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FUORIPAGINA
20/11/2010
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Lisbona 2010. Rifondazione atlantica

    Il vertice Nato di Lisbona è davvero cruciale e di svolta. Per la fase nella quale avviene, per i protagonisti, Barack Obama in primo luogo, per gli obiettivi annunciati dal segretario generale Anders Rasmussen di quella che deve essere la terza fase della storia della più forte, grande e «ben funzionante» alleanza militare della storia. Obiettivi strategici approvati nella tarda serata, con al centro l'assunzione dello scudo per la «difesa antimissile», la «riorganizzazione strategica ed operativa», l'«apertura di una nuova fase della guerra ai taliban, con ipotesi di ritiro delle truppe entro il 2014» e infine la «partnership con la Russia sullo scudo».
    Così il ruolo dell'Alleanza atlantica appare ridefinito e rilanciato. Perché, dalla prima fase fondativa che vedeva il Patto Atlantico giustificare la sua esistenza come contrapposizione all'esistenza del Patto di Varsavia, pur essendo in realtà nato quasi due anni prima, si è passati, dopo l'89, alla fase «extra large» e bipartisan - con coinvolgimento e approvazione delle opposizioni interne, come in Italia - ad una Nato impegnata fuori dei suoi confini stabiliti. Coinvolta direttamente in conflitti sanguinosi e scopi tutt'altro che «difensivi», come la guerra «umanitaria» contro l'ex Jugoslavia, le guerre irachena e afghana, il pattugliamento del Nord-Africa, l'estensione della sua influenza e insediamento a est, fino al delicato e infuocato Caucaso, con l'innesco di una estate di battaglie tra Georgia e Russia solo due anni fa. Da questa pratica offensiva, ora si passa ad una nuova «narrazione», ad un nuovo insediamento, quello di una Nato globale, capace di assumere il ministero della sicurezza internazionale. Rinsaldando, anzi rifondando, il patto con l'Europa.
    Perché per Rasmussen e soprattutto per Obama, sono - meglio, devono essere - eguali le sfide e gli obiettivi. In primo luogo quella del terrorismo internazionale «sempre più capace di colpire» ovunque, in una parola di «Al Qaeda».
    Allora, per questo, sarà necessario mantenere in Europa ben 200 testate atomiche che pure il recente ultimo Rapporto della Casa bianca aveva giudicato ormai obsolete. E soprattutto è urgente far accettare ai partner europei della Nato lo Scudo anti-missile - quello fallito di Bush, che prevede il first strike, il primo colpo, anche con testate atomiche, altro che deterrenza e risposta! - che dovrà essere approntato in ogni paese europeo e che già crea un conflitto tra la Germania che vede - come fa? - nello scudo un primo segnale di denuclearizzazione dell'Europa, e la Francia che invece sente messa in pericolo la sua force de frappe. Ma a che serve uno scudo anti-missile contro Al Qaeda, non è davvero chiaro. E le notizie che filtrano di una «partnership», vale a dire di un assenso russo sullo scudo, non fanno che aumentare le preoccupazioni sulla vera e propria cappa militare che pende sopra i destini europei. Non va dimenticato infatti che l'accordo con Mosca sull'ex mega-radar presso Praga prevedeva solo fino a pochi mesi fa, presidii e controlli dell'esercito russo sullo stesso territorio ceco.
    E infine, altro obiettivo strategico, è indispensabile coinvolgere ancora di più le forze armate degli alleati nel conflitto afghano fino alla data prefissata del 2014 - ancora quattro anni di una guerra che di fatto si è estesa all'esplosivo pakistan - per una exit-strategy sempre più improbabile.
    Il velo strategico e apertamente di guerra, riesce a mala pena a nascondere il vero obiettivo di questa rifondazione atlantica. Che vuole essere in primo luogo una risposta alla crisi economica. Giacché la guerra è fatto sociale e altamente «produttivo». Perché è una risposta - sia come attivazione degli interessi militar-industriali, sia come protezione armata delle risorse energetiche - alla dimensione della crisi economica e finanziaria globale che è tutto meno che risolta. Come dimostra il cosiddetto salvataggio pubblico americano, con l'economia neoliberista e di carta che continua a fare quello che faceva prima della «bolla», in aperto conflitto con le economie non solo emergenti ma ormai vincenti, in primo luogo della Cina.
    Ma anche in contrasto con le esigenze europee che vedono la Germania attaccare le scelte protezionistiche di «liquidità» decise dalla Fed americana.
    Il punto è che, come si è reso evidente all'ultimo G-20 di Seul, gli Stati uniti hanno perso il loro primato economico e si approssima il 2012 quando saranno sorpassati dalla Cina. Così ripropongono la loro indiscussa e concreta leadership militare. la sola che gli resta e la mettono in bilancio. Un riarmo mirato che risponde alla crisi economica in chiave di commesse militar-industriali e ridisegna basi e presidi militari a partire dal Vecchio continente.
    Così facendo Barack Obama, dopo la sconfitta delle elezioni di midterm, risponde, rischiando più che mai, alla forte opposizione interna dei Repubblicani contrari ad ogni mediazione con la Russia, pur bassa e scontata come è stato per il Trattato Start 2 firmato nell'aprile scorso a Praga. E allo stesso tempo rilancia un input foriero di guerra verso Oriente, a partire dall'Iran, dall'irrisolta questione Israele/Palestina, lasciata di fatto a marcire dopo lo smacco subìto dai feroci no di Benjamin Netanyahu.
    Uno scenario disperato, che già motiva il ritorno in piazza, da tutta Europa, di un pacifismo fin qui sconfitto, inascoltato e dilapidato ma non per questo assente. Che protesta anche a difesa della democrazia europea, per un vertice che ha visto l'atlantico Portogallo - terzo birillo europeo della crisi economica - sospendere perfino il trattato di Schengen sulla libera circolazione, per fermare e cacciare gli «alternativi» anti-Nato arrivati nella capitale portoghese.
    Questa «terza fase» della Nato, insieme al Patto di stabilità dell'Unione europea, saranno sempre più i gravosi e ineludibili vincoli di ogni presunta «autonomia» e governabilità nazionale. Qualcuno, prima o poi, a sinistra se ne accorgerà?


I COMMENTI:
  • Sì,Carlos,hai proprio ragione:infatti,in Italia,all'epoca dell'intervento in Jugoslavia,c'era un premier di sinistra,mica Berlusconi!Le guerre la fanno tutti,se sono funzionali alla ragion di stato!E poi smettila con queste ciarle da comizio di periferia anni'70,sono slogan vecchi e sbiaditi,e non incantano più nessuno,ormai. 22-11-2010 12:52 - claudiouno
  • PIANI DI GUERRA DELL'IMPERO!!!

    chiaro che l'impero ed i suoi mastini mercenari della OTAN SBANDIERANO VITTORIE CHE NON ESISTANO IN REALTA'!!!!
    specialmente in Afghanistan ed in Waziristan, o nel resto del Pakistan ...le batoste subite anche oggi mentre scrivo dai mercenari pelati occupanti proseguono a tutto campo...del resto si DECIDE ALTRI 4 ANNI DI GUERRA DURA!!!!i barbuti guerriglieri picchiano duro!!!
    l'IRAK PARE ANCORA NEL CAOS..
    GAZA E LA PALESTINA SONO SEDUTE SU UNA POLVERIERA DI DISPERAZIONE...
    l'IRAN...continua ad essere minacciato dall'impero yanqui-europeo in maniera irresponsabile e delirante...anche paventando un attacco atomico...minacce contro la Corea del nord...altro giochino pericoloso per il mondo libero..
    IN SOMALIA si incita e si attiva sempre di piu ad una guerra civile sanguinaria fratricida i cui responsabili sono i circoli imperialisti internazionali....
    L'IMPERO CONTINUA A COSTRUIRE BASI MILITARI IN COLOMBIA CON SCOPO OFFENSIVO...APPOGGIA I REGIMI GOLPISTI COME IN HONDURAS...
    Che strano proprio in questi giorni, i repubblicani americani hanno organizzato un convegno dell'ultradestra fascista e mafiosa internazionale con cui si prospetta un alzamento dell'aggressione contro i governi progressisti e bolivariani nel continente...A QUESTO CONVEGNO PARTECIPAVA LA MELMA PIU GOLPISTA ED I CIRCOLI PIU LEGATI AI NARCOS ED ALLE MAFIE DI MIAMI ANTICASTRISTE...
    le minacce e le prepotenze dell'impero...il riunire sotto le proprie bandiere la peggior feccia mondiale golpista e terrorista DIMOSTRANO ANCORA UNA VOLTA LA VERA FACCIA DELL'IMPERO E DELLA OTAN ....NON SCORDIAMOCI L'ORRORE CHE PROVOCO' L'IMPERO NEL CUORE DELL'EUROPA PROVOCANDO LA GUERRA CIVILE IN YUGOSLAVIA..ANCORA NE PAGHIAMO IL CONTO SANGUINARIO E DEVASTANTE!!!
    LA SINISTRA IN ITALIA ED IN EUROPA DOVREBBE UNIRSI CON UNA NETTA LINEA DI DEMARCAZIONE TRA L'IMPERO ED I POPOLI!!!.COME SI DICEVA AI TEMPI DELLA SPORCA AGGRESSIONE ALL'EROICO VIETNAM
    STOP NOW!!!!FERMIAMOLI ORA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI:....
    unita' dei progrssiti contro la guerra...PEACE NOW!!! 21-11-2010 09:01 - CARLOS
  • Quello che viene detto in questo articolo con "l'attivazione degli interessi militari-industriali" si sposa alla perfezione con la politica della cultura nelle università. Da una parte di punta a uscire dalla crisi militarmente e ovviamente, visto che il capitalismo non fa doni, bisognerà sostenerla attraverso i bilanci pubblici che così andranno ad ingrossare i bilanci di chi produce armamenti e tecnologie correlate (io penso sopratutto ad israele che da anni è leader nell'esportare tecnologie per la sicurezza militare). Il problema però non è (solo) questo ma l'impossibilità, vera o presupposta, dei governi di investire nei sistemi educativi. Il fattore esplosivo è presto che determinato: il militarismo entra nelle nostre vite come non mai e noi purtroppo saremo solo difficilmente in grado di formare un'opinione (e un'economia di conoscenza) critica rispetto a questo stesso militarismo che regola le nostre vite.
    Il fatto che poi venga sospeso Schengen (come per altro successo svariate altre volte con la scusa di fermare gli individui violenti) mostra come il potere sia in grado di non sottostare ai vincoli dello spazio e si crea un'udiotorio amico, impedendo a chi è contario anche solo di essere presente o manifestare (e così portare le sue prospettive e critiche).
    Insomma la vedo veramente dura, sono però convinto che il buonsenso e il bisogno di civiltà (nel senso dei valori e dei comportamenti) ci farà trovare una via in questa palude moderna. Eh ahimè la risposta non può essere troppo dolce e democratica. 21-11-2010 01:46 - Matteo_Bozen
  • I RUSSI NON SI FARANNO FREGARE DALL'OCCIDENTE HAHHAHA MA DOVE VIVE SIG MAURIZIO MARIANI ??..LE RICORDO CHE SE NON C'ERANO GLI AMERIKANI CHE LEI TANTO CRITICA CON IL LORO PIANO MARSHALL AVREMMO FATTO LA FAME IN ITALIA E CON STALIN AVREMMO CONOSCIUTO ANCHE I GULAG..SE PROPRIO NON LE PIACE L'OCCIDENTE IN CUI VIVE LE CONSIGLIO L'IRAN O IL VENEZUELA DI CHAVEZ,FULGIDI ESEMPI DI DEMOCRAZIA..I RUSSI LA PENSANO ESATTAMENTE COME GLI AMERICANI CON CUI FANNO OTTIMI AFFARI.. 20-11-2010 23:19 - steo
  • Il vertice Nato di Lisbona assomiglia molto di più a una risoluzione militare di tipo Patto d'acciaio.
    Una specie di alleanza per prendersi qualche cosa.
    Al tempo del patto Berlino Mosca,c'èra in ballo la Polonia.Oggi c'è in ballo tutto il Medio Oriente.
    Ma questa volta i russi non si faranno fregare dall'occidente.Una volta va bene per tutti,ma perseverare è diabolico e offensivo per gli eredi di Stalin.
    Obama si deve inventare un'altra stronzata,questa è già stata sfruttata da Hitler! 20-11-2010 19:05 - maurizio mariani
  • marco il tuo ragionamento è militarmente corretto, ma il punto è: quale è attualmente il nemico locale o globale tale da giustificare uno scudo congiunto usa-europa-mosca? L'Iran? La Cina? Non credo proprio che abbiano in mente un'aggressione missilistica o militare di qualsiasi tipo. 20-11-2010 18:08 - Fierabràs
  • io non vedo nessun problema a fare uno scudo anti-missile, sopratutto se concordato con la russia;io sono piu' contento se si puo' parere un missile nucleare e se da un lato puo' dare il vantaggio del first strike, puo' anche evitare d'altra parte che si debba automaticamente rispondere ad un attacco nucleare con un altro attacco nucleare; insomma potrebbe evitare una guerra nucleare;
    inoltre non mi sembra che a lisbona si prevedano piu' militari o armamenti usa di quanti non siano gia' presenti, anche se purtroppo non hanno voluto togliere le armi nucleari; 20-11-2010 16:58 - marco
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    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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