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Roberto Ciccarelli
B-Day, martedì si prepara la festa della sfiducia
Nella colonia mediterranea dell'impero Chrystler-Fiat il premier Berlusconi non molla l'osso della riforma dell'università. Impegnato in quest'ultimo scorcio di week-end nella transumanza di voti utili alla sopravvivenza del suo ologramma, anche ieri ha somministrato una buona dose di minacce: «Stiamo per varare definitivamente la riforma dell'università - ha detto in un audiomessaggio diffuso tra i gazebo dei «promotori della libertà» - che rappresenta una svolta di grande importanza per l'avvenire dei giovani».
L'ambientazione surreale dei gazebo, un'organizzazione che è la parodia di un'agenzia di vendite porta a porta, devono averlo convinto che «la sinistra incurante dei veri interessi degli studenti cerca di combattere questa riforma per le strade in maniera violenta e strumentale».In poche, e incresciose parole, ecco riassunto il corto-circuito tra sinistra, violenza e dissenso che il governo metterà in scena martedì a Roma, quando si riverseranno nelle strade almeno 50 mila studenti, ricercatori, operai e precari pronti a celebrare la festa della sfiducia al governo e a quel capolavoro di verticismo burocratico e di commissariamento aziendalista dell'università che è la «riforma» Gelmini.
Tensione nel palazzo, paura nelle strade. Che spettacolo. La ricetta è ben dosata, pronta ad essere cotta a puntino sui Tg nazionali. La lezione di Genova continua a stimolare le fantasie perverse su tutti i canali televisivi e mentali della destra italiana. Cerchiamo però di non restare sul piano dell'enunciazione, anche perché dopodomani sarà la realtà a parlare. Le parole hanno comunque un valore performativo e vengono impartite come ordini nella finzione che il regime psichico al potere ha preparato, e consumato, ad esclusivo beneficio della propria propaganda. Il piatto della provocazione verrà servito nella cucina di tutti coloro che seguono la stella cometa: prima si evoca la violenza, poi la si collega ad una malintesa idea di «sinistra» che fa rima con «anti-berlusconismo», alter-ego fedele dell'impotenza al governo. E infine si chiude la tenaglia negando - come è accaduto ieri - l'accesso a piazza Montecitorio, già concessa con riserva giorni fa. Lo scenario è quello visto il 30 novembre scorso. Blindati delle forze dell'ordine di ogni colore e grado sbarreranno tutti gli accessi al cuore desertificato della Capitale? È probabile. Si riformerà la zona rossa del risentimento fuori dal Palazzo? È possibile.A questo punto starà a chi, con un certo ingegno bisogna riconoscerlo, ha convocato la manifestazione nel B. Day recidere il doppio nodo tra la criminalizzazione del dissenso contro la riforma Gelmini e la stigmatizzazione dell'opposizione contro la deregolamentazione dei salari e del contratto del lavoro sul modello annunciato da New York dall'ad Fiat Sergio Marchionne, il duro, e dalla vaporosa leader di Confindustria Emma Marcegaglia.
Per una volta Berlusconi ha riconosciuto ciò che la «sinistra» ha invece evitato di fare. E non ci riferiamo alla violenza, quella sta solo nella sua testa. L'ectoplasma contro il quale il Presidente del Consiglio ama di solito indirizzare i suoi strali non ha detto una parola contro la riforma Gelmini fino a quando i ricercatori e gli studenti hanno adottato forme colossali di protesta. Solo allora, ma con quanta fatica, il Pd ha dato fiato alle trombe.
È stata questa la non secondaria vittoria dell'autunno universitario che ha contrastato l'iter di una riforma che avrebbe dovuto procedere a passo di carica. Caduto Berlusconi, insieme alla riforma che dice di stargli più a cuore, c'è sempre il rischio che la «sinistra» - magari in accordo con qualche coniglio centrista e futurista pescato qui o lì in Transatlantico - recuperi l'antica ispirazione, tornando a difendere un sistema della formazione che regala lavoro cognitivo ultra-qualificato alla bassa qualità della domanda delle imprese e della società. Vale a dire il dichiarato obiettivo del ciclo ventennale di riforme dell'università (e della precarietà) che Gelmini vuole chiudere. Ipotesi che resteranno tali fino a quando qualcuno toglierà sul serio il respiratore al governo. Ciò che è davvero in gioco martedì è il futuro di una generazione condannata dalla dismissione dell'istruzione pubblica, della sanità, dell'organizzazione del welfare e del sistema industriale. Dopo Berlusconi, avrà tutto il tempo per assaporare l'avvento dell'epoca Chrystler-Fiat.
- Se Berlusconi, non ottiene la fiducia, cosa improbabile a mio avviso, sarebbe cosa bella festeggiare l'evento, scendendo sulle strade e sulle piazze di ogni contrada, paese e città un po' come quando l'Italia vinse i mondiali di calcio...Un momento di unione pacifica s'intende, quasi a salutare la liberazione del Paese da quella che fu l'epoca più triste della nostra storia durata oltre 16 anni.Inviterei pertanto anche i miei confratelli, se lo vogliono,a suonare le campane a festa, come nella ricorrenza della Resurrezione Pasquale. 13-12-2010 14:51 - Padre Cirillo da Bisanzio
- Il B.Day, se va bene, può dare una boccata d'ossigeno a una Italia che non ce la fa più. Ma come voi giustamente ricordate, la globalizzazione ha generato in tutto il Mondo fenomeni nefasti, dalla inevitabile delocalizzazione del lavoro preceduta furbescamente da un "mantenimento" degli stabilimenti in loco alle condizioni dei padroni (caso Marchionne), alla libera e incontrastata speculazione finanziaria, che genera crisi mondiali solo per alcuni (e lauti guadagni criminali ad altri) con tutte le conseguenze a cascata sulle classi realmente produttive (i lavoratori) a favore dei padroni, per cui, finito il problema Berlusconi (se finirà, io ho dei dubbi) ci saranno ben altre magagne da sopportare in un Mondo la cui deriva liberale sembra ormai apocalitticamente irreversibile. 13-12-2010 14:30 - marco cerioni
- Speriamo che ce la caviamo, e che il bunga bunga, sia esportato,in Africa, assieme al Slvio da Arcore. <<Italiani di buona volonta' preghiamo>> 13-12-2010 13:36 - pierdomenico
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