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Giuseppe Caliceti
La protesta va avanti. Ma fino a quando?
Aspettando martedì, proviamo a vedere cosa sta succedendo. Dunque, la scuola primaria e la scuola superiore italiana hanno già subito la loro devastante controriforma Gelmini fatta tutta e solo di tagli a personale e fondi e privatizzazione delle conoscenze nei due anni scorsi. Adesso tocca all'Università.
Gli studenti sono scesi in piazza e saliti sui monumenti. All'indomani, tanti giornali titolavano: "Gli studenti bloccano la Riforma". In realtà a rimandare il voto alla Camera è stato soprattutto Fli. E io, confesso, non ho capito bene Bersani quando, sceso dal tetto, alla Camera ha chiesto a Gelmini di bloccare il ddl e discuterne insieme per migliorarlo, invece di chiedere le dimissioni del ministro all'Istruzione, come forse era più logico.
A ogni modo, riusciranno gli studenti italiani a bloccare la controriforma Gelmini almeno all'Università, visto che oggi il governo è più debole di due anni fa? Riusciranno a fare ciò che docenti italiani e genitori degli studenti non sono riusciti a fare nei confronti della riformaccia di primaria e superiore? Non credo: perché Fini e il Fli hanno già detto che alla Camera, martedì, voteranno a favore.
Occorre vedere cosa succederà dopo, quando la controriforma universitaria verrà approvata: continuerà la protesta o no? Con l'Onda primaria quella protesta che il governo aveva già messo in conto, dopo l'approvazione del governo delle riformacce nella primaria e nelle superiori, col tempo, si affievolì. E pensare che la mobilitazione studentesca di qui a martedì prossimo possa portare a un ripensamento del ministro all'Istruzione è fantascienza.
Ancora una volta, la sensazione è che l'opposizione arrivi in ritardo e cavalchi l'onda di protesta del momento. Ma non appare determinata. Non ha le idee chiare su cosa proporre di alternativo, sulla scuola e sull'Università, al disegno devastante del governo. D'altra parte, si sarebbe degli illusi a pretendere troppo da chi in questi anni ha giocato solo e sempre di rimessa.
Ammettiamolo: troppe volte c'è stata una pericolosa linea di continuità tra le politiche scolastiche di governi di centrodestra e centrosinistra. Entrambi hanno, per esempio, una ossessione comune: la misurabilità. Degli apprendimenti e delle competenze degli studenti. Del lavoro dei docenti e dei dirigenti scolastici. Semplice curiosità? Magari.
Nel "Quaderno bianco della scuola", pubblicato nel settembre del 2007 dai ministeri dell'Economia e delle Finanza e della Pubblica Istruzione, quando erano ministri Padoa-Schioppa e Fioroni, si affermava come il terzo millennio, a livello internazionale, fosse caratterizzato dalla "valutazione degli apprendimenti" e dalla loro comparazione. E di come gli elementi di "qualità" della scuola fossero misurabili e classificabili. Ma, si ammetteva, "non si creano ancora le condizioni per l'avvio di quel sistema nazionale di valutazione prefigurato fin dagli anni Novanta". Per questo, nel 2006, "si tenta di riavviare il sistema di valutazione su nuove basi".
L'Invalsi, l'Istituto Nazionale della Valutazione Italiano, è commissariato: sono fornite nuove indicazioni in merito all'adozione di procedure, più mirate e controllabili. E nonostante le critiche del 44% dei docenti, i test Invalsi diventano parte integrante dell'esame di Stato per gli studenti in uscita dalla terza media. Nell'agosto del 2008, ricordiamocelo, Tremonti si limita a riprendere e radicalizzare tali concetti espressi dai ministeri del governo di centrosinistra: "Ogni valutazione deve mettere capo a una classifica. (...) Dare un giudizio senza una classifica significa non dare affatto un giudizio reale". E svela il reale uso dell'Invalsi: la pretesa di misurare la qualità di scuole, studenti, docenti. E fare classifiche, da utilizzare in termini politici e economici, per tagliare fondi al sistema dell'istruzione italiano e rimodellarlo su un modello anglosassone: nella scuola primaria, in quella superiore, all'Università.
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Riuscirà la signora Germini ad arrivare al 14 dicembre e andarsene con il suo governo,senza che gli succeda nulla?
Invece di stare nelle piazze e sui tetti con questi ragazzi,qualcuno sta comodamente seduto in pantofole,con la casa riscaldata e con il cibo in abbondanza nel frigo.
Quì ci sono miglioni di italiani, che non arrivano a fare la spesa.Stanno raccogliendo viveri per gli affamati e i preti,che dovrebbero venire, dopo di noi,già sono in prima linea nel soccorso al popolo affamato.
Qualcuno di noi,non sta nella stessa nostra baricata e quindi sta parlando da un pulpito, dove non si sente il freddo e l'umidiccio di questo periodo infame.
I nostri ragazzi,quelli orgogliosi,che non chiedono il cibo ai genitori,ma stanno combattendo da soli, per un futuro,sono alla fame.Intorno le università ci sono i stracciaroli che vendono vestiti usati ai nostri giovani.Gardatevi intorno.Vedrete la miseria, che anche se nascosta, dalle luminarie, di un Natale miserabile,stanno premendo.Quì si parla di fare le spese proletarie per sopravvivere.Giovani che non hanno più un futuro.Un governo che ha tagliato anche quella miseria,che gli permetteva di sopravvivere.
Questi giovani,che sono intellettuali,capiscono e scendono in piazza.
Invece tra i compagni con la C maiuscola c'è tentennamento.Forse la paura di perdere i vecchi privileggi dei capipopolo.Ma il programma Berlusconi,non vede polpette, per far star buone le masse.
Brunetta vi ha gia sentenziato.
Fannulloni.
Ora se non vi togliete quelle pantofole e non venite di nuovo sui tetti e nelle piazze,arriverà il giorno che faremo a meno anche di voi.
Altro che domandarsi se ce la faremo.O vinciamo o moriamo,non ci sono alternative.
Io se devo morire,voglio morire con la spada in mano,come i miei eroici padri! 28-11-2010 18:23 - mm
Cosa centrano quei quattro (+ di 4 a dire il vero) monumenti che rischiano la rovina con i problemi reali del ns paese?
Chi centra è un governo che non è governo di una nazione ma labil-signoria che antepone gli interessi del casato del non più giovin nobil signore a quello della stragrande maggioranza della popolazione.
Era ed è evidente che la scuola doveva e deve preparare al meglio le future generazioni e che in essa si dovrebbere segliere i più brillanti da convogliare in centri di ricerca per poter permettere la più rapida evoluzione scentifica dell'uomo e della ns società.
Questo però nel ns paese non è possibile, non è neanche pensabile perchè la scuola come la sanità sono un peso, un onere per coloro che senza di esse avrebbero maggiori utili, appunto come garantiscono la scuola privata o le varie privatizzazioni all'ordine del giorno.
Difendere le possibilità di sviluppo sono quindi essenziali, non è paragonabile il ns investimento in ricerca a quello degli altri paesi ed è un avergogna che i ns politici lo lascino passare; ci stanno portando a prendere tutto dall'estero in quanto il produrlo in loco è troppo oneroso, ma fino a quando il sistema si reggerà se perdiamo l'unica possibilità che abbiamo della trasformazione, dove andiamo a prendere la moneta? 28-11-2010 18:05 - Gromyko