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Silvio Messinetti
L'archivio di piazza Fontana
È un filo rosso lungo quarant'anni quello che tiene assieme Catanzaro alla strage di Piazza Fontana. Un legame forte, indissolubile che si protrae dall'ottobre del 1972 quando, «per motivi di ordine pubblico» (ovvero la campagna della sinistra contro i fascisti), il processo di Piazza Fontana venne strappato al giudice milanese dalla Corte di Cassazione e spostato nel capoluogo calabro. Fu così che l'Italia scoprì Catanzaro e la Calabria. Le immagini in bianco e nero di quei vecchi telegiornali, le istantanee della palestra del riformatorio di via Paglia - la sede del dibattimento a due passi dallo Stadio Ceravolo - servirono a portare Catanzaro al centro della vita nazionale. Con giudici attenti e preparati che seppero compiere passi importanti verso la verità spazzando una volta per tutte le menzogne con cui si era tentato di incolpare della strage Pietro Valpreda e gli anarchici.
Col passare degli anni, tuttavia, l'immenso materiale giudiziario presente nei sotterranei del Palazzo di Giustizia è stato abbandonato all'incuria. Questi atti, che contengono le istruttorie, centinaia di fotografie, gli interrogatori, le deposizioni e ogni altra carta rilevante (di cui rappresentano l'originale e l'unica copia esistente), hanno rischiato seriamente di deteriorarsi, di finire prima o poi al macero, di divenire inservibili. È stato uno storico calabrese, Fabio Cuzzola, coadiuvato dall'associazione Altra Catanzaro, a lanciare, nel 2004, l'allarme sullo stato di conservazione dei documenti. «Oltre alla difficoltà di catalogazione - afferma Cuzzola - esisteva un problema di conservazione. Molti degli atti erano sbiaditi, i reperti fotografici, come la famosa e controversa foto del riconoscimento di Valpreda con la quale si cominciò a creare il 'mostro', erano conservati dentro buste inadeguate a proteggerli dall'usura del tempo e dall'umidità. Il problema più grande era l'assoluta mancanza di indicizzazione con le relazioni dei servizi mischiate alla rinfusa agli atti delle commissioni parlamentari, alle istruttorie ed ai reperti. E di tutto questo materiale non esisteva alcuna copia». Da allora è partita una campagna di sensibilizzazione, una petizione che ha raccolto migliaia di firme, un'interrogazione parlamentare (primo firmatario Nuccio Iovine) al fine di chiedere l'archiviazione scientifica e la digitalizzazione di tutti i documenti.
Ed oggi questo lungo cammino per la memoria è arrivato al traguardo sperato. Perchè gli atti del processo per la strage di Piazza Fontana sono stati finalmente digitalizzati. E, alla presenza di Guido Salvini, il Gip del Tribunale di Milano che ha speso una vita per ricercare la verità, l'archivio è stato ufficialmente presentato ieri a Catanzaro. «Nell'Italia delle stragi impunite, come da ultima la sentenza choc su Piazza della Loggia, delle trame oscure, dei servizi deviati - dichiara Nicola Fiorita, uno dei promotori dell'iniziativa - mantenere memoria vuol dire studiare e capire. Oggi a Catanzaro noi ritroviamo le nostre radici, i documenti perduti del processo la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di quarant'anni fa vengono restituiti alla collettività, digitalizzati e fruibili per sempre. Come Cassiodoro ieri, un gruppo di calabresi oggi, di Reggio, di Catanzaro, di Cosenza, hanno creduto sei anni fa che questa lotta per la conoscenza come bene comune andasse vissuta fino in fondo. Occorre però non fermarsi in modo che altri archivi si aprano e siano studiabili perché le future generazioni abbiano le ali per volare oltre le miserie del presente».
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Ma tant’è: l’amministrazione dei beni culturali versa in condizioni indecenti a partire dall’alto e quindi ben venga un’iniziativa “privata” che di privato ha solo la ragione giuridica, ma che ha tutto del pubblico quanto a funzione, scopo e motivazioni. Grazie da un operatore del settore.
E grazie anche a Silvio Messinetti che ce ne ha dato così esauriente cenno. 28-11-2010 18:12 - aldo rotolo
Che la strage alla banca dell'agricoltura il 12 dicembre del '69 fosse una STRAGE DI STATO è ben fermo nella coscienza di una generazione che con il suo impegno e militanza politica ha portato alle conquiste di civiltà più alte che in questo paese si siano mai raggiunte. Ed ha pagato duramente per questo. Tutto il resto della storia nazionale si potrebbe agevolmente leggere come la reazione del potere economico e politico-mafioso nostrano e dei suoi padrini atlantici, al tentativo di “scalata al cielo” di una sinistra che stava coagulando un blocco sociale in cui gli interessi delle fasce popolari e della classe operaia rischiavano di non essere negletti come sempre…ma la posta in gioco era troppo alta e sappiamo tutti com’è andata.
Quanto ai poliziotti e ai vari SERVIZIevoli personaggi di contorno che prima durante e dopo si sono messi dalla parte più conveniente…a loro vada tutto il disprezzo possibile della storia e per quel che conta il mio personale 28-11-2010 17:53 - aldo rotolo
Lui era per tutti, l'autore della bomba alla banca.Il tassista iscritto al PCI e tutto il paese, lo aveva messo in galera.
La gente che indagava,in quei giorni, prende un ferroviere e lo scaraventa dalla finestra,con tre scarpe e con la testimonianza di poliziotti che dicevano che mentre volava gridava: E' la fine dell'anarchia!.
Vorrei anche parlare per tutti quei compagni perquisiti,bastonati,arrestai e condannati,perche comunisti e anarchici.
Uno morì in prigione,solo perche aveva scritto su la carta del pizzettaio,viva l'anarchia,morte a Calabresi!
Vorrei dire anche di tanti compagni ammazzati, a Pisa,Firenze,Roma,che manifestavano contro un governo che indagava a sinistra.
Loro indagavano e tanto i loro amici uccidevano.
Anche allora c'era Berlusconi,ma era un palazzinaro che grazie a suo padre e al prestito ottenuto,si stava facendo le ossa con il mattone.
Massoni e mattoni,stavano costruendo la nuova Italia.
Oggi sono passati tanti anni.I giovani non c'erano e il rumore della bomba, a loro, non li ha sconvolti.Ma noi che invece eravamo quà,noi, non dimentichiamo.Quello scoppio e quei morti sono stati e rimangono una STRAGE DI STATO!
Rumor era come Maroni e noi già dal primo giorno abbiamo sempre detto che tutte le bombe fanno Rumor!
Possono metterci una pietra sopra,ma come tutte le infamie,qualche cosa riesce sempre e qualcuno come me,non dimentica! 27-11-2010 19:30 - mm