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FUORIPAGINA
29/10/2010
  •   |   Alberto Piccinini
    Da Virginia Woolf al "Sanbittèr"

    Il fiore indonesiano chiamato bunga bunga

    Bunga bunga risulta già la parola più cliccata su Internet. Questo almeno afferma il Web stesso, la prova del bizzarro blob virale che ormai ci avvolge tutti e domina i meccanismi della cultura pop del pianeta. Risciacquato in Rete, riconnesso secondo gli algoritmi di Google, il gergo da terrificante barzelletta anni '50 del Premier (ex) playboy è in grado non solo di sopravvivere alla sua data di scadenza, ma pure di produrre parecchi inaspettati cortocircuiti. 
    Il più stravagante è quello che vuole l'espressione «bunga bunga» legata a uno scherzo intentato nel febbraio del 1910 da un gruppo di scapestrati artisti londinesi (Virginia Woolf, Sarah Bernhardt e altri di Bloomsbury) alla Marina Inglese. Andarono truccati alla bisogna al varo di una supercorazzata in un porto del Dorset e riuscirono a visitarla con tutti gli onori, accolti dall'Ammiraglio e dalla banda, facendosi passare per il re d'Abissinia e la sua corte, traduttori compresi. Ogni volta che veniva mostrata qualche meraviglia della nave, il "re d'Abissinia" esclamava: «Bunga Bunga!». Su Google Bunga Bunga è un fiore thailandese, una grande rivendita di fiori on line, una mezza dozzina di canzoni indonesiane («bunga», dice google, vuol dire «interessa»). Unga bunga bunga è il titolo di un rap di Flavor Flav, cantante del gruppo hip-hop Public Enemy, da qualche tempo in disgrazia per certe battute antisemite. L'espressione - spiega ancora un dizionario di slang Usa - riporta allo stupro di gruppo, al sesso cavernicolo, ma anche alla marijuana. «Posso fumare un po' di unga bunga?». 
    Domina su tutto la barzelletta dell'unga bunga, presente in decine di versioni, raccontata persino - come raccontava ieri
    Repubblica - da Noemi Letizia quand'era il suo momento, con gran divertimento degli astanti. 
    Cosa c'entri Gheddafi però non è chiaro per nessuno. Probabilmente ha a che fare con la traduzione nello stile dell'umorismo brianzolo della vecchia barzelletta che non fa nemmeno troppo ridere. Insomma, bongo bongo, bingo bongo o qualcosa del genere. Non è chiaro neppure se gli autori del pezzo su
    Repubblica fossero coscienti di quel che stavano per scatenare. Secondo la leggenda Piero Colaprico, romanziere noir, aveva già inventato «tangentopoli». Aver diffuso anche bunga bunga, e cioè il buco nero dove potrebbero cascare per sempre anche gli ultimi lifting verbali del Cavaliere, è un'impresa di cui forse gli verrà reso merito nei libri di storia futura. Forse.
    Non sarà sfuggita agli osservatori nemmeno l'evocazione della scena nella piscina coperta con la povera Ruby (qui a metà tra la piccola fiammiferaia e le centoventi giornate di sodoma) che serve un Sanbittèr al Cavaliere. Lei è l'unica vestita. Il Sanbitter evoca antichi fasti degli anni '80, laddove tutto ebbe inizio. Nello spot passato migliaia di volte su Mediaset, un playboy francese con l'accento da barzelletta convinceva una bella ragazza incontrata per caso al bar che c'est plus facile. «Sanbitter, c'est plus facile». Firmava l'agenzia Armando Testa. Era il tempo di Craxi e dell'impazzimento generale: in tempi senza Internet divenne pure quello un tormentone pazzesco, particolarmente evocativo del clima e di un'epoca senza spenderci su troppe parole. Di quell'epoca, ci sono rimasti soltanto gli spettri. In attesa di un buon Ghostbuster, magari.


I COMMENTI:
  • E' incredibile (ma neanche poi tanto) come questi termini vengano introdotti per, secondo me, far si che l'attenzione della gente sia distratta, appunto, dal bungabunga per non notare tutto lo schifo che sta accadendo intorno. 29-10-2010 22:18 - Massimo
  • Ma io a questo punto mi chiedo se il primo ministro se le cerca, oppure...le crea.
    No, perché quanto è avvenuto è un atto alla luce del sole scevro da accorgimenti dissimulativi, maschere camaleontiche o orpelli mimetici ne vi sono intermediari o faccendieri, se ciò non bastasse vi sono anche le testimonianze del diretto interessato che asseconda e rilancia addirittura ci scherza su..dice "si, sono stato io e allora..."
    E se questo non fosse un brodino caldo preparato per affogarci qualcuno...
    Compresa la democrazia s'intende.... 29-10-2010 21:07 - Astaroth0086
  • L' ometto con l' asfalto in testa è oramai andato, finito e bollito!!! Il fatto stesso che ami circondarsi di "personaggi" totalmente fulminati ed inverosimili alla Lele Mora ed alla Fede ne è la migliore prova... Detto ciò, l' armata brancaleone del centro-sinistra ha davanti a sè due strade alternative:
    1) Ccontinuare col solito sterile anti-berlusconismo alla DiPietro (che però grazie a ciò campa e prospera, raccogliendo e "rubacchiandovi" solo i voti dai più esasperati ed esagitati nella vostra stessa area politica);
    2) Diventare finalmente forze politiche laiche ed adulte, smettandola una volta x tutte con i vostri attuali isterismi e concentrandosi finalmente su idee, programmi e proposte concrete e realizzabili x migliorare il paese.
    Se andrete avanti come al punto 1) state tranquilli che lo pscico-nano salirà al Quirinale (dove finalmente potrà organizzare dei bei festini coinvolgendo anche i corazzieri). Se, invece, finalmente rimuoverete l' inutile ossessione verso il Cav. dai vostri cervelli, allora tranquilli: avrete ottime chances di vincere le prossime elezioni ... 29-10-2010 20:43 - Fabio Vivian
  • è chiaro che parliamo di una persona malata, circondata da cortigiani che non hanno la forza (e il desiderio) di "curarlo". Ha creato un sultanato e diventerà la sua prigione, il suo bunker, perchè fuori - non credo tra molto - lo aspetteranno con tante monetine in mano.... 29-10-2010 19:20 - Mario
  • Noi si, caro Beppe,per fortuna siamo cresciuti(?). Berlusca Bunga Bunga, no. Ma lui ci ha i danèè! 29-10-2010 18:43 - Maria Francesca
  • A questa attenta analisi filologica vorrei sommessamente aggiungere alcune osservazioni che possono meglio contestualizzare il contesto culturale di formazione del presidente del consiglio italiano. Ricordo, in anni lontani, che ancora con i calzoni corti, dopo i compiti e prima della partiella in parrocchia, ci raccontavamo barzellette evocative del sesso cercando una via di uscita dalla cappa censoria che la scuola e la parrocchia ci imponevano. E BUnga Bunga si accompagnava lieta con Bingo Bongo accompagnato spesso dalla rima baciata nel c. te lo pongo. Erano gli anni 60, eravamo ragazzini che cercavano di crescere nella provincia italiana. Poi, noi, per fortuna siamo cresciuti 29-10-2010 10:41 - Beppe
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