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Silvio Messinetti
Calabria, eppur si muove
È passato giusto un anno dalla grande manifestazione dei 40mila di Amantea. E pochi giorni dalla pubblicazione delle prime analisi dell'Arpacal che disvelano, purtroppo ancora parzialmente, la mappa di devastazione ambientale tracciata nella valle del fiume Oliva. Di tutta risposta, e non per un rituale anniversario di una festa che non c'è, i comitati, le associazioni, i collettivi e i singoli cittadini, provenienti da tutto il territorio calabrese, convergeranno oggi su Crotone. In nome della difesa del territorio e dei beni comuni di un'intera regione. Contro i veleni di Stato.
La mobilitazione
Lui la conosceva bene la strada dove era sita l'area industriale di Crotone. Per la messa in sicurezza di quest'arteria maledetta, crocevia di morte e dolore, aveva speso tutta la sua vita. Tanto da morirci, colto da un infarto su un palco, mentre perorava la sua giusta causa. Franco Nisticò, già presidente del Comitato per la Statale 106, se fosse stato ancora fra noi, avrebbe condiviso la lotta contro la barbarie ambientale della sua Calabria. In suo nome, e nel suo ricordo, è nata la Rete per la difesa del territorio (Rdt) che organizza questa giornata di mobilitazione, articolata in due momenti. Un sit-in con microfono aperto davanti l'ex polo industriale in mattinata, un'assemblea plenaria, nei locali del Dopolavoro ferroviario, per confrontarsi e darsi percorsi e tempi comuni per affrontare le vertenze ambientali, nel pomeriggio.
Perché a Crotone
Il territorio della provincia pitagorica registra una situazione ambientale pesantissima. Dalle fabbriche chimiche allo smaltimento dei rifiuti, dagli impianti di estrazione di metano e sale agli inceneritori e alle biomasse, dal business mafioso dell'eolico alla centrale turbogas di Scandale (il manifesto del 5 gennaio), si concentra un altissimo numero di fattori inquinanti e pericolosi. A partire, naturalmente, dalla monnezza.
Le discariche in località Columbra, di proprietà del Gruppo Vrenna, due per rifiuti solidi urbani e altrettante per lo smaltimento di rifiuti speciali; l'inceneritore di rifiuti ospedalieri in località Passovecchio, anch'esso di proprietà del Gruppo Vrenna; il selezionatore di rifiuti solidi urbani di contrada Ponticelli, gestito dalla multinazionale francese Veolia (il manifesto del 26 agosto). Oltre a questo elenco di impianti attivi, è in corso il tentativo di realizzare impianti di smaltimento a Cutro, a Petilia Policastro e nella contrada Giammiglione del capoluogo. Come se non bastasse, è da poco iniziato l'iter amministrativo che porterà alla costruzione di una discarica di amianto a Scandale.
La bonifica che non c'è
Crotone è caratterizzata da gravi problemi di inquinamento di suolo, aria e mare. Numerosi sono, infatti, i siti inquinati: l'ex area industriale, di proprietà dell'Eni e la cui bonifica non è ancora arrivata, e chissà quando arriverà; il porto commerciale e tutto lo specchio di mare a ridosso delle vecchie fabbriche, con indicatori di inquinamento da metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio, zinco, manganese, arsenico, fosforo, vanadio) anche cento volte superiori a quelli consentiti dalla legge; l'ex discarica comunale, ancora non bonificata, ed ubicata in pieno centro abitato nel quartiere Tufolo. E poi i famigerati 24 siti, costruiti con i materiali di risulta di Pertusola Sud e sequestrati dalla magistratura, tra cui due scuole pubbliche - la Primaria "San Francesco" e l'Istituto tecnico "Lucifero"- e due quartieri popolari - i rioni Lampanaro e Margherita.
Lo sfruttamento energetico
A questo va aggiunta la presenza stabile di impianti per lo sfruttamento energetico del territorio: tre piattaforme e numerosi pozzi per l'estrazione del gas metano, di proprietà Eni (quasi il 20% del fabbisogno nazionale di gas metano è estratto a Crotone) che provocano il fenomeno della subsidenza vale a dire lo sprofondamento ed erosione del territorio nonché enormi danni alla flora e alla fauna marina; tre centrali alimentate a biomasse a Crotone, Strongoli e Cutro; un impianto di estrazione del sale a Belvedere Spinello, i cui rifiuti pericolosi vengono reimmessi nel sottosuolo.
E, infine, l'energia del vento, la nuova frontiera degli affari di 'ndrangheta. A Melissa, Strongoli, Cirò, Cutro e, soprattutto, a Isola Capo Rizzuto, nella terra - e letteralmente nei terreni - degli Arena, decine di pale eoliche sono state costruite senza tener conto dell'impatto ambientale e a tutto vantaggio delle cosche.
Le rivendicazioni
Alla luce di questa ecatombe ambientale, gli attivisti della Rdt chiedono che il conto a Crotone lo paghi l'Eni, il colosso dell'energia a partecipazione statale, primo responsabile dell'inquinamento da produzione chimica. E si tratta di un conto salato: il danno ambientale, stimato da una perizia commissionata dal ministero dell'Ambiente, ammonta a 1.920 milioni di euro che, sommati alla richiesta di risarcimento della regione Calabria, fa un totale di 2.720 milioni. La Rdt chiede che sia, dunque, l'Eni a pagare i lavori della bonifica dei siti indebitamente inquinati, garantendo la copertura economica a tutti gli interventi tecnicamente indispensabili al risanamento della terra, dell'aria e dell'acqua.
Partendo dal "caso Crotone", si confronteranno tutte le vertenze ambientali in Calabria. Contro quella miscela di 'ndrangheta, massoneria e politica connivente che, in ossequio al neoliberismo sfrenato, ha devastato il territorio calabrese in questi anni. Sfileranno i comitati di Amantea sulle "navi dei veleni" e l'inquinamento della valle dell'Oliva, il movimento No Ponte, i gruppi per la bonifica della Sibaritide, i collettivi che si battono contro la centrale Enel nella valle del Mercure e contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Rossano (il manifesto 13 giugno). E, ancora, risuonerà l'eco della lotta contro il termovalorizzatore di Gioia Tauro, per la tutela della costa dei Gelsomini, contro la megadiscarica di Castrolibero, contro l'elettrodotto di Montalto, per ricordare la tragedia operaia e ambientale della Marlane-Marzotto di Praia a Mare. È lo spirito di Teano, quello che animerà la giornata di oggi. Quello dell'Altra Calabria che dal basso prova ad invertire la rotta.
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http://piemonte.indymedia.org/article/11741
ERG - Priolo: Vincenzo Roppo scrive a Deloitte.
Come si dice in avvocatese quando una società è nella bratta fino al collo per crimini ambientali però non è bene darlo ad intendere ai revisori che te ne chiedono conto?
Se vi girano i coglioni perchè siete moralisti e credete ancora all’uguaglianza, alla giustizia e ad altre cretinerie del genere siete pregati di non leggete questa lettera.
Dopo aver relazionato alla società di revisione Reconta Ernst & Young Spa (il 22 dicembre 2010 sulle potenziali passività di Syndial Gruppo ENI relativamente al disastro ambientale del sito industriale di Avenza-MS) ora il Prof. Avv. Vincenzo Roppo (Studio Legale Roppo & Canepa) scrive alla società di revisione Deloitte & Touche - e per conoscenza al quartier generale di ERG Spa - in ordine agli scempi ambientali cagionati a Priolo Gargallo (Sicilia) dal Gruppo di Riccardo Garrone.
Scrive l’esimio Prof. Avv. Vincenzo Roppo l’ 8 febbraio 2011:
“Oggetto: Bilancio al 31 dicembre 2010. Egregi Signori, su cortese richiesta di Erg Spa, provvedo a comunicarvi le seguenti informazioni. Il mio studio no segue controversie giudiziali di cui sia parte ERG Spa o altra società del gruppo, né sono a conoscenza di controversie di imminente inizio nei confronti di tali soggetti. Nel corso dell’anno 2009, tuttavia, ho reso due pareri in favore di Erg Raffinerie Mediterranee Spa (“ErgMed”) in merito a problematiche giuridiche concernenti il sito industriale di Priolo Gargallo oggi di proprietà di ISAB Srl (controllata al 51% da ERGMed). Il primo dei predetti pareri (reso in data 25 marzo 2009) ha riguardato le possibili responsabilità di ERGMed - in allora proprietaria del sito - per la bonifica dello stesso ed il risarcimento dell’inerente danno ambientale, essendo il medesimo caratterizzato da criticità ambientali, che hanno tra l’altro dato corso a un complesso contenzioso amministrativo. Il secondo parere (reso in data 11 dicembre 2009) invece, ha riguardato i rapporti tra ERGMed e Lukoil Europe Holding BV (azionista di minoranza di ISAB), ENI (che ha incorporato Agip Petroli, dante causa di ERG Raffinerie Mediterranee nella proprietà del sito poi trasferito a ISAB) e il Ministero dell’Ambiente con riferimento alla ripartizione della responsabilità ambientale per l’inquinamento del sito. ERGMed e ISAB infatti, potrebbero essere chiamate a rispondere in parte e se del caso solidalmente nei confronti del Ministero dell’Ambiente degli oneri di bonifica e del risarcimento dei danni ambientali dipendenti dall’inquinamento del sito. Inoltre, le passività eventualmente sostenute a questo riguardo chiamerebbero in gioco sia le dichiarazioni e garanzie rese da Agip Petroli a ERGMed al momento dell’acquisto del sito, sia le dichiarazioni e garanzie rese da ERGMed a Lukoil Europe Holding in relazione al trasferimento a quest’ultima di una quota di capitale di ISAB. Nel secondo parere, pertanto, l’interazione di tutti questi profili è stata oggetto di valutazione, muovendo anche da un’ipotesi di accordo transattivo che il Ministero dell’Ambiente aveva ventilato. Infine, nel corso dell’anno 2010, mi è stato chiesto di comunicare a ERGMed una quotazione di compenso con riferimento all’attività di assistenza che avrebbe potuto essermi richiesta in relazione alla eventuale negoziazione di una possibile soluzione conciliativa con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda; quotazione che ho comunicato senza che vi sia però stato sino ad oggi un seguito. In ogni caso maggiori informazioni su tutto quanto sopra possono ovviamente essere rinvenute tramite la lettura dei pareri che ho citato, mentre la natura pareristica dell’attività da me svolta e il limitato numero di informazioni che ho conseguentemente esaminato, non mi consentono di fornire indicazioni circa la consistenza del rischio di ERGMed di andare incontro ad effettive passività in relazione alle problematiche quì evidenziate e tanto meno di ipotizzare una quantificazione economica dei possibili pregiudizi, considerato anche che la questione si pone nell’ambito di un quadro normativo e fattuale estremamente complesso. Per quanto occorrer possa, aggiungo, poi, che i miei onorari per l’attività sin qui svolta sono stati integralmente pagati. Restando in ogni caso a disposizione per eventuali chiarimenti, invio i miei migliori saluti. Prof. Avv. Vincenzo Roppo.“
Gli onorari al Prof. Roppo son stati integralmente pagati. Questa è una buona notizia. Ben per lui.
Invece gli ingentissimi danni causati da ERG, ENI e le altre industrie petrolkiller a tutti i siciliani, all’ambiente, all’ecosistema, a tutti gli italiani… quando lo saranno?
Garrone pensa di lavarsi la coscienza con 90 milioni di euro. Posto che non esiste risarcimento al mondo che possa ripagare i crimini e gli scempi perpetrati per oltre mezzo secolo a Priolo Gargallo, ci dica Egreggio Professore (petrolchimicamente parlando) i siciliani quando saranno “integralmente” pagati?
Si quando? Almeno saperlo.
Chiediamo t-roppo?
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Doc. pdf: "Lettera_Roppo_ERG_Deloitte_Priolo_Gargallo"
http://piemonte.indymedia.org/attachments/feb2011/lettera_roppo_erg_priolo_gargallo.pdf
Doc. pdf: "Parere_Roppo_ERG_Priolo_Gargallo"
http://piemonte.indymedia.org/attachments/feb2011/parere_roppo_erg_priolo_gargallo_nov_09.pdf 19-02-2011 10:11 - INeuropa
http://piemonte.indymedia.org/article/10521
ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della nostra storia.
Pronto per l’ENI un decreto “ad personam” ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).
Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior “made in Italy”. Made in Italy criminale” targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.
Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera “ad personam” e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).
- “Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l'E.N.I. Spa per disastro ambientale”.
http://piemonte.indymedia.org/article/5590
Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.
Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.
La società energetica si sta confezionando all’uopo un “Protocollo transattivo” che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.
Il documento chiave del dossier titola:
“Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres”.
Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).
Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell’’arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..
Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).
Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..
Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo - Coemi e Finche - hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.
Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: “il mercato punisce sempre chi sbaglia … l'ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato”. (ma non sosteneva che “il mercato non esiste”? boh …)
Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).
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Link più o meno correlati:
Doc. pdf: "Protocollo_intesa_ENI_Minambiente"
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/protocollo_intesa_eni_matt_2010.pdf
- Video di Giulio Sapelli all’ENI Corporate University
http://it.tinypic.com/r/qp13ir/7
http://it.tinypic.com/r/23sya8l/7
- “L’Italia diffida l’Eni a pagare subito 2 miliardi di euro”
http://piemonte.indymedia.org/article/9593
- “Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
- “ENI, "codice etico" e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
- “Tangenti in NIGERIA: eccome come l'ENI pagava!”
http://piemonte.indymedia.org/article/5988
- “Altro casino abientale dell'ENI: Syndial AVENZA (MS)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5958
- “L'ENI avvelena il Kazakistan”
http://piemonte.indymedia.org/article/10372
- “Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10392
- “ENI fuori controllo: “fomentiamo la rivoluzione in Iran”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10468
- “Lodo TAV – Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI”
http://piemonte.indymedia.org/article/6152
- “AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)”
http://piemonte.indymedia.org/article/6131
- “Porto Torres al Ministero: "Toglieteci l'ENI dai coglioni"
http://piemonte.indymedia.org/article/2046
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
- “Enichem Porto Marghera”
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php
- “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie”.
http://piemonte.indymedia.org/article/9715 04-11-2010 12:32 - INeuropa