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FUORIPAGINA
28/11/2010
  •   |   redazione
    Su Washington la tempesta di WikiLeaks

    Mentre cominciano ad apparire le prime indiscrezioni sul contenuto dei 260.000 messaggi segreti inviati dai diplomatici statunitensi al Dipartimento di Stato, e mentre i server di WikiLeaks stanno subendo un attacco pesantissimo che mira a paralizzarli, i leader di mezzo mondo tremano e i media dei rispettivi paesi si affannano a evidenziare i "buchi neri" del passato recente la cui esposizione potrebbe danneggiare governi e uomini politici. Ma appare anche chiaro che - come del resto è ovvio - chi veramente ha da temere dalle rivelazioni di WikiLeaks sono gli Stati uniti. Per altri paesi possono esserci difficoltà e seccature, ma il vero problema è per Washington: la messa in piazza dei giudizi che la diplomazia statunitense ha dato e dà a proposito di governi e politici che dovrebbero essere amici e alleati, o con i quali sono in corso trattative più o meno delicate, può davvero avere ripercussioni dirompenti per gli americani. 

     

    La questione più calda, che coinvolge anche la Gran Bretagna, è che dai documenti emerge un violento "anti-islamismo", una vera e propria fobìa, che provocherà senz'altro un'ondata di risentimento antiamericano (e per riflesso anche anti-inglese, cosa che Londra paventa moltissimo) in tutto il mondo arabo-mussulmano, sia a livello di personale politico che di popolazioni: ce ne vorrà del bello e del buono per sanare questa ferita, sempre che non ne derivino conseguenze peggiori. Chiaro che dopo le rivelazioni di WL anche i rapporti tra Washington e una serie di altri paesi sono destinati a subire dei contraccolpi: Mosca non gradirà la definizione di "lupo autoritario" affibbiata a Putin, Gheddafi non apprezzerà le rivelazioni sui suoi rapporti con le bionde, né Berlusconi (che pur cercherà di far sembrare il tutto un complotto della sinistra mondiale contro l'Italia) sarà contento di veder pubblicati i giudizi dei diplomatici Usa sulle sue "orge selvagge" o sul fatto che "sembra il portavoce di Putin".

     

    Nessuno, in effetti, sarà contento di vedere messi in piazza dei giudizi su di sè che non rivelano niente di nuovo ma che costituiscono una sorta di voto: se gli amici-alleati-padroni pensano che il leader X è un cretino venduto e corrotto, e se lo tengono per sé, niente di grave; se il giudizio appare su tutti i giornali, la cosa è gravissima. Per questo, in Italia come altrove - in primis appunto negli Usa e in Gran Bretagna - dall'alto stanno arrivando inediti e inaccettabili "veti" rivolti ai media, affinché non pubblichino nulla salvo affrontare le più pesanti sanzioni. E non è solo questione di onore e dignità dei leader: il problema per Washington è che ad esser messe a nudo sono anche le tante, troppe paure e le ristrettezze di vedute della sua amministrazione, l'incapacità di delineare una politica estera che tenga conto della realtà degli altri paesi, persino l'incapacità di proteggere i propri cittadini.


I COMMENTI:
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  • Il peggiore comunque rimane B. che viene definito per quello che e': un individuo dedito a orge. Nulla da obbiettare.
    I media che hanno pubblicato e che pubblicheranno le cartelle, dimostrano che il diritto all'informazione e' superiore anche alla riservatezza di Stato. A questo proposito vedi la spiegazione data dal NYT, uno dei giornali che pubblichera' le notizie anche se non tutte e di cui riporto la pagina in rete. Per quel che mi riguarda do tutts la mia ammirazione al coraggio e determinazione di wikileaks.
    http://www.nytimes.com/2010/11/29/world/29editornote.html?hp 28-11-2010 23:05 - Murmillus
  • W WikiLeaks
    "Il Re è nudo!! " 28-11-2010 22:31 - Sara
I COMMENTI:
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