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FUORIPAGINA
13/12/2010
  •   |   Roberto Ciccarelli
    B-Day, martedì si prepara la festa della sfiducia

    Nella colonia mediterranea dell'impero Chrystler-Fiat il premier Berlusconi non molla l'osso della riforma dell'università. Impegnato in quest'ultimo scorcio di week-end nella transumanza di voti utili alla sopravvivenza del suo ologramma, anche ieri ha somministrato una buona dose di minacce: «Stiamo per varare definitivamente la riforma dell'università - ha detto in un audiomessaggio diffuso tra i gazebo dei «promotori della libertà» - che rappresenta una svolta di grande importanza per l'avvenire dei giovani».
    L'ambientazione surreale dei gazebo, un'organizzazione che è la parodia di un'agenzia di vendite porta a porta, devono averlo convinto che «la sinistra incurante dei veri interessi degli studenti cerca di combattere questa riforma per le strade in maniera violenta e strumentale».

    In poche, e incresciose parole, ecco riassunto il corto-circuito tra sinistra, violenza e dissenso che il governo metterà in scena martedì a Roma, quando si riverseranno nelle strade almeno 50 mila studenti, ricercatori, operai e precari pronti a celebrare la festa della sfiducia al governo e a quel capolavoro di verticismo burocratico e di commissariamento aziendalista dell'università che è la «riforma» Gelmini.


    Tensione nel palazzo, paura nelle strade. Che spettacolo. La ricetta è ben dosata, pronta ad essere cotta a puntino sui Tg nazionali. La lezione di Genova continua a stimolare le fantasie perverse su tutti i canali televisivi e mentali della destra italiana. Cerchiamo però di non restare sul piano dell'enunciazione, anche perché dopodomani sarà la realtà a parlare. Le parole hanno comunque un valore performativo e vengono impartite come ordini nella finzione che il regime psichico al potere ha preparato, e consumato, ad esclusivo beneficio della propria propaganda. Il piatto della provocazione verrà servito nella cucina di tutti coloro che seguono la stella cometa: prima si evoca la violenza, poi la si collega ad una malintesa idea di «sinistra» che fa rima con «anti-berlusconismo», alter-ego fedele dell'impotenza al governo. E infine si chiude la tenaglia negando - come è accaduto ieri - l'accesso a piazza Montecitorio, già concessa con riserva giorni fa. Lo scenario è quello visto il 30 novembre scorso. Blindati delle forze dell'ordine di ogni colore e grado sbarreranno tutti gli accessi al cuore desertificato della Capitale? È probabile. Si riformerà la zona rossa del risentimento fuori dal Palazzo? È possibile.

     

    A questo punto starà a chi, con un certo ingegno bisogna riconoscerlo, ha convocato la manifestazione nel B. Day recidere il doppio nodo tra la criminalizzazione del dissenso contro la riforma Gelmini e la stigmatizzazione dell'opposizione contro la deregolamentazione dei salari e del contratto del lavoro sul modello annunciato da New York dall'ad Fiat Sergio Marchionne, il duro, e dalla vaporosa leader di Confindustria Emma Marcegaglia.
    Per una volta Berlusconi ha riconosciuto ciò che la «sinistra» ha invece evitato di fare. E non ci riferiamo alla violenza, quella sta solo nella sua testa. L'ectoplasma contro il quale il Presidente del Consiglio ama di solito indirizzare i suoi strali non ha detto una parola contro la riforma Gelmini fino a quando i ricercatori e gli studenti hanno adottato forme colossali di protesta. Solo allora, ma con quanta fatica, il Pd ha dato fiato alle trombe.


    È stata questa la non secondaria vittoria dell'autunno universitario che ha contrastato l'iter di una riforma che avrebbe dovuto procedere a passo di carica. Caduto Berlusconi, insieme alla riforma che dice di stargli più a cuore, c'è sempre il rischio che la «sinistra» - magari in accordo con qualche coniglio centrista e futurista pescato qui o lì in Transatlantico - recuperi l'antica ispirazione, tornando a difendere un sistema della formazione che regala lavoro cognitivo ultra-qualificato alla bassa qualità della domanda delle imprese e della società. Vale a dire il dichiarato obiettivo del ciclo ventennale di riforme dell'università (e della precarietà) che Gelmini vuole chiudere. Ipotesi che resteranno tali fino a quando qualcuno toglierà sul serio il respiratore al governo. Ciò che è davvero in gioco martedì è il futuro di una generazione condannata dalla dismissione dell'istruzione pubblica, della sanità, dell'organizzazione del welfare e del sistema industriale. Dopo Berlusconi, avrà tutto il tempo per assaporare l'avvento dell'epoca Chrystler-Fiat.


I COMMENTI:
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  • Che la democrazia in Italia sia appesa ad un voto mi sembra semplicemente abominevole, nel terzo millennio. Ma a tanto siamo arrivati e non è detto che sia finita qui. Auguri! 14-12-2010 11:22 - aldo federico petrella
  • MA QUELLA DI OGGI NON VI SEMBRA UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA DA SEGUIRE AGGIORNANDO CONTINUAMENTE IL SITO? POSSIBILE CHE NON VI VIENE IN MENTE UNA COSA COSI' BANALE. SUVVIA,UNO SFORZO COMPAGNI. 14-12-2010 11:04 - MARIO
  • Spero ovviamente che il governo Berlusconi cada (anche se ci credo poco, visto il ”calciomercato”), ma soprattutto penso che non ci sia nulla da festeggiare, perché la fase che si apre sarà una delle più tormentate della Repubblica Italiana.
    Sarà difficile che il vecchio sciacallo lasci la sua preda e la ricostruzione del paese s'annuncia lunga (sempre ammesso che vi sia un fronte della ricostruzione e della riforma, che voglia voltare definitivamente la pagina del "berlusconismo").
    Ce n'est qu'un debut.... 13-12-2010 23:30 - Spartacus
  • Odiosa discriminante di censo per i futuri titolari di docenze a contratto: il DDL Gelmini prevede che i lavoratori autonomi, per poter insegnare, dovranno avere un reddito di 40.000 euro. Per maggiori info:
    giovanniscotto.wordpress.com 13-12-2010 23:30 - Elzeard Bouffier
  • Ho fiducia nella sfiducia. 13-12-2010 22:00 - Morlock
  • SERVONO MOVIMENTI E SPAZI SOCIALI, BASTA RINCHIUDERSI IN CASA VIVENDO NEL MONDO FASULLO DELLA TV!!! 13-12-2010 20:38 - ale
  • Sono molto dubbioso sull'esito della votazione di domani penso che alla fine il caimano la spunterà purtroppo in italia non c'e una vera mobilitazione di piazza solo questo potrebbe toglierci di mezzo berlusconi bisogna ritornare nelle piazze fare sentire la nostra voce ma lo devono fare tutti.....perchè non si può andare avanti cosi per 16 anni essere governati da un uomo che in un paese normale sarebbe in galera.vergogna. 13-12-2010 19:19 - rocco di blasi
  • Non sò se avrà la fiducia o no!
    Una cosa,però, la sò.
    Sò che come si trova oggi i nano è una posizione scomodissima.Sarebbe più facile per lui, fare il funambolo, in bici, con una ruota sola e su un filo sospeso per aria,con un bastone e due secchi pieni di merda.Riuscirebbe a portare la merda fino alla fine del filo.
    Invece fare un governo in queste condizioni,è troppo difficile.
    Anche se lo votassero,da oggi,ogni volta che ci saranno votazioni,dai con il portafogli aperto....
    Apri oggi,apri domani,i franchi traditori,gli leverebbero troppi milioni....
    Berlusconi, con tutto quello che ha speso oggi,ci poteva fare un altro albergo ad Antigua.
    Ma che è Paganini....
    Come diceva Totò?
    E io pago.... 13-12-2010 15:31 - mariani maurizio
  • Cari fratelli e cari compagni, ancora una volta vedremo trionfare le forze del male. di quel male spalmato su tutto il Paese e che continuerà a creare Fascie di miseria, di disperazione e sottosviluppo.Di tutto ciò gli italiani sembra non accorgersene, distratti sempre più da quelle forme mediatiche e prie di contenuti..PAX ET BONUM! 13-12-2010 15:23 - Padre Cirillo da Bisanzio
  • Forse ho dimenticato di dire che il lavoro, inevitabilmente delocalizzato, viene mantenuto furbescamente e MOMENTANEAMENTE in loco alle condizioni dei padroni. Scusate il lapsus. 13-12-2010 14:55 - marco cerioni
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