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FUORIPAGINA
18/12/2010
  •   |   Tommaso Di Francesco
    Crimini in Kosovo: parla Dick Marthy

    Abbiamo rivolto alcune domande a Dick Marthy, relatore per i diritti umani del Consiglio d'Europa, che ha legato il suo nome alle rivelazioni delle extraordinary rendition, che ora ha presentato il rapporto esclusivo che denuncia crimini efferati - espianto di organi a centinaia di serbi sequestrati - commessi dalle milizie dell'Uck guidate da Hashim Thaqi.

     

    Cosa ha scoperto in Kosovo con il suo rapporto durato due anni di ricerche?
    Tutto è partito dal libro del 2008 La caccia di Carla Del Ponte e dalle rivelazioni clamorose che ha fatto. Perché riguardano l'esistenza di un traffico di organi umani organizzato dall'Uck, l'Esercito di liberazione nazionale del Kosovo e la cosa era tanto più sorprendente che l'autrice del libro, magistrato che ha diretto l'accusa per anni presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Questo ha suscitato una mozione all'Assemblea parlamentare nel Consiglio d'Europa sottoscritta da diversi deputati, che è stata attribuita alla Commissione delle questioni giuridiche dei diritti dell'uomo, che mi ha chiesto di definire un rapporto sull'effettiva violazioni dei diritti umani. Il Consiglio d'Europa è un po' l'autorità di sorveglianza in materia di diritti umani. Tra l'altro sono anche senatore svizzero e nel frattempo ho fatto anche un rapporto sui diritti umani nel Caucaso, recandomi in Cecenia, Daghestan e Incuscezia. Durante questo lavoro di ricerca, di contatti è stato possibile trovare tutta una serie di indicazioni che confermano quanto sostenuto dalla signora, l'ex magistrato Del Ponte. Nel senso che abbiamo addirittura potuto precisare la natura dei fatti, per esempio sul ruolo di quella famosa «Casa gialla» siamo stati molto più precisi, abbiamo indicato un'altra località dove gli organi sarebbero stati portati, abbiamo avuto delle fonti di diversa natura. C'è un capitolo che indica le nostre fonti: i rapporti di diversi servizi segreti occidentali, di molti uffici centrali di polizia, di diplomatici, di ex diplomatici; e poi soprattutto quello che ci ha permesso di essere molto più precisi, le fonti kosovare all'interno stesso dell'Uck. È stato l'aspetto molto più difficile e delicato perché a queste persone dovevo essere in grado di assicurare massima segretezza, perché si assumevano rischi terribili. Vi ricordo che diversi testimoni kosovaro-albanesi che hanno fatto una deposizione a carico di persone davanti al magistrato d'istruttoria del Tribunale dell'ex Jugoslavia prima del dibattimento pubblico sono stati assassinati. C'è il famoso caso di Ramush Haradinaj, ex premier a Pristina anche lui, dove praticamente tutti i testimoni d'accusa sono scomparsi...

     

    Haradinaj è sotto accusa all'Aja?
    Sì, è sotto accusa ma il processo è stato interrotto proprio per la scomparsa dei testimoni d'accusa. Questo spiega perché i testimoni non si manifestano pubblicamente: sono terrorizzati. Il problema è stato quello di tessere un rapporto di fiducia con loro, di dimostrare che siamo molto professionali, ci sono stati i precedenti dei rapporti sia sulle carceri segrete della Cia sia sul Caucaso che hanno permesso a queste persone di avere fiducia, con precauzioni notevolissime per parlare con loro.

     

    Perché nel rapporto individua in Hashim Thaqi, che ha vinto di nuovo le elezioni di domenica scorsa a Pristina, il responsabile di questo traffico criminale?
    Più che responsabile lui è il responsabile del «Gruppo di Drenica» e su questo gruppo effettivamente abbiamo raccolto diverse indicazioni e testimonianze convergenti. Mi è sembrato giusto non rifugiarsi dietro dichiarazioni vaghe e che permettevano di sospettare tutti e tutto, ci è parso giusto di dire: guardate che il Gruppo di Drenica era Thaqi. Inoltre il nome di Thaqi è citato in diversi rapporti, da anni: in quelli dei servizi segreti occidentali, negli studi sul posto, nei rapporti della polizia internazionale. Insomma, tutti sapevano.

     

    Lei denuncia che molti organismi internazionali che sapevano non hanno fatto nulla. Com'è stato possibile?
    La Del Ponte perché c'è una costruzione giuridica assurda. La competenza del Tribunale penale della ex Jugoslavia ha una limitazione temporale e territoriale: andava fino al 12 giugno del '99 e non comprende l'Albania dove ogni atto - la ricerca della «casa gialla» - doveva trovare l'accordo con quelle autorità. tanto che i primi accertamenti e testimonianze sono state poco professionali, poi la signora Del Ponte ha dovuto smettere perché comunque questi fatti non erano più coperti dalla competenza temporale ma soprattutto perché l'Albania ha subito detto che non c'è nessuna prova e nessun indizio. Sono così cadute nel vuoto una serie di indicazioni e testimonianze di gente che portava i contenitori di organi all'aeroporto e così via. Ma nel 2009 lei mi dice, incontrandomi: «Guarda che troverai tutto nell'archivio del Tribunale». Io chiedo al Tribunale tutte le prove tecniche e loro dicono che non c'è più niente, che le hanno distrutte perché comunque non era cosa di competenza del Tribunale. Sono fatti perlomeno sorprendenti.

     

    Dal giugno del '99 entra la Nato e c'è l'amministrazione dell'Unmik. Nel 2005 alcune inchieste che già parlano di questo vengono bloccate...
    Tutte le autorità internazionali sono sempre state condizionate sugli interventi giuridici. Il problema era questo: il Kosovo per la sua governabilità doveva appoggiarsi su queste strutture e qualsiasi approccio giudiziario che avrebbe potuto destabilizzare questa struttura di governo doveva essere evitato nell'interesse della stabilità del paese. Cioè tra una scelta di opportunità politica e quella della tutela dei valori e dei diritti umani è stata fatta una scelta a favore della prima. È stato uno sbaglio perché certe cose non si soffocano, la verità si può tenere sott'acqua per un pezzo ed a un certo momento salta fuori.

     

    Ora la Commissione parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato il suo rapporto e chiede che non ci sia più impunità, puntando il dito sul silenzio delle cancellerie europee...
    Il mio rapporto è composto da due cose: una proposta di risoluzione e il rapporto esplicativo. Il progetto di risoluzione è stato approvato senza un voto contrario, dalla Commissione - composta di parlamentari europei esperti di diritti umani e di tutela delle minoranze - e in gennaio sarà sottoposto all'assemblea. All'assemblea immagino che i governi si daranno da fare per influenzare i deputati perché è chiaro che la Comunità internazionale comunque non ne viene fuori molto bene.

     

    Da cosa deriva questo assordante silenzio dopo il suo rapporto? Le cancellerie occidentali temono di dover rivedere la loro strategia e le spiegazioni che hanno dato al momento della guerra «umanitaria» della Nato nel 1999?
    Una guerra di bombardamenti aerei della Nato che è stata una violazione del diritto internazionale perché non avevano l'avallo del Consiglio di sicurezza Onu. Adesso, dopo il rapporto, vengo considerato il rompiscatole generale, avrò addosso praticamente tutti perché sto disturbando un sistema che ha visto tutti gli stati d'accordo. Però ecco la mia scelta. Quando ho scoperto questi crimini ho avuto anch'io un problema di coscienza. Che sarebbe accaduto con la pubblicazione? Eppure le informazioni che ho raccolto erano talmente precise che non avevo il diritto di tacere. Se non avevamo taciuto per le carceri segrete della Cia, per la tortura giustificata dal terrorismo, come potevamo stare zitti di fronte alla giustificazione della «stabilità politica del Kosovo». Ogni volta troviamo scuse per violare i diritti fondamentali del cittadino. L'ho capito parlando con molti kosovaro albanesi - perché non è un rapporto anti-Kosovo. I kosovari avranno un futuro di pace solo se elaborano il passato, se fanno verità chiamando a rispondere tutti quelli che hanno commesso crimini.


I COMMENTI:
  • vorrei fare una precisazione su un errore giuridico presente nell'articolo, sono un laureando in scienze politiche, la guerra del Kosovo non è illeggittima perchè non ha avuto l'avvallo del consiglio di sicurezza, ma è illegittima perchè viola la carta dell'ONU e dunque sarebbe stata illegittima anche se approvata dal consiglio che in teoria non potrebbe dare autorizzazioni in contrasto con la carta, in quanto non è un organo legislativo. 19-12-2010 12:37 - ermassi
  • Questa mostruosa e infame vicenda deve essere svelata!Bisognerà compiere ogni sforzo possibile per individuare i responsabili,i loro complici,chi e cosa li ha coperti e-eventualmente-protetti.I colpevoli,dovranno essere giudicati dai tribunali internazionali e condannati a pene severissime-senza alcuna possibilità di beneficio-per crimini di guerra o contro l'umanità. 19-12-2010 11:14 - claudiouno
  • Un ottimo articolo che obbliga ad una riflessione profonda. Sono dei crimini orrendi che vanno al di fuori dell'appartenenza ad una classe politica o etnica. Non bisogna appoggiare certi criminali solo per opportunismo politico o appartenenza etnica. Bene quindi hanno fatto alcuni kosovari albanesi a denunciare quei macellai. Alcuni hanno pagato con la vita queste rivelazioni, e questo non va bene. Contro questa gente l'unico rimedio è il ferro giallo, come con i nazisti. Gli Stati Uniti dovrebbero gettare alle ortiche la loro geopolitica di fronte a questa terribile storia, ed aiutare l'Unione europea a sbarazzarsi di questi personaggi. Tra l'altro gli USA furono uno dei paesi che formarono la dichiarazione dei diritti dell'uomo del 48, la quale fu stilata affinché crimini come quelli nazisti non si verificassero di nuovo. Destituzione ed incarcerazione quindi, dovrebbero essere i primi passi che l'Onu e l'UE dovrebbero seguire. 19-12-2010 11:04 - Marx
  • Cari compagni, non e' Dick Marthy, ma Dick Marty. Please correct:) 18-12-2010 21:32 - giovanni
  • Bellissimo articolo, avete fatto bene a metterlo in homepage. 18-12-2010 19:34 - Livia
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