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Antonio Sciotto
A Termini si spera di riaprire i cancelli
A Termini Imerese c'è grande attesa dopo le parole del ministro dello Sviluppo Paolo Romani sulla possibilità che il gruppo Rossignolo possa acquisire lo stabilimento oggi della Fiat e rilanciarlo: ma ovviamente il sindacato va con i piedi di piombo, attende che alle dichiarazioni corrisponda una qualche realtà, e purtroppo di concretezza, per il momento, ce n'è ben poca. «Parole a effetto quelle di Romani - commenta Giovanna Marano, segretaria Fiom Cgil della Sicilia - ma noi abbiamo partecipato all'ultimo incontro a Roma, il 22 settembre scorso, con il ministero e Invitalia, la società che gestisce la gara, tornando a Palermo con un pugno di mosche. Abbiamo sollecitato un'accelerazione, ma per ora, a parte le dichiarazioni del ministro, sembra tutto fermo».
Il problema è che - per ormai inderogabile decisione della Fiat - la produzione di auto cesserà nello sito siciliano il 31 dicembre 2011. E dunque perché possa credibilmente ripartire qualcosa di dignitoso l'1 gennaio del 2012, bisognerebbe lavorare sin da oggi. La Fiat di Termini dà lavoro, tra interni e indotto, a 2200 persone: da 40 anni rappresenta la fonte primaria di reddito per il territorio, e sarebbe difficile ricollocare di botto migliaia di persone se dovesse naufragare qualsiasi progetto di riconversione o di continuità produttiva.
L'ultimo modello rimasto nel sito siciliano è la Lancia Y, attualmente peraltro ferma perché gli operai - come un po' tutti gli impianti Fiat nel Paese - sono flagellati dalla cassa integrazione. Il progetto di Rossignolo avrebbe il vantaggio di assicurare la continuità di produzione delle auto: due modelli piccoli e medio-piccoli, sembra indirizzati a una clientela di nicchia e di lusso, a marchio De Tomaso. Certo, non si sa ancora se questa nuova produzione potrà assicurare il lavoro a tutti gli attuali addetti.
Va anche ricordato, dall'altro lato, che almeno due terzi degli interni Fiat sarebbero pensionabili o pre-pensionabili, ma di fronte a scivoli lunghi diversi anni, mentre l'età media dell'indotto è ben più bassa (operai sui 35-40 anni). Il ministro Romani, commentando i primi articoli di stampa che riportavano le sue dichiarazioni (aveva definito «una ragionevole soluzione» l'offerta avanzata da Rossignolo), ha aggiunto che «probabilmente non ci saranno esuberi»: «Stiamo lavorando a una soluzione che definisco ragionevole e che consente a un insediamento industriale in Sicilia di proseguire l'attività nella stessa area e probabilmente senza esuberi».
«Sarebbe l'unico progetto che ci consente di restare nell'auto, la vocazione di Termini da 40 anni - riprende la segretaria Fiom Marano - Da questo punto di vista lo accogliamo dunque positivamente: ma qualsiasi piano dovrà assicurare la continuità produttiva e i livelli occupazionali. Inoltre chiediamo al governo di accelerare i tempi per l'individuazione del progetto finale: non abbiamo ancora neanche ricevuto la convocazione per il tavolo con Invitalia, anche se sappiamo che si dovrebbe tenere i primi di dicembre. Se vogliamo ripartire nel 2012, si deve fare presto».
La Fiom da mesi insiste perché a Termini rimanga l'auto: che sia Fiat - che però ormai sembra irrimediabilmente persa e lanciata su altri orizzonti - o un altro marchio, purché con piani credibili. Così già all'incontro del 22 settembre a Roma fu organizzato un presidio degli operai siciliani, in piazza Colonna, mentre il 26 ottobre le tute blu di Termini sono andate davanti alla Regione Sicilia, sollecitando al governatore Raffaele Lombardo un intervento.
La Regione Sicilia, tra l'altro, da diversi mesi ha pronto un finanziamento cash di 350 milioni di euro per chi vorrà continuare l'avventura di Termini. E ieri Gian Mario Rossignolo, presidente della De Tomaso automobili, ha fatto al governo una richiesta analoga a quella Fiom: vanno «accelerati i tempi». «È in corso un iter, anche istituzionale che coinvolge parti diverse - ha spiegato Rossignolo - Il nostro impegno coincide con la nostra richiesta: accorciare i tempi»
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