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FUORIPAGINA
25/10/2010
  •   |   Roberto Livi
    Ecco come cambia il «modello» cubano

    Pedro si presenta subito come «uno dei fondatori del Minint», il Ministero degli interni. Ovvero, come un rivoluzionario della prima ora. Ha più di 60 anni, è in vista della pensione. Rivoluzionario e pensionando sono le caratteristiche che l'hanno inserito nella prima pattuglia dei 500.000 lavoratori che, entro l'aprile dell'anno prossimo, lasceranno il comodo - anche se poco remunerato - posto statale per mettersi in gioco come lavoratore por cuenta propria. Le sue credenziali lo hanno però favorito: si appresta ad essere uno dei parcheggiatori privati che gestiranno lo spiazzo antistante il mio residence, abitato da stranieri che pagano il parcheggio in moneta convertibile. Per Pedro, dunque, si prepara un atterraggio morbido nel mercato del lavoro che dovrà essere creato a Cuba a iniziare da questo mese, in condizioni di urgenza ed emergenza. Così vuole la actualización del «modello (economico-sociale) cubano», varata a settembre dal presidente Raúl Castro. 
    Dopo mesi di analisi e (duro) dibattito interno al partito-Stato, il Partito comunista, in sostanza il governo ha preso atto che i costi del welfare socialista (pieno impiego, mense operaie, tessera annonaria per 11 milioni di cubani, assistenza sanitaria e scuola - università compresa - gratuite, ecc.) non erano più sostenibili. Nemmeno pagando salari che - per ammissione dello stesso Raúl - non consentono di arrivare alla fine del mese (e che generano una serie di comportamenti ben poco socialisti). La decisione adottata è stata di iniziare un cambiamento di rotta - meno Stato e più privato - i cui esiti non sembrano essere ben chiari. O almeno non sono stati finora chiaramente definiti dai vertici politici. In sostanza, il governo ha deciso di tagliare mezzo milione di posti di lavoro nel settore statale, il 10% della manodopera impiegata nel settore pubblico (che controlla più dell'85% dell'economia del paese: i lavoratori del settore privato non superano i 600.000, la gran parte costituita da agricoltori che possiedono la terra lavorata).


    Cooperative e licenze
    Il piano adottato prevede di creare 200.000 posti di lavoro convertendo piccole imprese statali in cooperative gestite da ex-impiegati e altri 250.000 mediante la concessione di licenze per lavori por cuenta propria. Il quotidiano del Pc Granma ha pubblicato una lista di 178 «professioni» autorizzate per i privati, che vanno dal piccolo ristoratore - i gestori di paladar - all'idraulico, dal tassista al programmatore di matrimoni (e che comprende il «parqueador, cuidador de equipos automotores, ciclos y triciclos» in cui rientra Pedro). La quota rimanente di lavoratori «eccedenti» dovrebbe essere riorientata nel settore agricolo - definito «strategico», visto che Cuba importa quasi l'80% degli alimenti che consuma - e in quello delle costruzioni (dove sarà abolito l'egualitarismo salariale). Infine, nuovi posti di lavoro dovrebbero essere creati nei settori del turismo (con l'occhio rivolto soprattutto a futuri viaggiatori Usa), delle biotecnologie e farmaceutico. Se la prima parte del piano, prevista entro la fine di aprile dell'anno prossimo, avrà successo, si prevede che entro il 2013 circa 1.3 milioni di lavoratori oggi giudicati «in eccesso» - ovvero un lavoratore su cinque - saranno tagliati dal settore statale. 
    Se si tiene conto che attualmente i lavoratori privati registrati (esclusi gli agricoltori) sono 143.000 è possibile aver chiara la dimensione quasi titanica del cambiamento di rotta. Ma anche delle incognite che gravano sul processo messo in moto e che hanno suggerito di definirlo una «modernizzazione» e non una riforma del «modello socialista cubano». 
    La strada da percorrere infatti non è chiara: le future cooperative avranno problemi di finanziamento dalle banche (statali), di materie prime (lo Stato ha il monopolio dell'import e finora non sono stati aperti centri per grossisti) e di amministrazione (nessuno degli attuali impiegati ha idee chiare di come funzioni un mercato privato). Inoltre, parte dei lavoratori che chiederanno una licenza per un'attività in proprio, in sostanza, continueranno nello stesso lavoro che oggi fanno in nero, con l'obbligo però di pagare le tasse (dal 40 al 15% , secondo il reddito) e i contributi per il programma di sicurezza sociale, ma con la possibilità di assumere manodopera e di guadagnare secondo quanto producono. Infine, la fattibilità del progetto è collegata anche all'apertura ai finanziamenti esteri, americani inclusi e interessati soprattutto, almeno in una prima fase, al settore del turismo.
    Quello che invece è assolutamente chiaro nei programmi del vertice cubano è che le «modernizzazioni» non dovranno mettere in pericolo la natura socialista della rivoluzione, dunque nemmeno il ruolo del Partito comunista. Su questo tema, fuori di Cuba si sprecano ipotesi e analisi sulla trasformazione - o, per alcuni, la prossima fine - del fidelismo, ovvero delle scelte economiche, sociali e politiche volute da Fidel Castro, come la nazionalizzazione della quasi totalità dell'economia cubana decisa alla fine degli anni '60 del '900 e dunque una gestione estremamente verticale del potere. Come pure le previsioni di una propensione di Raúl per modelli simili al cinese o al vietnamita (mercato e monopolio politico del partito unico). Nell'isola, il tema è affrontato dalla sparuta opposizione (che usa i canali come i blog, di limitatissimo accesso per il cittadino cubano); marginalmente in qualche articolo in un paio di riviste legate alla chiesa cattolica, che in questa fase ha acquistato un maggiore peso grazie alla mediazione del cardinale Jaime Ortega per la liberazione dei prigionieri di coscienza cubani; o in discussioni che si svolgono in circoli chiusi (i cui echi arrivano in internet). Nella sezione del venerdì del Granma, come nelle iniziative della rivista Temas e pure in alcuni interventi in trasmissioni radio e televisive, si esprimo soprattutto critiche alla gestione amministrativa (economica e sociale) del potere, con attacchi alla burocrazia statale, una sorta di nomenclatura alla cubana, che ha molte delle caratteristiche di quella degli ex-paesi socialisti dell'Est europeo.


    Lo Stato da gestore a mediatore
    Per questa ragione è molto difficile trovare chi è disposto a parlare con cognizione sull'argomento. E chi accetta, lo fa solo in modo informale, ovvero chiedendo l'anonimato. Quello che appare probabile, secondo quanto mi dice un economista impegnato nella discussione del nuovo piano, è che lo Stato debba progressivamente «passare dal ruolo di gestore a quello di mediatore». «Socialismo non vuol dire statalizzazione», afferma. Dunque, prosegue, lo Stato deve rinunciare al ruolo «paternalistico» fin qui svolto a scapito di un'autonomia della società civile. «E' la prima fase di un cambiamento del modo in cui la società cubana si relaziona con lo Stato e con la politica in generale».
    Un linguaggio involuto, ma relativamente facile da tradurre. Nei 51 anni della rivoluzione, a Cuba la «proprietà sociale» si è realizzata come proprietà statale, il che ha dato vita a una centralizzazione burocratica e a una gestione politica monopolizzata dal vertice del Pc. Nei prossimi mesi, decine di migliaia di cubani dovranno invece iniziare a cercarsi un lavoro, a procurarsi (legalmente) gli strumenti per tale lavoro, pagarsi il pranzo (venendo a mancare i comedores obreros) e a tenere una piccola (dipende dal lavoro) contabilità perché dovranno iniziare a pagare le tasse. Insomma, la loro sopravvivenza e, nel migliore dei casi, mobilità sociale non sarà più affidata allo Stato o al partito, ma alla loro iniziativa. E dunque, probabilmente, si porranno il problema anche sul piano più squisitamente politico. 
    Con queste premesse è facile intuire che si apre un periodo di grande inquietudine: nei posti di lavoro sono iniziate riunioni per stabilire quale organico è il più adatto per operare con efficienza e risparmiando i costi. Efficienza e risparmio però significano qualcosa di radicalmente nuovo. Meno posti, più lavoro e responsabilità; e incertezza di come questo si tradurrà, per chi resta, in un salario maggiore. 


    Un'ambulanza e 30 lavoratori
    Un esempio concreto lo si può trarre esaminando la situazione del settore salute pubblica (che insieme all' istruzione riceve più del 40% del budget statale). Il 10 ottobre, Granma ha pubblicato le dichiarazioni di Armando Marero, responsabile di tale settore nella provincia dell'Avana (a sud della capitale, che ha una propria amministrazione ) che comprende 38 policlinici, 25 Case della madre, 19 basi di ambulanze. Alcune delle Case della madre, afferma Marero, possono ospitare da 3 a 5 pazienti ma hanno un organico di 20 persone; alcune delle basi di ambulanze ospitano un solo veicolo, ma impiegano 30 lavoratori. Di qui la necessità di «tagli e ricompattamenti» per realizzare i risparmi e l'efficienza necessari. Se si allarga la visuale a tutta l'isola, si ha la dimensione del problema. 
    Se la fattibilità della «modernizzazione» che inizia in questi giorni solleva molte incertezze, grande è invece la novità politica che ne è alla base, sia per la situazione interna all'isola, sia per le relazioni (strategiche) con gli Stati uniti. A differenza del passato, le preoccupazioni, i dubbi, il malcontento o solo il mugugno non sono più confinati entro le pareti di casa o affidate a espressioni di malumori sussurrate a qualche turista (per poi, magari, chiedergli un aiutino). Parlando con amici e conoscenti, ma anche sulla guagua - l'autobus - , il tema ricorre con frequenza quotidiana. Il livello è diverso: nell'ultima riunione organizzata dalla rivista Temas (il più noto spazio di dibattito non ortodosso) hanno parlato economisti e intellettuali; in un recente incontro con Alfredo Guevara, il noto cineasta e scrittore, un gruppo di studenti ha affrontato apertamente la questione della riforma; mentre la cosiddetta gente comune esprime soprattutto preoccupazione verso un futuro che non le è chiaro. Sindacato e Cdr (Comitati di difesa rivoluzionaria di quartiere) organizzano riunioni in tutta l'isola su come applicare la «modernizzazione». Ne parlano perfino i babalao, una sorta di prete della santeria cubana di origine africana, assai influenti nei settori più popolari. 


I COMMENTI:
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  • Era inevitabile per tentare di salvare il progetto socialista cubano di arrivare ad una cambiamento di questo tipo. Mi trovo una volta di più colpito dal grande coraggio e capacità di critica che dimostrano i vertici polici cubani. E' un peccato che in Italia ci siano sempre meno persone in grado di analizzare ed esprimere pareri liberi da preconcetti inculcati dalla sempre più libera informazione capitalista. Mi auguro solo che un breve periodo "especial" tutto italiano posso rinsavire parte di noi italiani. 25-10-2010 22:04 - stefano
  • Il commento di Francesco è quello che più descrive la realtà delle cose. Il capitalismo non è per niente in salute, sebbene sia stato adottato dalla maggioranza degli stati mondiali. La corruzione, l'imperialismo ed il razzismo nei confronti di chi ha meno soldi, sono le contraddizioni che genera questo sistema economico. Se guardiamo Cuba com'era prima della rivoluzione, possiamo dire che il socialismo cubano non ha fallito. Tutti oggi hanno un lavoro, una casa ed un alto tasso d'istruzione. La cosa che più dispiace leggendo gli articoli di giornale su Cuba, è la coesione capitalista di tutti i media e politici vari. Non fanno altro che buttare fango e biasimare il modello sociale di quel paese. Sia gli USA sia i loro servi alleati della NATO hanno posto questo paese ad un embargo di merci senza precedenti. Ciononostante, questo paese continua a vivere bene, anche senza l'aiuto dell'URSS. Auspico che Cuba rinunci alle proprie riforme distruttive, e che continui ad essere un esempio di stato sociale equo e solidale. 25-10-2010 21:53 - Marx
  • A leggere il Manifesto viene il dubbio (legittimo!) che il capitalismo sia in crisi. Invece come giudicare questa specie di "contorsione" del tanto (solo da VOI e da GIANNI MINA') decantato modello socialista cubano ??? O è ancora una volta e di più colpa dell' odiato impero yankee se la patria di Fidel è allo sfacelo + totale? COMPAGNI, la dura realtà VINCE SEMPRE SULL' IDEOLOGIA e questa non ne è che l' ennisima prova (per altro molto dolorosa x voi...). 25-10-2010 20:03 - Fabio Vivian
  • Non è fallito il socialismo, ma il "socialismo in un solo Stato", come l'Unione Sovietica. Non si può sperare purtroppo in un'economia pianificata se a 2 passi ci sono gli USA a boicottarti, ad importi un embargo e a spendere più soldi per organizzare complotti e cospirazioni contro di te che non per dare lavoro e sanità alla gente. Che sia ciaro che anche il capitalismo ha fallito, sempre e in maniere catastrofiche quindi è inutile che facciamo i professorini. L'apertura al mercato attualmente vuol dire solo togliersi la responsabilità e l'obbligo paternalista di dosso che è impossibile da sostenere in queste condizioni. Il perchè è semplice, un povero privato non si può lamentare con nessuno ed è abbandonato a se stesso, non può dare la colpa a nessuno (l'individualismo nel bene e nel male) e non sarà strumentalizzabile. Si è cercato di dare la risposta alla domanda: Perchè i poveri e i disagiati di Cuba possono dire che è colpa del sistema e della statalizzazione mentre quelli del resto del mondo sono solo dei falliti non realizzatisi? E allora buona fortuna a loro nell'ingresso nello spregievole mercato imperialista, squilibrato, malthusiano e corrotto. E alla gente che qui miseramente esulta per una prseunta sconfitta dell'avversario rosso dico solo di guardarsi meglio intorno e leggere le situazioni all'interno del più grande contesto globalizzato. 25-10-2010 18:32 - Francesco
  • dove stavano enzo e alberto negli ultimi 50 anni? Sulla Sierra Morena a combattere contr il bieco Fidel? no, stavano in Italia a magnasse na cofana de bbucatini all'amatriciana, come tutti gli altri antistalinisti italiani dell'ultim'ora ( epure quelli della prima, per la verità...). Imbecilli e vigliacchi, non valete manco uno sputo. 25-10-2010 16:30 - dario gasparini
  • Il cambiamento della rivoluzione. Più che un cambiamento a me sembra il canto del cigno. L' ennesimo fallimento della centralizzazione, di sovietica memoria. Rimane da chiedersi come mai a distanza di venti anni, Cuba capisce che il sistema fallimentare sovietico non funziona più. Accorgersene prima sembrava brutto? Bisognava arrivare alla fame diffusa, allo sfacelo della sanità cubana (una delle poche cose più o meno che funzionava), alla fuga in massa dei cervelli, negli ultimi 20 anni. Bisognava arrivare ad una corruzione incredibile, l' arte del invento cubano, che per sopra vivere, il cubano, si è inventato una economia parallela, fatta appunto di furti e corruzione a tutti i livelli- la così detta "meccanica cubana"-. Ma quando, da anni la gente gridava, queste cose, i soliti difensori con la pancia piena della rivoluzione, Minà a capo, dicevano che erano tutte menzogne, terrorismo mediatico. Ora cosa diranno che è il socialismo che si rinnova, la comica finale. La situazione talmente marciscente, sta portando in un paese del terzo mondo, il popolo delle partite IVA, licenziamenti di massa senza un sindacato che difende il lavoratore, senza una libera stampa cubana che racconta veramente come andranno le cose. Un sistema bancario inesistente, incapace anche per le leggi cubane, di concedere crediti, fidi ai nuovi "imprenditori". Sarà interessante capire come un taxita potrà comprarsi un auto per lavorare, pagare la benzina 1,10 dollari al litro. Cuba non è solo Havana o Varadero con i suoi turisti, far funzionare un economia, ci vogliono anche consumi interni. Ma se come si fa a fare consumo se la paga è di 12 dollari al mese? Ma si; è la rivoluzione socialista che si rinnova, tanto un intero popolo fa da cavia, riempiendo la bocca ai nostri castristi con la pancia piena. Si attendono sviluppi. 25-10-2010 15:04 - alberto Mareschi
  • Fidel Castro pochi giorni fà ha dichiarato il fallimento del sistema comunista nella sua meravigliosa Cuba.Questo grande difensore della democrazia se n'è accorto presto-ma dov'era in nquesti 50 anni?sulla luna?Vorrei sapere ora cosa diranno i nostri grandi compagni:Diliberto,Bertinotti,Pecoraro,ecc.DIMENTICAVO GIANNI MINA' e MARADONA.Poveracci. 25-10-2010 13:59 - enzo
  • el nuevo sistema tributario è uscito sul granma il 22 otttobre e non es facil ci sono imposte tasse (seguridad social y tasa de ingreso per el trabajador por cuenta propria)le imposte sono elevate e come si è detto bisognerà vedere il costo della materia prima e come le banche agiranno...CUBA è un eccellenza nella ricerca medica come nello studio delle nanotecnologie considerato el bloqueo e il sistema che non remunera adeguatamente studenti e ricercatori.è un inizio...lasciare una occupazione per un altra lontano da casa è un disagio notevole. 25-10-2010 12:58 - guerrino
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