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Militant A *
Italiano honoris causa
«Tu sei più italiano di me, sei italiano honoris causa» dice Ulderico Pesce a Florìn, il rom romeno che ho portato con me a Teano, nella quattro giorni dedicata all’Altra Italia. Siamo all’auditorium, la platea è piena, Florìn è appena sceso dal palco ed è chiaramente emozionato. C’è Sergio Staino che fa le vignette in diretta, Paolo Hendel che parla dei continenti che si incontreranno tra cento milioni di anni, la musica dei Tete de Bois, di Teresa de Sio, i racconti di Francesco Di Giacomo e Peppe Barra. E ci siamo io e il mio amico Rom. L’ho prelevato il pomeriggio dalla sua abitazione a Metropoliz, la città meticcia di via Prenestina, e ci siamo lanciati sull’autostrada in questa trasferta nella storia italiana. Durante il viaggio ci mettiamo d’accordo sulla serata. Io faccio tre canzoni poi presento lui che parlerà della sua esperienza di Rom in Italia. Pochi minuti. Come è stato accolto, cosa si aspetta. Gli spiego perché Teano, dell’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, del famoso obbedisco. «Conosci Garibaldi?». «No», risponde un po’ imbarazzato. Mi spiega però che conosce tutto il mercato del riciclo. È un esperto, un professionista del ramo. Con la bicicletta si batte le strade di Roma e scruta nei secchioni, ha l’occhio lungo, sa dove estrarre i metalli preziosi, qual è il prezzo alla borsa valori. Il ferro fa 14 centesimi al chilo. Il rame è più leggero e pregiato, vale 4 euro e 20 centesimi, e bisogno pulirlo tutto. Il piombo lo trovi nei tubi della vasca e vale 70 centesimi. L’ottone 2 euro e 50 centesimi. E così via per l’alluminio, l’acciaio, lo stagno. Mi dice che si è sempre rifiutato di stare al semaforo a chiedere l’elemosina, lo considera una vergogna. È andato a scuola fino a 10 anni, a 11 ha iniziato a fare il macellaio, a 13 il saldatore.
Quando in Romania non c’era più lavoro se n’è andato per anni in Turchia. Nel 2005 l’arrivo a Roma. Dicevano che si guadagnava anche 100 euro al giorno. Per questo è venuto. Ma vatti a fidare. Ha trovato una vita di persecuzioni e miseria. Ha pagato 300 euro per un piccolo spazio in un campo spontaneo in via Appia, una casetta di legno in mezzo ad altre 500 persone e ai topi. «Orribile», dice. Dopo sei mesi il primo sgombero, poi notti per strada con la moglie, i bambini, i fratelli, i cognati. «Noi ci muoviamo con tutta la famiglia, i rom non possono stare senza la famiglia». Una vita che farebbe diventare pazzo qualsiasi italiano dopo due giorni. Loro sempre col sorriso. Una forza interiore che gli arriva da una cultura millenaria. Ha costruito casette a via Cristoforo Colombo, a Eur Magliana, nel bordo del Tevere, a villa Gordiani, al Casilino. Fino all’incontro con gli occupanti di Metropoliz. Lì ha trovato dignità e stabilità. I figli vanno a scuola da due anni all’Iqbal Masih (guarda il videoclip di Militant A nella scuola Iqbal Masih) e vorrebbero restare a vivere qui, si sentono italiani.
Sono loro che gli hanno insegnato a parlare italiano. Quando è il suo momento di salire sul palco prende il microfono, ma si emoziona e non riesce a dire quasi niente. Però si capisce tutto quello che c’è dietro e la platea gli tributa un emozionato applauso. Sulla strada del ritorno mi dice che gli spiace, non è riuscito a dire cosa vorrebbe per i suoi figli. Cosa vorresti per loro Florìn? «Che Mariana diventi una maestra e Nicolae un avvocato». Bisogna avere fiducia nell’avvenire.* voce degli "Assalti frontali"
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Se fossero vivi Gaber e fabrizio.... 26-10-2010 12:31 - gaber