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Daria Lucca
Turista per ARCI Zuni, arte a Ferrara
Arrivare a Ferrara è abbastanza semplice, soprattutto con il treno da Bologna o da Venezia. L’unica scocciatura è che, se avete una valigia, dovete tenervela al collo perché la stazione non ha un deposito bagagli. Comunque, appena messo piede nella città che diede i natali alle sorelle d’Este (tutti citano sempre Isabella, donna di grande cultura, dimenticando spesso Beatrice), vi accorgerete che il trasporto su gomma qui va per la maggiore ma nel senso delle due ruote con manubrio. Volendo, le si noleggia con una certa facilità.
Il turista interessato a Ferrara è decisamente fortunato. Passeggia lungo viuzze che sono scenari perfetti per un duello rinascimentale (soprattutto nelle fredde e nebbiose notti invernali) o scopre palazzi dalle linee architettoniche purissime (quello dei Diamanti ospita perennemente exhibitons di ottimo livello). Molti studenti stranieri visitano Ferrara e, per quanto snob, non disdegnano per nulla l’ospitalità conviviale della città che sembra perennemente animata, in movimento. Persino la domenica sera.
Ora, se sarete a Ferrara in queste occasioni, dovete assolutamente fare un salto da Zuni, in via Ragno 15, pieno centro storico.
Il circolo Arci Zuni, che prende il nome da un popolo originario del New Mexico, è una galleria d’arte nata una decina d’anni fa dove hanno proposto i loro lavori decine di giovani e giovanissimi futuri talenti, abili nel maneggiare colori, linee, volumi, ma anche scatti fotografici e, sempre più spesso, segni grafici. In questo periodo, ad esempio, espone Cristian Grossi, un trentenne piacentino che usa tecniche miste, inchiostro di china, fotografia, grafica digitale e matita (indicazioni sulle sue opere sono sul sito www.zuni.it).
Perché una galleria? “I soci fondatori erano un insegnante d’arte e due artisti. In ogni caso, l’esperimento ben rappresenta il taglio dell’Arci ferrarese, in prevalenza indirizzato alla cultura”, ci racconta Paolo Marcolini, presidente del comitato regionale Arci Emilia-Romagna. “Per 15 anni, infatti, abbiamo animato il cinema Boldini con film, spettacoli teatrali e concerti; di recente abbiamo salvato la multisala Apollo e i suoi 5 dipendenti”. Proprio in questi
locali, si svolge fra l’altro il festival della rivista Internazionale, “un’ottima vetrina per Ferrara, poiché porta in città decine di giornalisti e altre personalità straniere”. La vocazione ferrarese per gli orizzonti larghi è comprovata dal progetto per il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis). Si è da poco concluso il bando di concorso internazionale, a cui sono giunti ben 53 elaborati ora in via di esame.
Per definizione, la domenica sera da Zuni c’è musica live. Musicisti non sempre a kilometro zero: per dirne una, quando siamo andati noi c’era un duo di Los Angeles. Non si mangia. Anche se è pronto a organizzare cene su prenotazione e buffet di laurea, Matteo Andreolini spiega che l’offerta serale enogastronomica è, per scellta, più eno che altro. Con quei loro mega-calici dove circola parecchio rosso, si possono innaffiare soltanto olive, tartine e panini. Il locale non è immenso, ma è ben pensato e anche ben disegnato. Si sta bene. La gente, in ogni caso, arriva per ascoltare la musica e per chiacchierare. Nonostante l’umidità della notte tardoautunnale, sono quasi tutti fuori, in piedi, riscaldati certo dal vino. Alle 22, la musica si ritira. “Per accordi con i vicini”, precisa Matteo, presidente del circolo dallo scorso agosto, volontario. Zuni apre dal mercoledì alla domenica, tra le 19 e l’una di notte.
Ferrara aspetta il natale, in un anno che non è certo dei più rosei visto che la classifica Unioncamere sulla ricchezza delle città italiane l’ha fatta arretrare di una decina di posizioni e che il ricorso alla cassa integrazione è stato tra i più alti del paese. Qui si vive soprattutto di agricoltura, frutta e riso, dove certo gli immigrati danno una mano, salvo sentirsi negare la possibilità di una moschea per la contrarietà del comitato di quartiere interessato.
Nel registro dei mancati successi, va segnato ovviamente lo stallo dell’accordo firmato nel 2006 con l’Ermitage di San Pietroburgo che scelse Ferrara per l’apertura di una sede italiana ma che, dopo una (sola) mostra, si è ripiegato su iniziative di piccolo cabotaggio.
Di questi campanelli di crisi, l’Arci sembra non risentire: “Siamo passati dai 16.000 soci del 2005 agli attuali 25.000”, snocciola a memoria Marcolini. Perbacco, e come avete fatto? “Abbiamo deciso di dedicare il massimo dell’attenzione e dello sforzo alla base, allo sviluppo associativo, programmando iniziative anno per anno e sostenendo i circoli”. Evidentemente, funziona.
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Tanto per ricordarne una, l'SMS di Rifredi (SMS, per società di mutuo soccorso, vista l'ignoranza che c'è a giro forse è meglio precisare che non è un posto dove ci si ritrova per scambiare messaggi telefonici) alla quale il presidente Pertini rese visita e omaggio.
Per quanto riguarda l'evasione, ricordo semplicemente ad Alessandra che tutta attività commerciale legata a centri cosiddetti religiosi, evade "legalmente".
Grazie ai governi di destra e di centro-sinistra (ma particolarmente di destra), che hanno fatto leggi ad hoc.
Vada a chiederlo a commercianti, proprietari di ristoranti e di pensioni, se son contenti di veder la clientela filare nelle prossime strutture "per pellegrini".
E ribadisco il concetto: le Case del Popolo son stati un elemento importantissimo del paesaggio culturale e politico italiano.
Ciò non impedisce che, come ho scritto, le Case del Popolo son state completamente "abbandonate" a se stesse. E non hanno più la funzione che hanno avuto nel passato.
Ma evidentemente, le pasticche e i rumori che provengono dal circolo sottostante, impediscono ad Alessandra di leggere quello che ho scritto. A lei non interessa che inanellare dei luoghi comuni.
W le Case del Popolo (detto fra parentesi, le Case del Popolo SONO dei circoli ARCI, semplicemente perché affiliate all'Arci, è che prima si preferiva chiamarle Case del Popolo, e anche questo è un segno dei tempi). 21-12-2010 16:51 - Spartacus
Ricordo ancora una dichiarazione di D'Alema (o era Veltroni? ma che cambia?): oggi le case del popolo non servono più, è politica del Novecento, mentre adesso si fa politica in televisione.
Sì, da Vespa.
E poi si stupiscono che uno dei segreti della Lega (che con una mano massacra il paese e con l'altra fa finta di sostenere gl'interessi di lümbard e padani vari) sia proprio il radicamento nel territorio.
Fate bene a parlare delle case del
Popolo che, spero, come quella di Ferrara moltiplichino gl'iscritti.
Resteranno in piedi come delle colonne infami, a ricordo dell'infamia di una generazione di dirigenti sciagurati. 20-12-2010 23:39 - Spartacus