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Un appello contro il segreto di stato sulle stragi
Fa venire i brividi la recente sentenza, con l'assoluzione di tutti gli imputati, sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia (dove ci furono otto morti e oltre un centinaio di feriti a una manifestazione antifascista indetta dai sindacati) il 28 maggio 1974. La possibilità di inviduare mandanti ed esecutori materiali si fa sempre più labile. Come per tanti altri misteri della nostra storia recente, dall'eccidio di Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969 alla bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e tante altre vicende oscure dove i depistaggi di apparati dello stato deviati sono andati avanti per decenni con prove, testimoni e documenti ormai scomparsi e vicende sanguinose cadute nell'oblio.
Così un centinaio di persone – giudici, parenti delle vittime, parlamentari, giornalisti, intellettuali – hanno firmato un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per aprire gli archivi e togliere il segreto di Stato sulla stagione del terrorismo in Italia. Una Notte della Repubblica che ha coinvolto centinaia di persone, dai neofascisti agli ufficiali dei servizi segreti, ma sulla quale non si riesce mai a fare luce.
Al Presidente della Repubblica, al Presidente del consiglio e ministri interessati, ai Presidenti di Copasir e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta.
Un’intera stagione, quella dello stragismo che ha macchiato di sangue l’Italia, rischia di essere archiviata a seguito della recente sentenza sulla strage di Piazza della Loggia, Brescia, che ha assolto per insufficienza di prove tutti gli imputati. Un’assoluzione sulla quale ha pesato non il ricorso a segreti di Stato, bensì silenzi e reticenze di comodo, anche da parte di uomini appartenenti alle istituzioni.
Per garantire un cammino trasparente alla giustizia, anche in relazione al resto delle inchieste tuttora in corso per altri fatti di criminalità organizzata, e rendere possibile la ricerca storica su quegli anni, avvertiamo sempre di più una triplice esigenza:
chiediamo che siano aperti tutti gli archivi con una gestione che ne faciliti l’accesso a tutti i soggetti interessati, senza preclusione alcuna;
chiediamo che vengano fatte decadere tutte le classificazioni di segretezza su tutti i documenti relativi all’evento - compreso i nominativi ivi contenuti - in possesso in particolare dei servizi segreti, della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, che i documenti vengano catalogati e resi pubblici senza distinguere tra documenti d’archivio e d’archivio corrente;
chiediamo che in tal senso sia data piena attuazione alla legge del 3 agosto 2007, n.124 che regola il segreto di Stato la quale prescrive che, passati al massimo trent’anni dalla data in cui è stato apposto il segreto sull’evento e sui relativi documenti o dalla data in cui sia stato opposto al magistrato che indagava, tutti i documenti che si riferiscono all’evento siano resi pubblici e consultabili. Non è più accettabile che a tutt’oggi manchino gli specifici decreti attuativi. In tal senso il Freedom of Information Act statunitense ci pare un modello a cui è possibile ispirarsi.
L’ipotesi, avanzata dalla commissione Granata nel Copasir, di reiterare il segreto di stato dopo trent’anni è inaccettabile.
Chiediamo alle nostre istituzioni di attivarsi il più decisamente possibile affinché gli Stati che sono oggetto di richieste di rogatorie internazionali collaborino fattivamente e rapidamente.
Occorre garantire alla verità e alla giustizia il giusto corso, non dobbiamo consegnare le generazioni che si sono succedute da allora ad oggi alla rassegnazione e all’avvilimento.
Auspichiamo una volontà politica reale volta all’accertamento di tutti i fatti criminali che hanno sconvolto la storia d’Italia.Primi firmatari:
Carlo Arnoldi (associazione vittime Piazza Fontana)
Gianni Barbacetto (giornalista de Il Fatto Quotidiano)
Alfredo Bazoli (associazione vittime Piazza della Loggia)
Carole Beebe Tarantelli (psicanalista)
Filippo Bertolami (sindacalista di polizia)
Giovanni Bianconi (giornalista del Corriere della Sera)
Paolo Bolognesi (associazione vittime della strage di Bologna)
Daria Bonfietti (associazione vittime di Ustica)
Giorgio Boatti (scrittore)
Paolo Brogi (giornalista)
Lucia Calzari (associazione vittime Piazza della Loggia)
Angela Camuso (giornalista dell’Unità)
Susanna Camusso (segretario generale della Cgil)
Felice Casson (senatore)
Antonio Celardo (associazione vittime Rapido 904)
Paolo Corsini (deputato)
Paolo Cucchiarelli (giornalista dell’Ansa)
Fabio Cuzzola (storico)
Olga D’Antona (deputato)
Giuseppe D’Avanzo (giornalista di Repubblica)
Concita De Gregorio (direttore dell’Unità)
Giuseppe De Lutiis (storico)
Enrico Deaglio (giornalista)
Giovanni Fasanella (giornalista di Panorama)
Sergio Flamigni (storico)
Dario Fo (attore)
Anna Foa (storico)
Mimmo Franzinelli (storico)
Milena Gabanelli (conduttrice di Report)
Aldo Giannuli (storico)
Ferdinando Imposimato (giurista)
Francesco La Licata (giornalista de La Stampa)
Claudio Lazzaro (giornalista)
Paride Leporace (direttore Quotidiano della Basilicata)
Gad Lerner (conduttore dell’Infedele)
Stefania Limiti (giornalista)
Carlo Lucarelli (scrittore)
Otello Lupacchini (magistrato)
Giovanna Maggiani Chelli (associazione vittime della strage dei Georgofili)
Cristiana Mangani (giornalista del Messaggero)
Brunello Mantelli (storico)
Daniele Mastrogiacomo (giornalista di Repubblica)
Manlio Milani (associazione vittime Piazza della Loggia)
Ilaria Moroni (rete archivi per non dimenticare)
Gianluigi Nuzzi (giornalista di Libero)
Antonio Parisella (storico)
Valentino Parlato (giornalista del Manifesto)
Paolo Pezzino (storico)
Lorenzo Pinto (associazione vittime Piazza della Loggia)
Alessandro Portelli (storico)
Rosario Priore (magistrato)
Sandro Provvisionato (giornalista del Tg5)
Franca Rame (attrice)
Sabina Rossa (deputato)
Guido Salvini (magistrato)
Roberto Saviano (scrittore)
Salvatore Sechi (storico)
Federico Sinicato (avvocato)
Benedetta Tobagi (scrittrice)
Maurizio Torrealta (giornalista di RaiNews24)
Nicola Tranfaglia (storico)
Rosa Villecco Calipari (deputato)
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Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Come allora siamo nel pericolo di una restaurazioone.Ma io come in quel tempo,non ho paura!
Diceva un austriaco famoso.La migliore difesa è l'attacco!
Loro restaurano,noi riproponiamo la lotta come unica difesa possibile.Altro che le firme.Metteteci anche il mio nome,ma le firme non servono in questa fase politica.Ora bisogna scendere tutti in piazza!
Tutti per le strade,con i studenti e gli operai.Via le pantofole,è ora di rimettere i scarponi e il vecchi Eschimo.
Chi si estrania dalla lotta e un gran.... 25-11-2010 18:54 - mm
La sostanza che volevo dire e' che oltre a togliere il segreto di Stato bisognerebbe modificare il codice penale eliminando i tre livelli di giudizio, riducendoli ad uno solo che diventi esecutivo immediatamente.
Mi scuso per avere premuto qualche tasto di troppo. 25-11-2010 18:47 - Murmillus
Questo porterebbe a:
1, rapidita dei processi
2, maggior motivazione dei giudici che ora rischiano sempre di essere smentiti nei gradi successivi e quindi demotivati
3, minore possibilita' di manipolazione dei giudizi visto il minor tempo a disposizione
4, riduzione dei costi e tempi del sistema giudiziario e conseguente snellimento del sistema
5, maggiore deterrente contro i crimini data la maggiore certezza del processo e quindi della pena.
Etc. 25-11-2010 18:12 - Murmillus