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Rocco Di Michele
Il popolo Cgil suona la sveglia
Il colpo d'occhio è quello delle grandi occasioni. E nessuno ne dubitava, visti i numeri di pullmann (2.100) e treni speciali (13) prenotati. Poi, inevitabili, arrivano i confronti a mezza bocca con il 16 ottobre. Fuorvianti, in parte, ma significativi sul piano delle scelte da fare dopo questa giornata di mobilitazione.
In entrambi i casi non sono state fornite stime ufficiali sui partecipanti, ma l'impressione è di un quasi pareggio. La differenza sostanziale è di «clima», sentimento, grado di coinvolgimento. In parte anche di età (di certo il 16 c'erano meno pensionati), oltre che di categorie coinvolte.Ieri ce n'erano molte che «bazzicano» la piazza quasi soltanto in queste occasioni, mentre il rinnovo dei rispettivi contratti è andato in porto quasi senza scossoni. Il contrario dei metalmeccanici; tanti, come sempre, sparsi negli spezzoni territoriali a ribadire un rapporto diretto con i luoghi del conflitto, senza separazioni categoriali in ogni caso dannose (proprio da loro è venuta la proposta di combattere la frammentazione riunificando in un solo contratto tutte le categorie dell'industria).
Il corteo che parte da piazzale dei Partigiani si mette in moto quasi senza sollecitazione, per eccesso di presenze. Va a ondate successive, con grandi pause tra i blocchi, dando modo ai vigili di smaltire un po' di traffico. Tute blu a parte, si notano i «pilastri» numerici dell'attuale Cgil: «conoscenza», funzione pubblica e pensionati. Numerose le «isole» di migranti, spesso però mescolati con i colleghi «indigeni», senza troppe identificazioni «etniche». È una sorta di «unità d'Italia» spontanea, con i veneti seguiti dai sardi e poi da quelli di Sondrio gomito a gomito con i tarantini.Flai Galbusera e Fiom Ilva, biscotti e acciaio, colesterolo e tumori o incidenti mortali. Fusione di gusti anche musicali, col camion della Fillea (edili) che manda una Caterina Caselli d'altri tempi («Che freddo fa»), inseguito da un pulmino padovano che alterna rap («pagherete caro, pagherete tutto»), ska e un «Bella ciao» che infiamma le ugole infreddolite di mezzo corteo. A Genova va invece di moda «legalisation», come anche «antifascismo» e «potere al popolo». Ci sono i «giovani NON + disposti a tutto» e i precari Inps che chiedono «stabilizzazione» invece dell'annunciato mancato rinnovo degli incarichi.
«Scajola, dacci una casa» è un grido che si ripete all'ombra del Colosseo, anche se la maison dello scandalo da qui non è visibile. Un cronista ancora acerbo prova a chiedere a un gruppo di pensionati toscani «ma voi anziani, perché scendete ancora in piazza?», ricevendo un sonoro «bischero, siam comunque più giovani del premier». L'ironia è tanta (tre grandi francobolli destinati a Berlusconi con la scritta «per affrancarlo bisogna sputare sul retro»), ma l'energia trattenuta. Un insegnante milanese se lo spiega con l'incertezza sulle scelte che attendono la Cgil: «c'è una discussione sul 'patto sociale' insieme a Confindustria, Cisl e Uil, non è del tutto chiaro chi sia l'avversario principale».
La neosegretaria generale, Susanna Camusso, entrando nel corteo all'inizio di via Labicana, non sembra invece avere dubbi: «il governo dovrà dare risposte e soprattutto cominciare ad avere delle politiche di contrasto alla crisi». Lo striscione ad appena dieci metri da lei invece recita «lavoro, diritti, dignità; non saremo mai vostri schiavi». Con chi ce l'avete? «Con Marchionne, prima di tutto, e il suo 'modello Pomigliano'. Ma tutti i padroni vorrebbero fare la stessa cosa...».
Il bivio dei prossimi mesi non potrebbe essere più chiaro. La partita che si sta giocando ha almeno tre protagonisti principali: lavoro, imprese, governo. La tentazione «politicista», sempre in agguato nei momenti difficili, spingerebbe a ridurre al minimo il conflitto tra i primi due e identificare «l'avversario» nel terzo. Ma siamo nel pieno di una crisi che ha seppellito - nella pratica dei governi di tutto il mondo e nelle «pretese» della nuova Fiat - il «compromesso keynesiano» tra imprese e lavoro. L'unico «recupero di competitività» che le aziende riescono a immaginare passa per una compressione di salari, diritti, condizioni del lavoro. E i governi - tutti - non fanno obiezioni. Ovunque la risposta sindacale è impastata di manifestazioni e scioperi generali.Qui la Fiom ha già detto la sua, e lo ha spiegato ancora una volta il segretario generale, Maurizio Landini, sotto il palco di S. Giovanni. «Questa manifestazione conferma la volontà di chi lavora e di chi studia di ottenere un cambiamento della situazione; tutta la Cgil deve porsi il problema di dare sbocco e continuità a questa iniziativa, senza escludere nulla». Quanto allo sciopero, «considerando tutti i problemi che ci sono - non solo il governo, ma anche Confindustria - mi sembra che resti solo da indicare la data». Ne discuterà il direttivo confederale, la prossima settimana.
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Non mi sembra che il tema in discussione sia cosa propone il sottoscritto per migliorare le cose. L' articolo parla d' altro, ovvero della CGIL e della sua manifestazione. Leggendo l' articolo, infatti, si potrebbe quasi pensare o, per meglio dire credere, che la CGIL, così come la sinistra italiota, abbiano una qualche visione e/o idea su come risolvere la crisi: oltre a slogan e banalità senza reale costrutto (esempio: la "green economy" che qui da noi, almeno ad oggi, è realmente una "scatola vuota"), a me pare invece che si brancoli tutt' ora nel buio più profondo e nero (mica solo la CGIL e la sinistra, sia chiaro: io direi TUTTA la nazione, a tutti i livelli, è pericolosamente priva di idee e di proposte valide). Ovviamente non sono di sinistra nè tanto meno iscritto alla CGIL, che considero l' ennesimo ed inutile carrozzone burocratico (così come, ad esempio, gli altri sindacati tra cui la CISL / UIL e la stragrande maggioranza dei partiti politici). Tuttavia, sebbene non sia un partigiano pro-CGIL (come mi pare di capire che invece tu sia!), se ci fossero delle proposte valide ed innovative, sarei anche disposto a riconoscerlo. Invece, i due esempi che fai tu mi sembrano proprio l' opposto, ovvero la più chiara e definitiva conferma della lampante e totale incapacità che vi contraddistingue (da sempre!) di elaborare nuove idee e nuove proposte: 1)Estendere la cassa integrazione non è una ricetta economica di nessun tipo; al massimo permette di dare sollievo temporaneo a qualche cassintegrato e di prolungarne di un altro po' l' agonia (ma a spese dello stato, ergo creando nuovo deficit pubblico!!!); 2) Riguardo ad aumentare poi le tasse alle rendite finanziarie, al di là dell' effetto depressivo sulla borsa e sull' economia e degli innumerovoli problemi tecnici che ciò comporterebbe (cosa ben nota a capisce appena appena di finanza), alla fine si arriva alla solita ed unica visione sinistroide: tasse, tasse ed ancora tasse!!! Ma questo è il vostro solito "mantra", in realtà un disco rotto! Ma come si fa a pensare una cosa del genere, specie in un paese che ha una pressione fiscale abnorme ed a fronte di servizi pubblici pessimi e/o inesistenti, a livello di terzo / quarto mondo??? Se queste sono le vostre
"nuove" proposte, temo che finiremo persino per rimpiangere l' orrido Berlusca e questo pessimo governo d' incapaci ed inetti (sempre che prima o poi "finiate" x vincere le elezioni!!!). Invece, ad esempio ed almeno a mio parere, ci sarebbe un' ottima misura per ridurre l' enorme moloch che ci sovrasta, ovvero l' improduttiva spesa pubblica: con effetto immediato, ovvero da domani mattina, licenziare come minimo il cinquanta percento dei dipendenti pubblici (dei mimisteri, della "scuola", delle Regioni e dei Comuni). Considerando sia quantità che la qualità del loro lavoro, ma anche l' utilità intrinseca (???) di quello che fanno concretamente ogni giorno, scommettiamo un miliardo di euri (tanto vale esagerare!) che nessun cittadino-utente si accorgerebbe realmente della minima differenza ??? 29-11-2010 21:19 - Fabio Vivian
Crisi finanziaria, e di sistema, e il tentativo da parte dei "colpevoli" di scaricare il costo di questa lunga (senza uscita certa) agonia sui lavoratori e cittadini comuni.
Ovviamente ignorano volutamente (moralmente ipocriti) che così affosseranno sempre più la domanda e i consumi, diventando colpevoli per la seconda volta. E' come un sommozzatore che cerca il buco d'uscita dal ghiaccio e finisce solo col svenire per un colpo alla nuca... 29-11-2010 14:53 - cosmikdebris
Fortunatamente sinistra e Cgil, anche senza il tuo contributo(mi verrebbe da aggiungere inutile, visto che non proponi nulla), qualcosa propongono, come ad esempio la tassazione delle rendite finanziarie, l'estensione della cassa integrazione da 52 a 108 setimane ecc. Forse il problema sta nell'avere la forza di dare applicazione alle proposte, applicazione che non dipende solo dalla sinistra e dalla Cgil, ovviamente.
Di certo le critiche solo distruttive non aiutano a trovare una soluzione ai tanti problemi. 29-11-2010 10:33 - Stefano
P.S. con le quote sindacali che vengono trattenute agli inscritti potrebbero mandare i manifestanti a Roma con degli aerei privati perche i sindacati sono gli unici che non devono rendere conto dei soldi che incassano ne pagare le tasse ne pubblicare i bilanci. E chi sa quanti soldi spariscono e vengono usati per scopi non collegabile alla causa sindacale. 29-11-2010 10:26 - nikita