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Raffaele Mastrolonardo*
Mandato d'arresto per il leader di WikiLeaks
Un mandato di arresto nei confronti di Julian Assange. Questa la richiesta della Corte distrettuale di Stoccolma ai danni del fondatore di WikiLeaks, sito che negli ultimi mesi ha svelato i segreti della guerra in Iraq e Afghanistan. Stupro, molestie sessuali e coercizione illegale le accuse alle quali deve rispondere il trentanovenne australiano già nel mirino del Pentagono per le sue rivelazioni. Il prossimo passo – fanno sapere dalla Corte - sarà un mandato internazionale per obbligare Assange a rientrare in Svezia e rispondere così alle domande dei giudici.
La decisione emessa dal direttore della Procura di Stoccolma Marianne Ny rappresenta l'ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria già piena di giravolte. L'esordio risale al 20 agosto scorso quando il direttore di WikiLeaks fu accusato in Svezia dello stupro di una donna e di molestie sessuali ai danni di un'altra. All'epoca fu emessa una prima richiesta di arresto, poi negata nel giro di 24 ore sulla base del fatto che le accuse mancavano di sostanza. Il caso venne però riaperto una decina di giorni dopo citando informazioni sopravvenute nel frattempo. Ieri, infine, l'ulteriore colpo di scena: nuova richiesta di detenzione e ulteriori ombre su quello che la rivista Time ha appena inserito tra i candidati al riconoscimento di “Persona dell'anno”. Björn Hurtig, avvocato di Assange in Svezia, ha fatto sapere che comunicherà ai giudici la volontà del suo assistito a “partecipare a un'udienza” ricordando come sia stata la stessa Corte ad accordargli il permesso si lasciare il Paese.
Da parte sua, l'indagato si è sempre dichiarato innocente. Ha confermato gli incontri con le due donne, avvenuti il 13 e il 16 agosto scorsi, ma ha negato di avere avuto rapporti sessuali contro la loro volontà. Per i sostenitori dell'organizzazione, come quelli raccolti intorno al sito WikiLeaks Central, si tratta di una “una sporca e disonesta campagna di diffamazione” fatta di annunci dal tempismo sospetto. Come è noto, il 25 luglio scorso WikiLeaks ha reso pubblici 92 mila documenti sulla guerra in Afghanistan e il 22 ottobre ha pubblicato oltre 400 mila rapporti sulla guerra in Iraq. Coincidenza vuole, fanno notare i fan del sito, che questa settimana nel vertice Europa-Usa di Lisbona i membri del parlamento Europeo solleveranno la questione delle torture in Iraq rivelate dai documenti scoperti da Assange e compagni.
* www.effecinque.org
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Lo pensava anche Vittorio Feltri prima di essere condannato dal tribunale della GESTAPO, ooo scusate! volevo scrivere L'ordine dei giornalisti! a tre mesi di sospensione perchè esprimeva il suo ragionamento LIBERO che puo piacere o no, cosa che a giornalisti che scrivevano anche delle falsità come su Repubblichella 2000 o l'Unità non è mai sucesso. Forse erano sulla busta paga del padrone giusto.
Pensa ci su caro M.M. prima di scrivere delle fesserie!
P.S. Ma Sansonetti non è uno di voi? 19-11-2010 10:48 - nikita
Se qualcuno credeva che lottare per la verità,non costasse nulla,tutti gli imbecilli di questo pianeta, starebbero a parlare e scrivere.Invece,solo chi è pronto a morire per l'informazione può rimanere in "pista"
A Sansonetti,queste cose non succedevano prima,tantomeno adesso, che si è messo a parlare come i suoi finanziatori! 18-11-2010 20:33 - maurizio mariani