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Matteo Bartocci
Sel, il partito è partito
«Chi sottovaluta il potenziale esplosivo delle primarie o pensa di depotenziarle prima o poi si brucia», Nichi Vendola commenta così le ipotesi di cancellare le primarie o di trasformarle in una resa dei conti tra stati maggiori. E va da sé che qui a Firenze l'ipotesi di un governo politico «alla siciliana» tra Pd, Fini, Casini e Lombardo non sta né in cielo né in terra. Oggi concluderà il congresso di Sinistra e libertà raccontando «l'Italia migliore» e sarà eletto presidente del suo partito. Un'Italia migliore che proverà a costruire le sue alleanze in modo nuovo. E soprattutto partecipato, inclusivo. I gazebo, insomma, non si toccano. Anzi, la campagna per le primarie è ormai partita e dallo staff del governatore assicurano di avere già pronte le prime iniziative.
Dopo tre giorni di discussione, Sel conclude il suo primo congresso diventando un partito. Vero. Strutturato. Per ora decisamente tradizionale. Perché anche se in un modo «bellissimo e anche un po' naif» (come commenta il governatore soddisfatto in una pausa dei lavori) di questo si tratta. Certo non è frequente nella storia dei congressi della sinistra una sala perennemente affollata anche quando non parlano i «big». Volti attenti, curiosi, ascoltano interventi brevi, più urlati nel pomeriggio mentre nelle sale accanto ci si conta sulle quote di rappresentanti del territorio o nazionali da inserire nell'«assemblea» da 250 persone che sarà votata oggi. Una sorta di direzione nazionale che dovrà approvare poi regole, statuto e segreteria. Dopo una discussione assai laboriosa a tarda sera è stato deciso «a larga maggioranza» di votare un listone bloccato (235 delegati dal territorio e 15 dal nazionale, essenzialmente la segreteria uscente) per «rispettare le minoranze».
Seduta in platea per tutto il giorno una folla generosa, prodiga di standing ovation. Ad Achille Occhetto in mattinata e a Claudio Fava in serata, quando dice che «Nichi ha delineato una profezia, ora dobbiamo realizzarla. Non ci serve un partito piccola patria, i partiti servono se fanno storia. Il tempo della testimonianza è finito, inizia il tempo della sinistra che cambia se stessa e il paese».
Un partito è partito. E si vedrà se in futuro «saremo all'altezza delle nostre ambizioni», commenta Alba Sasso, delegata ex Sd e assessore pugliese nella giunta Vendola. Certo la «partita» di cui parlava Vendola è passata, almeno per un giorno, un po' in secondo piano. Non del tutto però perché l'ovazione che ha accolto il saluto di Maurizio Landini, il segretario generale della Fiom iscritto e delegato di Sinistra ecologia e libertà al congresso, ha riportato il lavoro al centro della giornata di ieri.
Ospiti d'onore Landini e Guglielmo Epifani, che da segretario generale uscente ha svolto qui uno dei suoi ultimi interventi alla guida della Cgil. «Con la crisi economica in Italia si sono persi 800mila posti di lavoro, al momento sono 650mila i lavoratori in cassa integrazione e 200mila i precari che hanno perso il contratto di lavoro. Questo paese è diventato più povero e la disoccupazione, come dice Bankitalia, è salita all'11%», ricorda Epifani. Che rivendica «10-12mila accordi contrattuali» firmati nelle aziende da tutte le categorie della Cigl inclusa la Fiom: «Altro che sindacato del no».
La platea lo applaude convinta. Anche perché Epifani confessa che «con Sel c'è abbastanza sintonia. E poi qui giocavo in casa perché in platea ci sono moltissimi sindacalisti». L'attenzione della Cgil c'è tutta. Anche se l'endorsement non arriva e non può arrivare: «La Cgil è grande e ha bisogno di interlocutori grandi - risponde Epifani a chi lo stuzzica sulle primarie - parlarne ora non ha senso, ma stimo molto Pierluigi Bersani e so bene cosa devo fare». E' un riconoscimento comunque reciproco che a un Partito democratico perennemente paralizzato dai veti incrociati sulla questione del lavoro e della democrazia sindacale può fare molto male al segretario.
Con il suo intervento applauditissimo infatti Landini entra subito nel merito delle questioni. Prima di tutte lo sciopero generale da indire in tempi brevi, «dopo la grande manifestazione del 27 novembre della Cgil». Riecheggiando Di Vittorio, Landini sottolinea che la Fiom «è un sindacato autonomo» che con le forze politiche discute «di questioni concrete e di merito, non se stiamo di qua o di là» politicamente. «Quando ci si racconta che è finita la lotta di classe ma l'unica classe che paga la crisi e a cui vengono cancellati i diritti è quella di chi lavora, allora occorre avere la forza di batterci per cambiare questa società», avverte Landini. Che non manca la stoccata ai politici: «Stanno tutti a vedere se crescono o calano dello 0,1 o dello 0,5, ma lo vedono o no che nei sondaggi il punto vero è che più del 50% degli italiani dice che non andrà a votare, perché sono tutti uguali? Lo capiscono o no - aggiunge Landini - che bisogna recuperare una credibilità e una rappresentanza, che si deve tornare a parlare dei problemi veri che la gente vive tutti i giorni? Altrimenti c'è una lontananza che cresce e questo non serve né alla sinistra né a chi lavora».
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proporre niente di nuovo e non è assolutamente forza di cambiamento.Possibile che se non si sta al governo non si può fare neanche una seria opposizione che almeno crei timore a chi comanda? Davvero crediamo che B.abbia paura di Bersani? E' meglio che ne pensiamo un'altra. 24-10-2010 19:22 - M.Cristina Giambuzzi
Con un segretario che si proclama cattolico ed anticomunista.
Anche ignorante quando attacca i carri armati dell'URSS proprio oggi che c'è una grande rivalutazione della grandezza e superiorità morale e materiale del comunismo... 24-10-2010 16:18 - pietro ancona
La sinistra è solo quella comunista. 24-10-2010 14:37 - rossofo