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Micaela Bongi
1, X, 2: tutte le strade portano alle urne
Sì, probabilmente la fiducia passerà, ma per un pugno di voti, e con quei numeri il premier non riuscirà comunque a governare, dunque le elezioni saranno inevitabili. Dalla mattina fino al primo pomeriggio, senatori e deputati del Pd ripetono questi ragionamenti come un mantra. Non che siano del tutto campati in aria, anzi. Ma nelle ore in cui, con i finiani divisi sul da farsi, il pallottoliere torna a sbilanciarsi con una certa decisione a vantaggio di Silvio Berlusconi, quello dell'opposizione è più che altro un battage. Che ha lo scopo di convincere coloro che hanno intenzione di votare la fiducia per attaccamento alla poltrona più che al Cavaliere, che questa strada li porterà dritti alle elezioni anticipate.
Lo spauracchio sembra sortire effetti non secondari tra i tentennanti, ma solo perché a agitarlo è anche Umberto Bossi. E l'uscita mattutina del suo unico alleato fa venire i brividi allo stesso presidente del consiglio. Non solo perché, a mercato ancora aperto, il senatur rischia seriamente di rompere le uova nel paniere del leader di Arcore. Ma anche perché se nell'opposizione si ripete da giorni che è lo stesso Cavaliere a auspicare una fiducia risicata alla camera per tornare al voto bruciando sul tempo la costruzione di un ipotetico terzo polo, e se pure nel Pdl giurano che sì, il gran capo non vede l'ora di riaprire ufficialmente la campagna elettorale, in realtà questa opzione per Berlusconi è l'extrema ratio. Ma, comunque finisca oggi il match di Montecitorio, resta un'ipotesi concretissima.
Sebbene Bossi aggiusti il tiro, a sera è anche Roberto Maroni a insistere: se il governo otterrà la fiducia per un paio di voti - grazie a Scilipoti o alle piroette incontrollabili di Paolo Guzzanti - le urne restano la strada maestra. Affrontare il giorno per giorno alla camera con il pallottoliere in mano sarebbe un inferno, bisognerebbe incollare pure tutti i membri del governo agli scranni di Montecitorio. Il Cavaliere spera comunque di riuscire ad aprire una trattativa, anche con pochi numeri in più, e anche senza finiani, da recuperare in un secondo momento. Scenario che la Lega però non contempla. Ma se la notte - come auspicato dal premier - porterà consiglio almeno a un gruppetto di colombe di Fli, il presidente del consiglio avrà certo qualche chance in più. Spaccato il gruppo del presidente della camera, Berlusconi potrà sperare di portare dalla sua parte altri «moderati» o «responsabili», pescando anche al centro e annientando il terzo polo.Se la sfiducia passerà, anche solo per un soffio, l'opposizione cercherà invece di dar vita a un altro governo. Ma di che tipo? Perché, votata insieme la mozione contro l'attuale esecutivo, le strade potrebbero dividersi. Il Pd insiste per il governo di transizione, ma con Pdl e Lega contro è un'ipotesi lunare. Senza contare che Fli (data la fatica che già sta facendo per tenere insieme il gruppo) e Udc punterebbero su un nuovo governo di centrodestra. Ma con o senza Berlusconi? Possibilmente senza, per Gianfranco Fini, che però dovrà tornare a fare i conti con i suoi e con chi vuole comunque scongiurare il voto anticipato. Decisamente «senza», assicuravano ieri i centristi, mentre i pidiellini scommettevano su un Casini pronto a entrare per tenere in ostaggio il Cav. In ogni caso un nuovo governo non targato Arcore sarebbe possibile solo con uno smottamento del Pdl o quantomeno con l'apertura di una breccia nella ex maggioranza. Ma Bossi non ha lasciato margini: Giulio Tremonti capo di un nuovo governo? «Mica è scemo».
Si torna al punto di partenza, ai ragionamenti della mattina, alle urne dietro l'angolo. Perché il pallino lo ha in mano Umberto Bossi e - posto che il federalismo fiscale non sembra più interessare molto nemmeno al leader padano, perché i comuni del nord pagherebbero un prezzo molto alto e perché poi dovrebbe trovare un nuovo cavallo di battaglia - è sempre all'amico Umberto che il Cavaliere dovrà dar retta.
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