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FUORIPAGINA
16/12/2010
  •   |   Sara Menafra
    Giovani, studenti e incensurati
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    Sono incensurati, giovani di vent'anni, qualcuno di diciotto, qualcuno addirittura minorenne, giusto un paio di trenta. I ventisei arrestati in piazza del Popolo martedì mattina che saranno processati oggi per direttissima aiutano solo in parte a descrivere quello che è successo quando il corteo era ormai fermo e una parte dei manifestanti si è diretta verso il parlamento, in ordine sparso, in qualche caso arrivando ad incendiare camionette della Finanza o mezzi dell'Ama. 
    La ricostruzione a freddo della giornata, sia dalle parti del movimento sia da quelle della procura, tende a dividere le azioni della giornata in due fasi distinte. Le azioni mirate, anche durante il corteo, contro obiettivi specifici: un bancomat, delle automobili, la sede della Protezione civile, la prima invasione dal Tevere verso largo Goldoni. Qui ci sono i gruppi più politicizzati, quelli decisi a staccarsi dal resto della manifestazione, per attraversare la città in solitaria ed attaccare obiettivi anche parecchio distanti. Tra gli arrestati, di gente così, non ce ne è quasi nessuno. La polizia punta ad identificarli con calma dopo l'analisi dei filmati e a concentrare su di loro le accuse più specifiche. 


    L'altra fase è quella di piazza del Popolo. Quando dalla manifestazione praticamente conclusa si sono staccati prima dei drappelli organizzati - anche questi in buona parte da identificare con i filmati - ma appresso studenti anche giovanissimi, persino provenienti dai licei «bene» del centro capitolino. Gli arrestati sono quasi tutti di questo secondo genere. Molti sono membri di collettivi studenteschi più o meno auto organizzati, che hanno un rapporto lasco con gli spazi di movimento storici. Altri, non militano da nessuna parte. Eppure, molti di loro (nel mucchio degli arrestati c'è più d'uno finito in mezzo più o meno per caso) hanno partecipato agli scontri, anche senza appartenere ad una organizzazione specifica. Come fosse un «tumulto» simile a quelli di Londra o di Parigi, ha detto qualcuno. «L'applauso al blindato che prende fuoco è una reazione sociale diversa da quelle che abbiamo visto finora. Che non c'entra nulla coi movimenti del passato e tanto meno con Genova», dice ad esempio Luca Casarini. 
    La gravità limitata dei reati contestati dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti ne è un po' la prova del nove.


I COMMENTI:
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  • Lo sanno tutti che in una situazione come quella, ad essere fermati dalla polizia non sono quasi mai quelli preparati allo scontro, che sanno come non farsi prendere, ma piuttosto i ragazzini delle retrovie in preda alla confusione e alla loro prima carica. Spero che queste istituzioni idiote non si vendichino su di loro per immolare alla pubblica opinione un capro espiatorio qualsiasi 16-12-2010 12:16 - kiokona
  • Continuate a giocare sulla pelle dei ragazzi. Voi vecchi rivoluzionari imbolsiti non avete capito un cazzo. Quanti movimenti ci sono stati negli ultimi 30-40 anni? Quali ne sono stati gli esiti? La violenza di pochi idioti ha sempre avuto come sbocco che tutti, alla fine, sono tornati a casa, dopo averle prese, con le pive nel sacco. Ed il vecchio Potere ha potuto continuare come e peggio di prima. Anche grazie a voi. 16-12-2010 12:03 - GigaCH
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