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Roberto Ciccarelli
Fli sul tetto Ma voterà la riforma
«Salgono sul tetto per trovare un posto nel palazzo. O per mantenerlo. Di Granata c'è solo il Toro». Lo scambio tra i ricercatori della rete 29 aprile e i precari che qui riportiamo è avvenuto il giorno dopo la passerella dei finiani Granata, Moroni, Della Vedova e Perina sul tetto della facoltà di architettura di palazzo Borghese a Roma.
La riforma Gelmini, quella che Fabio Granata sostiene di volere personalmente affossare - se non fosse che otto deputati Fli rischiano di votare la fiducia a Berlusconi il 14 dicembre - sarà comunque votata da Futuro e Libertà per espresso desiderio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In mancanza di riscontri, o di smentite, l'insinuazione del deputato finiano viene respinta dai ricercatori della rete 29 aprile.
«I finiani dicono di combattere gli istinti dittatoriali di Berlusconi e poi trattano Napolitano come un dittatore capace di imporgli un voto alla Camera - afferma il fisico Alessandro Ferretti - Granata semplicemente non ha letto la costituzione. I parlamentari non hanno vincolo di mandato. Se votano a favore della legge, saranno responsabili dell'affossamento dell'università e della ricerca in questo paese. Sono in piena confusione. Uno spettacolo penoso».
A ristabilire un ordine nel gioco delle parti tra chi vorrebbe andare oltre la sinistra e la destra e si ritrova in una terra di nessuno, ieri è intervenuto il capogruppo alla Camera Italo Bocchino che ha rassicurato il ministro Gelmini, in attesa della prossima imboscata. Gli arditi finiani hanno annunciato di «avere migliorato» la riforma Gelmini assicurando all'università 1 miliardo di euro e l'assunzione di 9000 professori associati in sei anni.
A poche ore dal rinvio della discussione sul Ddl a martedì prossimo - l'ennesimo, per manifesta incapacità di cavare un euro dall'asfissia contabile - l'assalto futurista al forziere tremontiano sarebbe dunque riuscito nell'impresa impossibile. Un applauso in diretta è giunto da Paola Frassinetti (Pdl) che però ha involotariamente smentito l'annuncio della vittoria.I concorsi sarebbero 4500 mentre, come ha chiarito lo stesso ministro Gelmini, il miliardo promesso sarebbe il risultato di una partita composita di bilancio. Solo 800 milioni andrebbero infatti ai bilanci degli atenei. Il resto per il diritto allo studio e il finanziamento della ricerca nelle imprese. Salvo smentite, i fondi necessari per i concorsi dovrebbero essere prelevati dal fondo di programmazione triennale delle università, usato per altre esigenze legate alla didattica e alle infrastrutture.
È il gioco dei carri armati di Mussolini, di cui i futuristi dovrebbero avere una qualche memoria: si spostano risorse da un fondo all'altro, mentre resta il taglio di 1,3 miliardi di euro all'università. Per estrarre dati certi in questo circo permanente bisogna rivolgersi all'associazione dottorandi italiani: «In due anni e mezzo il governo ha tagliato 1571 borse di dottorato. Si tratta di dati di guerra, una guerra le cui vittime sono i giovani studiosi».
Il peso di questa realtà ha creato una spaccatura nella Conferenza dei Rettori. La posizione del presidente Decleva - che ha appoggiato senza condizioni il Ddl Gelmini - è stata duramente criticata nella seduta della Crui del 25 novembre. La maggior parte dei 20 rettori presenti sembra avere realizzato che l'approvazione del Ddl non permetterà di recuperare le risorse tagliate da Tremonti.I rettori di Sassari e di Cagliari hanno condotto la requisitoria che si è conclusa con il significativo invito rivolto a Decleva «ad evitare dichiarazioni a sostegno del Ddl Gelmini». In serata, Gianfranco Fini annuncia: «Capisco la protesta, ma la riforma universitaria è positiva e noi la voteremo». Ecco servito l'ultimo ritocco alla procedura di espulsione di 60 mila precari dalla ricerca.
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Oggi la stessa borghesia,si vuol togliere di torno questa burla di dittatore.
Oggi come nel 43,i padroni che prima avevano dato soldi e potere a un piccolo dittatore,per fermare una sinistra che chiedeva più progresso e più diritti per tutti,si sono resi conto che per cacciare le volpi si è messo un canaccio che si mangia tutte le galline.
Ora, anche quel magiordomo di Fini è sceso in campo con Casini,la Marcegaglia,Luca Di Montezemolo e tutta la sagra famiglia.
Mi dicevano,dei compagni,che era bene che ci fosse Berlusconi al potere,perche i dittatori,cadono meglio delle democrazie.
Ora la borghesia è arrivata anche lei a questa conclusione e si affretta a togliere il nuovo Mussolini.
Io sarei per dare una ulteriore spinta,ma quì dicono di aspettare...
Dicono che è meglio che si scannino da soli. 28-11-2010 10:02 - mm
1) Il disegno di legge Gelmini viene approvato come operazione di facciata, “una riforma epocale per l’università”. I soldi stanziati per il 2011 non bastano neppure a pagare gli stipendi dei docenti, figuriamoci finanziare la ricerca…
2) in cambio, i finiani, che in buona parte vengono dalla Campania, prendono in carico la gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli e dintorni.
Che tristezza. 27-11-2010 20:13 - DaniMarco