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FUORIPAGINA
27/11/2010
  •   |   Loris Campetti
    Contro il modello Marchionne

    In tanti oggi attraverseranno le strade e le piazze di Roma con la Cgil per chiedere un cambiamento radicale dello stato di cose. Non si accontentano di mandare a casa Berlusconi, vogliono poter costruire insieme un futuro diverso, più umano e meno mercificato e precario. La Cgil dovrà farsi carico di questa domanda, con i mezzi e i ruoli che competono a un sindacato. Insomma, ci vorrebbe uno sciopero generale. Anche per quel che sta succedendo a Torino.
    C'era una volta Mirafiori, il gigante italiano delle automobili e c'era una volta la Fiat. C'era una volta il contratto nazionale di lavoro e c'era una volta il modello sociale europeo. Lo scenario nel XXI secolo d.c. (dopo Cristo) parla una lingua vicina all'inglese e prevede tante società per quante fabbriche ci saranno - se ci saranno. Il nome che apre la porta a un nuovo modello sociale è Newco: si chiude una società e se ne apre una nuova color giallo, alla (ri)assunzione ogni lavoratore dovrà firmare gli accordi sottoscritti da tutti, o solo da qualche sindacato amico. Siamo ai contratti individuali.

     

    La Fiat sognata da Marchionne, americana e defiommizzata, è uno spezzatino di aziende da mettere sul mercato, far fruttare per vendere automobili o vendere tout court al miglior offerente, spremendo oltre ogni limite fisiologico gli operai, senza vincoli, senza scioperi, senza giudici tra i piedi. Senza pietà. Turni di dieci ore al giorno più un po' di straordinario se serve a saturare gli impianti, e i cocci di chi si rompe si restituiscono alla famiglia e alla fiscalità generale. Di ogni stabilimento si può discutere con i sindacati, ma uno alla volta: il piano generale è nella testa e nelle mani di Marchionne, chi mi ama mi segua. In Italia si deve "fare", come in America, mica chiacchierare. 
    Poi, se vogliono dare una spruzzata di democrazia apparente e di partecipazione militarizzata, i sindacati trasformati in guardiani della rivoluzione di Marchionne possono sempre indire un referendum: siete pronti a baciare il rospo o rinunciate a lavorare? Ma che volete, a Mirafiori o come diavolo si chiamerà in inglese investiremo 1 miliardo e faremo costruire a tanti operai, più di quelli attuali e va da sé obbedienti, la carrozzeria di un magnifico Suv (te la do io la svolta ecologica) con un motore costruito oltre Atlantico in 250 mila unità. Mercato permettendo, e solo a partire dalla metà del 2012. Prima, ai residui operai vecchio modello sarà regalato qualche frammento di produzione declinante e tanta cassa integrazione. La Fiat non chiede soldi allo stato.


    Marchionne propone un modello generale di relazioni all'Italia. Cerca di imporlo ai suoi dipendenti e siccome tutti i suoi colleghi vogliono fare come a Pomigliano, e il governo, per quanto moribondo, ha asfaltato la strada ai moderni padroni del vapore, anche in politica si vuole fare come a Pomigliano, a Melfi e a Mirafiori. Si parla più di Montezemolo che di Montecitorio. L'opposizione sembra (o finge di) non accorgersi che alla Fiat si sta giocando una partita generale, e aspetta di vedere come andrà a finire la guerra tra le due destre che hanno introiettato il modello Marchionne, limitandosi a tifare per una delle due. Peggio, l'opposizione cerca alleanze con Marchionne e Marcegaglia per mandare a casa Berlusconi. Dei sindacati guardiani della rivoluzione meglio tacere. Che ci resta, allora? Ci restano le centinaia di migliaia di persone che il 16 ottobre si sono strette intorno alla Fiom, ci restano gli studenti in rivolta in tutta Italia, ci restano i precari e tutti quelli che si battono in difesa dei beni comuni e del territorio.


I COMMENTI:
  • mr dedalus, la questione che poni sulla produttività (richiesta di massimizzazione della produttività e allo stesso tempo ricorso alla cassa integrazione) è in realtà abbastanza chiara: massimizzazione della produttività significa abbassamento del costo del lavoro e del prodotto e, dunque, offerta del prodotto sul mercato a un prezzo più competitivo, il che permetterebbe di essere più facilmente venduto. Solo che questa dinamica porta alla continua eliminazione di lavoro dalla produzione, che dev'essere compensata tramite l'apertura di nuovi settori (e quindi l'impiego di masse di lavoro). La terza rivoluzione industriale non permette più questa compensazione: la razionalizzazione della produzione è più rapida della possibilità di apertura di nuovi settori. 28-11-2010 14:26 - lpz
  • Non ero in piazza il 27 e mi dispiace. Spero comunque che le parole della Camusso siano state, come dire? efficaci...
    Magari sbaglio, magari mi è sfuggito qualcosa, però - nelle interviste rilasciate da Landini - ho sempre colto il tentativo di rispondere a Marchionne partendo da aspetti elementari e concreti: non è vero che dall'Italia non viene un euro di utili perché Ferrari, Iveco, Cnh sono tutte azienda sane con bilanci positivi; il comparto auto è in crisi di utili ma non c'è da stupirsi visto il pesantissimo ricorso alla cassa integrazione.
    Ecco, un elemento concreto. Uno potrebbe anche capire il discorso sulla produttività se non ci fosse la cassa integrazione. Ma insomma, se fai la cassa integrazione, come ci riesci a tenere in piedi un discorso sulla produttività? Se fai la cassa integrazione vuol dire che non hai bisogno di produrre, anzi, vuol dire che devi ridurre i volumi perché il prodotto resta invenduto. E allora, se non vendi, se non fai utile, come fai a dire che il problema è un problema di produttività?
    E questo discorso, mi sembra, vale tanto per il settore metalmeccanico quanto per tutti gli altri settori produttivi (anche quello del credito!!!).
    In questo momento qui La Fiat non vende, o meglio, non vende come gli altri (perché invece Volkswagen e Renault vendono eccome), e non c'è niente da fare. Perciò, si può anche triplicare la produzione a Pomigliano nei primi quattro mesi dell'anno, ma poi cosa si inventa, cassa integrazione negli altri otto?
    Nelle interviste rilasciate dalla Camusso, di certo mi sarà sfuggito qualcosa, ma i concetti espressi dal segretario generale CGIL - per carità, a sentirli, non è che uno possa dire No, non sono d'accordo - però son dei concetti, niente da dire, per carità, ma appunto, ecco il problema: niente da dire.
    Era lecito attendersi interventi di merito, esempi concreti, invece niente, molta fuffa: i valori in generale, il lavoro in astratto, il diritto in teoria, il futuro che verrà, i giovani, il precariato... sì, va be'.
    Non ero in piazza il 27 e mi dispiace. Spero comunque che la signora Camusso abbia parlato delle imprese che fino all'altro giorno lavoravano su tre turni, sei giorni su sei, non conoscevano conflittualità, attuavano il modello partecipativo della fabbrica integrata giapponese, e poi, di punto in bianco, hanno visto precipitare le commesse e, quindi, la produzione (ad es. Pratola Serra). Spero che abbia tentato di spiegare cosa c'è che non va in aziende che, secondo la teoria di Marchionne, dovrebbero garantire una produttività altissima e quindi, in teoria, attirare investimenti a pioggia e che, invece, garantiscono (nel migliore dei casi) cassa integrazione.
    Spero che abbia parlato di errori manageriali, scarsa lungimiranza, incapacità gestionali... chessò, della decisione di produrre i motori della Panda in Polonia nonostante lo stabilimento FMA sia vicinissimo a Pomigliano.
    Perché, lo dico sinceramente, per ascoltare proclami sui valori in generale, sul lavoro in astratto, sul diritto in teoria, sul futuro che verrà, sui giovani, sul precariato... può andar bene anche un convegno sulla finanza etica organizzato dalle mummie del veterocapitalismo all'italiana. 28-11-2010 12:07 - Mr Dedalus
  • Spiritualmente sono a fianco dei lavoratori e degli studenti che hanno partecipato alla manifestazione di sabato 27 novembre a Roma, ma io non ci sono andato.
    Mi sono dimesso dallo SPI CGIL alla fine del 2007, dopo 37 anni di lotte interne, prima tra i ferrovieri e poi tra i pensionati. Non potevo rimanere nella stessa organizzazione che aveva firmato il famigerato accordo del 23 luglio 2007. La storia dei gruppi contestatori interni alla CGIL come “Alternativa sindacale” ed “ Essere sindacato” che si opponevano alla sciagurata politica della concertazione, è la dimostrazione di quanto sia vana la scelta di rimanere all’interno di un’organizzazione per cercare di correggerne la linea politica, perchè chi è al potere gioca sempre sporco, sia nelle forze politiche che in quelle sindacali.. I contestatori sono stati sbeffeggiati, schiacciati e costretti a dimettersi dagli incarichi. Solo i metalmeccanici hanno resisto, anche perché dopo il disastroso risultato elettorale del 2008, CISL e UIL hanno rotto la precaria unità sindacale e si sono venduti al governo Berlusconi.. Ma tutto nasce dal famigerato accordo del 23 luglio 2007 che è stato una vera sciagura per tutti gli operai, i pensionati ed i precari. Tra l’altro le irregolarità nelle operazioni di voto del referendum sindacale sull'accordo del 23 luglio stipulato tra Governo ( “amico”), sindacati e confindustria, sono state veramente insopportabili. Lunedì 8 ottobre 2007 sono andato a votare nella sede della Lega SPI del rione di S. Giacomo a Trieste in via Frausin. E' stata un'esperienza molto interessante. Ho trovato un vero convegno di vari dirigenti sindacali e politici, tutti diessini, che controllavano i votanti. Tutti impegnatissimi a convincere quelli che volevano partecipare al referendum a a votare " SI ". Quando io ha messo decisamente il mio segno sulla casella con sopra scritto " SONO CONTRARIO ", mi sono saltati tutti addosso. Hanno detto che ero stato il primo a votare " NO " in tutta la mattinata ( erano circa le 11.45 ), che con il mio voto avrei provocato danni spaventosi alla classe operaia ed a tutti i pensionati. Ho avuto il sospetto che fossero un pochino alticci, perchè ho notato che avevano già stappato un paio di bottiglie per festeggiare in anticipo la vittoria. Me ne sono andato senza replicare a queste provocazioni, ma sono rimasto parecchio amareggiato. Questo è il clima che si respirava nelle leghe SPI di Trieste nel 2007, e non mi risulta che oggi sia cambiato. Temo che dovremo aspettarci molto poco dalle cosiddette " pantere grigie ": grazie ad Epifani & C. hanno perduto tutte le loro unghie, ed anche i denti. La manifestazione di Roma è stata un successo soprattutto grazie alla grande partecipazione degli operai, dei precari, dei centri sociali degli studenti, e delle forze politiche di sinistra. Quanto ai pensionati, non ci farei troppo conto. Saranno accorsi in massa con il viaggio prepagato, ma poi ritorneranno alle predilette occupazioni quotidiane delle gite fuori porta, delle gare di bocce e dei tornei di briscola e tressette. 28-11-2010 11:06 - gianni
  • Il mio pensiero libero,arriva fino in cielo.
    Il mio pensiero è come un raglio di un somaro.
    Forte,libero e senza freni.
    Tu caro Daddo,queste cose non le puoi capire,perche sei troppo attaccato ai tuoi schemi mentali.Anzi ai schemi che ti hanno inculcato.
    Non potresti mai immagginare una guerra di torte in faccia, tirate da bambini su un mondo di gente ipocrita e ingiusta.
    Tu non capiresti mai un Marcovaldo o un Che Guevara,in Bolivia.
    Ma non ti angustiare,che forse,se ti impegni,anche tu,un giorno potrai FORZARE L'ORIZZONTE! 28-11-2010 09:51 - mm
  • ma voi lo sapete che mm, maurizio mariani, ha detto che sta volando verso Aldebaran dove l' hanno eletto commentatore dei fatti che accadono sulla terra? 28-11-2010 00:45 - daddo
  • Non ci sono masturbazioni mentali che tengano:l'unica strada da percorrere è quella che sembra aver intrapreso la CGIL. In questa fase dei rapporti di produzione e della crisi speculativa che il capitalismo ha indotto, non si può sindacalmente far altro che riaffermare i diritti, i contratti e i riferimenti alle categorie produttive. Per utopistico che possa contingentemente sembrare. La profezia di Marx si è avverata ma in senso inverso. Si sono internazionalizzati solo i capitali e la tutela dei diritti è evanescente perché non può esercitarsi che su entità circoscritte. Ma non c'è alternativa se non l'inazione trasformistica a cui, a sinistra, stiamo assistendo impotenti. 27-11-2010 23:59 - Riccardo Geri
  • attraverso i saperi e la ricerca le imprese competono innovando. Il risultato è che si guadagna più grazie a un singolo lavoratore (plusvalore relativo) ma con la conseguenza che si fa sempre più a meno di manodopera (caduta tendenziale e assoluta del saggio di profitto). Il fatto che si stia tornando al plusvalore assoluto, il quale venne abbondonato perchè aveva dei limiti nella vita stessa degli individui (si pensi ai bambini in fabbrica nell'800) è una dimostrazione di quanto sia strutturale e senza vie d'uscita la crisi. Il problema quindi non è tanto Marchionne, il quale incarna la ricerca degli ultimi grotteschi scampoli di competività, ma la produzione di merci in sè ovvero la società del lavoro (la società del capitale, la società del reddito etc). Comprendere questo significa proporre una sintesi prospettica a tutte le forme di resistenza sociale. La ricerca, invece, di una vacua solidarietà di classe, quando ognuno pensa a salvare sè stesso in concorrenza con gli altri, non è nelle cose, non costituisce nessun freno al darwinismo sociale 'obiettivo'. La richiesta di lavorare senza padroni in un mercato più giusto e più equo ormai è un non sense. E' proprio la categoria del lavoro (che implica il denaro, il mercato, lo stato-nazione etc) che andrebbe messa in discussione in nome della pianificazione sociale, la quale, ormai, permetterebbe A TUTTI DI VIVERE NELL'ABBONDANZA, producendo non secondo quello che richiede il mercato ma secondo ciò che viene socialmente deciso (il che appunto non sarebbe più lavoro). Certo che se qui, cari miei, ristagnate ancora nell'illusione demokratica che tra trent'anni (vedi chiosa dell'articolo di Polo) ancora state a 'vendere' il Manifesto, viene il sospetto che ancora non siete completamente consapevoli della portata della crisi (i cui effetti hanno solo appena cominciato a farsi sentire).

    w la dittatura dei bisogni. 27-11-2010 15:05 - lpz
  • Contrapporsi alle idee di Marchionne può andar bene, ma il lavoro ? la produzione? i salari? Un compromesso bisogna trovarlo con chi può dare lavoro, e prima che sia troppo tardi .. 27-11-2010 12:07 - riccione
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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