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FUORIPAGINA
25/11/2010
  •   |   Roberto Ciccarelli
    Università: i giorni dell'ira

    La Torre di Pisa, la Mole antonelliana a Torino, il Colosseo a Roma. La rivolta degli studenti contro la riforma Gelmini dell'università ha assunto forme clamorose di occupazione. Dopo aver bloccato le stazioni di Pisa e Torino, l'uso del turismo intelligente da parte dei giovani italiani è diventato un atto politico. Ma se le forme estetiche della protesta hanno la loro importanza, restano ancora inesplorate le ragioni dell'esplosione di un movimento inaspettato solo sei mesi fa.
    Molto ha fatto l'ostinazione del governo, convinto che bastasse l'approvazione di un gruppo minoritario di ideologi neoliberisti per realizzare una riforma che ha conquistato un certo consenso anche nel Pd. Come dimenticare, infatti, l'applauso concesso alla Gelmini solo pochi mesi fa da Luigi Berlinguer, artefice della riforma dei cicli didattici – il considdetto 3+2 – che oggi sappiamo con certezza essere fallito? Gelmini, ha detto l'ex ministro, avrebbe realizzato la sua riforma. In un certo senso sì, e il ministro continua a rivendicarlo in perfetta, e incompresa, solitudine.
    Quando, a questi riformisti autoritari e tecnocrati, qualcuno fa notare che le loro «riforme» sono state un fallimento, scatta la risposta automatica: «Sono state applicate male». E' con questo atteggiamento liquidatorio che i docenti ordinari di sinistra – quelli che il ministro Gelmini pensa, senza paura del ridicolo, manipolino l'opposizione studentesca alla sua infelice «riforma» - giustificano ancora oggi un esito tra l'altro preannunciato dagli osservatori più attenti, come dagli stessi movimenti studenteschi che criticano il processo di Bologna.
    E come dimenticare il Ddl Garavaglia presentato dal Pd ad inizio legislatura che ha numerosi, e non casuali, punti di coincidenza con quello Gelmini che stenta clamorosamente alla Camera? Solo da poco il Pd ha riconquistato la ragione. Sul tetto di palazzo Borghese a Roma, il suo segretario Bersani ha detto ai ricercatori che il suo partito è tornato ad «allenarsi». Gli auguriamo di non fermarsi al primo scatto. La fine della sinistra è iniziata quando gli eredi del Pci decisero di importare il neo-liberismo nella scuola e nell'università.
    I giorni dell'ira degli studenti si spiegano come una reazione – generale e condivisa – ad un processo ventennale iniziato nel 1989 con la riforma Ruberti dell'autonomia universitaria. Per vent'anni sono rimasti soli e inascoltati, mentre procedeva la ridefinizione modulare della didattica, la declinazione della formazione scolastica e universitaria come formazione professionale, il crescente definanziamento dell'istruzione pubblica iniziato a metà degli anni Novanta.
    Fino ad oggi nessuna cittadinanza è stata concessa dai partiti di centro-destra e di centro-sinistra alla rivendicazione del ruolo «pubblico» dell'istruzione, e tantomeno alla considerazione che il lavoro della ricerca e della conoscenza ha pari dignità di quello manifatturiero e all'attività imprenditoriale. L'ostinazione con la quale le «classi dirigenti» hanno perseguito questo progetto ha sfiorato negli ultimi anni il profilo dell'efferatezza e del disprezzo.
    E non ci riferiamo soltanto al qualunquismo espresso da Antonio Martino (Pdl) che ha definito gli studenti e i ricercatori «ignoranti semianalfabeti altrimenti inoccupabili», mentre uno sconosciuto peone leghista ha promesso di «prendere a calci in culo» gli studenti che hanno assediato ieri il Senato. “Un popolo civile, quale noi siamo, dovrebbe menare questi studenti” ha sostenuto nel suo telegiornale Emilio Fede. Gli studenti di Pisa che hanno occupato ieri l'aeroporto, quelli di Torino che hanno occupato oggi la Regione, o quelli di Roma che hanno bloccato per cinque ore la Capitale aspettano con ansia di capire quando inizieranno queste attività ginniche.
    Reazioni scomposte, fatte per lo più da alcuni personaggi noti per ben altre vicende di cronache nera, che si rispecchiano nel preoccupante ricorso alla fatidica evocazione «del morto» che il Presidente del Senato Renato Schifani ha fatto per ben tre volte nel giro di 24 ore. L'irresponsabilità di queste reazioni emotive, evidentemente dettate dalla sorpresa delle azioni degli studenti, si spiega solo con una ragione: la destra, nella sua versione berlusconiana, in quella leghista fino alle sue estreme propaggini baronali (e di sinistra) ha coltivato fino ad oggi un sogno di onnipotenza: quello di comandare, e di godere, al di sopra di ogni legge, pensando invece di poterne dettare qualcuna.
    Ed è invece il disprezzo per il lavoro della conoscenza, e l'intima convinzione di non restare ai margini mentre un intero paese va a rotoli schiacciato da una crisi violentissima, che sta spingendo gli studenti alla rivolta. Quello che preoccupa di più la destra al potere, in questi giorni di mobilitazione generale, è che le volgarità, la violenza e la brutalità non bastano più a mantenere i giovani nella passività e nella rinuncia ad ogni possibilità di vita alternativa. A ben vedere, dopo l'insurrezione francese contro la riforma delle pensioni e quella londinese contro l'aumento delle tasse universitarie, la rivolta italiana fa parte di un processo europeo.
    Fino ad oggi la transizione dalla condizione salariale a quella del precariato generalizzato è stato un processo pacificato. Man mano che la crisi europea procederà lungo i suoi tortuosi binari, il processo produrrà conflitto sociale. E' tempo di pensare ad una politica democratica alternativa. E solo chi andrà alla radice delle cose, e saprà chiamare le cose con il loro nome, riuscirà a cavalcare l'onda.


I COMMENTI:
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  • @ipz. Sono d'accordo che non si tratti di puro e semplice disprezzo nei confronti di scuola e universita`. Ma non credo nemmeno che la classe diriginte non sappia che l'educazione sia funzionale alla valorizzazione. Il problema e` che una popolazione con un alto livello di educazione e cultura costituisce un problema proprio per la classe dirigente, che si trova ad affrontare persone consapevoli e critiche. Per questo usano l'argomento della crisi e del debito pubblico. I fondi ci sarebbero eccome, senza dover andare a togliere un centesimo ai settori pubblici. Per esempio andando ad attingere all'evasione fiscale (stimata 30 miliardi di euro) o alle inutili spese militari. Invece da una parte si fanno condoni per gli evasori, e dal'altra si ditrugge la scuola pubblica. La stessa direzione si sta prendendo in altri paesi d'Europa. E` parte della lotta di classe, i ricchi favoriscono i ricchi (che possono mandare i figli nelle scuole private, che formerano tanti piccoli soldatini del sistema) e tentano di bloccare il resto della popolazione nella poverta` e nell'ignoranza.Erika 26-11-2010 11:11 - erika martini
  • Finalmente si comincia dire che il 3+2 è stato un fallimento.
    L'allineamento, voluto da Berlinguer L. e proseguito dalla Moratti, della nostra Università al modello anglosassone è, secondo me, una delle cause dell'attuale grave situazione. 26-11-2010 09:02 - Lonzi Marco
  • tutto giusto, aggiungo una nota dal mio osservatorio universitario irlandese: i migliori studenti universitari sono a medicina, e seguono l`odore dei soldi, ben consapevoli del fatto che la salute (e la sua malagestione) saranno fonte di infiniti profitti nei prossimi anni. Pero` i migliori talenti in assoluto vanno in massa verso la finanza, attratti da stipendi e benefit che fanno impallidire qualunque altra offerta. Questo andazzo fa male alla societa`, perche quei talenti ci servono per risolvere i problemi del pianeta e della societa`, non per creare diseguaglianze distributive e malcontento sociale. Visto che poi all`Universita`rimangono le mezze calzette (come il sottoscritto), diventa davvero difficile fare innovazione, per di piu`in assenza di risorse adeguate. Riusciamo ad invertire questo peggioramento strutturale? Forza studenti! 26-11-2010 00:24 - Enrico Marsili
  • La situazione è grave ma non seria. Avanti tutta compagni, con forza, generosità e creatività.
    Battersi contro i tagli alle Università e alla ricerca, significa anche dare una prospettiva all'Europa, in un mondo in cui saperi, innovazioni e invenzioni hanno un peso considerabile.
    Vorrei poi che questo governo ci spieghi perché dà tanti soldi alle scuole private. Se son private, che siano prive di sovvenzioni pubbliche. 26-11-2010 00:06 - Spartacus
  • Complimenti a Murmillus, anche oggi e' riuscito a non dire nulla in 14 righe. Credo sia un record. 25-11-2010 22:31 - ambrogio solari
  • Gli studenti non sono cretini, hanno capito benissimo che con la politica del potere, corrotta e interessata solo ai propri privilegi non avranno futuro e saranno sempre più poveri!! E fanno bene a ribellarsi!! 25-11-2010 22:25 - ivana canevarollo
  • non sono molto d'accordo con l'articolo. Non penso infatti che ci sia solo del puro e semplice disprezzo gratuito nei confronti dell'università e della ricerca ma un problema generale e obiettivo di fondi, cioè di crisi economica. E' il discorso della coperta troppo corta. In una fase di crisi i settori che non sono immediatamente funzionali alla valorizzazione soffrono una penalizzazione. Il fatto che nei confronti dell'istruzione in generale, dalla scuola alle università, si stia aggredendo con questa "assatanata ossessività" ci rivela però qualcosa di veramente emblematico: non solo si 'proletarizzano' i saperi ma proprio non si investe su di essi, non li si considera un motore dello sviluppo e della crescita, il che ci appare assurdo. E qui che ci sarebbe da polemizzare proficuamente: se questa constatazione è condivisibile, allora: abbiamo i baroni e il governo di centro destra, in simbiosi con alcuni (o molti) spezzoni della sinistra di ceto, che sono ciechi e autolesionisti a discapito dell'intero sistema-paese? o tutto questo non è che l'espressione di una vaga coscienza che avverte che la "marea montante" (per dirla alla Mariani) è quella del debito e che quindi c'è poco da investire sui saperi perchè il viaggio è al capolinea? da cui: il nemico sono i 'cattivi soggetti' (gli amministratori sui vari livelli in complicità con gli speculatori finanziari) o un sistema intero (la società del lavoro, della produzione di merci, dello stato-nazione etc) che è marcia di suo perchè è arrivata a contraddizioni insanabili visto che, 'pare', non c'è più una spinta propulsiva del capitale? ma infatti dopo la famosa frase di Berlinguer sull'Urss, Bersani potrebbe dire che "è finita la spinta propulsiva del capitale". chiaro che non lo farà. ma, voglio dire, nelle specifiche caratteristiche italiane, lo stesso Berlusconi, la cui politica è sempre stata una continua fuga in avanti per non farsi arrestare, non è la perfetta metafora di questo sistema globalmente corroso? voglio aggiungere, col tracollo dei Piigs, la Germania a chi le esporta le auto? etc. 25-11-2010 21:43 - lpz
  • Alla televisione, il famigerato Emilio Fede, incita le personcine per "bene" che come lui fanno la pratica del Bunga bunga,di scendere in piazza e fare violenza sui giovani e di violentare le ragazzine.
    Lo ha detto oggi.Lo hanno sentito tutti.Compagni,domani se sarete aggrediti,sappiate chi è il mandante.Emilio Fede!
    Emilio nonostante i cazzotti che ha preso ieri dal venditore di amari,ha sempre una buon cerone.Ottimo direi è lo stesso che usa il nano!
    Ma a parte i scherzi,compagni,massima vigilanza,stiamo in un momento difficile per la democrazia.Sono sicuro che nei prossimi giorni ci scappa il morto.
    Ma non fermeranno la Marea Montante! 25-11-2010 20:29 - mm
  • L'Universita' rappresenta, da sempre, la societa' in cui essa opera. E' sempre stata una struttura sostanzialmente conservativa che, per definizione, deve preparare i dirigenti della societa' stessa. Cosi' le Universita' di elite della Gran Bretagna o degli USA rispecchiano la societa' aristocratico borghese classista. In Italia abbiamo una Universita' in mano a baroni inamovibili e onnipotenti, che hanno il diritto di cooptare a loro insindacabile volere (aggirando naturalmente in modo molto semplice le varie regole di "garanzia"). Il mobbing e' cosa di comune amministrazione e attraverso lunghissimi tirocini di leccaculaggio e servilismo i giovani riescono finalmente a fare "carriera". Il tutto specchio perfetto della corrotta, incompetente e marcia societa' in cui viviamo. Insomma l'Universita' si organizza secondo le regole della societa' in cui opera. Fintanto che nella societa' civile non cambieranno veramente le cose nulla di sostanziale potra' cambiare nella Universita'. Fare una vera riforma della Universita' significa fare una rivoluzione culturale e sociale e vicevera. I piccoli passi non portano lontano in una organizzazione in cui l'autoritarismo e la corruzione dominano. 25-11-2010 19:26 - Murmillus
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