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Filippo Fiorini
Guerra fra gli ultimi all'Indo-americano
Non mollano gli indiani di Buenos Aires sud, da quando la polizia ha sgomberato 200 dimore fatiscenti da un grande parco abbandonato è successo di tutto, ma loro sono ancora lì: il fuoco appiccato dagli agenti alle baracche ha innescato la rivolta, che in una notte ha cacciato a pietrate le forze dell'ordine. La politica, pressata dal peso dei primi morti lasciati sul campo dalla reazione della polizia, ha avviato uno scaricabarile finito in una riunione d'emergenza tra acerrimi nemici, venerdì sera, per trovare una risposta alla pratica folle per cui cui dopo ogni tramonto entrano nel Parco Indoamericano bonaerense squadracce inferocite che affrontano gli occupanti in assurdi scontri a fuoco al buio. Ma finora, ci sono stati solo altri morti e nessuna risposta. Eppure, sarà perchè quel terreno conteso è stato dedicato proprio agli indios d'America, che loro sono ancora lì, vegliano i caduti e chiedono una casa.
Al momento, la polizia ha abbandonato il parco e passa solo ogni tanto, restando a debita distanza, perchè alla sera il sole cala come una scure sulla ragione e dal lato ovest dell'area, dove sta un grande quartiere di case popolari, entra un'orda inferocita decisa a cacciare i baraccati, accusandoli di essere «negri di merda che rubano la terra».
Giovedì, il sindaco della capitale, Mauricio Macri, è andato in tv mostrandosi distrutto: «Chiedo dalla presidenta - ha detto, rivolgendosi alla sua grande nemica Cristina Kirchner e ammettendo che la situazione è fuori controllo - di rimandare sul posto la Policia federal, perchè la Policia metropolitana non ha i reparti anti-sommossa e non riesce a riprendere il parco». Poi, mostrando il suo lato più vile, ha aggiunto: Tutto questo è il risultato dell'immigrazione clandestina, in cui si nascondono narcotraffico e delinquenza».
Per il governo federale di centro-sinistra, che non manda la polizia perchè vuole dialogare, questa frase razzista ha fatto sentire i residenti dei palazzoni vicini all'Indoamericano nel diritto di scendere in strada e sfogare le loro frustrazioni sparando sui nuovi arrivati dalla Bolivia, il Perù e il Paraguay. Appena un po' più poveri di loro. Per le sinistre estreme e per il vescovo Ruben Strassia, invece, queste parole hanno fatto da anticamera al reclutamento di squadracce di ex poliziotti ed ultrà delle tifoserie più temibili del calcio argentino, che il municipio di Macri avrebbe mandato a caccia di immigrati in sua vece.
Come ha fatto notare il premier ombra Anibal Fernandez, dopo il fallito tentativo di sgombero di martedì ». In una delle tendopoli reinstallate dopo la riconquista popolare, si attende il buio e con esso un altro attacco dai palazzi vicini. Il leader carismatico qui è il Bimbo, un gigante barbuto con cappello da cowboy, che passa in rassegna «i suoi soldati». Gli animi sono eccitati. Nell'incursione del giorno prima è stato ucciso, mentre legava una bandiera argentina sulla barricata, il boliviano trentottenne Juan Quispe. Uno di loro. Una pallottola gli ha attraversato il cuore. Mentre ricordano l'accaduto, qualcuno dà l'allarme. Sul filo dell'orizzonte si staglia il nemico che arriva, si sentono i tamburi ed il grido «Argentina, Argentina».
Nel posto si respira adrenalina pura, una ragazzina dodicenne peruviana esce dalla linea e dice: ». I machete degli indigeni, i bastoni degli altri. Ci sono anche Marcos, Diego, Dibu e Nahuelcito Pistolero, quattro argentini tra gli 11 ed i 13 anni, venuti da una baraccopoli vicina a dare man forte. Si sono portati una calibro 9 ed otto bombe molotov.
«State calmi, non facciamoci intimidire», grida il Bimbo, poi però l'invasore devia a destra ed accelera: il vero obiettivo sono gli accampati nella zona sud del parco, dove l'insediamento è molto più numeroso ed armato fino ai denti. L'assalto è impetuoso, ma dalle tende esce una contro-ondata che lo respinge. Grida, fuochi, randelli, coltelli, armi automatiche e semiautomatiche. È notte e nel parapiglia non si capisce nulla. Gli invasori si ritirano a prendere fiato, resta il campo di battaglia con un profumo misto di primavera australe e polvere da sparo, le urla di festa e un altro attacco. Ancora spari. Polizia, ambulanze e telecamere sono fuori dal parco ad almeno 400 metri, dentro, solo «gente contro gente».
La storia si ripete uguale altre tre volte. I feriti vengono trascinati via mentre segnano il terreno col sangue. È morto un ragazzo di 19 anni ed un altro è in fin di vita, poi tutto finisce e torna il silenzio. Una famiglia sta ascoltando la radio, c'è il discorso di Cristina Kirchner a reti unificate: «Basta con le violenze, niente più morti all'Indo-americano», ma le sue parole si perdono in quel vortice assurdo. A mezzanotte il sindaco Macri è convocato d'urgenza alla Casa rosada, discute con il ministro Fernandez, ma non si arriva a nulla: appuntamento al giorno dopo per la seconda tornata, quando nel parco arrivano le prime autobotti con l'acqua potabile ed il feretro per una veglia funebre a cielo aperto.
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Non mi dire di no,perche l'ho visti e in Argentina ci sono dei miei family.
Tu non hai ben piantato le radici in quelle terre,ecco perchè parli.Mia moglie invece è una nativa e ogni volta che viaggiamo,si sente ancora il puzzo di razzismo da parte degli amerikani.
Se non ci credi,fatti scurire un pò la pelle e vesti come un indios.Fai finta di essere una di quelle donne che non conoscono lo spagnolo.
Fallo e pòi ne riparliamo! 14-12-2010 19:21 - mariani maurizio
All'indoamericano non stanno uccendo gli indios quello lo stanno facendo a Formosa e ancora peggio. L'Argentina non é soltanto Buenos Aires cari miei. http://www.tn.com.ar/tags/comunidad-qom-la-primavera 14-12-2010 16:36 - Valeria
Naturalmente l'aggettivo "vile" usato dall'autore calza perfettamente.
Aggiungo che questo paradosso dei carnefici/vincitori che incolpano le vittime delle loro malefatte, continua a ripetersi con sempre piu' cattiveria e vilta', perche' alimentato dagli apparati di potere, anche dalle nostre parti.
E' la legge del profitto, la legge del piu' forte senza onore ne' merito. 14-12-2010 00:43 - Murmillus
e non le solite retoriche vecchie e noiose litanie contro FIDEL ,CHAVEZ, MORALES ,ORTEGA,CORREA....oltre che ,e mi complimento,
un buonissimo articolo di MAURIZIO (SCRITTO A MODO SUO) CHE E' ORMAI E' UNA ISTITUZIONE DEL MANIFESTO!!!!!
articolo pieno di speranza rivoluzionaria per il futuro...bravo..CI SONO COMPAGNUCCI DEI SALOTTINI BENE
CHE SONO LI A SCRIVERE ed a tifare per l'impero del nord!!!
assieme ai soliti maniaci piranas del WEB CHE VANNO SOLO A CACCIA DI COMUNISTI COME GIUSIZIERI DELLA NOTTE IN PANTOFOLE E COMPUTER...
il sud e centro america e' un vulcano di vita e di futuro.,.di lotta e di SPERANZA PER UN MONDO NUOVO .. LE MARCE DEGLI INDIOS SU CALI, LA PAZ LIMA, a suon di musica llanera o di vallenato PROSEGUONO!!!
IL NUOVO MILLENNIO E' ORMAI DELLE MOLTITUDINI DEL MONDO INARRESTABILI!!!!!
LE PERIFERIE DELL'IMPERO EMANONO SQUALLORE DECADENZA DEFINITIVA MISERIA MORALE ED ECONOMICA..IN EUROPA LA GENTE DEL MONDO LIBERO E' MORTA!!! MENO QUELLI CHE SI RIBELLANO...COME ORA GLI STUDENTI IN TUTTA EUROPA..
RICORDATEVI IL FAMOSO FILOSOFO VANEIGEM CHE DICEVA:
NON BARATTIAMO LA CERTEZZA DI NON MORIRE DI FAME CON LA CERTEZZA DI MORIRE DI NOIA,DI SOLITUDINE,E DI SCHIAVITU!!!!!
SEDETEVI TRANQUILLI ENTRATE SU YOU TUBE E GUARDATEVI UN PO DI MUSICA DELLE MONTAGNE E DELLA SELVA:
LUCAS IGUARAN, JULIAN CONRADO,HORIZZONTE FARIANO...E TANTI ALTRI CANTAUTORI-GUERRIGLIERI DELLA FARC-EP E DELL'ELN....per un altro mondo possibile buon ascolto!!! 13-12-2010 18:33 - CARLOS
Io sono il marito di una donna Americana.
Una vera americana,non di importazione come tutti i spagnoli,italiani portoghesi,e bianchi del nord,che hanno invaso l'America.
Sò che patiusce un'americano, quando incontra un amerikano.
L'americaano è costretto a vivere ai margini delle società amerikane.
Gli amerikani,in parecchi dei loro stadi,neanche censiscono un americano.Ci sono in sud america, tanta gente che non esiste.Anche se uno va là, ne ammazza un centinaio,nessuno si incazza e nessun giudice indaga sulla loro morte.
Siamo ancora come al tempo dei primi conquistadores.
Pòi si incazzano,quando viene su un Chiavez o un Fidel.
Evo Morales,fino a qualche tempo fa,non aveva neanche il diritto di voto.
Solo dopo una lunga lotta,cominciata dalla morte del CHE,che tutto il popolo boliviano,oggi si può recare alle elezioni.
Il mondo sta cambiando,ma solo perche i sandinisti,i zapatisti,i barbutos,i senderisti e tutti i compagni,hanno preso il fucile.
In Colombia,i contadini sono tutti nelle FALC e coltivano la terra, con il fucile sulle spalle.
L'Argentina,che tutti la chiamano civile,ha milioni di persone che vivono alla macchia e è come se non fossero mai nate.
In Venezuela Chavez,ha da poco fatto il conto del popolo e si è scoperto che era il triplo di 20 anni fa.
Bisogna far sapere queste cose ai tanti addormentati.
Ci sono compagniucci che non sanno delle lotte dei poveri del mondo.
Operai,usati per scavare montagne.
Operai,usati per la terra.
Operai usati per fare grande la loro amerika e dopo,li vogliono fuori.
Ma gli americani,un giorno riprenderanno la loro terra e rimetteranno la C,a quella schifosa K. 13-12-2010 15:18 - mariani maurizio