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FUORIPAGINA
22/12/2010
  •   |   Loris Campetti
    Uniti contro la crisi. Ora sciopero generale

    Sciopero generale e generalizzato. Nei cortei dei giovani e dei precari, nelle scuole e nelle facoltà occupate, sui tetti, è questa la parola d'ordine che rimbomba da Roma a Torino a Palermo. Non è un'interferenza impropria negli affari interni di un sindacato - la Cgil - ma la richiesta di continuare insieme ai lavoratori un cammino avviato il 16 ottobre alla manifestazione nazionale della Fiom.

    È con i metalmeccanici che gli studenti hanno una maggiore familiarità, dopo le irruzioni di giovani davanti ai cancelli delle fabbriche e grazie alla presenza di delegati e dirigenti Fiom nei dibattiti nelle università e nelle proteste contro la Gelmini in tutt'Italia. «Uniti contro la crisi» c'è, e c'è anche la minoranza del sindacato guidato da Susanna Camusso, «La Cgil che vogliamo», con la richiesta pressante ma finora inascoltata alla confederazione di promuovere lo sciopero generale. Ma gli studenti sono arrivati anche alla manifestazione nazionale della Cgil del 27 novembre, e in molte categorie il confronto è aperto. Naturalmente nell'Flc, il sindacato della conoscenza il cui segretario generale, Mimmo Pantaleo, ieri ha ribadito la partecipazione alla manifestazione di oggi: «La Flc è ancora una volta a fianco degli studenti per rivendicare un'altra università e fermare il ddl Gelmini. Chiediamo a tutti coloro che saranno in piazza di manifestare pacificamente, respingendo ogni forma di violenza».
    Il tentativo di contrapporre le generazioni mettendo i giovani precari contro i garantiti, che con la pensione si mangerebbero il futuro di figli e nipoti, non va giù a Carla Cantone, segretaria generale dello Spi-Cgil, il potente sindacato dei pensionati. Si arrabbia ancora adesso se pensa all'ultima puntata di «Anno zero», con gli insulti di La Russa e le insinuazioni di un giornalista berlusconiano: «Gli anziani di oggi - dice Cantone - sono le persone che si sono battute nella seconda metà del Novecento per strappare quelle conquiste che oggi vengono negate ai figli e ai nipoti. La generazione a cui viene sottratto il futuro che scende nelle strade è più sfortunata e perciò più arrabbiata delle precedenti, ma sa che gli anziani sono ormai l'ultimo ammortizzatore sociale disponibile. Sa che il nemico va cercato altrove. Dobbiamo tenere unite le generazioni perché il futuro non ha età: la Cgil si batte per cambiare il paese, per questo ci incontriamo con i giovani». Sullo sciopero generale, invece, Cantone ha un'idea diversa dalla Fiom e dalla minoranza della Cgil. «Non è la panacea, lo sciopero generale non risolve tutti i problemi. Si potrà anche fare, ma quel che conta è dare continuità alle iniziative e alle battaglie unitarie perché la lotta degli studenti non è solo contro la riforma universitaria, i giovani vogliono un futuro diverso, un futuro non precario».
    Andare oltre la solidarietà generica, per l'area congressuale «La Cgil che vogliamo» come per la Fiom, presuppone scelte impegnative, coraggiose. La richiesta dello sciopero generale non nasce da un rituale stanco ma dalla convinzione che la Cgil debba farsi carico di indicare una strada per uscire dalla crisi, alternativa alle ricette del governo e della Confindustria, ricette che acuiscono le disuguaglianze colpendo i più deboli, giovani e anziani, studenti e operai, migranti. La Cgil può essere un punto di riferimento contro un modello sociale fondato sullo sperpero delle risorse anche intellettuali e dei beni comuni e sulla precarietà di massa. In questo contesto nasce l'unità con gli studenti in lotta. Ieri al direttivo della Cgil sia Gianni Rinaldini che Carlo Podda della minoranza hanno denunciato le dichiarazioni «di stampo autoritario e fascista» di membri del governo contro le manifestazioni studentesche, fino a prefigurare un «clima da strategia della tensione». «La Cgil - dice Podda - difenda il diritto di manifestare di giovani e studenti».
    Nella Cgil la discussione è accesa, e questo è un segno di salute. Giorgio Cremaschi, storico dirigente della Fiom, tra i promotori del gruppo «Uniti contro la crisi», non risparmia critiche alla segretaria generale Susanna Camusso, colpevole a suo avviso di sottovalutare «la portata e il valore della lotta degli studenti». E colpevole, aggiunge Cremaschi, di aver «cancellato» nella relazione introduttiva al Direttivo confederale «lo sciopero generale». Ma forse, più che alle posizioni interne ai gruppi dirigenti bisognerebbe guardare alle iniziative dal basso che crescono nei territori e vedono sempre più mescolati i lavoratori, gli studenti, gli attivisti dei movimenti per i beni comuni e ambientalisti: dal porto di Ancona a Palermo, dalle università torinesi a Mirafiori, dalla Calabria all'Emilia. In genere a promuovere questa inedita promiscuità sociale e generazionale è proprio «Uniti contro la crisi», una parola d'ordine condivisa prima ancora che una sigla.


I COMMENTI:
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  • PICCOLA PREMESSA

    Condivido l'appello allo sciopero generale, ai blocchi stradali, all'occupazione degli atenei, a ogni strumento di pressione o interferenza per recuperare terrero sul piano dei diritti.
    Ritengo però che tutti questi strumenti, già noti e collaudati, abbiano anche ormai fatto sviluppare sufficienti anticorpi da parte del sistema, che riesce, senza troppo impegno, a neutralizzarli, anche rovesciando su di essi attribuzioni di responsabilità improprie, ma sapientemente pilotate dalla manipolaione del consenso. Prova ne è il recente dibattito puramente strumentale sulla violenza: una sterile gara a chi trovava la declinazione più originale per la condanna degli scontri del 14 dicembre a Roma. Un atteggiamento (largamente condiviso a sinistra, anche da numerosi lettori del manifesto) all'insegna del pensiero etico, non del ragionamento politico.

    Ebbene, se l'agire politico deve avere come strumento l'intervento collettivo sui problemi della società, e come obiettivo la massima diffusione di benessere, occorre ragionare in termini strategici.

    MODESTA PROPOSTA

    Un'opzione strategica mai adottata fin'ora, ma di incredibile facilità di esecuzione, è la seguente: TOGLIERE I SOLDI ALLE BANCHE, chiudendo i propri conti correnti.
    L'efficacia strategica è evidente laddove è noto che:
    - il sistema bancario è il principale settore in attivo in un mondo che sta andando in malora in tutte le sue altre componenti;
    - tutte queste componenti dipendono in un modo o nell'altro dal sistema bancario, che ha un potere di ricatto totale su di esse;
    - il potere di ricatto è operato a partire dal denaro che la società offre alle banche;
    - sulla validità di quanto detto, prova ne è la reazione scomposta di alcuni tra i massimi dirigenti del sistema bancario europeo all'iniziativa del 7 dicembre in Francia (sponsorizzata nientepopodimenochè da ERIC CANTONA!!!), di effettuare una chiusura collettiva dei conti.

    Insomma, IL SISTEMA BANCARIO E' IL CUORE DEL SISTEMA.
    Il massimo responsabile e il primo beneficiario della crisi economica mondiale.
    Colpirlo significa davvero creare le premesse rivoluzionarie per un cambio di registro.

    GRANDE QUESTIONE

    Il problema è: perché nessuno parla di questa interessantissima opzione strategica? Perché tra le migliaia di persone che scendono in piazza, una buona parte di loro continua ad avere c/c nei maggiori istituti di credito italiani ed europei?
    Una possibile risposta è che manca la coscienza del legame tra gestione del sistema bancario e ricadute ultime sulla vita quotidiana. E su ciò ci si aspetta un intervento degli amici redattori del manifesto. Perché non ne parlate TUTTI I GIORNI???

    Ma un altro problema protrebbe essere: tutti abbiamo bisogno di un c/c!
    Posto che se ne potrebbe discutere, rilancio allora una

    MODESTA PROPOSTA ADATTATA

    Togliere i soldi dai 3 maggiori istituti di credito italiani:
    - Monte dei Paschi di Siena
    - Intesa SanPaolo
    - Unicredit
    Scegliendo poi banche più piccole.
    Anche su questo gli amici redattori del manifesto potrebbero darci una mano, parlando ad esempio della banca a cui loro stessi si appoggiano...

    CONCLUSIONE PROVVISORIA

    La rivoluzione non si fa con armi bianche o da fuoco e gli assalti da straccioni ai luoghi del potere.
    La rivoluzione non si fa nemmeno solo con la gestione del proprio c/c.
    Ma da qualche parte occorre cominciare.
    Perché non cominciare da una cosa estremamente semplice e terribilmente potente? 23-12-2010 13:18 - Alessandro
  • Uniti contro la crisi e per uno sciopero generale a livello europeo, in co-ordinazione con tutti gli altri movimenti di lotta in europa...e portiamo un bel pacco regalo per il nuovo anno a Bruxells. 23-12-2010 11:44 - pepperepè
  • Mimmo Pantaleo è persona onesta ha guidato la cgil puglia,ma quanti peccati di omissione ha la FLC?é necessario e giusto lo sciopero generale e deve farsi carico della necessità di far convergere in una piattaforma quelli che oggi vengono gestiti in modo frammentato.non può esserci soluzione di continuità tra vertenze come la scuola e università,acqua come bene pubblico,la salute dei territori come le spazzature italiane,la precarietà dei giovani e l'individualizazzione contrattuale,la lotta alle mafie e corrutele varie.la lotta deve essere contro il partito unico del pensiero unico che governa l'italia. 23-12-2010 10:32 - nico
  • se non ci fossero le pensioni dei nonni o dei padri a tenerla in piedi questa generazione affonderebbe subito.
    La generazione anziana è stata condannata a integrare gli "stipendi" dei figli che non riescono a mantenersi con quello che guadagnano.... 23-12-2010 08:23 - pietro ancona
  • Cito Campetti: "La Cgil può essere un punto di riferimento contro un modello sociale fondato sullo sperpero delle risorse anche intellettuali e dei beni comuni e sulla precarietà di massa......Ricette che acuiscono le disuguaglianze colpendo i più deboli, giovani e anziani, studenti e operai, migranti." La lotta è quella giusta ma la Cgil credo sia l'organo sbagliato. "uniti contro la crisi" è un movimento nuovo, giovane, che nasce adesso, lontano da strutture "secolarizzate" e già solidificate. Credo possa fare molto se unisce il passato al presente per costruire il futuro.Deve essere un movimento libero e veloce, pronto a cogliere le infinite istanze di richiesta della società di adesso, con il supporto di aiuti storici ma senza dover subire le pastoie di organizzazioni in lotta tra di loro. 22-12-2010 23:13 - donatella castellucci
  • Questo cosiddetto “dibattito” su un eventuale sciopero generale contro la crisi a me sembra francamente surreale ed inverosimile!!!

    Ammettiamo pure che la CGIL indica questo fantomatico sciopero generale e che pure questo “evento” abbia un’ ottima adesione popolare, anzi addirittura magari plebiscitaria, con tutto il solito seguito delle varie ed immancabili manifestazioni con i (soliti, temo!) triti e ritriti slogan, con i bei striscioni colorati e le bandiere (prevalentemente rosse), con le solite parole d’ ordine (solidarietà, ad esempio) che in concreto non significano NULLA, ecc.

    Il giorno dopo questo fantomatico sciopero, la crisi che fine fa? Per caso si volatilizza, ovvero sparisce e/o si suicida? Ed i molti disoccupati, trovano subito un bel lavoro, preferibilmente a tempo indeterminato? Poi i cassaintegrati tornano al loro posto di lavoro, sommessi di nuovi, esorbitanti ed urgentissimi ordini da evadere? Oppure anche, vista la probabile e massiccia adesione degli studenti, avremmo per caso subito in Italia le migliori Università se non del pianeta, almeno europee? Ed i famosi “baroni”??? Tutti spariti come per incanto…

    Fosse così, allora facciamone non uno ma CENTO di scioperi generali!!!

    Invece in economia le cose NON funzionano affatto così: dirò cose molto ovvie (ma leggendo certi commenti, non sembrerebbe affatto!) l’ economia ha le sue regole ed i suoi termini, quali PIL, produttività, costo dei fattori produttivi, reddito, disoccupazione, ammortizzatori sociali, importazioni ed esportazioni, ecc. Per lavorare contro la crisi, insomma, occorre agire e migliorare sia quantitativamente che qualitativamente proprio su quei termini e concetti sopra esposti.

    Mi spiegate allora cosa centra lo sciopero generale con la soluzione della crisi economica??? Ve lo dico io: NULLA.

    In pratica, scioperare contro la contro la crisi economica sarebbe come protestare contro il maltempo (…Piove? Governo ladro!!!...): al massimo può rappresentare una spia di un diffuso disagio sociale, ma di sicuro NON è una soluzione ai vari problemi; in pratica, è come dire che il “corpo sociale” ha la febbre, ma le medicine sono tutt’ altra cosa.

    Diverso è il discorso se invece lo sciopero è da voi inteso in senso esclusivamente politico, ovvero contro il Governo del Berluska: in questo caso sarebbe, però, solo una specie di conta tra le forze d’ opposizione ed anche un modo di mobilitare i cittadini-militanti, ovvero tutte cose che c’ entrano come i cavoli a merenda con l’ occupazione, la crisi, ecc. Insomma, sembrerebbe quasi di tornare ai famosi tempi della “cinghia di trasmissione” del vecchio PCI.

    Insomma, si tratta di cose più che lecite, ma che nulla hanno a che fare con la crisi attuale. Anche in questo caso, mi sorge spontanea un obiezione: per cambiare il governo del paese occorre VINCERE LE ELEZIONI (se e quando ci saranno!), altro che sciopero generale... Insomma, si potrebbe reiterare l' accusa ed obbiettare una volta di più la solita e nota criticache la CGIL farebbe di fatto politica sotto mentite spoglie ed in modo tutto sommato strumentale ed improprio, invece che difendere gli interessi reali dei lavoratori… 22-12-2010 22:01 - Fabio Vivian
  • Viva lo sciopero generale. Viva i lavoratori in lotta. 22-12-2010 21:16 - Murmillus
  • La Cgil non è la soluzione del problema ma è parte (pesante) del problema. Mentre una parte importante della società (studenti e conflitti diffusi...) trova una prima significativa unità, la forza, la determinazione e l'intelligenza di mettere in discussione il sistema intero (ma non dicono ormai tutti che questa è una crisi di sistema?) la Camusso che fa!? Tratta per un nuovo patto sociale!!!!! Pochi giornio fa, alla vigilia della grande manifestazione del 14 dic. dove stava la Camusso?! A presentare un libro di Bonanni insieme alla Marcegaglia e Sacconi...!!!! Anche la Cgil non vuole il conflitto, lo teme! E non vede l'ora di ri-mettersi d'accordo con gli altri due sindacati 'complici' Cisl-Uil, con la Confindustria, con Marchionne la e Fiat per farci ballare ancora l'atroce danza della 'concertazione'. Vorrei tanto essere meno educato... 22-12-2010 20:36 - marco
  • Favorevole allo sciopero generale ma cosciente che oggi lo sciopero della produzione (con i magazzini pieni di merci invenduta e gli operai mandati in ferie forzate) è un'arma spuntata, che ha un impatto quasi esclusivamente simbolico. Per paralizzare il sistema sociale oggi bisognerebbe forse intervenire sulla circolazione (es sciopero dei trasportatori). Considerato che in Italia l'80% del trasporto di merci è su gomma è al blocco dell'autostrada che occorre guardare. Per quanto riguarda gli operai metalmeccanici, possono (come ultima ratio) sempre ricattare mediante luddismo in cambio di adeguate liquidazioni. 22-12-2010 20:05 - lpz
  • Questi ragazzi,hanno messo in crisi la CGIL.Ora come farà a dire a questi ragazzi,che stanno complottando con la confindustria,per una nuova concertazione?
    Questi giovani,sono più bravi di noi vecchi.
    Ora come la mettiamo? 22-12-2010 19:07 - mariani maurizio
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