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Matteo Bartocci
«Salvi» i giornali. Ma solo per un anno
Per una volta Tremonti depone le forbici e «salva» i giornali. Ma solo per il 2011 e a certe condizioni. Dopo giorni di trattativa durissima, la commissione Bilancio della camera ha approvato ieri a larga maggioranza un emendamento firmato da Fli e Pdl (identico a un altro del Pd) che sostanzialmente ripristina il fondo editoria per l'anno prossimo.
Ancora una volta il parlamento ha vinto sulle scelte del governo. Un segnale che è impossibile sottovalutare politicamente. Tremonti e il suo relatore, Marco Milanese, hanno alla fine accettato l'aumento dei fondi per l'editoria (ma non il diritto soggettivo, come vedremo dopo). Non è stato facile e questo risultato - che concede qualche speranza a decine di testate in cooperativa, no profit e di partito (tra cui il manifesto) - è ancora da consolidare prima in aula e poi nel passaggio al senato.
La discussione in commissione non è stata di certo indolore. All'inizio di una giornata lunghissima il governo aveva concesso solo 30 milioni, destinandoli peraltro come incentivi all'acquisto di carta. Nel frattempo in una riunione presso la sede della Fnsi, il Comitato per la libertà di informazione (Fnsi, Cgil, Articolo 21, Mediacoop e cdr delle testate interessate) faceva una rapida ricognizione del disastro imminente. Una situazione generale già drammatica l'anno scorso stavolta è critica non solo per il pluralismo ma anche per l'occupazione: solo tra i giornalisti (senza contare poligrafici e indotto) ci sono già adesso 384 cassintegrati, 450 persone in contratto di solidarietà e 1.370 in disoccupazione (dati Inpgi). Non colmare i fondi sarebbe stato contraddittorio anche dal punto di vista finanziario: senza i 40 milioni mancanti, decine di giornali e riviste avrebbero chiuso, aggravando i conti di Inps e Inpgi per finanziare Cig e solidarietà. Senza contare la perdita secca dei contributi, delle tasse e dell'Iva.
Nel pomeriggio la pressione del Pd e quella dei finiani hanno portato il confronto al punto cruciale. Oltre ai 60 milioni messi giovedì da Tremonti ne servivano altri 40. Il clima diventa incandescente, volano parole grosse tra finiani e pidiellini ex An. Pietra dello scandalo il Secolo d'Italia. Al momento del voto il Pdl si è spaccato. Tre deputati ex An (Corsaro, Laboccetta e Marinello) hanno votato contro tutti, relatore, governo, maggioranza e opposizione pur di regolare vecchi conti affossando decine di altri giornali. Con loro hanno votato no anche Borghesi e Cambursano dell'Idv che (visto che non erano determinanti) hanno fatto il «bel» gesto contro un finanziamento pubblico che poco prima erano disposti a sostenere. L'emendamento alla fine è passato a stragrande maggioranza. La commissione ha stanziato in tutto cento milioni per i giornali (che si aggiungono ai 60-80 già in bilancio), più 45 per le radio e tv locali, più 5 per i giornali italiani all'estero.
Sbloccato il problema delle risorse, il viceministro Vegas ha poi dato un'altra notizia attesa da tempo. Il regolamento Bonaiuti sulla nuova ripartizione dei contributi andrà in consiglio dei ministri la prossima settimana (forse martedì). In modo da iniziare, finalmente, a fare un po' di pulizia.
Se questo risultato sarà confermato nei vari passaggi successivi, come va valutato? La settimana prossima illustreremo il regolamento provando a fare chiarezza contro falsi miti e vecchie furbizie.
Già da ora però si possono dire due cose. La prima. I problemi del manifesto come delle altre testate in crisi purtroppo rimangono. Perché, com'è noto almeno ai nostri lettori, lo stato rimborserà effettivamente quei soldi alla fine del 2011. Senza il diritto soggettivo non si possono chiedere anticipi alle banche e le difficoltà a far quadrare cassa e bilanci restano intatte. E' opportuno perciò che governo e parlamento intervengano prorogando di un anno il diritto ai rimborsi. La seconda si intreccia alla prima. Se questa brutta storia avrà un lieto fine sarà comunque un trito déjàvu. Non si può mantenere un settore così delicato, con migliaia di addetti, a bagnomaria per mesi e poi affrontare la questione sul filo di lana come se fosse un'emergenza imprevista. Si facciano le regole, si faccia pulizia: le proposte non mancano. Alla fine però si dia certezza, in modo che tutti possano programmare sviluppo e risorse. Anche all'editoria insomma servirebbe un governo. Noi ci auguriamo che sarà un altro a farlo.
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Del Manifesto
Un giornale comunista che critica il finanziamento alle scuole private, non può criticare il mancato finanziamento alle scuole private, è una contraddizione, un conflitto di interessi e forse anche questa, una forma di ricattabilità. Come al solito chiedede ogni anno la classica beneficenza per la sopravvivenza. Io del vostro giornale, sono un felice ex lettore, che trova in questo atteggiamento una forma di mancato rispetto all’intelligenza di chi vi legge. Di certo la proroga non nasce per salvare voi, ma per salvare tutti gli altri, che come voi senza finanziamenti non sanno andare avanti.
Allora non criticate più gli articoli scritti sul Giornale, La stampa, il corriere libero ecc. ecc., perché per far vivere voi si fa vivere anche loro. Un quotidiano se è capace di attrarre lettori, deve riuscirci da solo altrimenti deve chiudere. I bravi giornalisti ci riescono e tra i vostri c’è ne sono tanti.
Basta piangere, basta elemosine milionarie sottratte a tutti noi, basta con l’ipocrisia che vi impedisce moralmente di criticare chi vi fa vivere, basta con il solito finto dibattito tra buoni e cattivi, basta con le finte questioni comuniste.
Fate un giornale senza ricattabilità, rinunciate ai finanziamenti e sicuramente.
Fate una scelta di sinistra e qualche ex lettore sempre di sinistra e forse anche di destra tornerà a leggervi.
Grazie 14-11-2010 10:58 - Michelangelo
Finchè non riusciremo a rompere questo sistema, non ci saranno speranze. E non parlo solo della chiusura di un quotidiano... 14-11-2010 09:46 - Stefano
E ottiene anche un ulteriore risultato.
Passa, infatti, il messaggio che tutto sia tornato normale (si evince benissimo dai messaggi dei lettori), ma senza un diritto soggettivo non si ha accesso a crediti...e i rimborsi chissaà quando arriveranno.
Purtroppo si afferra solo il messaggio generale e i dettagli vengono trascurati. 13-11-2010 23:12 - Stefano
Così potete continuare a fare "informazione" col contributo di tutti i contribuenti per un altro anno almeno; ad essere sinceri, però, molti cittadini (tra cui anche il sottoscritto) preferirebbero di gran lunga che i soldi delle tasse venissero impiegati in altro modo. La domanda sorge spontanea, dopo i tanti vostri "allarmi" a vuoto: non sarà mica un modo un po' paraculo per estercere qualche abbonamento e/o contributo inaspettato ai lettori più "militanti"? Per quanto mi riguarda vi finanzierò nell' unico modo corretto e logico, a mio modo di vedere, ovvero comprando il Manifesto in edicola(saltuariamente, a dire il vero: mica ci siete solo voi sul mercato editoriale!)... 13-11-2010 19:00 - Fabio Vivian
Per fortuna quest'anno non mi sono fatto raggirare ed ho utilizzato i pochi spiccioli che guadagno (800 al mese da precario) per cause importanti e non per pagare i viaggi inutili dei vostri inviati finto-comunisti.
Da poco tempo, dopo anni (oltre un decennio) ho smesso di comprarvi, ed ora ho l'ennesimo elemento che mi indica di aver fatto la scelta giusta.
Per quello che scrivete (sono d'accordo con Sepe su Rangeri & compagnia radical-chic) e per quello che incidete nella società (cosa che a quanto pare vi importa ormai poco, com'è lontano il vecchio Manifesto...) potreste benissimo tirare a campare con tre-quattro redattori che lavorino SUL SERIO per tenere aperto e gestire un foglio on-line e un blog, dove qualche pensionato incazzato possa sfogarsi e qualche studentello in erba trovare la sua prima formazione politica. Sarebbe pur sempre una valente funziona sociale.
Bye-bye. 13-11-2010 19:00 - maculo
più che contare bisogna capire quello che hai intorno.Oggi Tremonti si è reso conto che la corda non ce la fa a contenere l'enorme peso.
Tremonti cerca di alleggerire il peso spropositato.
Si è reso conto, che il nano ha preteso troppo e è arrivato il momento di cedere un pò la lenza.
Come un esperto pescatore cerca di non forzare il filo che regge il pesce.Sa che la forza del pesce,se si contrappone alla forza del pescatore,potrebbe far cedere e far scappare la preda.
Allora bisogna allentare.Far stancare il pesce e poi tirare.Berlusconi invece è impaziente e vuole vincere subito.Tira Berlusconi, tira, così ci stacchiamo e poi.... 13-11-2010 16:58 - maurizio mariani