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Michele Giorgio
Tea party (anti-obama) in salsa israeliana
Il deputato Danny Danon, l’ex parlamentare Michael Kleiner e altri esponenti del Likud, il partito del premier Benyamin Netanyahu, si vedranno domani sera alla Zionist Organization of America House di Tel Aviv per dare forma concreta a quella specie di «tea party» che sta fiorendo tra i ranghi della principale formazione della destra israeliana. Un partito nel partito simile a quello nato fra i repubblicani americani. Non mancherà all’appuntamento la «Sarah Palin d’Israele», la signora Sara Tiktinsky che, in perfetta sintonia con amici e compagni d’oltreoceano, da mesi passa il tempo ad inveire contro Barack Obama e le sue politiche. «Dici anche tu no ad Obama» è lo striscione che domina nella sala destinata ad ospitare la nascita ufficiale del movimento. E a urlare «no» ad Obama domani sera ci sarà anche il deputato druso Ayoub Kara, garante da anni della partecipazione araba al Likud.
L’obiettivo del «tea party» in salsa israeliana è quello di contrastare ogni «concessione» sul fronte dei negoziati con i palestinesi, in particolare qualsiasi ipotesi di proroga della limitata moratoria sulle nuove costruzioni nelle colonie ebraiche dei Territori occupati che il governo Netanyahu ha applicato per dieci mesi fino allo scorso 26 settembre. L’Amministrazione Usa vuole un rinnovo della «sospensione» per mettere in moto le trattative israelo-palestinesi e Danon, Kleiner e Tiktinsky temono che il premier, pur essendo un accanito fautore della colonizzazione, ceda alle pressioni di Obama. In realtà il presidente americano dopo un iniziale sostegno allo stop all’edilizia israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, ha poi ingranato la retromarcia e, in vista del voto di midterm, ha fatto sapere che la sua Amministrazione guarda con favore alla richiesta di Netanyahu di un riconoscimento palestinese di Israele come «Stato ebraico» (in cambio di una estensione della moratoria sulle nuove costruzioni).
Ma ciò non basta alla destra israeliana che domani lancerà un deciso monito contro le ripetute indiscrezioni stando alle quali Netanyahu starebbe meditando di varare un'ulteriore moratoria parziale nelle colonie della Cisgiordania, pare per altri tre mesi. I negoziati ripartiti, tra le scetticismo generale, meno di due mesi fa, sono ancora al palo, le prospettive di un successo sono nulle ma il «tea party» israeliano sarà comunque l'incubatrice di una più vasta lobby di sabotatori delle trattative, in Israele e, possiamo scommetterci, anche nel Congresso Usa.
- Quello che non hanno capito in Israele, così come nel resto del mondo (paesi arabi compresi), è che la destra è uguale dappertutto. I valori che questo movimento conservatore porta con se sono sempre gli stessi: clericalismo, forte sostegno al capitalismo, nazionalismo e spesso e volentieri anche razzismo. Sono queste le componenti che portarono alla nascita del fascismo prima, e del nazismo poi. Questi valori hanno costituito anche le fondamenta dei regimi di estrema destra nell'America Latina, per esempio in Argentina, Cile ecc. Sia gli Usa sia gli ebrei furono vittime di questo modo di pensare durante la seconda guerra mondiale. Avrebbero dovuto imparare la lezione, provando magari ad impedire la formazione di questi pericolosissimi movimenti. Invece loro non l'hanno fatto, ed anzi hanno appoggiato i peggiori fascisti del dopoguerra in Argentina e in Cile, con lo zampino dell'Opus Dei. Soprattutto cli Usa sono molto lontani dalla cultura di F.K.Roosevelt, il quale era molto amico dei governi comunisti. Gli ebrei devono ritrovare i valori del dopoguerra, quelli dell'antifascismo e dell'anticapitalismo. Il problema con i palestinesi può essere risolto pacificamente, basta volerlo. 31-10-2010 11:10 - Marx
- Ipocrisia sionista: shalom=guerra. 31-10-2010 06:07 - Torquemada
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