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FUORIPAGINA
17/12/2010
  •   |   Stefano Liberti
    Mattanza ad Abidjan

    Una giornata sanguinosa, un paese sull'orlo del baratro. Le manifestazioni di ieri ad Abidjan, capitale economica della Costa d'Avorio, si sono saldate con un bilancio pesantissimo: 30 morti, secondo i sostenitori del presidente eletto Alassane Dramane Ouattara, almeno 20 secondo quelli del presidente uscente (che non vuole però uscire di scena) Laurent Gbagbo. 
    L'esito della giornata era ampiamente prevedibile. Dopo il ballottaggio del 28 novembre, in cui secondo tutti gli osservatori Ouattara ha ottenuto la maggioranza dei voti, Gbagbo ha deciso di rimanere al potere, facendosi proclamare presidente dal Consiglio di stato e trincerandosi all'interno del palazzo. A nulla sono valse le pressioni della comunità internazionale, le sanzioni imposte dall'Unione europea a lui e al suo entourage, le dichiarazioni contro di lui del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Contando sull'appoggio dell'esercito, Gbagbo ha nominato un primo ministro (il fedele Gilbert Marie N`gbo Aké) e assicurato che sarebbe restato al potere per altri cinque anni. Il suo rivale Ouattara ha a sua volta nominato un premier (nella persona di Guillaume Soro, ex capo delle Forze nuove nonché premier di transizione nell'ultimo periodo) e rivendicato la propria vittoria. 


    La tensione è esplosa ieri, quando il campo di Ouattara ha annunciato una marcia sulla televisione pubblica Rti, in modo da occuparla, sostituirne il direttore e interrompere le trasmissioni pro-Gbagbo. L'esercito fedele al presidente uscente ha sigillato il quartiere di Cocody, dove ha sede la televisione, e impedito l'accesso ai manifestanti. La situazione è degenerata. Si è cominciato a sparare. Tra le venti e le trenta persone sono rimaste sul selciato. Intanto sono scoppiati disordini anche all'Hotel Golf, dove Ouattara ha stabilito il proprio quartier generale. Truppe dell'esercito si sono scontrate con elementi già appartenenti alle Forze nuove, gli ex ribelli del nord che facevano la guardia all'albergo. 
    Salvo miracoli delle prossime ore, la Costa d'Avorio sembra destinata a piombare nuovamente nella guerra, con un presidente che non vuole a nessun costo lasciare il potere e un esercito che ha paura che il potere passi al rivale eletto. Dopo varie mediazioni che non hanno portato a nulla - fra cui anche quella dell'ex capo di stato sudafricano Thabo Mbeki - oggi arriverà ad Abidjan il presidente della Commissione dell'Unione africana Jean Ping. Ma i margini per una trattativa sembrano stretti, soprattutto dopo gli scontri di ieri. I sostenitori di Ouattara hanno convocato una nuova manifestazione per oggi. È altamente probabile che anche le Forze nuove scenderanno in piazza a fianco dei civili.


    Le «elezioni storiche» del 28 novembre - le prime degli ultimi dieci anni, che dovevano suggellare il ritorno del paese alla normalità e la fine della lunga parentesi di otto anni in cui è rimasto diviso in due - non saranno alla fine che una nuova tappa nell'infinita crisi ivoriana. Le forze nuove, gli ex ribelli che non hanno mai smobilitato, sono pronte a riprendere i combattimenti. L'ex linea del fronte è già surriscaldata e si segnalano le prime scaramucce. Gli 8000 peacekeepers della Missione della Nazioni unite Onuci sono percepiti dai sostenitori di Gbagbo come «forze ostili», soprattutto dopo che l'Onu ha dichiarato di ritenere Ouattara il presidente legittimo. 
    Isolato a livello internazionale, abbandonato anche da quei capi di stato che lo hanno appoggiato negli ultimi anni, fin dove può spingersi Laurent Gbagbo? Queste ore sembrano dimostrare che non lascerà facilmente e che è pronto ad andare fino in fondo per conservare quel potere che il popolo ivoriano gli ha democraticamente negato.


I COMMENTI:
  • Non sappiamo se in Africa si stanno giocando gli equilibri globali con la Cina che avanza e prende il posto degli USA nella corsa all"oro". Di certo sappiamo che sono le decine di uccisi del 14 dicembre ad aver finalmente sortito qualche effetto sulla comunità internazionale e sulla pressione esercitata per risolvere la situazione scongiurando la guerra civile.Servono sempre i morti.Perche'? 18-12-2010 07:39 - thor
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