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FUORIPAGINA
12/12/2010
  •   |   Marina Forti
    Il clima di Cancun

    Erano davvero basse le aspettative di un esito positivo, al Vertice mondiale sul clima che si è concluso ieri a Cancun. Forse è per questo che l'accordo annunciato ieri mattina nella città messicana è stato accolto dagli appalausi dei delegati e da commenti positivi di ministri, negoziatori, e pure di molte organizzazioni non governative. Tutti meno uno, la Bolivia, che accusa gli altri governi di una «disastrosa mancanza di ambizione» e ha voluto sottolineare il suo disaccordo.
    Dal punto di vista del negoziato, un progresso è innegabile: la 16esima conferenza degli oltre 190 paesi firmatari della Convenzione dell'Onu sul clima ha «ripristinato la fiducia in un processo negoziale verso un futuro a basse emissioni di carbonio», si legge nel comunicato stampa finale. Anche perché, è stato riconosciuto, la presidenza messicana ha garantito un lavoro trasparente - non i documenti negoziati in gran segreto visti a Copenhagen. Il negoziato è salvo - ha commentato Greenpeace - non così il clima.


    Quelli che l'Onu definisce con eccesso di solennità gli «Accordi di Cancun» restano un documento debole. Circa le emissioni di gas di serra, il documento registra gli impegni assunti volontariamente dai vari paesi per il periodo fino al 2020: sia quelli quelli industrializzati che quelli in via di sviluppo, per i quali sarà istituito un registro. Si tratta di impegni volontari, non vincolanti, e i meccanismi di verifica restano da precisare: la novità politica è che anche grandi nazioni «emergenti» come Cina e India hanno accettato che prima o poi dovranno assumersi impegni verificabili - e gli Stati uniti anche. Era il maggior punto di scontro tra Stati uniti e Cina, i due maggiori emettitori di gas di serra al mondo; secondo il New York Times i due paesi hanno infine trovato una formula che fissa degli standard su come ogni paese quantifica e riferisce le misure prese, e questo ha sbloccato l'accordo. Certo ha contribuito anche la «flessibilità» dimostrata dall'India: il ministro indiano dell'ambiente Jairam Ramesh ha detto che New Delhi non accetta al momento accordi vincolanti ma è disposta a partecipare a un processo multilaterale in cui ogni paese si assume degli impegni «nell'appropriata forma legale».


    In questo senso si tratta di un ottimo risultato per gli Stati uniti, e si capisce dai commenti di Todd Stern, inviato dell'amministrazione Obama per il clima: «E' positivo che l'accordo includa le grandi economie», ha detto, citando la Cina: «L'impegno ad agire e a farlo in modo trasparente e verificabile aiuta a dissipare la preoccupazione negli Usa su cosa i paesi in rapida crescita stanno facendo per combattere il cambiamento del clima». Traduzione: il fatto che la Cina accetti di sottoporsi a qualche tipo di verifica aiuterà l'amministrazione Obama a far passare al Congresso le misure necessarie a ridurre le emissioni di gas di serra.
    Il documento approvato rimanda al prossimo vertice (tra un anno in Sudafrica) per definire un accordo vincolante per la fase successiva al 2012, post Protocollo di Kyoto. A Cancun il Giappone e la Russia avevano annunciato che non firmeranno altri impegni che estendono quelli di Kyoto, ma hanno fatto marcia indietro: tanto se ne riparla tra un anno.


    Non è più preciso il punto che riguarda i soldi. Il vertice di Cancun ribadisce l'impegno dei paesi industrializzati (già preso a Copenhagen) a mettere 30 miliardi di dollari da subito fino al 2012, e in seguito 100 miliardi all'anno fino al 2020, per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi al cambiamento del clima: ma non è chiaro se si tratta di aiuti o prestiti, né come saranno gestiti i fondi e da chi (molte organizzazioni della società civile internazionale fanno campagna perché non sia affidato alla Banca mondiale).
    Il documento parla di un futuro «Fondo verde per il clima. E di «rafforzare» i clean development mechanism, «meccanismi di sviluppo pulito», già istituiti dal trattato di Kyoto (è il meccanismo per cui un paese industrializzato investe in imprese «sostenibili» in paesi in via di sviluppo e poi scala dal suo conto le emissioni così tagliate o risparmiate). Sarà istituito un Comitato esecutivo per il trasferimento di tecnologie. C'è poi un accordo su un meccanismo di finanziamenti per fermare la deforestazione, di cui bisognerà capire meglio i termini.


    E' questo l'accordo che i delegati a Cancun hanno accolto con applausi - e che la presidente dell'assemblea, la ministra degli esteri messicana Patricia Espinosa, ha quindi dichiarato approvato, nonostante la contrarietà della Bolivia, che infatti protesta («sono state violate le regole multilaterali del consenso»). I delegati applaudono «perché pensano da politici», ha detto Pablo Solon, l'ambasciatore boliviano all'Onu che guidava la delegazione del suo paese a Cancun. «Ma questo accordo è insufficente, non impedirà alla temperatura globale di continuare a salire di 4 gradi centigradi, e sappiamo tutti che questo è insostenibile»


I COMMENTI:
  • Di questi raduni,non ho più fiducia.Non basta più nulla!
    Non basta dire che faranno.
    Bisogna smetterla perche i popoli come la Bolivia pagano un prezzo terribile,queste scelte consumiste!
    A pensare, che chi paga,non ha tutti questi consumi.
    Mi associo al popolo boliviano che dice NO!
    Se non smetteranno di consumare e distruggere,sarà giusto, cominciare a distruggere le loro macchine.
    Morti per morti,meglio morire combattendo! 13-12-2010 15:38 - mariani maurizio
  • Possiamo e dobbiamo fare tutti di più per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti.
    In Italia come in qualsiasi parte del mondo, per quanto mi riguarda, vado sempre in bici, l'auto oramai la prendo pochissime volte, dal lunedì al venerdì prendo sempre il treno (non la TAV ma i regionali sovrsaffollati e sporchissimi),non compro più acqua nelle bottiglie di plastica, faccio la raccolta differenziata da anni, ma il problema è da solo come cazzo posso cambiare sto mondo di merda ... Soprattutto adesso che le aspettative poste in Obama sono state disattese, come fare ad esempio "la guerra alla Monsanto", come bonificare e poi riconvertire l'Ilva di Taranto? Ma se anche lo stesso governo brasiliano che mi sembra abbastanza di Sinistra sta facendo scempi dalle loro parti
    CHE SI FA?
    P.S.
    Oggi è veramente rivoluzionario andare in bici ogni giorno e piantare alberi a più non posso ma da soli non si va da nessuna parte 12-12-2010 18:49 - Svolta verde (Sinistra Ecologia e Libertà)
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