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Silvio Messinetti
Calabria rifiuti zero
Ieri era a Lamezia Terme a concludere il convegno, organizzato da Calabria Ora e dal suo direttore Piero Sansonetti, sul «Vento del Sud» in nome di una Calabria che «non deve essere umiliata, dominata, comandata». Peccato che alla prova dei fatti (e dei provvedimenti) ciò sia anche e soprattutto colpa sua. Di Peppe Scopelliti, il presidente della Regione Calabria e commissario straordinario per i rifiuti, che, con la decisione di far confluire in Calabria la monnezza proveniente dalla Campania, si è di fatto sottomesso ai voleri di un Capo in difficoltà. Voci insistenti- non confermate ma nemmeno smentite- parlano di uno scambio rifiuti-fondi Fas. Accade così che dal 27 ottobre scorso trecento tonnellate di rifiuti al giorno siano state trasportate dalla Campania e riversate nella discarica di Pianopoli, l'impianto privato gestito dalla Daneco.
La guerra delle ordinanze
Un accordo capestro, quello siglato da Scopelliti e dal presidente della Campania, Stefano Caldoro, con l'imprimatur di Berlusconi. In base al quale nella megadiscarica da 500 mila metri cubi di Gallù-Carratello, frazioni di Pianopoli a due passi da Lamezia, sarebbero dovuti arrivare 35 mila tonnellate di rifiuti. Inizialmente le tonnellate dovevano essere 75 mila. Poi è partito il braccio di ferro tra le istituzioni. E alle ordinanze governative son seguite quelle dei sindaci. Ad aprire le danze ci ha pensato, il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza (Sel), che ha bloccato il transito dei Tir provenienti da Napoli e dintorni. Il provvedimento è stato però presto bypassato dai camionisti degli autocompattatori che hanno imparato le scorciatoie giuste per arrivare alla discarica senza calpestare il territorio comunale lametino. Poi è arrivato il divieto imposto dal sindaco di Pianopoli, Gianluca Cuda (Pd), annullato a stretto giro di posta dal prefetto di Catanzaro. Infine, come in una partita di calcio ma tutt'altro che spettacolare, è arrivato lo stop per impraticabilità del campo. Proprio così: le piogge alluvionali hanno di fatto messo fuori uso la discarica. Con buona pace di chi - Scopelliti e il suo fido assessore all'Ambiente, Franco Pugliano (Pdl) - giuravano sull'affidabilità dell'impianto. Domani lo sversatoio dovrebbe ritornare a pieno regime, riaprendo così le porte ai camion lametini ma non a quelli partenopei. Per decisione del proprietario, la Eco Inerti srl. Forse preoccupato dalle inchieste pendenti in Procura.
Il dossier del Noe
Nei giorni scorsi, infatti, negli uffici della Procura di Lamezia è giunta un'informativa sulla discarica di Carratello. Sono stati i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, ad occuparsi delle indagini su questo megaimpianto di proprietà, come detto, della Eco Inerti, società del Gruppo Unendo, holding milanese in mano alla famiglia Colucci.
Il patron è Pietro Colucci, a capo di un impero sul fronte dei servizi ambientali e ciclo dei rifiuti attraverso Waste Italia e Daneco, ma anche nel campo delle energie da fonti rinnovabili con Kinexia e altre società controllate. Per non farsi mancare niente, il nostro è anche presidente di Fise-Assoambiente, che in Confindustria raggruppa le più grandi imprese che si occupano di servizi ambientali.
Daneco gestisce già a Lamezia un impianto di compostaggio dei rifiuti solidi urbani. Ma quel che desta maggiore sconcerto è l'inidoneità (che le piogge di questi giorni hanno squadernato) del sito di Carratello. Un'area sismica di prima categoria, con vincolo idrogeologico, avente un suolo di natura sabbiosa con falde acquifere rilevate ad una profondità inferiore a venti metri, distante soli 300 metri dal torrente Grotta (affluente del fiume Amato) ed adiacente un giovane uliveto biologico nel cui terreno è presente un pozzo per l'irrigazione. Nel 2005, per tutti questi motivi, la discarica subì un provvedimento di sequestro nell'ambito di un procedimento penale in cui amministratori e progettisti dell'impianto erano accusati di «aver falsamente rappresentato la reale condizione del sito in modo da renderlo compatibile con la destinazione a discarica».
La manifestazione
La retromarcia di Colucci non fa, tuttavia, venir meno le ragioni dei movimenti ambientalisti che stamane scendono in piazza nelle strade di Pianopoli. Appuntamento alle 11 in Corso Roma, per riaffermare il no alla discarica di Carratello perche, dicono, «il sito non è idoneo, è fuori controllo, la salute non ha prezzo ed esistono valide alternative». A convocare la mobilitazione un fronte ampio di associazioni (Cittadinanzattiva, Algo Mas, Amo Lamezia, Casa della legalità e della cultura, Sinistra Euromediterranea Scenari visibili), movimenti (Comitato antidiscarica Pianopoli, Rete difesa territoriale, Collettivo Altra Lamezia, Coordinamento calabrese acqua pubblica, Comitato Lamezia Rifiuti Zero, Forum del Reventino), partiti (Rifondazione, Pdci, Pcl) e sindacati (Usb, Cgil).
Gli organizzatori denunciano gli enormi interessi generati dal ciclo dei rifiuti: «Carratello è gestita da un'azienda privata e i rifiuti provengono da queste stesse ditte che in teoria dovrebbero occuparsi della raccolta e dello smaltimento. C'è qualcosa che non va se, nei fatti, controllori e controllati coincidono. La politica è assente, tredici anni di commissariamento regionale non hanno portato a nulla. Oggi tocca a Pianopoli, come in passato era toccato a Crotone. E domani toccherà a qualche altra parte». Il sito di Carratello è inaffidabile e fuori controllo perchè «c'è una relazione geologica che ne dimostra l'inidoneità e due mesi fa sono finiti sotto accusa il sindaco di Pianopoli (a cui gli ambientalisti imputano la scelta di aver dato il via libera all'impianto ndr) e il commissario straordinario. La vita della discarica è molto breve e non risolve affatto il problema. Se chiude Carratello altri comuni si troveranno in difficoltà. Scopelliti e Berlusconi stavano giocando sulla nostra pelle e grazie alla nostra ferma opposizione il loro piano è stato sventato in tempo. Il nocciolo della spinosa questione rimane comunque la mancata osservanza del Piano regionale dei rifiuti che prevede che ogni provincia smaltisca i propri, cosa che non accade. Manca una politica di riciclaggio e differenziazione dei rifiuti. Perchè lorsignori vogliono mercificare anche la salute per i loro biechi profitti». È un'aria fresca di giustizia sociale ed ambientale, quella che soffia oggi a Pianopoli. Nulla a che vedere con il «vento del Sud» dello strano duo Scopelliti & Sansonetti.
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Esterino - Pordenone 16-11-2010 17:01 - esterino
ciao, Monica 15-11-2010 21:35 - Monica Ferraro
Anzi per meglio dire,fino a quando si continuerà con questo capitalismo consumista,non ci sarà tregua, ai prodotti delle industrie, che appena usati diventano subito rifiuto.Le fabbriche di questo pianeta, stanno producendo monnezza da buttare,incenerire differenziare e poi riimmettere nel pianeta.
Monnezza senza fine.Come i martelli del video dei Pink floyd,la mondezza marcia in ogni dove.Non bastano sindaci coraggiosi a fermare la marea dominante.La monnezza,la basura,la fedenzia,i rifiuti di una società, che ha bisogno anche dei bastoncini per le orecchie.
Tutti con dei bagni pieni di saponi e di deodoranti,che tengono pulita la loro "cella" famigliare e pòi al mattino, tutto dentro i sacchi della monnezza.
Puliti e zozzi allo stesso tempo.
Un mare pieno di bastoncini per le orecchie.
Piatti di plastica,bicchieri di plastica,buste di plastica e rasoi di plastica.Usa e getta.
Le donne con il "marchese" che si cambiano in continuazione i loro pannolini di carta.
Pòi ci svegliamo e vediamo un mondo pieno di merda!
Ma chi è stato?
Ma come...
Ma io sono ecologista.
Si ma anche tu sei condizionato dalla pubblicità.Anche tui sei vittima di una società che consuma.Il consumismo piace a tutti!
Sò che mi innemicherò parecchi compagni,se dico che la colpa è anche nostra.
Sò che mi attaccheranno, dicendo che sono un pazzo e che non sono i pannolini della compagna che atturano il Vesuvio.
Be sono anche quelli!
Anzi, sono quelli, perche tutte le compagne con le fasciste di questo pianeta usano pannolini!
Cosa fare?
Tanto per cominciare impediamo e non comperiamo questi prodotti.
Ricominciamo a usare cose che possono essere riciclate.
Ricominciamo a fare come le nostre nonne che si mettevano dei panni e li rilavavano.
Ai nostri figli non gli mettiamo quei pannolini,che tra l'altro costano un botto.Rimettiamo i triangolini ai nostri culetti d'oro.
Se veramente vogliamo fare una rivoluzione che cominci dai nostri comportamenti quodidiani! 15-11-2010 18:29 - maurizio mariani