressivo dello stato stanno mortificando un'intera comunità. Venti anni di sversamenti di rifiuti tossici hanno ammorbato l'aria che respiriamo con incrementi esponenziali di malattie tumorali nel nolano, nel casertano, a Baiano e Chiaiano. La camorra e i potentati economici sono gli unici a guadagnarci. Sono state le lobbies economiche a imporre ai governi che si sono succeduti una gestione commissariale del ciclo dei rifiuti urbani. Fatta solo di inceneritori e discariche. Con guadagni elevatissimi perché incenerendo si produce energia che poi viene venduta all'Enel. La raccolta differenziata non va avanti proprio perché non conviene». L'unica logica è quella mercantile che ha vinto e stravinto e che porta alla mercificazione di ogni bene come acqua, aria, terra. Davanti a questo scempio «serve una santa rabbia, una santa collera», conclude il missionario comboniano, salutato da un'autentica ovazione.
Benvenuti a Teano, la città dello «storico incontro» incastonata tra la collina e la pianura della Campania felix. Dove dal 23 al 26 ottobre si è data appuntamento l'Altra Italia. Quella che non si rassegna al degrado, non accetta di restare immobile di fronte ad un Paese che si disgrega, non vuole uno scontro fratricida tra nord e sud. A Teano non si celebra nessuna ricorrenza, ma si cerca di fare i conti con la storia per trovare un orizzonte comune.
Una babele di seminari, workshops, conferenze in osmosi con la storia millenaria del borgo sidicino. Una università popolare che si è raccolta nella Sala dell'Annunziata per la plenaria introduttiva dove la platea accoglie la Carovana dei Briganti Migranti partiti il 12 ottobre da Caulonia, nella Locride, e giunti a piedi. «Abbiamo attraversato la Calabria e la Basilicata, toccato il Cilento e l'agro casertano - dichiara Peppe Trimarchi - per dare testimonianza di un sud che lotta, che si ribella. Il sud resistente delle cooperative antimafia, di Rocco Gatto e di Ciccio Vinci, di Angelo Vassallo e di Gaetano Saffioti, l'infame che nessuno vuole perché si è ribellato al racket e che noi abbiamo voluto come compagno di viaggio. Come i 40 mila di Reggio Calabria che un mese fa hanno gridato che la 'ndrangheta è una montagna di merda. Il sud di Riace e Caulonia che si oppone alla repressione poliziesca di Maroni. E poi Rosarno e Villa Literno dove abbiamo ricordato di fronte a duemila migranti, Jerry Maslo, il rifugiato sudafricano ucciso venti anni fa».
C'è una sinistra che non parla di immigrazione per paura di perdere voti e c'è una Carovana che ha girato il sud per parlarne. «C'è stata un'Italia migrante 150 anni fa - sottolinea Giovanni Maiolo - che ha subito dure ingiustizie e l'onta della discriminazione come Sacco e Vanzetti ammazzati perché anarchici e italiani. Ed oggi c'è un razzismo alla rovescia, degli italiani contro i migranti, perché se sei un immigrato rischi il carcere in assenza di documenti mentre se sei un mafioso puoi finire in parlamento».
Una quattro giorni che vuole essere, per dirla con Paolo Beni, presidente dell'Arci, «un laboratorio, un progetto comune contro le spinte disgregatrici, un'alleanza tra le comunità locali contro l'egoismo».
Un patto che sarà stretto stamane con la lettura della Carta di Teano. «Dieci punti per rifondare l'Italia dal basso, partendo dai comuni e dalle municipalità - annuncia Tonino Perna con un garibaldino fazzoletto rosso al collo - mettendo insieme culture ed esperienze diverse. Organizzazione sociale dell'economia, la scommessa della green economy, nuove pratiche nella gestione delle risorse comuni, un federalismo basato sulla forza delle autonomie locali. Poi l'indipendenza dell'informazione televisiva dal potere politico. Progetti ambiziosi, che saranno illustrati prendendo come esempio, alcune politiche virtuose nate e sviluppate negli comuni italiani in nome di una nuova alleanza nord-sud contro la borghesia mafiosa che è diventata classe dominante in tante aree del territorio nazionale. Pari dignità tra nord e sud evitando però reazioni di pancia come quelle dei partiti del sud e dei movimenti neoborbonici. Dalla disunità d'Italia non può nascere niente di buono. Occorre fare come in Sudafrica, Verità e riconciliazione. A Teano o si mette una prima pietra verso una nuova e più grande Unità, oppure perdiamo tutti». Perché «un piccolo punto geografico può diventare la stella polare per un nuovo inizio», sottolinea Raffaele Picierno, sindaco di Teano.
Il borgo è addobbato da centinaia di bandiere tricolori. Ci sono decine di sindaci, operatori sociali e culturali, intellettuali, storici, associazioni, movimenti, comitati. Ed artisti come Ulderico Pesce con le sue «Storie di scorie» e Militant A con il laboratorio concerto rapper per le scuole.
Un buon inizio per una nuova Italia che, qui, a Teano si prova a costruire.
Ha collaborato Giacomo De Luca
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sacrosanto. Purtroppo nell'area del napoletano il campanilismo e l'ostilità per l'Italia è non di rado altrettanto forte che in certe aree del nord. L'Italia è vista come un vampiro che ha ridotto il meridione nella miseria. Che senza unità nazionale, e cioè con la permanenza dei Borboni, ora il sud sarebbe ai livelli dello Zimbawe non viene preso in considerazione. L'Italia si sarebbe unita per predare al sud inesistenti miniere d'oro, di diamanti e giacimenti di petrolio, a sentire questi discorsi.
La stessa questione della monnezza è delegata tutta al nord, come se lo sversamento dei rifiuti tossici delle industrie del nord non fosse stato un affare anche per il sistema locale (la camorra). Nel senso comune locale Napoli sarebbe "la città più bella del mondo" (sigh), il che automaticamente porta alla conseguenza che la causa dei problemi è 'Roma', il che è tipico della cultura campanilista funzionale al sistema mafioso: qui sono tutti santi, è da fuori che arriva il male. Non c'è per es il sospetto che il sottosviluppo sia stato voluto perchè così il costo della vita è più alto (monopolio da parte della camorra dei prodotti da immettere nei mercati locali, cioè assenza di libera concorrenza e quindi lievitazione dei prezzi). Che non investire nella cultura sia servito tanto alla camorra quanto alla chiesa per mantenere la loro presa e il loro controllo sulla popolazione. E molto si è accettato in nome dell'assegno dei tre figli (da qui l'altissimo tasso di natalità) o della falsa invalidità. Il bassolinismo ha molto concesso a questa mentalità. E, per allargare il discorso, non so quanto il cattolico Vendola rappresenti una rottura (d'altronde insieme a Bossolino voleva fare una lega del sud).
i manifesti di alcuni "simpatici" personaggi:
http://www.insorgenza.it/index.php?option=com_phocagallery&view=cooliris3dwall&Itemid=41 24-10-2010 13:01 - lpz