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FUORIPAGINA
13/11/2010
  •   |   (***)
    Un "manifesto costumista"?

    Riceviamo, da un folto gruppo di militanti della "distratta e confusa" sinistra italiana, una lettera aperta estremamente critica nei nostri confronti, che parla della nostra crisi e avanza anche la proposta di un cambio di direzione del giornale. Ecco il testo:

     

    Con la seguente lettera aperta un gruppo di sottoscrittori intende accendere una discussione che, partendo dalla critica alla recente linea editoriale del quotidiano "comunista", si estenda a tutta la sinistra italiana che, sebbene distratta e confusa, risulta sempre più necessaria e imprescindibile.

    "Per un Manifesto comunista contro un Manifesto costumista"

    Con un editoriale Gabriele Polo, direttore editoriale del Manifesto, apre l’ennesima sottoscrizione chiedendo ai lettori di salvare ancora una volta il giornale. Il giornale sta per chiudere, ci dice, per due ragioni. La prima consiste nelle modifiche ai finanziamenti pubblici, la seconda nell’inarrestabile emorragia di copie. A questo proposito Polo si limita a riportare, con molta vaghezza, alcune responsabilità, tra le quali una certa “pigrizia” editoriale. Tace sul fatto che questa flessione di vendite si è aggravata con il suo mandato da direttore. Peraltro negli ultimi anni il giornale ha conosciuto una vera depressione, ha perso firme storiche che hanno preferito andare via piuttosto che assistere al proprio suicidio professionale, ritrovandosi ad essere un foglio senza identità, una copia dell’edizione precedente di Repubblica con qualche tocco di uno stanco sentirsi di sinistra. Pochi i reportage, confusa la linea politica, inesistente la linea editoriale. Si è simpatizzato per la Bonino, non si è approfondito il malessere operaio espresso all’indirizzo della Fiom. Con l’arrivo di Norma Rangeri sono state cavalcate infine chine giustizialiste estremamente semplicistiche e sicuramente poco in accordo con la testatina “quotidiano comunista”, che pure si è scelto di mantenere. Il giornale ha perso la sua anima. E’diventato, in breve, irriconoscibile.

    Per tutti questi motivi l’ennesimo ricorso ai soldi dei lettori appare ingiustificabile, senza contare che, per “pigrizia”, non si fa nemmeno lo sforzo di chiarire le responsabilità, dare i contorni di un progetto, indicare la linea editoriale che si vuole sposare e il tipo di informazione che si intende dare. E, soprattutto, non si dice nemmeno come sono stati spesi i tanti soldi raccolti nelle precedenti campagne. Abbiamo letto lettere di operai che mandavano denaro rinunciando alle proprie ferie pur di salvare il Manifesto e la sua capacità di creare identità. Il giornale, intanto, non lesinava sulle spese per inviare agli imperdibili festival cinematografici non meno di tre redattori (al prezzo di un giornalista pagato in nero per un anno).

    Dunque o cambia tutto o è meglio che si chiude. Se i lettori devono salvare ancora una volta il giornale allora è ad essi che bisogna rendere conto. Se i lettori sono i veri editori del Manifesto allora è a loro che deve essere data la possibilità di scegliere il proprio direttore come nella prassi organizzativa di qualsiasi giornale. Ed il direttore è tenuto ad esporre il proprio programma editoriale.

    Poniamo, pertanto, da lettori una clausola a questa ultima sottoscrizione: vogliamo Daniele Sepe direttore. E’un nome che proponiamo perché continua a stare dalla parte del torto, perché ha saputo trasformare la bacheca di un social network in un luogo di dibattiti vari (sul tramonto delle ideologie, su Pomigliano, sull’attualità di ripensare alla lotta di classe, sulla questione meridionale, sull’impossibilità di rispondere alla camorra con la ricetta “ordine e giustizia”) proprio come vogliamo che faccia di nuovo il Manifesto, quotidiano comunista.

    Se sottoscriviamo è per salvare un giornale che ora già non c’è più.

    (***) Eleonora Lampis, Salvatore Speranza, Giovanna Ferrara, Oreste Scalzone, Franco Piperno, don Vitaliano Della Sala, Francesco Caruso, Giorgio Giuliano, Centro Sociale Depistaggio, Amleto de Silva, Carmine Califano, Giovani Comunisti Reggio Emilia, Hector Marcelo Marquez , Sebastiano Gulisano , Silvia Negrotti , Angela Scarparo, Nadia Rossi , Amedeo Di Marco, Valentina Perniciaro, Simona Penza, Roberto Balassone, Roberto Giuliani, Antonella Costanzo, Francesco Comune, Mario Abbattista, Riccardo Rossi, Daniele Sanzone, Alessandro D'Alessandro, Irma Maritato , Massimo Quarello, Marisa Sulmoni, Cristina Pedretti, Pasquale Vetta, Andrea Volpini, Matteo Carlomagno, Edoardo La Scala, Caterina Conti, Mirko Ciorciari, , Cristina Cicogna, Ketty Campi, Carmine Goglia, Blu Lepore, Lidia Santoro, Emanuele Esposito, Celestino Grifa, Antonio Armenante, Giorgia Russo, Luigi Russo, Maria Gonzalez Gorosarri , Rosalia de Crescenzo , Alfredo Polito, Nathascia Lampis, Angela Tommasino, Cristina Bagnato, Vincenzo Zabatta, Maria Jovine, Giulia Moroni, Sasà Sorace, Gino Crispino, Alessandro Giordano, Viola Carando, Stefano Papa, Domenico De Lorenzo, Carmine Pongelli, Mimmo Sambuco, Carmen Lombardi, Giampiero D'Attilio, Walter Palmieri, Rita Morolli, Chiara Eminente, Marcella Granito , Mingo Fante, Giulio Giglio, Giuseppe Merola, Biagio Coppola, Edoardo Nigro, Simona Barone, Giuseppe Petrillo, Gianfranco Romano, Massimo Prospero, Enrico Petrucci, Alberico Falanga, Carlo Porrini, Carola Cerreti

     

    Sulla stessa questione, leggi anche una lettera di Daniele Sepe 


I COMMENTI:
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  • "il manifesto riflette quello che siamo, quello che la sinistra è oggi"

    e se è così allora il vero miracolo è che venda ancora 30.000 copie al giorno... ma che diciamo?? chi se ne frega cosa è divetata "quella" sinistra o in generale cosa è diventato il paese, il manifesto non doveva cambiare, lo ha fatto ed in peggio, e chi comanda e decide che bisogna salvarlo in realtà non modificando nulla (cioè la loro presenza e le loro cariche) lo stanno uccidendo. non lo compro più da quando sono in cigs e sapete perchè?? perchè addirittura Repubblica fece un'informazione migliore sulla situazione della mia ex azienda, e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso 12-11-2010 20:12 - cassintegrato DOC
  • sparare sul Manifesto pare uno sport diffuso ultimamente. l'emorragia di copie ha sicuramente origine da un annebbiamento: non si può più essere i comunisti critici di una volta, non si sa come essere qualcosa di ulteriore. resta il fatto che il Manifesto tuttora segnala notizie non segnalate altrove, orienta i lettori con le sue iconiche prime pagine, pubblica analisi ed editoriali unici e liberi. il tono di saccenza di questi sottoscrittori non aiuta granché. 12-11-2010 19:58 - mm
  • Mi sembrano critiche molto ingenerose. Tutti i motivi citati in concreto sono opinabili:

    - sulla Bonino ci sono state sia critiche che valutazioni parzialmente positive, come è giusto che sia

    - ho letto molti articoli a difesa della FIOM dagli attacchi che vengono da destra

    - quali sono le "chine giustizialiste semplicistiche"? Non capisco. 12-11-2010 19:53 - federico
  • Purtroppo alcuni punti della lettera di cui sopra sono sacrosanti. Anche "il Manifesto" ha perso il suo "colore" e il - rosso - continua a sbiadirsi diventando un "rosa" purtroppo. Ricordo - il Manifesto di 5/10 anni fà. Come direbbe qualcuno... formidabili quegli anni.
    P.S. Perchè si fatica sempre a trovarvi nelle edicole, mi dicono ci hanno consegnate poche copie e io però cerco di rimanere fedele a il mio - il Manifesto - e faccio chilometri, signori se volete la pecunia son del parere che dovete controllare anche la distribuzione, non dormire... perdonate lo sfogo ma può essere utile per sopravvivere. Salve 12-11-2010 19:50 - cizium
  • Ho una sinistra sempre tesa in avanti.
    Non credo di essere astratto o idealista quando dico che nel mio paese la sinistra non ha nessun problema che non possa risolvere.
    Abbiamo delle idee che penetrano tra la gente.Abbiamo un paese con una classe dirigente fatta da puttanieri e corrotti.Abbiamo una classe operaia cazzuta che lotta in tanti modi.Abbiamo un esercito di compagni stranieri che lottano e vogliono diritti.
    Ne abbiamo di lavoro da fare.Ma se alcuni di noi pensano che il lavoro ce lo portano a casa,allora il problema è loro.
    Io sto in strada e lotto!
    Quando vi toglierete le pantofole e venite in piazza,ne troverete di lavoro da fare... 12-11-2010 19:39 - maurizio mariani
  • Completamente d'accordo. I sentimenti mi spingono a sostenervi ma la ragione mi porta a subordinare tale aiuto a un doveroso cambio di linea. 12-11-2010 19:31 - Gianmaria
  • salvare un giornale chiedendo fondi ai lettori e al popolo quindi comunista senza chiedersi il perchè ma solo un perchè: i tagli della finanziaria... no non basta!
    IL MANIFESTO... QUOTIDIANO COMUNISTA! 12-11-2010 19:18 - Simone
  • Non sono assolutamente d'accordo con l'appello, il manifesto riflette quello che siamo, quello che la sinistra è oggi,un giornale è un giornale e non altro, dargli colpa di non aver approfondito il malessere operaio mi sembra un'accusa ingiusta, gli articoli pubblicati testimoniano del contrario. 12-11-2010 19:12 - s.p.
  • questa non è critica ma populismo inconsistente quando non reazionario. le posizioni alternative a quelle che sono rimproverate al "Manifesto" sono del tutto presupposte e quindi mitizzate, cioè, quindi, irrazionali: c'è solo una fumosa sicumera derivata dal senso di un'identità comunista ormai scaduta a frammento del caleidoscopio postmoderno. un'interpretazione della realtà, a questi "critici", manca completamente. detto altrimenti è il classico bue che dice cornuto all'asino. una querelle tra l'essere moderati o rivoluzionari è generica, non tocca alcun punto essenziale, non costituisce alcun discrimine, ormai (...).

    è inutile chiedere al "Manifesto di essere più esagitato, più duro, più combattivo, più 'violento' come se queste fossero virtù rivoluzionarie in sè. Pasolini definiva questo atteggiamento neo-zdanovismo ovvero moralismo utilitarista, cioè piccolo-borghese. che oggi possa essere più o meno diffuso è emblematico dell'ostilità che si ha per la critica teorica e l'atteggiamento di riproduzione (teorica) dell'esistente attraverso un obbligo moralistico e ricattatorio alla prassi. ma da cosa è determinata questa ostilità alla critica 'categoriale'? semplice: la crisi del lavoro e la paura di essere espulsi dal mercato (o di non poterne essere inclusi) fa aggrappare ancora più fortemente alle identità costituite storicamente nella modernità. naturalmente ci sono spesso i 'trivialissimi' interessi immediati (la cui difesa, in sè, non ha nulla di trascendente). 12-11-2010 19:11 - lpz
  • C'è da chiedersi se la forma "giornale" così come l'abbiamo conosciuta e per come l'ha portata avanti Il Manifesto sia ancora quella più adatta a rappresentare la contemporanea "necessità di Sinistra".
    Sarebbe interessante pensare a forme fluide di organizzazione, creazione, condivisione di contenuti/idee/competenze che vada oltre la dialettica redazione/lettori. Pensiamoci, il Tempo ci suggerisce molteplici possibilità... hasta siempre! 12-11-2010 19:09 - alex
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