mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
13/11/2010
  •   |   (***)
    Un "manifesto costumista"?

    Riceviamo, da un folto gruppo di militanti della "distratta e confusa" sinistra italiana, una lettera aperta estremamente critica nei nostri confronti, che parla della nostra crisi e avanza anche la proposta di un cambio di direzione del giornale. Ecco il testo:

     

    Con la seguente lettera aperta un gruppo di sottoscrittori intende accendere una discussione che, partendo dalla critica alla recente linea editoriale del quotidiano "comunista", si estenda a tutta la sinistra italiana che, sebbene distratta e confusa, risulta sempre più necessaria e imprescindibile.

    "Per un Manifesto comunista contro un Manifesto costumista"

    Con un editoriale Gabriele Polo, direttore editoriale del Manifesto, apre l’ennesima sottoscrizione chiedendo ai lettori di salvare ancora una volta il giornale. Il giornale sta per chiudere, ci dice, per due ragioni. La prima consiste nelle modifiche ai finanziamenti pubblici, la seconda nell’inarrestabile emorragia di copie. A questo proposito Polo si limita a riportare, con molta vaghezza, alcune responsabilità, tra le quali una certa “pigrizia” editoriale. Tace sul fatto che questa flessione di vendite si è aggravata con il suo mandato da direttore. Peraltro negli ultimi anni il giornale ha conosciuto una vera depressione, ha perso firme storiche che hanno preferito andare via piuttosto che assistere al proprio suicidio professionale, ritrovandosi ad essere un foglio senza identità, una copia dell’edizione precedente di Repubblica con qualche tocco di uno stanco sentirsi di sinistra. Pochi i reportage, confusa la linea politica, inesistente la linea editoriale. Si è simpatizzato per la Bonino, non si è approfondito il malessere operaio espresso all’indirizzo della Fiom. Con l’arrivo di Norma Rangeri sono state cavalcate infine chine giustizialiste estremamente semplicistiche e sicuramente poco in accordo con la testatina “quotidiano comunista”, che pure si è scelto di mantenere. Il giornale ha perso la sua anima. E’diventato, in breve, irriconoscibile.

    Per tutti questi motivi l’ennesimo ricorso ai soldi dei lettori appare ingiustificabile, senza contare che, per “pigrizia”, non si fa nemmeno lo sforzo di chiarire le responsabilità, dare i contorni di un progetto, indicare la linea editoriale che si vuole sposare e il tipo di informazione che si intende dare. E, soprattutto, non si dice nemmeno come sono stati spesi i tanti soldi raccolti nelle precedenti campagne. Abbiamo letto lettere di operai che mandavano denaro rinunciando alle proprie ferie pur di salvare il Manifesto e la sua capacità di creare identità. Il giornale, intanto, non lesinava sulle spese per inviare agli imperdibili festival cinematografici non meno di tre redattori (al prezzo di un giornalista pagato in nero per un anno).

    Dunque o cambia tutto o è meglio che si chiude. Se i lettori devono salvare ancora una volta il giornale allora è ad essi che bisogna rendere conto. Se i lettori sono i veri editori del Manifesto allora è a loro che deve essere data la possibilità di scegliere il proprio direttore come nella prassi organizzativa di qualsiasi giornale. Ed il direttore è tenuto ad esporre il proprio programma editoriale.

    Poniamo, pertanto, da lettori una clausola a questa ultima sottoscrizione: vogliamo Daniele Sepe direttore. E’un nome che proponiamo perché continua a stare dalla parte del torto, perché ha saputo trasformare la bacheca di un social network in un luogo di dibattiti vari (sul tramonto delle ideologie, su Pomigliano, sull’attualità di ripensare alla lotta di classe, sulla questione meridionale, sull’impossibilità di rispondere alla camorra con la ricetta “ordine e giustizia”) proprio come vogliamo che faccia di nuovo il Manifesto, quotidiano comunista.

    Se sottoscriviamo è per salvare un giornale che ora già non c’è più.

    (***) Eleonora Lampis, Salvatore Speranza, Giovanna Ferrara, Oreste Scalzone, Franco Piperno, don Vitaliano Della Sala, Francesco Caruso, Giorgio Giuliano, Centro Sociale Depistaggio, Amleto de Silva, Carmine Califano, Giovani Comunisti Reggio Emilia, Hector Marcelo Marquez , Sebastiano Gulisano , Silvia Negrotti , Angela Scarparo, Nadia Rossi , Amedeo Di Marco, Valentina Perniciaro, Simona Penza, Roberto Balassone, Roberto Giuliani, Antonella Costanzo, Francesco Comune, Mario Abbattista, Riccardo Rossi, Daniele Sanzone, Alessandro D'Alessandro, Irma Maritato , Massimo Quarello, Marisa Sulmoni, Cristina Pedretti, Pasquale Vetta, Andrea Volpini, Matteo Carlomagno, Edoardo La Scala, Caterina Conti, Mirko Ciorciari, , Cristina Cicogna, Ketty Campi, Carmine Goglia, Blu Lepore, Lidia Santoro, Emanuele Esposito, Celestino Grifa, Antonio Armenante, Giorgia Russo, Luigi Russo, Maria Gonzalez Gorosarri , Rosalia de Crescenzo , Alfredo Polito, Nathascia Lampis, Angela Tommasino, Cristina Bagnato, Vincenzo Zabatta, Maria Jovine, Giulia Moroni, Sasà Sorace, Gino Crispino, Alessandro Giordano, Viola Carando, Stefano Papa, Domenico De Lorenzo, Carmine Pongelli, Mimmo Sambuco, Carmen Lombardi, Giampiero D'Attilio, Walter Palmieri, Rita Morolli, Chiara Eminente, Marcella Granito , Mingo Fante, Giulio Giglio, Giuseppe Merola, Biagio Coppola, Edoardo Nigro, Simona Barone, Giuseppe Petrillo, Gianfranco Romano, Massimo Prospero, Enrico Petrucci, Alberico Falanga, Carlo Porrini, Carola Cerreti

     

    Sulla stessa questione, leggi anche una lettera di Daniele Sepe 


I COMMENTI:
  pagina:  2/13  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Mbè, il direttore del Manifesto non lo potrei mai fa', sono troppo cafone, non c'ho la laurea, non c'ho i requisiti giusti....ma vorrei che il giornale raccogliesse la provocazione dei sottoscrittori di quest' appello, 110 commenti non sono pochi, mi sembra (o quanto meno è il post più commentato) evitando che la redazione releghi questo dibattito alle pagine on line ignorandola sul quotidiano cartaceo. Si, lo so, adesso sono arrivati i soldi di Tremonti e non c'è più l'urgenza delle sottoscrizioni, ma penso che con tutti i suoi eccessi e difetti la presente sia una discussione che può solo fare del bene al giornale e alla sinistra. Ho notato che anche la mia risposta al vostro appello agli artisti avete evitato di pubblicarla sul giornale. Eppure, a parte Militant A, anche se non vi ho dato credito a perdere mi pare che sia stato l'unico dei tanti "artisti" che pubblicate che vi abbia dato una risposta pubblica.
    Tyrannosaurus Sepe 16-11-2010 16:32 - Daniele Sepe
  • "Con grande soddisfazione della Sanofi Aventis (che sarebbe poi la multinazionale farmaceutica che produce il Maalox)"

    ...tsk tsk... ¬¬

    Questa è mia (commento a "Diritti al manifesto" di RK Salinari, ieri, 15-11-2010 ore 18:26): voglio le "royalties" :D

    Ma, battute riciclate a parte, visto che hai ritirato in ballo Sanofi Aventis Pharma, ti (e mi) pongo la seguente questione, SOLO APPARENTEMENTE secondaria e da liquidare a suon di battute.

    Allora, qui abbiamo un intellettuale "antisistema" (Daniele Sepe), che - per voce dei firmatari dell'accorato appello che sta qui sopra, fra i quali spiccano i nomi di un paio di altri intellettuali anti-sistema - si autocandida - anche se solo come "sana provocazione per smuovere le acque" - a dirigere il manifesto in luogo degli attuali responsabili: i quali andrebbero urgentemente esautorati per l'eccesso di "deviazionismo socialdemocratico-borghese" che ormai da mesi traspare da ogni pagina di quello che una volta era invece un serio organo di controinformazione comunista.

    Ora, io (semi)seriamente non posso fare a meno di domandarmi: ma che credibilità potrebbe mai avere come direttore alternativo, in grado di rimettere il giornale sugli auspicati binari "integralmente e irremovibilmente comunisti e anti-sistema", uno che, nella lettera linkata qui sopra e a cui tu alludi, rispondendo a Salinari:

    1) dichiara seraficamente che, appunto, "si fa" di dosi massicce di Maalox. Non il buon vecchio bicarbonato della nonna, o un prodotto generico: ma il Maalox della succitata Aventis Pharma, un MOSTRO del capitale globale, fatturato 2009 dell'ordine dei 30 miliardi di euro, alla formazione del quale ha contribuito senza batter ciglio anche Sepe; e

    2) usa altrettanto seraficamente il termine "royalties", vale a dire un termine - orrore!! - del diritto di proprietà anglosassone col quale si designa (cito, per comodità di riferimento, da Wikipedia) "il pagamento di un compenso al titolare di un brevetto o una proprietà intellettuale, con lo scopo di poter sfruttare quel bene per fini commerciali" (ma la versione inglese è ancora più pregnante: "Royalties (sometimes, running royalties, or private sector taxes) are usage-based payments made by one party (the "licensee") and another (the "licensor") for ongoing use of an asset, sometimes an intellectual property"): e così facendo si dichiara immerso fino al collo in quello stesso sistema culturale, ideologico e di valori (o pseudo-valori, secondo i punti di vista) che a parole dice di voler combattere.

    No, ma... davvero: che credibilità "antisistemica" può mai pretendere di avere uno che è talmente impregnato del sistema medesimo, come del resto siamo tutti, da non rendersi nemmeno più conto di usarne linguaggio ed oggetti e beni in maniera pressoché automatica?


    Ecco perché credo che la lettera qui sopra, in quanto espressione di quel "clima ideologico" lì, da una parte mette a fuoco un paio di problemi IMPORTANTI del giornale (problemi alla cui soluzione bisognerà lavorare alacremente, SEMPRE CHE IL GIORNALE RIESCA AD USCIRE SENZA TROPPI DANNI DALLA TEMPESTA), anche se lo fa molto tangenzialmente e per puro caso.

    Dall'altra parte però è una critica puerile, sterile e qualunquista. É inutile, perché pur invocandolo non apre ad alcun dibattito: visto che in essa è già tutto scritto e deciso, e chi la scrive è chiaro che pensa di avere la verità in tasca.

    Ma soprattutto, è una critica fuori tempo massimo (adesso, vi accorgete che il manifesto si sta "Repubblicizzando"? Le prime lettere di critica al giornale per questa tendenza ricordo di averle lette e scritte già nel 1997. Da una parte potrei quindi dire che chi allora aveva già queste posizioni alla lunga è stato una "cassandra" e ci ha beccato alla grande: ma non servirebbe a nulla. Dall'altra parte, mi viene da chiedermi: voi, invece, dov'eravate a quel tempo?) e letteralmente anacronistica (ossia, "fuori dal tempo").

    È anacronistica perché il manifesto che avete in mente voi, e di cui dichiarate essere "sempre più necessaria e imprescindibile" la presenza, è un manifesto fuori dal tempo. È un manifesto - e di riflesso sarebbe una sinistra - privo della benché minima possibilità di indicare delle VERE, e PRATICABILI, vie d'uscita dall'"impasse" generale: un manifesto che si accontenterebbe di esecrare e maledire e scomunicare ed esorcizzare l'abietto Capitale e gli ancora più abietti suoi servi, senza avere però la minima idea di come fare a "risolvere" il problema della presenza dell'uno e degli altri. Un manifesto scritto e fatto da persone che da una parte parlano di sovvertire il "sistema", e dall'altra parte ci sono a tal punto immerse dentro da non riuscire nemmeno più a rendersi conto quanto.

    Un manifesto, come avrebbe detto mio padre, di "chiacchiere morte": ancora più morte di quelle che, in effetti spesso, ci si fanno ora.

    Ed ecco perché, anch'io in quanto lettore del manifesto, che a questo giornale e ai suoi "facitori", passati e presenti, è grato, perché riconosce di esser loro debitore di molta della propria formazione politica e culturale, non vi approvo per niente!


    "(beh, dite un po': che effetto fa?)"

    Geniale, zeca: geniale!! Mi associo anch'io a Livia, e idealmente aderisco al tuo appello =D

    E faccio mie pure le contro-critiche di Cinzia (14-11-2010 09:39), Matteo (14-11-2010 13:40), Gigi (14-11-2010 20:22) e lpz (12-11-2010 19:11). Meglio non si poteva dire...


    P.S.: per inciso, anch'io soffro di gastrite cronica. Ma non uso il Maalox ;) 16-11-2010 15:51 - Harken
  • ragazzi daniele sepe ha ragione
    basta ammiccare ovunque
    ci vuole una linea politica decisa, altrimenti fate come quei poveracci del pd che,a furia di spostarsi al centro, poi si devono dimettere quando Pisapia vince a Milano!!! 16-11-2010 13:02 - alessia abbonata
  • Cito dalla lettera linkata di Daniele Sepe: "compro il vostro/nostro quotidiano, congiuntamente ad una dose massiccia di Malox. Si, perché leggerlo mi procura ormai fortissimi bruciori di stomaco. Qualche esempio? Che so, la campagna per la guerrafondaia e iperliberista nonché filoisraeliana Bonino. O il sabato, quando mi rendete edotto su tutto quello che succede a Locarno riguardo l'ultimo interessantissimo fumetto Manga a sfondo porno. Oppure quando la Rangeri sostiene militantemente una trasmissione prodotta da Endemol dove un tizio che ha appena finito di dire che ammira Almirante, che Chavez è un farabutto e che Israele è un faro di civiltà, ci viene a raccontare che nel sud preferiamo lavarci raramente per non essere scambiati per gay, indi poscia si avvolge nel tricolore e mi decanta la bellezza della parola PATRIA. Oppure quando nella stessa pagina un articolista scrive che Cameron è peggio della Tatcher, mentre di fianco nella stessa pagina un altro ne esalta le qualità "pacifiste" perché taglia la spesa militare."
    Quoto al 120%. La crisi del Manifesto è politica molto prima che economica. Inutile girarci intorno, bisogna andare dritti al punto: ci sono tanti e tanti compagni "orfani" là fuori, ma il Manifesto non riesce più a interpretarne le istanze. Con grande soddisfazione della Sanofi Aventis (che sarebbe poi la multinazionale farmaceutica che produce il Maalox). 16-11-2010 03:12 - Alessandro B.
  • zeka, non conosco così bene quei dischi, ma il tuo contrappello è geniale, chiunque tu sia! Aderisco subito. 15-11-2010 17:29 - Livia
  • Sono un lettore occasionale del vostro giornale, ritengo che come tutti i soggetti, editoriali e non, che si rifanno all'ideale comunista, anche il manifesto è in crisi perchè vi è una oggettiva difficoltà, al primo posto del sottoscritto, a definire i contorni e il significato del termine comunismo nel 2000. cosa vuol dire essere comunisti nel 2010? Ho letto in molti commenti della necessità di confrontarci sul termine "comunista". Bene facciamolo ora in questa sede, non bisogna aspettare i filosofi, forse non arriveranno mai, discutiamone adesso tra noi persone comuni. Nella mia ignoranza mi limito ad una considerazione: Ci stanno spingendo verso una battaglia tra operai occidentali e dei paesi cd. in via di sviluppo, loro guadagnano poco e non hanno tutele e noi perdiamo posti di lavoro per colpa dei padroni che preferiscono i primi. la lotta bisogna indirizzarla invece contro i governi e i cd. padroni: cinesi, indiani e quanti altri ancora sfruttano gli operai con leggi che lo permettono. innalzare le tutele e la sicurezza del lavoro nei paesi cd. in via di sviluppo e abbassare il costo di lavoro nel ostro di paese. Solo così si evita la catastrofe!!! Cosa fanno gli operai cinesi, come la pensano quelli indiani, ucraini? sostenere le loro lotte, aprire una lotta globale per la tutela del lavoro e per la dignità dei lavoratori!!! Sicuramente sono poco informato io ma non ho contezza di tutto ciò!!! 15-11-2010 16:55 - Giuseppe
  • concordo con l'analisi di Gabriele ex lettore assiduo. Il Manifesto muore per l'ecquidistanza pilatesca che affetta nei confronti dei partiti di sinistra. Fare i maestrini che danno la pagella a quelli che fanno politica sul campo è il modo migliore di perdere credibilità e stare sulle scatole a tutti. O scendete in campo e militate, o vi estinguete. Aveva perfettamente ragione Rina Gagliardi, quando diceva nel suo editoriale di commiato dal giornale che era il momento di impegnarsi e non fare cultura astratta. un altro ex lettore assiduo. 15-11-2010 16:06 - dario gasparini
  • a quelli che si chiedono l'assenza di compagni dal manifesto è doveroso ribattere che molti sono in cassa integrazione (Vauro, Dominianni, Silvestri). Cassa Integrazione una parola che Caruso non conoscerà mai....non avendo mai lavorato 15-11-2010 15:26 - Lia

    la redazione: Perché non ci siano equivoci: la cassa integrazione riguarda tutti i soci lavoratori del manifesto, in turni di 20 giornalisti e 5 poligrafici ogni mese, il che significa che l'organico è costantemente in deficit di 25 lavoratori (più di un quarto del totale) e che ciascuno, in capo a due anni, avrà fatto 6 mesi di Cig.
I COMMENTI:
  pagina:  2/13  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI