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Un "manifesto costumista"?
Riceviamo, da un folto gruppo di militanti della "distratta e confusa" sinistra italiana, una lettera aperta estremamente critica nei nostri confronti, che parla della nostra crisi e avanza anche la proposta di un cambio di direzione del giornale. Ecco il testo:
Con la seguente lettera aperta un gruppo di sottoscrittori intende accendere una discussione che, partendo dalla critica alla recente linea editoriale del quotidiano "comunista", si estenda a tutta la sinistra italiana che, sebbene distratta e confusa, risulta sempre più necessaria e imprescindibile.
"Per un Manifesto comunista contro un Manifesto costumista"
Con un editoriale Gabriele Polo, direttore editoriale del Manifesto, apre l’ennesima sottoscrizione chiedendo ai lettori di salvare ancora una volta il giornale. Il giornale sta per chiudere, ci dice, per due ragioni. La prima consiste nelle modifiche ai finanziamenti pubblici, la seconda nell’inarrestabile emorragia di copie. A questo proposito Polo si limita a riportare, con molta vaghezza, alcune responsabilità, tra le quali una certa “pigrizia” editoriale. Tace sul fatto che questa flessione di vendite si è aggravata con il suo mandato da direttore. Peraltro negli ultimi anni il giornale ha conosciuto una vera depressione, ha perso firme storiche che hanno preferito andare via piuttosto che assistere al proprio suicidio professionale, ritrovandosi ad essere un foglio senza identità, una copia dell’edizione precedente di Repubblica con qualche tocco di uno stanco sentirsi di sinistra. Pochi i reportage, confusa la linea politica, inesistente la linea editoriale. Si è simpatizzato per la Bonino, non si è approfondito il malessere operaio espresso all’indirizzo della Fiom. Con l’arrivo di Norma Rangeri sono state cavalcate infine chine giustizialiste estremamente semplicistiche e sicuramente poco in accordo con la testatina “quotidiano comunista”, che pure si è scelto di mantenere. Il giornale ha perso la sua anima. E’diventato, in breve, irriconoscibile.
Per tutti questi motivi l’ennesimo ricorso ai soldi dei lettori appare ingiustificabile, senza contare che, per “pigrizia”, non si fa nemmeno lo sforzo di chiarire le responsabilità, dare i contorni di un progetto, indicare la linea editoriale che si vuole sposare e il tipo di informazione che si intende dare. E, soprattutto, non si dice nemmeno come sono stati spesi i tanti soldi raccolti nelle precedenti campagne. Abbiamo letto lettere di operai che mandavano denaro rinunciando alle proprie ferie pur di salvare il Manifesto e la sua capacità di creare identità. Il giornale, intanto, non lesinava sulle spese per inviare agli imperdibili festival cinematografici non meno di tre redattori (al prezzo di un giornalista pagato in nero per un anno).
Dunque o cambia tutto o è meglio che si chiude. Se i lettori devono salvare ancora una volta il giornale allora è ad essi che bisogna rendere conto. Se i lettori sono i veri editori del Manifesto allora è a loro che deve essere data la possibilità di scegliere il proprio direttore come nella prassi organizzativa di qualsiasi giornale. Ed il direttore è tenuto ad esporre il proprio programma editoriale.
Poniamo, pertanto, da lettori una clausola a questa ultima sottoscrizione: vogliamo Daniele Sepe direttore. E’un nome che proponiamo perché continua a stare dalla parte del torto, perché ha saputo trasformare la bacheca di un social network in un luogo di dibattiti vari (sul tramonto delle ideologie, su Pomigliano, sull’attualità di ripensare alla lotta di classe, sulla questione meridionale, sull’impossibilità di rispondere alla camorra con la ricetta “ordine e giustizia”) proprio come vogliamo che faccia di nuovo il Manifesto, quotidiano comunista.
Se sottoscriviamo è per salvare un giornale che ora già non c’è più.
(***) Eleonora Lampis, Salvatore Speranza, Giovanna Ferrara, Oreste Scalzone, Franco Piperno, don Vitaliano Della Sala, Francesco Caruso, Giorgio Giuliano, Centro Sociale Depistaggio, Amleto de Silva, Carmine Califano, Giovani Comunisti Reggio Emilia, Hector Marcelo Marquez , Sebastiano Gulisano , Silvia Negrotti , Angela Scarparo, Nadia Rossi , Amedeo Di Marco, Valentina Perniciaro, Simona Penza, Roberto Balassone, Roberto Giuliani, Antonella Costanzo, Francesco Comune, Mario Abbattista, Riccardo Rossi, Daniele Sanzone, Alessandro D'Alessandro, Irma Maritato , Massimo Quarello, Marisa Sulmoni, Cristina Pedretti, Pasquale Vetta, Andrea Volpini, Matteo Carlomagno, Edoardo La Scala, Caterina Conti, Mirko Ciorciari, , Cristina Cicogna, Ketty Campi, Carmine Goglia, Blu Lepore, Lidia Santoro, Emanuele Esposito, Celestino Grifa, Antonio Armenante, Giorgia Russo, Luigi Russo, Maria Gonzalez Gorosarri , Rosalia de Crescenzo , Alfredo Polito, Nathascia Lampis, Angela Tommasino, Cristina Bagnato, Vincenzo Zabatta, Maria Jovine, Giulia Moroni, Sasà Sorace, Gino Crispino, Alessandro Giordano, Viola Carando, Stefano Papa, Domenico De Lorenzo, Carmine Pongelli, Mimmo Sambuco, Carmen Lombardi, Giampiero D'Attilio, Walter Palmieri, Rita Morolli, Chiara Eminente, Marcella Granito , Mingo Fante, Giulio Giglio, Giuseppe Merola, Biagio Coppola, Edoardo Nigro, Simona Barone, Giuseppe Petrillo, Gianfranco Romano, Massimo Prospero, Enrico Petrucci, Alberico Falanga, Carlo Porrini, Carola CerretiSulla stessa questione, leggi anche una lettera di Daniele Sepe
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http://www.youtube.com/watch?v=9XZJuoUjZT0 28-11-2010 11:16 - daniele sepe
http://www.youtube.com/watch?v=ln-X02RMnY4&feature=related 27-11-2010 23:07 - LB
Complimenti anche per la nota sui corrisponenti da Venezia: tagliamo la cultura, bravi, un appello davvero originale. 26-11-2010 01:26 - Remo Giorgini
E io per fare contento Harken e non finanziare più la pericolosa multinazionale del Malox (Harken ma che argomenti della mnchia tiri fuori?Sei senza vergona?) ho smesso di comprarvi. 22-11-2010 09:17 - daniele sepe
Ovviamente no. Ma non sono io ad avere problemi di coerenza fra quel che dico e quel che faccio. Almeno, non in questo momento ;)
"il direttore del Manifesto non lo potrei mai fa', sono troppo cafone, non c'ho la laurea, non c'ho i requisiti giusti...."
È evidente che non è questo il punto.
"110 commenti non sono pochi, mi sembra (o quanto meno è il post più commentato) evitando che la redazione releghi questo dibattito alle pagine on line ignorandola sul quotidiano cartaceo."
Giustissimo: però, poiché sono un pessimista misantropo per natura, fossi in voi io non mi illuderei più di tanto di essere riuscito a sfondare chissà quale muro. E questo, non per le caratteristiche intrinseche dell'appello: quanto perché qui sul web, a meno di non attivare strumenti di "filtro" e "controllo" che consentano di stabilire CHI È CHI, è facile come bere un bicchier d'acqua impersonare qualsiasi parte in commedia... e con questo, mandare allegramente "in vacca" qualsiasi iniziativa, anche la più legittima e sensata.
Chi ti dice che il 90% dei suddetti commenti non li abbia scritti io, decidendo in base al risultato del lancio di una moneta se scriverli dandovi ragione oppure torto?...
...comunque, è inutile: probabilmente mi sbaglio, ma più ci rifletto, più mi convinco che forse il manifesto farebbe davvero meglio a (ri)trasformarsi in periodico a cadenza più lunga (settimanale?).
Dal giornale, troppi lettori si aspettano troppe cose in totale contraddizione le une con le altre. Per accontentare più o meno tutti, si dovrebbe fare un giornale con due-tremila pagine... ;)
Meglio - forse - riimpostare completamente la questione sul "settimanale": più gestibile, più controllabile, più facile da aprire a contributi "esterni", meno legato all'attualità - e quindi, forse, più "libero"... 21-11-2010 14:52 - Harken
E' comunista mettere in discussione il contratto sociale annuale?
E' progressista...
a meno che non si metta a repentaglio il livello di inserimento nel sistema raggiunto.
La copertura può venire dall'interesse sociale. 17-11-2010 14:27 - t.o.
Complessivamente, però, ormai da anni mi pare povero di contenuti e con una linea politica indefinita e indefinibile. E, in ogni caso, di disoccupati in giro ce ne stanno già fin troppi (me compreso).
Per quel poco che lo leggo (lo compra la mia compagna), mi sento di condividere i contenuti della lettera. Che però non mi è stata sottoposta per la firma, né mi è stata letta al telefono o altro. L’ho letta in rete, tre o quattro giorni fa, senza scorrere l’elenco dei firmatari, e solo stasera mi sono accorto di esserci anch’io. O si è dato per scontato che fossi d’accordo o è un caso di omonimia. Se non è un caso di omonimia, scusate, cari compagni, ma non si fa così: la prossima volta vorrei decidere, senza che siano altri a decidere per me.
Ma non intendo spostare la discussione dal manifesto al fatto personale, ché la sopravvivenza o meno del quotidiano è fatto collettivo (spero che le novità nella finanziaria abbiano allontanato l’emergenza). Così com’è d’interesse collettivo la qualità del giornale, ché il suo futuro dipende soprattutto da ciò, non solo dal fatto che la rete ha tolto lettori a tutti o dalla crisi d’identità della sinistra che, fra l’altro, fa migrare lettori dal manifesto verso quotidiani (il Fatto, ad esempio) che di sinistra hanno solo il colore della testata.
Sbaglierò, ma secondo me – ferma restando l’identità comunista e il suo rispecchiarsi nei contenuti –, dovete provare a settimanalizzare il quotidiano: più inchieste, più approfondimenti, più notizie dai territori e più suole di scarpe consumate (anche se non riuscendo a pagarvi lo stipendio diventa complicato comprarsi altre scarpe). E poi, invece di chiudere sostanzialmente il sito rendendo le notizie accessibili solo agli abbonati, forse sarebbe il caso che lo apriate trasformandolo in strumento d’informazione di/in movimento, multimediale, più funzionale al web 2.0 (se linko un articolo mi piacerebbe che comparisse almeno il titolo, non la sola testata), e che sia esso stesso web 2.0, in rete con movimenti e strumenti d’informazione di sinistra (una volta avrei specificato strumenti d’informazione “locali”, ma la rete ha reso obsoleto il concetto di “locale”): potrebbe diventare un quotidiano realizzato con una pluralità di contributi.
So, per esperienza diretta, cosa significhi fare un giornale praticamente senza soldi e senza riuscire a pagarsi regolarmente lo stipendio. E so che ciò porta quasi inevitabilmente a chiudersi (e, in prospettiva, a chiudere) con risultato di venire percepiti all’esterno come arroccati in una torre d’avorio. Be’, datevi una smossa o la torre vi crollerà addosso e non ci sarà contributo pubblico che basti a salvare il giornale e i vostri posti di lavoro.
Con affetto,
Sebastiano Gulisano, compagno giornalista “distratto e confuso” che non ha firmato la lettera ma ne condivide il contenuto 17-11-2010 00:18 - Sebastiano Gulisano