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FUORIPAGINA
17/12/2010
  •   |   Giulio Marcon, Mario Pianta
    Mettiamo in campo la politica, non la violenza

    Il 14 dicembre la distanza tra la politica istituzionale e la società ha raggiunto un livello di allarme. La compravendita di parlamentari che ha confermato la fiducia a Berlusconi e il fallimento delle manovre di palazzo per scalzarlo dal potere hanno mostrato un nuovo livello di degrado e inefficacia della politica istituzionale. In piazza, le ragioni di una protesta contro le politiche del governo - su crisi, lavoro, precarietà, scuola e università, tagli alla spesa, e tutto il resto - sono state oscurate da uno scoppio di violenza che mescola provocazioni organizzate e infiltrazioni sulla traccia di Genova 2001, con una pratica violenta di scontro con la polizia e azioni distruttive - o quantomeno di "tifo" per i violenti - che tenta una parte dei giovani scesi in piazza. Una tentazione che nasce dall'orrendo spettacolo che viene dal palazzo, dalla frustrazione per una giornata di protesta senza sbocco né gestione, dal vuoto di politica che oggi misuriamo. Un vuoto che, anche nei commenti di questi giorni, non è colto dalla forze politiche dell'opposizione.
    La storia non si ripete mai nello stesso modo, ed è superficiale riparlare di ritorno al 1977 o perfino di Genova 2001, dove i temi e i percorsi della protesta erano ben diversi. Ma non cambiano i meccanismi che legano la politica della protesta, la violenza, la spirale repressione-radicalizzazione e gli esiti che distruggono movimenti sociali e pratica della democrazia. Per questo abbiamo la responsabilità di evitare dinamiche distruttive. La protesta può radicalizzarsi e sfidare il potere con metodi nonviolenti di massa: occupazioni, scioperi, boicottaggi, sit-in. Mettere al centro della scena la protesta violenta di piccoli gruppi, farne il protagonista di questi tempi tristi, è profondamente sbagliato e pericoloso per gli esiti che si possono produrre. Stare dalla parte della violenza significa stare contro i movimenti. La scelta della violenza è politicamente ed eticamente inaccettabile: è il segno di una disperazione che crea spazio e forza al potere e alla sua repressione, che riduce gli spazi per i movimenti sociali, la partecipazione, la democrazia, il cambiamento. Le prime vittime della violenza di Piazza del Popolo sono proprio quei giovani che da oggi troveranno più difficile manifestare, organizzarsi, fare politica.
    È vero che le mobilitazioni dei movimenti - gli operai colpiti dalla crisi, gli studenti, l'università, i comitati locali che difendono i territori - non hanno trovato ascolto, né risultati. Ma hanno costruito identità, reti, progetti di alternativa che esprimono una forza che rappresenta il vero contropotere di una società abbandonata dalla politica. In realtà hanno definito i limiti che questo degrado della politica e della società non può superare: il reddito di chi perde il lavoro va tutelato, scuola e università non possono essere distrutte dai tagli, l'acqua deve restare un bene pubblico, le grandi opere non si fanno.
    Un lavoro per costruire reti tra queste esperienze, per dare risposte al vuoto della politica è stato rilanciato dalla manifestazione della Fiom del 16 ottobre, con l'alleanza che si è andata costruendo con movimenti sociali, studenti, reti della società civile, da quella di Sbilanciamoci a quelle sul clima e sulla difesa dei territori. È questa la strada che va rafforzata, allargando la rete di chi resiste al degrado della politica istituzionale e all'estetica di «avanguardie» irresponsabili e violente. È questa, oggi, la strada della politica.


I COMMENTI:
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  • Marcon e'una vita che parli di organizzare reti ,solidarieta,progetti di alternativa,pratica della democrazia,non violenza.Ti sei costruito una carriera su frasi vuote e solamente auroreferenziali.Dici sempre le stesse cose,L'invenzione dell'autoreferenzialita'e'stata la tua fortuna e quella di molti altri ,il terzo settore ed il no profit sono la vostra espressione come il mondo delle ong,vuoto , muto sulla realta' e fatto solo di parole ad effetto che basta che si vendano bene con l'aiuto di un ceto politico che pensa solo a se stesso,burocratico ed avulso dalla storia.Per questo ti fanno parlare ,a te e a tanti come te.Il manifesto decida:se vuole prendere soldi da Arci e compagnia bella,con un discorso di ricostruzione di una sinistra di classe,di un opposizione sociale ha chiuso.Suggerimento:faccia come Marcon,si metta sul mercato e diventi una onlus.In questa Italia ridicola trovera'molto piu'spazio.L'importante e'non dire niente.Andate avanti sutdenti ,non fatevo intimidire dalle provocazioni,la violenza voi la patirete tutta la vita questo e'solo l'inizio e puo essere fermato.L'alternativa e'diventare soggetti vulnerabili assistiti dal no profit che Marcon sponsorizza.E sarebbe un ottimo affare generare guadagni sulla marginalizzazione sociale visto che sara'una componente rilevante del nostro futuro.Lasciate perdere personaggi come questo,ne e'piena l'Italia.Sono l'antitesi di quello che e'un rivoluzionario,di quello di cui abbiamo bisogno in questo mondo di pavidi e furbi coniglietti .Pessimo esempio. 23-12-2010 11:08 - mauro
  • La manifestazione del 14 a Roma e nel resto dell’Italia ha costituito un importante passo avanti nella lotta contro il potere costituito della classe capitalista. La cosa importante che merita molta considerazione e discussione é stata la convergenza in una stessa manifestazione del Sindacato Fiom, degli studenti, dei lavoratori precari, Terzigno, NoDalMolin, NoTav, e molti altri meno noti. Costituisce un passo verso la costruzione di una organizzazione sociale rappresentata direttamente dalla massa. Si tratta di un processo nella fase di gestazione, per cui non ci si puó aspettare ed esigere un funzionamento preciso e coerente giá in partenza. Ma é certo che é l’inizio di un processo che é del resto presente nei vari paesi europei. I partiti che prima in una certa misura rappresentavano gli interessi dei lavoratori sono passati a essere strumento di violenza sociale contro quelli che dovrebbere difendere avallando lo spostamento dei redditi nelle casse dei capitalisti. Alcuni settori dei sindacati, come la Fiom in Italia hanno constatato che l’alleanza bisogna cercarla nelle organizzazioni sociali di base, nei “movimenti”, cioé quelle che sono le forze sociali vittime del capitalismo ma che hanno deciso di non soccombere ma di lottare. Si tratta di grandi scorrimenti sotterranei di massa che cominciano a venire alla luce, ma che non hanno ancora una forma organizzativa conseguente. Naturalmente il capitalismo non aspetterá che la popolazione si sia efficacemente organizzata per intervenire e reprimere. Cercherá di soffocare il bambino nelle fasce. Lo schieramento di forze repressive, l’intervento di provocatori é parte della loro reazione. Ma anche la pressione esercitata attraverso i media per cercare di deviare la discussione: invece di discutere su ció che si dovrá fare per sviluppare il movimento essi cercano di convogliare l’attenzione su incidenti veri o presunti. Incidenti,che, é bene prevederlo, saranno inevitabili in tutto il corso della lotta futura semplicemente perché loro non smetteranno mai di provocare. Ma che si potranno tenere sotto controllo organizzando per esempio un proprio servizio d’ordine. 19-12-2010 19:02 - Nicolai Caiazza
  • E poi spacciarsi per un'altra persona come ha fatto colui (o colei)cui Harken ha risposto la dice lunga sulla maturità politica di tanti incendiari della domenica. 19-12-2010 16:55 - tommaso
  • Da Harken una bella lezione di realismo politico, che mi ricorda Lenin: uno che la realtà la leggeva costantemente e in modo dinamico e non si pasceva di slogan e di mitologie consolatorie sempre uguali a se stesse. Bravo Harken. 19-12-2010 16:49 - tommaso
  • Caro Giulio ti stimo ma credo tu sia troppo 'buono': come non vedere l'esasperazione cui possono portare, hanno portato, decine di manifestazioni e proteste senza alcun risultato??e soprattutto in un giorno in cui il governo ha dato ancora prova della sua tracotanza?? Non ho 20 anni ma se li avessi, il 14 forse avrei raccolto un bastone o un sampietrino anch'io.. 19-12-2010 12:04 - Paola
  • Sottoscrivo quanto affermato da Harken. In pratica, io la riassumeri così: la violenza NON è una opzione non perchè non esistano motivi validissimi x essere incazzati, ma perchè NON può portare a nulla di concreto e valido e NON è in grado di cambiare le cose, anche di pochissimo. In altre parole:è INEFFICACE agli scopi che i vari movimenti si prefiggono di ottenere. Dopo di che, se qualcuno spacca una vetrina non è un dramma, ma sicuramente ciò NON porta nessun vantaggio a chi protesta ... 19-12-2010 11:54 - Fabio Vivian
  • trovo pessimo che il manifesto pubblichi un articolo così falso. Un totale fraintendimento dei fatti del 14, persi ancora una volta dietro il fantasma inesistente del blocco nero. Pessimo davvero. Pure qui leggermi che ci sono studenti buoni e studenti cattivi, black bloc di professione amanti delle manganellate nel muso e poveri studentelli pacifici oscurati dai 4 stronzi facinorosi mi provoca una stretta al cuore.
    Manifesto, ricordati il giornale che sei e vienici a chiedere come è andata a Roma 19-12-2010 11:38 - ilaria
  • E i fatti sono lì,come sono sempre stati,dal passato,al presente,e andranno al futuro,inutili,senza aver insegnato niente a quelli che non vogliono imparare niente,come la maggior parte dei commentatori e delle commentatrici,e che nonostante siano passati quaranta e più anni dall'inizio della strategia della tensione,e che avrebbero perciò avuto tutto il tempo e il modo per capire che non è con lo scontro di piazza,con la devastazione gratuita,cieca e vandalica che si aiuta un movimento,una richiesta,una proposta;ma anzi,è il miglior modo per annientarli,con la ragione pretestuosa o meno della sicurezza della società e dei cittadini.Alienarsi le simpatie di quanti potrebbero invece essere coinvolti e interessati a cambiamenti,anche reali,e non solo di facciata,è un delitto stupido e imperdonabile,perchè rischia di far fallire proprio il raggiungimento dell'obbiettivo.Il problema non è strategico-ovvero(almeno per grandi linee)si sa COSA si vuole,il problema è tattico,ovvero COME raggiungerlo,l'obbiettivo;così come fate voi non c'è speranza.P.S:guarda che non è tutt'oro quello che brilla;a parte il fatto che sono state bruciate anche delle utilitarie,e non solo delle Jaguar,e quindi presumibilmente non appartenenti alla categoria dei"papponi",come li definite voi,esistono situazioni per cui uno si compra la Jaguar(magari di seconda mano)a rate,e poi vive in monolocali tipo magazzino o garage!E per finire,la maggior parte degli immigrati di mia conoscenza dispone di auto di pregio se non di lusso,e perciò che poporreste,di bruciargliele?Te lo sconsiglio vivissimamente,quelli sono tipi che se gli tocchi l'auto sono capaci di reazioni molto energiche,non come quelle degli italiani,deboli,scoglionati,intimoriti e rassegnati!(ma fino a quando?) 19-12-2010 11:06 - claudiouno
  • Il fabbro che lavora nella mia strada ha un SUV. Sarebbe da bruciare, secondo qualcuno? Ah, lui è un albanese in Italia da venti anni. Magari fa anche il pappone, chissà. 18-12-2010 17:42 - Livia
  • Eppure è così semplice : basta vincere le prossime elezioni alla grande così che la sinistra potrà fare tutte le cose belle che predica e tutti vivremo felici e contenti ! Perchè non ci provate , oppure è troppo difficile ?Dove è il problema ? Sapete cosa è la democrazia ? 18-12-2010 17:14 - unocheragiona
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