-
|
Giulio Marcon, Mario Pianta
Mettiamo in campo la politica, non la violenza
Il 14 dicembre la distanza tra la politica istituzionale e la società ha raggiunto un livello di allarme. La compravendita di parlamentari che ha confermato la fiducia a Berlusconi e il fallimento delle manovre di palazzo per scalzarlo dal potere hanno mostrato un nuovo livello di degrado e inefficacia della politica istituzionale. In piazza, le ragioni di una protesta contro le politiche del governo - su crisi, lavoro, precarietà, scuola e università, tagli alla spesa, e tutto il resto - sono state oscurate da uno scoppio di violenza che mescola provocazioni organizzate e infiltrazioni sulla traccia di Genova 2001, con una pratica violenta di scontro con la polizia e azioni distruttive - o quantomeno di "tifo" per i violenti - che tenta una parte dei giovani scesi in piazza. Una tentazione che nasce dall'orrendo spettacolo che viene dal palazzo, dalla frustrazione per una giornata di protesta senza sbocco né gestione, dal vuoto di politica che oggi misuriamo. Un vuoto che, anche nei commenti di questi giorni, non è colto dalla forze politiche dell'opposizione.
La storia non si ripete mai nello stesso modo, ed è superficiale riparlare di ritorno al 1977 o perfino di Genova 2001, dove i temi e i percorsi della protesta erano ben diversi. Ma non cambiano i meccanismi che legano la politica della protesta, la violenza, la spirale repressione-radicalizzazione e gli esiti che distruggono movimenti sociali e pratica della democrazia. Per questo abbiamo la responsabilità di evitare dinamiche distruttive. La protesta può radicalizzarsi e sfidare il potere con metodi nonviolenti di massa: occupazioni, scioperi, boicottaggi, sit-in. Mettere al centro della scena la protesta violenta di piccoli gruppi, farne il protagonista di questi tempi tristi, è profondamente sbagliato e pericoloso per gli esiti che si possono produrre. Stare dalla parte della violenza significa stare contro i movimenti. La scelta della violenza è politicamente ed eticamente inaccettabile: è il segno di una disperazione che crea spazio e forza al potere e alla sua repressione, che riduce gli spazi per i movimenti sociali, la partecipazione, la democrazia, il cambiamento. Le prime vittime della violenza di Piazza del Popolo sono proprio quei giovani che da oggi troveranno più difficile manifestare, organizzarsi, fare politica.
È vero che le mobilitazioni dei movimenti - gli operai colpiti dalla crisi, gli studenti, l'università, i comitati locali che difendono i territori - non hanno trovato ascolto, né risultati. Ma hanno costruito identità, reti, progetti di alternativa che esprimono una forza che rappresenta il vero contropotere di una società abbandonata dalla politica. In realtà hanno definito i limiti che questo degrado della politica e della società non può superare: il reddito di chi perde il lavoro va tutelato, scuola e università non possono essere distrutte dai tagli, l'acqua deve restare un bene pubblico, le grandi opere non si fanno.
Un lavoro per costruire reti tra queste esperienze, per dare risposte al vuoto della politica è stato rilanciato dalla manifestazione della Fiom del 16 ottobre, con l'alleanza che si è andata costruendo con movimenti sociali, studenti, reti della società civile, da quella di Sbilanciamoci a quelle sul clima e sulla difesa dei territori. È questa la strada che va rafforzata, allargando la rete di chi resiste al degrado della politica istituzionale e all'estetica di «avanguardie» irresponsabili e violente. È questa, oggi, la strada della politica.
- 31/12/2010 [98 commenti]
- 31/12/2010 [16 commenti]
- 30/12/2010 [18 commenti]
- 30/12/2010 [16 commenti]
- 29/12/2010 [13 commenti]
- 29/12/2010 [8 commenti]
- 29/12/2010 [11 commenti]
- 29/12/2010 [1 commenti]
- 28/12/2010 [25 commenti]
- 28/12/2010 [0 commenti]
- 28/12/2010 [8 commenti]
- 28/12/2010 [4 commenti]
- 27/12/2010 [5 commenti]
- 26/12/2010 [42 commenti]
- 26/12/2010 [6 commenti]
- 26/12/2010 [1 commenti]
- 24/12/2010 [6 commenti]
- 24/12/2010 [3 commenti]
- 24/12/2010 [20 commenti]
- 24/12/2010 [1 commenti]
- 24/12/2010 [1 commenti]
- 23/12/2010 [11 commenti]
- 23/12/2010 [3 commenti]
- 23/12/2010 [7 commenti]
- 23/12/2010 [2 commenti]
- 22/12/2010 [12 commenti]
- 22/12/2010 [7 commenti]
- 22/12/2010 [1 commenti]
- 22/12/2010 [0 commenti]
- 22/12/2010 [2 commenti]
- 21/12/2010 [9 commenti]
- 21/12/2010 [5 commenti]
- 20/12/2010 [7 commenti]
- 20/12/2010 [4 commenti]
- 20/12/2010 [2 commenti]
- 20/12/2010 [3 commenti]
- 20/12/2010 [0 commenti]
- 18/12/2010 [5 commenti]
- 18/12/2010 [20 commenti]
- 18/12/2010 [16 commenti]
- 17/12/2010 [34 commenti]
- 17/12/2010 [16 commenti]
- 17/12/2010 [3 commenti]
- 17/12/2010 [1 commenti]
- 17/12/2010 [1 commenti]
- 16/12/2010 [12 commenti]
- 16/12/2010 [3 commenti]
- 16/12/2010 [12 commenti]
- 15/12/2010 [19 commenti]
- 15/12/2010 [2 commenti]
- 14/12/2010 [50 commenti]
- 14/12/2010 [3 commenti]
- 14/12/2010 [46 commenti]
- 14/12/2010 [3 commenti]
- 13/12/2010 [6 commenti]
- 13/12/2010 [13 commenti]
- 12/12/2010 [5 commenti]
- 12/12/2010 [2 commenti]
- 12/12/2010 [0 commenti]
- 11/12/2010 [17 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Volete il capitalismo dal volto umano, la nazione della crescita (e dei diritti universali) la quale partecipa al mercato mondiale, con welfare, aumenti salariali e opportunità di realizzazione professionale in un ambiente pulito? Benissimo, sono contento per voi. Felicitazioni. E' sostenibile? Ve lo ponete il problema o vivete sul pero? Vi piace lavorare? vi piace che il mercato decida come impiegare il vostro tempo? bravi e bellissimi! si può fare? si può espandere il lavoro per masse e masse di individui? voglio dire, ci sono questi settori che impiegano enormi masse di lavoro come ai tempi del fordismo?
insomma: meno esaltazione del "che fare" e più PRASSI CRITICA. Perchè se non c'è lavoro non c'è il soggetto di riferimento per far leva sul miglioramento sociale. Non c'è cioè la forza della classe. E se non c'è il soggetto che perseguendo il proprio interesse libera tutti (il proletariato come classe universale) è lapalisse che oggi la critica radicale assume un ruolo che prima non aveva, perchè oggi non è l'interesse che dev'essere perseguito (in prospettiva) ma la coscienza dell'insostenibilità di qualsiasi interesse costituito.
Altrimenti prendetevela con gli speculatori finanziari, il complotto della grande finanza giudaica, le banche, l'usura, in difesa del sano e pio lavoro e del denaro sudato con la propria pelle. Nel caso, auguri e figli soprattutto maschi. 17-12-2010 19:47 - lpz
- il governo che diede inizio, nel 1999, alle privatizzazioni/espropriazioni dei BENI DEL POPOLO e poi ha continuato imperterrito.
- il governo che ha regalato ai nostri figli le stupende leggi sul lavoro come quella CO.CO.CO e simili. DISSIMILI MI SEMBRA CHE NON NE ABBIA PARTORITE.
- il governo che, pur pieno di cervelloni, è ricorso a cervelloni come Biagi e D'Antona per SISTEMARE il futuro dei nostri figli.
- il governo che fa finta di battersi per l'ultima privatizzazione, quella dell'acqua, QUANDO L'ACQUA E' GIA' STATA PRIVATIZZATA DA UN PEZZO (anche se ancora a PARTECIPAZIONE pubblica, piccola partecipazione magari, gran parte delle municipalizzate sono GIA' delle SPA che hanno solo conservato la vecchia intestazione con l'aggiunta "SPA")
- il governo che già nel 2000 tagliava posti letto negli ospedali
- il governo che ha mantenuto il monopolio televisivo privato a favore del suo nemico (qualcuno ci crede ancora?) e che solo grazie al più illuminato dei suoi uomini oggi anch'esso ha una sua seguitissima emittente : YOUDEMM! Dicono che quando hanno avviato questa strategica emittente Berlusconi si sia stracciato i capelli.
L'elenco potrebbe seguire all'infinito, ma sarebbe inutile, perchè ormai quel governo di sx che avrebbe preso il posto dell'attuale dx lo conosciamo tutti, questa volta magari, oltre al Di Pietro ammiccato ad Immobiliarista più che politico, vi si sarebbe aggiunto il Fini che può permettersi di svendere case a Montecarlo (sue o non sue che differenza fa?)tanto ha suocera e cognato che portano in famiglia lauti guadagni dagli appalti della TV DI STATO.
In conclusione: Scilipoti, sacrificandosi, avrebbe perso ben 450.000 euro, MA COSA AVREBBE FATTO PER IL BENE DELLA SOCIETA'? Secondo me lui avrebbe pagato e la società non avrebbe incassato un bel niente, LA SUA E' STATA SOLO UNA SCELTA LUCIDISSIMA E SENSATISSIMA. 17-12-2010 19:00 - La Bella+Italia
Questa assoluta mancanza di alternative, la feroce insistenza nel portare avanti politiche corrotte e corruttrici crea un senso di soffocazione che inevitabilmente provoca reazioni scomposte.
Bisogna sempre guardare alla causa oltre che agli effetti. 17-12-2010 18:25 - Murmillus