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FUORIPAGINA
17/11/2010
  •   |   Tonino Perna
    Attenzione al leghismo meridionale

    Sabato scorso il quotidiano Calabria ora diretto da Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione) ha organizzato un convegno intitolato «Il vento del Sud» sui moti di Reggio Calabria del '70. Invitati gli "scarti" del Pd - discussi personaggi espulsi dal partito - insieme all'estrema destra dei "boia chi molla" e con la benedizione del governatore Scopelliti, già leader nazionale del Fronte della gioventù.
    Ce ne occupiamo perché rappresenta uno dei tanti segnali dello sfarinamento del nostro paese. Stiamo, infatti, registrando un moltiplicarsi di partitini e movimenti nel Mezzogiorno che "scoprono" la secessione come terapia per fare uscire il nostro Sud dal degrado e dalla subalternità. Usano spesso lo stesso linguaggio della Lega e, non a caso, sono sponsorizzati - qualche volta anche sul piano economico - dagli uomini di Bossi. Guidati dalle stesse classi dirigenti che hanno affossato il Mezzogiorno, con l'aggiunta di qualche intellettuale alla ricerca di visibilità e riciclaggio, rischiano di diventare un fatto politico serio ed inquietante.

    La prossima caduta del Regno di Berlusconi può anche essere letta come la fine di un sistema feudale che reggeva questo paese attraverso una gerarchia fatta di vassalli, valvassori e valvassini, distribuiti equamente su tutto il territorio nazionale. Il crollo di questo sistema di potere può portare, paradossalmente, alla polarizzazione politica tra nord e sud Italia perché viene a mancare quel mastice - un misto di clientele, corruzione e cultura da bar sport - che ha tenuto sotto traccia la divisione reale che serpeggia in questa Italia del XXI secolo. Le conseguenze sarebbero catastrofiche, a partire dal mondo del lavoro. Sono stati infatti i movimenti popolari, in primis il movimento dei lavoratori, ad unificare questo paese, sia nella guerra di liberazione dal nazifascismo, sia nell'onda lunga delle lotte sindacali che hanno portato ad una parità di diritti sociali su tutto il territorio nazionale (a partire dall'abolizione delle "gabbie salariali").
    Oggi questo patrimonio storico rischia di crollare come i resti della famosa Pompei se non viene rilanciata l'unità dei lavoratori, un progetto-paese che ci faccia uscire tutti insieme dalla crisi di questo modello economico e sociale. Per questo riteniamo che quello che è successo a Teano - e chi vi ha partecipato non lo dimentica - rappresenta un punto di partenza per invertire la rotta, un seme che va conservato e piantato in tutti i luoghi dove è possibile fare rinascere una comunità solidale che va oltre l'egoismo territoriale.


I COMMENTI:
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  • "Sono stati infatti i movimenti popolari, in primis il movimento dei lavoratori, ad unificare questo paese" sig Perna ma studiare meglio la Storia d'Italia no? 17-11-2010 18:13 - renato
  • Sansonetti a forza di essere ospite ai salotti della Durso e del grande portiere,si è anche lui montato la testa e le tasche.
    Altro che il comunismo libertario di Rifondazione,ora anche lui affamato di soldi e di potere si è accodato alle peggiori mafie di questo paese.
    Basta far vedere un osso con un pò di ciccia attaccata, che subito i cani della ex sinistra scodinzolano e si fanno nuovi padroni.
    Sansonetti con la sua chioma sbarazzina,oggi si è messo anche lui un pò di lacca e l'ha fatta diventare dura, come piace ai nuovi padroncini.
    Il sud,ha sempre attinto picciotti dal proletariato.
    Da Salvatore Giuliano a Mimì Metallurgico.
    Baciamo le mani....
    A Piero, stai attento che quelli di oggi, non si fanno baciare solo le mani....
    Se fossi in te, mi metterei dei mutandoni di bandone.... 17-11-2010 17:43 - maurizio mariani
  • Sansonettigonfiabile è penoso

    w il manifesto 17-11-2010 17:07 - esterino
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