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FUORIPAGINA
21/11/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    Quell'unità a lungo attesa

    Per qualcuno sono passati quasi 2 anni di troppo, per altri 12. Il primo congresso della Federazione della sinistra che termina oggi a Roma può essere letto in tanti modi. Da un lato sancisce sicuramente la fine della scissione tra Prc e Pdci del 1998, dall'altro partorisce una federazione macchinosa e un po' burocratica che ha già affrontato due prove elettorali non esaltanti (3,4% alle europee 2009 e 2,8% in media alle amministrative 2010).
    E tuttavia «cambiare si deve», tuona il portavoce Cesare Salvi nella sua relazione. La parola chiave del congresso dell'Ergife è unità. Che qui si declina su tre piani: unità per l'alternativa al capitalismo (le 4 forze che danno vita alla federazione); unità della sinistra (centralità del lavoro e liste comuni con Sel dove si può alle prossime amministrative); unità per battere la destra. Questa Costituzione, come dice Bersani, «è la più bella del mondo»?, si chiede Salvi retoricamente. E allora serve «un'alleanza democratica che la difenda» e che «spazzi via Berlusconi scongiurando il rischio che punti al Quirinale». «È il Partito democratico che deve prendere l'iniziativa. Decida quali alleanze e quale programma. Apriamo un confronto. Noi siamo pronti», dice Salvi. Che dal palco giudica «un grave errore» il governo tecnico e però non esclude a priori nemmeno l'alleanza con l'Udc alle politiche. 


    La notizia, forse, è che se Sel guarda al tutto con un gelido silenzio, la migliore accoglienza alle proposte della Fed la riserva il Pd. «Le differenze ci sono - commenta Maurizio Migliavacca, sherpa di Bersani all'Ergife - tuttavia credo che ci possa essere un orizzonte comune, vale a dire una difesa dei valori della Costituzione e del rinnovamento della democrazia italiana in senso europeo». 
    In un'atmosfera quasi irenica per un congresso della sinistra, il dibattito nei saloni dell'Ergife va avanti senza troppe polemiche, ordinato, costruttivo. Complice la scelta dall'alto predeterminata dei delegati. E non guasta il clima di speranza - o il timore di inciampare subito - la solenne intervista di Oliviero Diliberto all'Unità di ieri con cui il segretario del Pdci rafforza l'offerta al Pd di un solido «patto di legislatura» che se non è una richiesta di ministeri suona assai più di un semplice «diritto di tribuna» nella legislatura che possibilmente consegnerà Berlusconi alla storia. 


    Si (ri)parte da Giovanni Impastato, dalla musica sarcastica e amara di Andrea Rivera, dall'ancoraggio marxista di Gianni Ferrara, da Fiom e Cgil ma anche dai sindacati di base Usb e inquilini. Ma il dibattito sopra e sotto il palco è quello di sempre: il governo, che fare con i menscevichi, l'ala riformista e moderata del centrosinistra. Ramon Mantovani, del Prc, esclude categoricamente che stavolta ci si ricaschi: «Dobbiamo essere onesti con la gente, stavolta andiamo in parlamento per discutere le regole democratiche e basta, con il Pd non è possibile governare». In effetti i leader della Federazione (Salvi, Ferrero, Diliberto e Patta) hanno tutti alle spalle un'esperienza in qualche dicastero in vari governi di centrosinistra. Già dato. 
    L'alleanza democratica allude alla vecchia desistenza del '96. Che stavolta il Pd farà in modo (semmai l'accetterà davvero) di rendere innocua concedendo alla camera un gruppo di deputati col divieto di presentarsi in senato, dove i numeri sono decisivi.
    Il simbolo che sarà votato oggi è sempre più simile a quello del Pci. Piccolo quanto si vuole ma tignoso. Anche con Vendola. Salvi dal palco è esplicito: «Al congresso di Firenze ha detto che tra noi è finito il tempo dei risentimenti? Bene, passiamo alla politica. Non andare insieme alle amministrative è una follia». 


    Ma stavolta in gioco c'è qualcosa di più. Lo dice Alberto Burgio (Prc) senza giri di parole: «Rischiamo l'estinzione, con il 2% rischiamo di scomparire». Per questo Burgio raccoglie l'invito all'unità soprattutto nella versione data da Valentino Parlato sul manifesto: un incontro tra Sel e Fed che fissi intanto un'agenda comune. Poi si vedrà. 
    Ma insieme dove e come? «A Milano sì - insiste a margine Ferrero - e poi dove si può, a Torino, Napoli e Cagliari possiamo individuare un candidato comune». Vuol dire via la falce e martello? Forse. Ferrero non lo dice ma non è da escludere un semplice «Sinistra per Milano». Il segretario di Rifondazione, come gli altri tre compagni fondatori, parlerà oggi alle 12. Ieri pomeriggio ha lasciato il congresso di corsa per andare alla manifestazione de l'Aquila e tornare in serata: «Perché è questa la nostra vera politica». 


I COMMENTI:
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  • meglio tardi che mai! ADESSO ATTENDIAMO VENDOLA, che si sbrigasse (per non perdere il treno) 22-11-2010 11:25 - gianni
  • Sono d'accordo con Corrado.
    Bastaaa!!!
    Basta prendere in giro i veri comunisti.
    Basta acodarsi al centro sinistra solo per avere un posto a sedere in parlamento.
    W i Comunisti VERI!!!
    Ferrero/Diliberto e soci, vadano a casa!!!!!! 22-11-2010 11:14 - Luca
  • non so se ho capito.ma se ho letto bene l'articolo il tutto e' vergognoso. cerca di non dire il nulla che c'e' nel prc.
    non hanno piu' niente da dire che non il difendere i ruoli e questo per chi si ritiene rivoluzionario e' vergognoso. 22-11-2010 04:26 - corrado
  • e va bene, andiamo tutti appassionatamente insieme.e va bene, torniamo all'esperienza dell'Ulivo.non mi va bene una cosa. Esisterà un programma comune? Perchè ci si richiede il voto per battere Berlusconi, e siamo d'accordo, ci mancherebbe. ma poi quali saranno le idee da portare avanti?l'idv è dentro o è fuori? è importante saperlo, non può essere secondario. cosa hanno in comune la FED, SEL, l'idv ed il PD?nulla. come si affronta la crisi economica? è intenzione di questa coalizione ad esempio, una volta raggiunto il governo, ripristinare il Fondo Unico per le Politiche Sociali? e la riforma dell'Università della Gelmini, che a qualche PD piace, dobbiamo tenercela così? stavolta, se ci si riesce vincere una elezione, bisogna anche iniziare a cambiarlo questo paese 22-11-2010 00:35 - alessandro
  • Viva il comunismo e la libertà!
    Grazie a Paolo Ferrero per aver ribadito che Il nemico non è solo Berlusconi ma anche Marchionne e tutti i padroni del mondo. Queste cose dobbiamo dirle e ridirle anche se in cuor nostro le sappiamo, il capitalismo dal volto umano è morto con camillo olivetti, che lo capisca pure SEL. Grazie anche a Giovanni Impastato che con la sua conoscenza del fenomeno mafioso contribuirà alla lotta all'illegalità portata avanti dalla FdS nella nostra amata Sicilia. 22-11-2010 00:34 - gianluca
  • Servono giovani dal campo dell'associazionismo, dell'immigrazione, del volontariato sociale che subentrino alla classe dirigente. Solo così riprenderanno quota. Ma dubito che lo capiranno. 21-11-2010 22:49 - Fierabràs
  • delegati scelti dalla nomenklatura anzichè dalla base, linea politica ancora in bilico fra la condiscendenza al PD e l'autonomia, personalismi e smania di porti sicuri...boh, sono alquanto confuso! 21-11-2010 20:07 - Gigi
  • La "vergognosa censura mediatica"di cui parla Luca la Federazione se la impone da sola:a Gela,città di 80.000 abitanti,non si è svolto nessun congresso e nessuno dei non addetti ai lavori sa cosa sia la Federazione.Qui,per dire a Caltanissetta, non è stata solo un'operazione di vertice ma di congrega. 21-11-2010 19:58 - aldo
  • un mio commento scritto molto tempo fa,penso ancora molto valido.
    Unità dei comunisti
    Oggi siamo di fronte a partiti e innumerevoli personaggi che si definiscono di sinistra ,parlando d`una sinistra nuova riformista ecc.creando una confusione ideologica,che allontana molta gente ,logicamente ognuno può definirsi come vuole.
    Per questo l`importanza della falce e martello,che non sono dei semplici simboli,ma
    rappresentano un punto di riferimento e d`identitá molto forte,per tutti quelli che siamo anticapitalisti , per la pace, la libertá, la democrazia ,la legalitá,la laicitá , sanità , scuola pubblica ecc.ecc…Per raggiungere questo ci vuole l` unità dei comunisti ,sopratutto la partecipazione e la scelta dei dirigenti dalla base ,purtroppo ci sono troppi dirigenti che vedono l`unità come una cosa astratta ,bisogna confrontarsi apertamente senza paura,vi ricordo che l`Italia ha una forte tradizione di sinistra come in nessun altro paese. 21-11-2010 19:10 - vito terranova
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