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Francesco Paternò
Il governo approva nuove norme per l'editoria
Non è la riforma del settore ma solo un passo avanti il regolamento per l'editoria approvato dal consiglio dei ministri di ieri. Non c'è sopratuttto il ripristino del diritto soggettivo: per questo motivo Mediacoop (e noi con lei) e anche il segretario della Fnsi Franco Siddi chiedono al governo di farlo rivivere.
Il nuovo regolamentosemplifica e riordina la disciplina e le procedure di erogazione dei contributi diretti e indiretti all'editoria, dopo il parere favorevole del Consiglio di Stato e delle commissioni competenti di Camera e Senato. Il regolamento sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore per i contributi relativi all'anno 2011: prevede contributi pubblici assegnati in base alle copie vendute, procedure più semplici per l'accesso ai fondi, misure di sostegno all'occupazione giornalistica, controlli più stringenti.
Cosa cambia? I contributi venivano finora concessi in base al rapporto tra vendite e tiratura. Con le nuove norme, la percentuale si calcola sul venduto in base alla distribuzione, cioè alle copie giunte in edicola o vendute in abbonamento. Un modo per fare pulizia o, per dirla secondo il governo, si premiano «i giornali che arrivano effettivamente nelle edicole, eliminando dal calcolo le copie vendute in blocco e quelle attraverso lo strillonaggio». In particolare, il regolamento prevede che per le testate nazionali le vendite devono essere pari almeno al 15% delle copie distribuite, percentuale che sale al 30% per le testate locali. La distribuzione complessiva e la vendita dovranno essere certificate da una società di revisione.
Nel regolamento si indicano nuove modalità di calcolo. Il contributo si articola tra un importo fisso, pari al 50% dei costi «ammissibili» che risultano dal bilancio, e comunque non superiore a 2 milioni di euro per ciascuna impresa; e un importo variabile, pari a 0,09 euro per ogni copia distribuita (fino a un massimo di 50 milioni di copie annue). L'ammontare complessivo dei contributi non può comunque superare il 60% dei costi. Quanto ai costi «ammissibili», sarà un decreto del presidente del Consiglio dei ministri a disciplinarli, entro il 31 dicembre di quest'anno: un modo per restringere il numero degli attuali aventi diritto.
Un altro punto riguarda le cooperative. Ad eccezione dei giornali politici, le cooperative ex organi di partiti politici (diventate tali entro il primo dicembre 2001, in base all'articolo 153 della legge 388 del 2000) devono trasformarsi in cooperative di giornalisti per avere diritto ai contributi. Le cooperative devono essere composte in prevalenza da giornalisti e la maggioranza dei soci deve essere dipendente a tempo indeterminato. Una misura destinata, nelle intenzioni del governo, a «favorire e tutelare l'occupazione nel settore». In questa direzione va anche la norma che prevede riduzioni fino al 20% dei contributi nel caso in cui l'impresa non utilizzi un numero minimo di giornalisti dotati di regolare contratto di lavoro.
Alla voce soldi, due novità. Le domande per ottenere i contributi possono essere inviate anche in formato elettronico, tramite posta certificata, in modo da accelerare i tempi. Resta comunque in piedi la possibilità di mandarle in formato tradizionale, cartaceo, mentre la documentazione deve però pervenire (e non più essere inviata) entro il 30 settembre. E' poi previsto un credito agevolato. È il contributo in conto interessi alle imprese che fanno investimenti di natura industriale. La novità è che viene eliminata la procedura automatica (destinata ai progetti di piccolo importo) e resta in piedi quella valutativa: i progetti vengono cioè valutati, ma il contributo viene erogato - in un'unica soluzione - entro un anno dall'effettiva realizzazione del progetto.
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