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Domenico Cirillo
Primarie sì primarie no
Piero Fassino correrà per la carica di sindaco di Torino. L'annuncio segue l'enunciazione della nuova strategia di Pierluigi Bersani, la proposta di un'alleanza «costituente» al terzo polo di Casini e Fini e la messa in mora delle primarie. Primarie che, nella tesi del segretario del Pd, rischiano di «provocare divisioni interne al Pd». Nel momento in cui annuncia la sua candidatura alle primarie per la scelta del candidato sindaco a Torino, Fassino non si fa scrupolo di «condividere» il ragionamento di Bersani. Perché, dice, «bisogna evitare che le primarie si trasformino soltanto in uno strumento di conta interna». Da notare che le primarie di Torino - che sono in programma a fine febbraio - al momento vedono in pista altri tre candidati oltre Fassino, tutti e tre rigorosamente del Pd.
La nuova linea di Bersani sarà al centro della direzione che il partito democratico terrà il 23 dicembre e che si annuncia animata. Veltroni e la sua area Mo(derati)Dem metteranno a punto domani una posizione comune, la minoranza appare presa in mezzo tra la volontà di Veltroni di non rinunciare alle primarie (un marchio di fabbrica dell'ex segretario) e la preferenza che la componente cattolica naturalmente accorda a centristi e finiani piuttosto che a dipietristi e vendoliani. Soprattutto nei veltroniani c'è preoccupazione perché la scelta di Bersani è facilmente leggibile come una propensione non più bipolare, e dunque non più «a vocazione maggioritaria». Ammesso pure che Fini e Casini accettassero la proposta del segretario del Pd, sinistra e dipietristi costituirebbero fatalmente un «quarto» polo in competizione col Pd.
Eppure su questa linea Bersani proverà ad andare avanti. Con un certo nervosismo, di fronte alle critiche di chi non comprende l'ennesima giravolta. Non troppo tempo fa, infatti, il segretario aveva stretto un accordo con Vendola che prevedeva le primarie per la leadership (e il governatore pugliese ha già fatto partire la sua campagna). Ieri i senatori EcoDem hanno notato che «se quella di Bersani è l'idea di un'alleanza con i centristi e di una rottura con la sinistra che guarda a Vendola allora segnerebbe la fine del Pd, non tanto perché spaccherebbe il suo gruppo dirigente ma perché buona parte del nostro popolo ci abbandonerebbe». A loro ha indirettamente replicato Bersani, sostenendo che «è ora di finirla con questi giochini, io ho messo prima di tutto il tema del progetto, cosa vogliamo fare per questo benedetto paese, non ho parlato né di Vendola né di Casini, questi sono politicismi. Io voglio capire che pensa di fare l'opposizione e il Pd a gennaio presenterà un suo progetto - ha concluso il segretario, rompendo quella tregua che aveva firmato con il governatore pugliese in un pranzo di metà ottobre -, da quelle proposte cominciamo a discutere le eventuali alleanze, perché è ora di finirla con questi balletti di Palazzo, io sto fuori dal Palazzo, non Vendola». Complicata la linea di difesa della strategia bersaniana di una come Rosy Bindi che fin qui è stata piuttosto netta verso la politica delle «mani libere» di Casini - ribadita anche ieri, a mo' di risposta a Bersani: «Parliamo con tutti ma balliamo da soli», ha detto il leader dell'Udc. Bindi se la cava riducendo il «patto costituente» avanzato da Bersani a semplice «offerta di collaborazione». E ricordando che le primarie «sono uno strumento «fondamentale».
Ma è il capogruppo del Pd alla camera Dario Franceschini a spingere alle estreme conseguenze la nuova linea del partito, e dunque a chiarire il progetto. «Credo si possa fare un pezzo di strada con i nostri avversari, se è vero che siamo in emergenza democratica», ha detto Franceschini in un videomessaggio diffuso in rete. Aggiungendo un paragone spericolato: «Quando le nostre madri e i nostri padri erano sulle montagne a fare la resistenza, prima di fare le azioni delle brigate partigiane non si chiedevano sei liberale? sei comunista? sei democristiano? Prima liberarono il paese. In un momento in cui i rischi sono per fortuna diversi bisogna ragionare allo stesso modo». «Vi prego, non fatelo», ha commentato un anonimo su Youtube.
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andato in america , dove le primarie le hanno inventate e gli hanno detto se era matto a fare le primarie in queste condizioni.
D'Alema e' la dimostrazione che lo stalinismo non e' la sinistra di un PC, ma la destra della stupidita'. 20-12-2010 23:32 - Murmillus